trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Y – La variabile del calcio

In L'ultimo Europeo?, Uncategorized on agosto 15, 2016 at 2:04 pm

football-690684_1280

(Articolo pubblicato all’interno del progetto L’Ultimo Europeo?)

E’ bene che questo pezzo – con il video allegato,  appena pronto – arrivi con un po’ di ritardo rispetto alla conclusione degli Europei. In questo modo, dovendo rispondere ancora meno dei precedenti interventi a una necessità di cronaca stringente, può risultare utile come (in)completo bilancio di questa esperienza di scrittura a più mani a scavalco di una serie di confini Europei. Un bilancio necessariamente da realizzare su base qualitativa, non avendo Ultimo Europeo ambizioni di essere un caso editoriale/mediatico ma esclusivamente – per ora – un piccolo laboratorio di narrazione, condivisione e approfondimento capace di smuovere una minoranza attiva di autori, e prima uomini e donne, che hanno a cuore le sorti dell’Europa (probabilmente quella che ancora non ci è stato possibile conoscere), che sentivano il bisogno di abitare collettivamente uno spazio di confronto e riflessione, che hanno deciso di “sprecare” un po’ del loro tempo in nome della descrizione di uno sguardo altro – magari a volte non del tutto a fuoco, magari altre persino contraddittorio ma non per questo meno interessante – sul mondo che li circonda. Non starò qui a fare i conti sul numero dei post pubblicati, sui flussi di visite alla mappa, sulle prospettive future (se ci saranno le condizioni perché ci siano, perché no…) di questo manipolo di scrittori. Userò invece l’ultimo spunto connesso al calcio, quello relativo all’installazione Y (proposta da Dynamis), per provare a raccontare un diverso approccio – eccentrico e generativo – alla relazione tra pallone e animazione delle comunità.

//giphy.com/embed/L2HA3U9WHA4P6

via GIPHY

L’arbitro fischia. Si avvicina ai giocatori, che compongono un capannello attorno al pallone. Mette mano al taschino ed estrae il cartellino…blu. I componenti della squadra rossa si mettono le mani nei capelli, ma non perché un loro compagno di squadra è stato espulso. I blu compongono un trenino tenendosi l’un l’altro i fianchi e muovendosi a ritmo di musica lungo le linee che delimitano il campo, eppure non hanno segnato un gol decisivo. I gialli invece sono tutti a terra sdraiati, ma non è una simulazione collettiva la loro. E’ il direttore di gara ad aver comminato loro non una punizione, ma un cambio di schema dentro la linearità indistinta dentro la quale il match si stava muovendo. Perché lo ha fatto? Per un eccesso di agonismo, per scarso gioco di squadra o solo perché…in quel momento gli andava così. Concetto Calafiore è fischietto estroso, autorevole ma non autoritario, certamente mai banale. Non intende farsi influenzare dal contesto ma essere invece lui stesso protagonista della partita. Non per decisioni che favoriscano una o l’altra squadra ma per rendere migliore, o almeno diversa, la sfida nel suo complesso. Suo compito non è semplicemente quello di far rispettare le regole, ma di condurre giocatori e spettatori dentro un’esperienza che va ben oltre i confine del confronto calcistico sfociando nell’osservazione partecipante da un lato, nell’abilitazione alla gestione dei conflitti, nell’introduzione a nuove pratiche dialogiche. O forse è più corretto dire trialogiche.

//giphy.com/embed/wjF7tsg3NcXIs

via GIPHY

Tre sono le porte, così come gli spicchi di campo (a comporre un esagono) e i componenti di ogni formazione. Vince chi subisce meno reti. Il ricorrere del tre come “numero magico” è l’espediente per uscire dalla logica binaria/guerriera che contrappone due compagini/eserciti. Una terza via – non quella blairiana, per carità – che mette al centro valori diversi rispetto a quelli che il calcio moderno propone. Cooperazione e non competizione, strategia e non scontro fisico, relazioni al posto delle appartenenze “tifose”. Tutto parte da Asger Jorn. Un nome che – esclusi appassionati di filosofia danese e seguaci della banda situazionista di Luther Blisset – a molti non dirà nulla e che eppure già in “The Application of the Triolectical Method in General Situology” (anno di pubblicazione 1964) proponeva il superamento della dialettica auspicando l’assunzione del metodo tralogico perché capace di scardinare l’approccio antagonista lasciando ai contendenti appunto uno spazio terzo, una via di fuga utile per sfuggire dalla pura contrapposizione di due ipotesi. Applicato al calcio – cosa c’è di più sacro e allo stesso tempo popolare – è una meravigliosa metafora per farci comprendere la possibilità/necessità di applicare questo metodo a molti altri campi della vita quotidiani e del dibattito politico. Quanto sarebbe servito un pensiero laterale (terzo) alla scelta leave/remain nel recente referendum sulla Brexit? E quanto sarebbe utile il cartellino blu – per scartare dal solco fangoso nel quale da mesi ci troviamo – nel turbolento avvicinamento al prossimo referendum costituzionale, nelle rabbiose discussioni sul web e offline, nel virulento dibattito sul presunto scontro di civiltà in corso e persino dentro i sanguinosi conflitti famigliari che lacerano quotidianamente le nostre comunità. Non si tratterebbe – sia chiaro – di una fuga dal conflitto o una sua negazione, ma la più efficace espressione di una sua gestione generativa.
E invece, per tornare nel campo dei linguaggi applicati al calcio, a prevalere è ancora la retorica guerresca associata alla partita di pallone e – seppur non in maniera letterale – alla vita di tutti i giorni. Christian Bromberger (di cui pubblicheremo a breve una ricca intervista) in “La partita di calcio” ne descrive i tratti di vera e propria “guerra ritualizzata”.

//giphy.com/embed/D9NCoZwrovCEg

via GIPHY

E a guardare bene anche Y – La variabile del calcio per Pergine (all’interno del Festival Pergine Spettacolo Aperto) è stato un rito. Un rito collettivo – non solo negli orari canonici del quotidiano match – che coinvolgendo cittadine e cittadini è stato in grado di sperimentare le ipotesi di Henri Lefebvre sull’utilizzo della piazza, intesa come “…lo strumento privilegiato per una possibile liberazione dell’uomo, a partire dalla denuncia della sua condizione di alienazione. Il nostro diritto alla città, la riappropriazione dei tempi e degli spazi del vivere urbano e delle dinamiche comunitarie, sono le strade che ci appaiono possibili.” Triplice fischio. Il risultato? A chi interessa più. Citando un discusso “filosofo” del calcio – Zdenek Zeman – “il risultato di una partita è casuale, la prestazione non lo è mai”. Y – la variabile ci dice lo stesso, ponendo l’attenzione sui processi relazionali e aiutandoci a capirne il determinante valore, invitandoci a farne buon uso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: