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Appunti di lettura | 8.

In Ponti di vista on gennaio 14, 2016 at 11:41 pm

tumblr_n209d59pvT1r59b0ho1_500Mi rendo conto che quelli ammassati qui sotto sono una sfilza senza capo ne coda di articoli tra loro diversissimi, buttati nel blog appunto con l’ordine (assente) caratteristico di un ammasso aggrovigliato di idee, di ipotesi, di suggestioni. Prendetele così – cercando di ricavarne il meglio – come dovreste fare in questo periodo anche se vi capitasse di incontrarmi di persona. Mille rivoli di dubbi, pagine di domande in attesa di risposte convincenti, passettini discreti nel contesto che mi circonda e per il quale ammetto di non avere particolari certezze da regalare. Sono inquieto e fragile, e allo stesso tempo incuriosito e stanco. Buona lettura.

Flaviano Zandonai | Economia reale e innovazione sociale | Fenomeni – Vita
Una mappa per orientarci nel nuovo anno. Non si negano le contraddizioni, ma si affrontano senza paura e con voglia di capirci qualcosa in più. Sperimentando e verificando – appunto – l’evoluzione dei fenomeni. Questo sta alla base dell’innovazione, se vogliamo davvero provarcie e non solo raccontarcela.

Luca De Biase | Cambia il lavoro nella on demand economy | blog.debiase.com
“E’ necessaria una riformulazione del problema. Perché non si torna indietro. Ma non si può neppure vivere come se la precarietà fosse un valore.” La descrizione dell’esistente funziona, mi convince meno l’ipotesi che ci viene offerta per il futuro. Il dibattito è aperto.

Laura Colciago | Sharing Economy nel 2016 | lauracolciago.it
Irene GiuntellaTurismo e sharing economy, tutti i numeri (e i problemi) | Il Sole 24 Ore
L’economia della condivisione è stata il tema – alemeno tra gli addetti ai lavori – il tema dell’anno. Chiedendo a una platea di venti diciassettenni in questi giorni non ho trovato in nemmeno uno di loro la consapevolezza (o meglio ancora, la conoscenza) del fenomeno. Ci arriveranno appena ne avranno bisogno, forse già in questo 2016 che sarà decisivo per valutare potenzialità e problematiche di questo nuovo paradigma economico e culturale.

Maria Chiara FurlòTrento RISE ha chiuso, e male. Ascesa e declino di un polo d’eccellenza italiano | StartUpItalia
Perché rimanga traccia di qualcosa che è stato e ora non è più. Augurandosi che la lezione si stata imparata.

Dino AmenduniAnche nel 2015, l’Italia è stata una democrazia senza fiducia | G’Elocal
E’ difficile avere fiducia eppure è il sentimento che maggiormente dovremmo curare. Certo non basta evocarla, la fiducia la si conquista con costanza, pazienza e dimostrando di meritarsela. Vale per la relazione con i propri vicini di casa come per la vita politica dell’Italia e dell’Europa intera…

Nadia UrbinatiQuell’isola che non c’è diventata la madre di tutte le Costituzioni | La Repubblica
Ignoranza mia vuole che non conoscessi il libro Utopia di Thomas More. In questi giorni molte iniziative ne celebrano i 500 anni dalla pubblicazione. Leggerò e ascolterò per capire meglio. L’Utopia è un bell’orizzonte, darle forma nella realtà che si abita e condividerne la realizzazione un obiettivo che andrebbe sempre inseguito.

Remo Bodei | Un nuovo senso del limite | Il Sole 24 Ore Domenica
Il limite è uno dei temi più sottovalutati. Remo Bodei, nel suo nuovo libro, lo affronta con grande attenzione. “Costituirebbe già un degno contributo alla condotta morale l’abitudine distinguere con cura le violazioni dei limiti tese ad avvantaggiare lo sviluppo materiale, intellettuale e affettivo degli individui e delle società da quelle che, al contrario, nuocciono a esso. Si eviterebbe così di cadere, da una parte, in una velleitaria iconoclastia che scambia tutti i confini per pregiudizi da abbattere secondo l’imperativo del “Vietato vietare” e, dall’altra, nel santificare gli ostacoli che bloccano e mortificano il dispiegamento delle facoltà umane, gelando la possibile fioritura di concrete speranze in una vita migliore. L’attitudine a riconoscere e distinguere i limiti è, tuttavia, un’arte che va coltivata e praticata con cura, lasciandosi guidare, nello stesso tempo, dall’adeguata conoscenza delle specifiche situazioni e dei loro presumibili sviluppi, da un ponderato giudizio critico e da un vigile senso di responsabilità.”

Francesca MazzuccatoUn etnologo al Bistrot di Marc Augé e altre considerazioni su spazi e città | D_blog
Luoghi, non luoghi, città, relazioni…il bisogno dell’antropologia (e anche della politica) di trovare punti di osservazione che sappiano davvero interpretare quello che ci succede intorno. Cosa meglio di un bistrot? Ci dovremmo stare di più, perderci gioiosamente un po’ di tempo…

Giacomo Giossi | L’arte nello spazio urbano | Gli Stati Generali
Esperimenti – tutt’altro che naif – che fanno bene alle città e alle persone che continuano a pensare che sia importante incontrarsi e vivere lo spazio urbano.

Jay WalljasperCan We Design Cities for Happiness? | shareable.net
Alla ricerca della felicit(t)à! [cit.] “Il minimo che una società democratica dovrebbe fare è offrire alle persone meravigliose spazi pubblici. Gli spazi pubblici non sono una frivolezza. Essi sono altrettanto importanti degli ospedali e delle scuole. Essi creano un senso di appartenenza. Questo crea un diverso tipo di società. Una società in cui le persone di tutti i livelli di reddito si incontrano nello spazio pubblico è più integrata, socialmente più sana”.

*Mentre a Trento si “discute” di un’occupazione anarchica (di uno stabile di proprietà pubblica abbandonato da anni) con toni insopportabili per chiunque abbia a cuore il miglioramento delle condizioni di vita della città, in altri luoghi si procede su rotte innovative per la riqualificazione dei beni comuni urbani. Qui il “Regolamento d’uso civico dell’ Ex Asilo Filangeri” di Napoli. Un’esperienza interessantissima, che richiama a modelli di autogoverno e responsabilità che il Trentino dovrebbe conoscere e farebbe bene a sperimentare in ambito urbano che extra-urbano.

Andrea Segre | Lo sciopero dell’aiuto | andreasegre.blogspot.it
E se tutti quelli che aiutano quelli che riteniamo svantaggiati si fermassero? Sarebbe solo un problema organizzativo o ci metterebbe di fronte alle nostre reali responsabilità nei confronti del mondo che ci circonda? La risposta non può stare dentro questo post e meriterebbe certamente maggior considerazione da parte dei decisori politici e degli attori sociali dei territori.

Tzvetan Todorov | Un nemico non è per sempre | La Stampa
Il titolo dice già tutto e racconta una grande verità che ci ostiniamo a non prendere in considerazione. Dare patente di immortali ai nostri “nemici” ci permette di determinare con grande facilità identità per contrapposizione. La storia ce lo insegna, tristemente.

Mauro Bonazzi | Il vizio manicheo | La Lettura
Buoni vs cattivi è una sfida che non è sufficiente per descrivere la complessità del mondo. Ricordatevene la prossima volta che cominciate a comporre l’hashtag #iostocon, rappresentazione più evidente del vizio manicheo.

 

 

 

 

 

 

 

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