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Il vaso di Pandora delle città

In Ponti di vista on giugno 12, 2016 at 11:25 pm

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Questa la traccia della conversazione di lunedì 13 giugno 2016 con alcuni dei redattori della rivista Pandora (www.rivistapandora.it). La scelta di organizzare questo appuntamento nasce dalla voglia di conoscere un’esperienza interessante che si muove tra formazione, cultura e inchiesta politica. Il tema di questo numero – le città – non può che pretendere una discussione a più livelli che come associazione territoriali#europei non poteva che incuriosirci ed entrare nella nostra agenda di appuntamenti.

Ha un valore simbolico immaginare questa iniziativa al Cafè de la Paix. Nato come esperienza di ri-qualificazione (fa specie dirlo in una città come Trento e del suo centro storico) di una zona “degradata” si trova da diverso tempo in una condizione di grave difficoltà nel vedersi riconosciuto il ruolo di animatore della comunità che lo circonda, che anzi – almeno in una sua parte – ne percepisce solo i fattori di disagio. Dentro questa storia ci sono già, seppur in forme minute, due delle tre questioni che ci piacerebbe porre all’interno di questa presentazione e che sono proprio i tre temi che sottendono agli altrettanti capitoli della rivista che presentiamo. Ci torneremo tra poco.

Ci interessa però provare prima di concentrarsi sul contenuto di soffermarci sul contenitore. Nell’epoca della rete, del ritorno delle newsletter e della comunicazione politica che si produce con tweet, stati di Facebook, scatti su Instagram o gruppi di Whatts Up voi avete scelto la carta, anche se non in termini esclusivi. Anche territoriali#europei guarda alla forma delle rivista per il proprio futuro. Ci spiegate il perché della vostra scelta, chi sta nella redazione e quali obiettivi vi siete dati al momento della vostra nascita?

Eccoci alle città. Cominciamo.

*Cos’è la città? In che direzione si sta muovendo? (riferimento al Festival dell’Economia “Luoghi della crescita”)

Di Giuseppe De Rita riporto un ricordo e una previsione.
– Ricordo. L’Italia non nasce – come altri paesi in Europa – attorno allo sviluppo di alcune grandissime città ma dalla crescita diffusa di piccoli comuni che hanno saputo valorizzare il ruolo dei territori.
– Previsione. Il futuro – caratterizzato da una serie di questioni concatenate – avrà più possibilità di essere gestito in piccole realtà territoriali, con strutture leggere.
– Un terzo aspetto (nell’intervista che avete realizzato con lui) è collegato alla composizione della città. Le parole d’ordine sembrano essere globalizzazione, e sue conseguenze, cetomedizzazione (e suoi limiti) e crisi dei corpi intermedi dentro lo spazio urbano, protagonisti incapaci di selezionare classe dirigente.

Stefano Boeri (presente al recente Festival dell’Economia) si è espresso in questo modo: “Se si guarda un’immagine satellitare notturna è abbastanza impressionante: l’Europa oggi è quasi come un’unica città”. Ha descritto la città Europea come resiliente e capace di dar risposta alle trasformazioni sociali e culturali che le attraversano. Eppure rimangono situazioni tutt’altro che gestite e rese parte integrante delle città: penso alle banlieus francesi e comunque a tutti i contesti che descrivono nelle città ambiti di esclusione.

*La governance delle città. (riferimento a elezioni amministrative e Biennale Architettura “Reporting from the front”)

Milano: ritrovare identità, città diffusa e confusa, necessità di mappatura sociale, violenta aspirazione al nuovo + rete di solidarietà, questione abitativa connessa al tema diseguaglianze, “bellezza” della città da tutelare, rammendare, città come luogo della fabbricazione del futuro.

Dovere “delle generazioni presenti  restituire a quelle future uno spazio vivibile, uno spazio in cui sia salvaguardata la bellezza e sia intessuta con la solidarietà sociale, la mescolanza, l’interculturalità e l’interclassismo”.

Domanda a Milano per chi arriva non è “da dove vieni?”, ma “cosa sai fare?”.

Roma: declino (simbolo di un Paese), crisi morale, debito, aziende partecipate, auto (troppe), corpo sociale in decomposizione, dal “modello Roma” a “Mafia Capitale”, Rutelli + Veltroni= fede nel mercato, Alemanno e assenza risorse, Patto Stabilità, Marino e M5S nel futuro prossimo.

Bologna: periodo di cambiamento, “modello emiliano” (???), Anni Settanta e deficit spending, distretti PMI, crescita, Anni ’90 e frammentazione, “città sazia e disperata”, crisi economica globale, cooperazione, ruolo della politica centrale, lavoro sulla vivibilità fdello spazio urbano, nuovo rapporto pubblico/privato.

Cosa ci hanno detto le Amministrative e cosa ci possiamo aspettare dai ballottaggi?
Come è possibile che sia così scollegata l’idea di città in trasformazione rispetto alla necessaria e auspicabile miglior qualità della politica? Nelle campagne elettorali sono “mancate” le città.

La Biennale di Architettura 2016 ci indica una strada, o meglio un orizzonte più ampio dentro il quale muoverci.

Partiremo da qui.

f.

 

 

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