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Appunti di lettura | 19.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on ottobre 14, 2016 at 10:03 pm

typewriter-1245894_1920Si affastellano le cose da leggere perché – per fortuna – molti pensano e scrivono. Poi alcuni scrivono davvero molto bene e non si può fare a meno di leggerli. Era indispensabile aggiungere qualche info sul tema del referendum costituzionale (se possibile utile non solo alla scelta di voto ma anche per comprendere il contesto nel quale il voto si inserisce), proseguire nei miei filoni d’interesse legato all’economia della condivisione, mischiare città e montagna nell’analisi dei fenomeni che le stanno trasformando. Sullo sfondo – anche a partire dal recente incontro organizzato da Rena dal titolo “Le comunità del cambiamento” – l’idea forte che dall’enunciazione della lista infinita delle politiche virtuose si debba passare a un ruolo maggiormente attivo dentro la politica che si ha la legittima ambizione di voler rendere migliore.

Referendum

Gianni Giovannelli | La questione referendum | Effimera.org
Uno sguardo – di movimento – rivolto al referendum costituzionale, dentro una stagione che trova nei referendum strumenti potentissimi (e contraddittori) di trasformazione dell’esistente. Un ragionamento articolato che non slega la questione referendaria dalla situazione sociale ed economica in Italia e Europa.

Adriano Sofri | Sulle divergenze fra il compagno Zagrebelsky e noi | Il Foglio
Sofri merita praticamente sempre di essere letto. In questo caso anche lui – pur pronunciandosi tiepidamente per il Sì – mette sotto stress sia l’ipotesi del sì che quella per il no, arrivando alla chiara definizione che non sarà il risultato del referendum a trasformare la condizione materiale di milioni di persone, povere o marginali soprattutto.

Fabrizio Barca | Promemoria sul referendum | fabriziobarca.it
Mi si dirà che nell’ottica di un referendum proporre una terza via (inesistente nell’urna) possa essere una strategia difensiva, al limite del paraculismo. Eppure in Fabrizio Barca trovo spesso risposte importanti ai grandi interrogativi di questo tempo. “Ecco che la Ragione (il Cavaliere), provando a guardare lontano, non ha alcuna ragione di eccitare il Sentimento (l’Elefante) né verso il SI, né verso il NO. Ma deve piuttosto spronare la sua potenza a emozionarsi per la “sacralità” dell’esercizio democratico che stiamo compiendo, e per l’impegno che, comunque finisca, ci attende dopo il voto per attuare la nostra Costituzione.”

Claudio Giunta | Vi dico perché vincerà il No | Il Foglio
“Quando l’italiano che vorrebbe cambiare alcuni articoli della Costituzione incontra l’italiano che vuole salvare la democrazia, l’italiano che vorrebbe cambiare alcuni articoli della Costituzione è un italiano morto. Vincerà il No.” Temo però che anche chi rimane in piedi nel duello non goda di ottima salute.

Roberto Esposito | Ma io dico no all’obbligo di schierarsi sul referendum | La Repubblica
Altro contributo che mi fa sentire meno solo nel lungo avvicinamento al 4 dicembre. “Questa modalità fa di un istituto utile, e anche necessario, della democrazia rappresentativa — visto che immette in essa un elemento vitale di democrazia diretta — un dispositivo propriamente teologico-politico. Perché basato su una bipolarità escludente tra il sì e il no e dunque su una concezione teologica e metafisica della politica. Non mi pare sia il modo migliore per superare antipolitica e populismo. Tale procedura unisce il corpo politico attraverso una drastica frattura che lo spacca tra campi avversi e inconciliabili. Per secoli, o millenni, la metafisica si è costituita su alternative bipolari tra bene e male, essere e divenire, ordine e conflitto. È proprio quanto dovremmo, a partire dal 5 dicembre, cercare di lasciarci alle spalle. Ma è una speranza fondata?”

Sharing

Tiziano Bonini | La conversazione necessaria | Doppiozero
“La lezione più importante che emerge dal libro della Turkle, riguarda la gestione del nostro tempo: immersi in un contesto ipermediatizzato, dove la durata delle nostre azioni è breve perché continuamente interrotta da flussi comunicativi in entrata e in uscita, bisogna sviluppare una nuova competenza: la capacità di compartimentare il nostro tempo, di prenderci il tempo necessario per focalizzarci su un’unica azione senza interruzioni, di dedicare il tempo necessario per portare a termine un’azione o un pensiero.” Necessarie sono le relazioni, necessario è il dialogo concreto, necessario è pensarci e agire come noi.

