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La città e le sue linee di crescenza. Uno sguardo diverso sul Piano Regolatore Generale di Trento

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 2:05 pm

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Non un commento da tecnico ma da curioso osservatore dei fenomeni sociali e di possibili innovazioni politiche. Articolo pubblicato dal mensile UCT (ottobre 2016 – numero 489)

Dobbiamo prenderci cura delle linee di crescenza. Ilda Curti – ex assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino – usa questa metafora per parlare di riqualificazione urbana. Negli adolescenti le linee di crescenza sono le parti molli delle ossa che rinforzandosi costituiranno lo scheletro che permette alle masse muscolari di stare in posizione eretta e contestualmente di muoversi. Nelle città le linee di crescenza sono rappresentate dalle comunità e in particolare sono “i luoghi meticci, dello scontro e del cambiamento disordinato.” Partendo dal variegato campionario delle sedimentazioni sociali presenti nei contesti urbani più elementari, dai mille margini e dagli altrettanti soggetti marginali presenti sul territorio un piano regolatore – oggi più che mai – non può ridursi alla sola somma degli interventi architettonici da mettere in cantiere, non sta dentro la fredda elencazione delle norme che regolano la gestione dello spazio urbano, non trova forma nella tradizionale elencazione delle priorità in un contesto di risorse scarse e, in prospettiva, ulteriormente decrescenti.

Un piano regolatore o coltiva l’ambizione di descrivere il futuro di una città o non è. Un piano regolatore è il risultato di processi che devono saper incrociare sensibilità diverse, processi capaci di mettere a valore desideri e energie residue di comunità sempre più sfilacciate ma in potenza concrete e vitali. Un piano regolatore (ovviamente non da solo) è lo strumento con il quale misurare la capacità di un contesto urbano di produrre innovazione e coesione sociale come condizioni fondamentali del ben-essere di ogni cittadino. C’è chi parla di welfare generativo, chi di partecipazione applicata alla gestione dei beni comuni, chi ancora di sharing city e di design sistemico. Temi non tutti connessi in senso stretto allo sviluppo urbanistico delle città, ma ognuno capace di richiamare a un necessario e urgente miglioramento nella capacità di accompagnare (e abilitare) processi dialogici e di progettazione condivisa nelle città, nell’ottica di interventi che le amministrazioni pubbliche non devono più immaginare “per” la comunità ma “con” la comunità.

Un cambio di paradigma in divenire che farà bene a ricordarsi, e a praticare, chi è stato chiamato a condurre i lavori per la stesura del nuovo piano regolatore generale della città di Trento, uno strumento da intendere oggi più in chiave sociale e culturale che tecnica e organizzativa.

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