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Regeneration contest: sfida oltre la sostenibilità

In Ponti di vista on settembre 15, 2016 at 10:11 pm

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(Intervento introduttivo all’incontro previsto a Trento, in piazza Duomo, domenica 12 settembre 2016 – SmartCity Week 2016)

La mia è una breve e non certamente esaustiva introduzione all’incontro dedicato a Regeneration Competition, inserito nella cornice della Smart City Week di Trento. Serve a offrire alcune coordinate generali dentro le quali ci vogliamo muovere. Vuole essere una serie di spunti – spero utili – per comprendere fino in fondo la portata decisiva di tutti i ragionamenti che in questi giorni tenteranno di spingersi oltre l’interpretazione del concetto di sostenibilità come mero criterio di valutazione delle prestazioni di un oggetto o di un comportamento e ne sapranno sottolineare la valenza politica, sociale e culturale nell’affrontare le sfide che il tempo che stiamo vivendo ci sottopone. Procedo per flash e suggestioni all’approfondimento.

Overshoot day. Quest’anno la data cerchiata sul calendario è quella dell’8 agosto. In poco più di otto mesi abbiamo esaurito il budget delle risorse rinnovabili dal pianeta Terra. A partire da quel giorno iniziamo ad accumulare debito ecologico. Un conto alla rovescia che dagli anni ’70 (nel 1970 l’Overshoot Day cadeva il 23 dicembre) non siamo mai riusciti a sricacciare indietro e che si avvicina in maniera preoccupante all’inizio dell’anno. C’è chi – come Edward Wilson, nel suo ultimo libro “Metà della terra” [1], propone scelte radicali per affrontare il tema della conservazione della biodiversità (metà della terra, appunto, da gestire come riserva) e assumersi la responsabilità collettiva non solo di difendere l’ambiente, ma di preservarne le caratteristiche adeguate alla sopravvivenza della specie umana. Un passaggio per nulla scontato in questo frangente storico, che non ha ancora del tutto compreso l’insostenibilità sistemica di modelli orientati alla “crescita infinita”.

Estinzioni. Per chi non l’ha ancora fatto consiglio di visitare la mostra ospitata dal Muse, esposizione dal significativo titolo: “Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità.” [2] Dobbiamo prendere coscienza di essere parte attiva (a essere precisi bisognerebbe dire artefici/colpevoli) della prossima estinzione di massa – la nostra – sapendone cogliere però le grandi possibilità. Benvenuti nell’Antropocene. Perché se è vero, citando Wilson, che “La Terra ha avuto cattiva sorte nel gioco darwiniano… La specie umana è – in breve – un’anomalia ambientale. Forse è una legge dell’evoluzione che  l’intelligenza, generalmente, estingua se stessa.” –  è altrettanto corretto dirci che oggi viviamo un tempo, e la carrellata di buone pratiche che in questa settimana di incontri vengono raccontate lo testimoniano, nel quale –“rispetto alle precedenti estinzioni, tuttavia, noi abbiamo oggi le conoscenze scientifiche per mitigare gli effetti della crisi in corso, e uscire dalla sesta estinzione. Sembriamo però incapaci di prendere le necessarie decisioni. Ci manca la lungimiranza. Eppure abbiamo uno strumento potente tra le mani: la possibilità di scegliere e di agire.”

Resilienza e antifragilità. Non è nuovo il tema della resilienza, associata al bisogno di costruire città che sappiano rispondere in maniera migliore, sia dal punto di vista della prevenzione (basti pensare al recente terremoto italiano) che della reazione a fenomeni eccezionali e non prevedibili. Dentro l’idea di smart city accrescere le capacità resilienti delle aree urbane – interessate nei prossimi decenni da una crescente concentrazione di abitanti – significa ovviamente migliorare le prestazioni delle singole componenti, con l’obiettivo, in parallelo, di migliorarne l’interconnessione. Buoni esempi sono raccolti nell’iniziativa 100 Resilient Cities. [3]
Altro concetto spesso richiamato è quello dell’antifragilità, proposto da Nassim Nicholas Taleb.[4] Si tratta della proprietà di un sistema in crisi di non tornare semplicemente allo stato precedente alla difficoltà ma di trasformarsi assumendo altre caratteristiche, più stabili e efficienti. Si potrebbe dire aumentate, per rimanere nel campo della smart city. Lo stato di incertezza e di precarietà in cui versa la nostra società – dal punto di vista ambientale, così come economico e culturale – potrebbe rivelarsi il contesto ideale per sviluppare processi virtuosi di abilitazione di ogni componente della comunità (amministratori, professionisti, corpi intermedi, singoli cittadini). E in questa direzione che si muove Macro Design Studio, nella propria attività quotidiana, e Regeneration, nella specifica funzione di contest a cadenza annuale.

Con Paola Moschini e Carlo Battisti ci siamo concentrati sul valore del Living Building Challenge come esperienza utile ad alzare l’asticella connessa ai temi della sostenibilità all’interno della rigenerazione degli edifici. Una proposta altamente sfidante che, nella propria radicalità, mette – positivamente – sotto stress le varie componenti del progetto. I materiali, la produzione energetica, l’uso dell’acqua, la gestione dei rifiuti.
Se a uno dei vertici di un ipotetico triangolo troviamo l’edificio da rigenerare – elemento materiale della sfida – nei due rimanenti ci sono i professionisti (quindici, under 35, provenienti da tutta Europa) e l’amministrazione pubblica, chiamata a mettere a disposizione una struttura e il proprio coraggio nel sapersi mettere in gioco. Andrea Bombasaro (architetto) e Federico Chincarini (Amsa) ci hanno aiutato a comprendere le difficoltà e a qualificare il valore della partecipazione – dei vari protagonisti al processo – e delle ricadute condivise prima, durante e dopo le 64 ore di co-progettazione.

E’ proprio nel post-contest che possiamo verificare l’impatto di Regeneration nei termini di percorsi abilitanti sappiano rendere le città (le comunità e le professioni) coinvolte più smart. Succede ad Arco (dove è confermata la possibilità di procedere alla rigenerazione dell’Ex Stazione autocorriere) e a Dro (con l’elaborazione – dal basso e in forma partecipata – del nuovo piano regolatore cittadino). Chissà che la stessa cosa non possa avvenire anche nella prossima tappa – Riva 2017, le iscrizioni sono aperte – e non valga anche per il possibile primo approdo di Regeneration nella città di Trento (nel 2018?).

[1] Edward Wilson, Metà della Terra – Ed. Ambiente 2016
[2] MUSE, “Estinzioni. Storie di catastrofi e altre opportunità” http://www.muse.it/it/Esplora/mostre-temporanee/Archivio/Pagine/Estinzioni.aspx
[3] http://www.100resilientcities.org/#/-_Yz5jJmg%2FMCd1PWJwb28%3D/
[4] http://www.ilsaggiatore.com/rassegna-stampa/antifragile-il-nuovo-libro-di-nassim-taleb-sul-sole-24-ore-e-fatto-quotidiano/

 

 

 

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