Gloria Origgi | La reputazione e i suoi doppi | Sole24Ore
“L’autenticità non è altro che l’incontro, raro e perfetto, tra l’immagine che vorremmo dare di noi stessi e il modo in cui siamo visti dagli altri. Diventiamo autentici grazie allo sguardo degli altri. Il nostro ego è doppio ed è nella sua doppiezza che ci motiva. Senza la coscienza dell’interdipendenza tra me e l’immagine di me negli occhi degli altri, tra la mia reputazione e la mia azione, non posso capire né chi sono né perché agisco.”

Adam Arvidsson | La solidarietà debole | DoppioZero
Un pezzo di qualche tempo fa (marzo 2015) che però torna utile per inquadrare sia la velocità dei cambiamenti in corso che il punto di partenza da cui ci si è mossi. “La “solidarietà debole” dei co-worker può sembrare superficiale e certamente non sembra in grado di arrivare, da sola, a un progetto politico. Tuttavia si tratta di early days e, come si verificò con il movimento operaio ottocentesco, i possibili conflitti futuri potrebbero dare una svolta più collettivista anche agli imprenditori del sé che popolano il mondo del lavoro creativo contemporaneo. Oppure potrebbe succedere che una solidarietà più forte si sviluppi in altri modi. Più che al movimento operaio, i co-worker assomigliano ai mercanti scozzesi di cui parlò Adam Smith: ognuno sta sul mercato grazie alla reputazione che può conquistare presso i suoi pari e, per questo motivo, bisogna comportarsi conprudence e propriety. Forse la reputazione può, in questo modo, trasformarsi in una moralità in grado di cambiare il mondo descritto da Bonini in una sorta di economica etica in cui la creazione sia del valore sia dei valori coincidono.”

Montagna, paesi e città

Claudio Calvaresi | Community Hub, due o tre cose che so di loro | CheFare
Un articolo interessantissimo, perchè altamente teorico e allo steso tempo capace di mettere a terra i concetti che eprime. Un vocabolario pronto all’uso e – of course – a una rapida modifica. “Sono community hub perché della “comunità che viene” danno una accezione del tutto processuale, secondo una tensione progettuale che cerca dispositivi di avvio. Sono “spazi della condivisione”, dove si danno azioni orientate (a volte intenzionalmente, a volte come risultato sotto-prodotto) a ispessire il legame sociale. Alimentano potenzialità non esplorate: piuttosto che rispondere a bisogni consapevolmente espressi dalla società locale, sostengono lo sviluppo di possibilità evolutive non intese. Sono la sorpresa che apre al cambiamento. Vale la pena seguirli con attenzione.”

Diego Motta | Parte dal basso la riscossa dei piccoli Comuni d’Italia | Avvenire
Riparte la montagna. Ripartono le piccole comunità. Sotto la spinta di qualche interessante operazione governativa (Aree Interne, fondi per la montagna) ma soprattutto una rinnovata attenzione alle terre alte e a quelle zone vittime dello spopolameno e della demografia a tasso 0.

Stefania Crobe | Il “vuoto” come spazio di sperimentazione | Il Giornale delle Fondazioni
Certamente porta con se tutti i rischi di un approccio top down, ma il Comitato Nazionale per le Aree Interne è certamente un punto di contatto e di elaborazione per tutto ciò che di buono dai territori emerge. Basterà?  Certamente no, così come sarebbe in ogni caso insufficiente il prezioso lavoro di autorganizzazione e sviluppo locale che dal basso sta crescendo e si sta radicando. “Giovani designers di servizi, esperti in uso alternativo di energia, di processi partecipativi, di managing culturale, degli strumenti di comunicazione, in sostanza dei “marziani” carichi di entusiasmo, sono stati spediti nei territori ad affiancare le comunità montane, gli uffici comunali, le piccole imprese, per sostenere i sogni di quei soggetti presenti in loco, spesso invisibili alla politica, e trasformarli in progetti praticabili utili alla collettività. Sono queste alleanze inedite, che la Strategia ha costituito attraverso i suoi progettisti sul campo, nelle aree pilota, che ci hanno spinto a ragionare sull’importanza degli “artefatti simbolico-operativi”, come li chiama Marco Rossi Doria, nel rimettere in moto quel ripensamento collettivo dei territori che riteniamo indispensabile per cambiare marcia e invertire, o almeno arrestare, l’assenza di prospettive che porta con se l’abbandono.”

Carles Baiges | Può l’urbanistica “tattica” cambiare la pianificazione ufficiale? | Sardarch
Prima uscita di una serie di approfondimenti sul tema urbanistica/politica. Da seguire.

Big data e algoritmi

Mario Rasetti | Big Data, la nuova Big Science | Sole24Ore
Sul tavolo di Clinton o Trump il giorno dopo la loro elezione ci sarà uno studio che li aiuterà a capire che ne sarà del pianeta nel 2035. Il tema dei Big Data sarà tra i primi in elenco. Un argomento che richiede a loro – come a ognuno di noi – “un impegno etico collettivo di una dimensione che l’umanità non ha mai dovuto affrontare nella sua storia, una condivisione di valori, una volontà di bene comune, un rispetto degli altri che nessuna religione o ideologia hanno saputo ottenere; quindi dovremo accontentarci di approssimazioni successive di un modello inizialmente imperfetto, ma che impareremo a migliorare sempre più.” Una sfida grande, per scienziati e non.

Carlotta BalenaDipendere da un algoritmo. Cosa ci dice il caso Foodora sul futuro del nostro lavoro | startupitalia
Il caso Foodora (consegna cibo a domicilio) spiegato bene, tra consapevolezza che ogni piattaforma non è neutra e che la colpa è soprattutto dei consumatori. Di fondo ci sarebbe poi anche da riflettere su quello che – di fatto – è il primo sciopero dei “lavoratori” di una startup.

Arcangelo Rociola – Simone Cosimi Se lo chiamate “lavoro” non avete capito cosa è Foodora (né la sharing economy)startupitalia
Articolo di approfondimento che ci dice molto. UNO “La grande responsabilità di chi ha lanciato queste piattaforme è stata quella di spacciarle per aggregatrici di spare time jobs. E  di costruire una narrazione che ha condotto i ragazzi a non considerarli per quello che sono: lavori da tempo libero. E quindi a puntarci più di quanto fosse lecito e forse sensato farlo.” DUE “Certo in un Paese in cui capita che anche il tradizionale lavoro dipendente venga retribuito a voucher la faccenda è lontana dallo sciogliersi. Il punto è sempre lì: è il concetto di lavoro che in Italia è spesso frainteso. Il caso Foodora è solo l’ultimo di una serie di distorsioni. Farà una certa impressione (anche qui, mediatica) vedere il primo sciopero dei millennials, scoprire che è una generazione che sa anche protestare, reclamare i propri diritti. Ma anche questo è più clamore mediatico che altro. Il problema non è che tipo di lavoro offre Foodora. Ma che chi protesta pensa che non ci siano alternative al lavorare da “dipendenti” per Foodora.”

Politics

Fabio Chiusi | Il video testamento di Gianroberto Casaleggio: l’utopista è diventato apocalittico | L’Espresso
Fabio Chiusi è certamente uno dei più bravi giornalisti tecnologici italiani. In questo pezzo ragiona sull’ultimo messaggio di Gianroberto Casaleggio prima della morte, allontanando l’idea di poterne semplificare l’eredità e accettando di raccogliere gli spunti da lui lanciati. Merita lettura e ascolto (il video dura nove minuti). “L’ultimo video sembra mostrare un Casaleggio alle prese con l’idea della vita e della morte, lontano dai proclami entusiastici che ne hanno segnato la carriera, e desideroso piuttosto di esplorare il “lato oscuro” di quanto lo ha appassionato per tutta la sua esistenza. Un lato ingombrante, e che forse – se problematizzato prima – avrebbe contribuito a una migliore realizzazione delle sue ambizioni di cambiamento radicale dell’esistente.”

Beppe Caccia | Dalle piattaforme civiche alle città ribelli | euronomade
Nuovo interessantissimo contributo che richiama all’idea di un nascente nuovo municipalismo, partendo dall’esperienza spagnola. “La cessione di sovranità verso il basso, nei contesti urbani, è perciò premessa necessaria per riconquistare spazi di sovranità democratica verso l’alto. E l’unico modo per evitare di precipitare rapidamente dall’entusiasmo alla disillusione, dall’esaltazione acritica alla denuncia dell’ennesimo “tradimento”, dall’euforia alla depressione.”

 

 

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