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Appunti di lettura | 22.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on dicembre 2, 2016 at 2:30 pm

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Urgenza di radicalità. Questa è quella che provo in questi ultimi – finalmente – giorni di avvicinamento al referendum costituzionale, scadenza che è riuscita da sola a provocarmi senso di scoramento, nausea e – non da ultimo – di profonda e dolorosa solitudine. Non che mi aspettassi un’esplosione di passione e sarebbe stato da illusi pensare che da un contesto sociale, politico e culturale gravemente malato potesse scaturire una campagna elettorale qualitativamente rilevante. Ciò che però più mi indispone dell’intera situazione – tragica e comica allo stesso tempo – è l’assenza di un pensiero radicale che sappia mettere sotto stress l’esistente di cui siamo parte e che, nonostante una crisi diventata nuovo paradigma, nessuno sembra essere in grado di affrontare con reale spirito trasformativo. “Il sole sorgerà ancora domattina” sono state le parole di Barack Obama durante la notte che ha portato all’elezione di Donald Trump. Sono piaciute molto – tanto che tutti le usano anche in queste lunghe ore di vigilia referendaria – e hanno forse fatto passare in secondo piano l’idea che il problema non stia tanto nella costanza con cui il sole si alza al mattino e tramonta alla sera ma in quello che quotidianamente gli costringiamo a illuminare, che lui lo voglia o meno.

Suggestioni (da leggere, in ogni caso)

Senso Comune – Un manifesto
Non ho sottoscritto questo manifesto, però trovo interessante il punto di vista che cerca di sviluppare. Affrontare il tema del populismo – cattivo – fuori dalla logica binaria che lo contrappone alla responsabilità – buona, of course – dell’establishment (sia esso inglese, americano o italiano) credo sia esercizio tutt’altro che banale e varrebbe la pena di approfondirlo seriamente. In questa prima parte di segnalazioni ci proverò.

Nello Barile | Finanza, populismo e stupidità | Doppiozero
“Questa capacità melliflua e proteiforme del populismo di modificarsi a seconda di chi lo interpreta è una questione precipuamente culturale. Ben al di là dei ragionamenti di Alain Touraine sul rapporto tra tecnocrazia e forme di dominazione culturale agli albori della società postindustriale, andrebbe oggi esaminata la centralità della cultura, che rappresenta forse l’unico ambiente condiviso in una società che è sempre più spaccata o polarizzata dai processi di diseguaglianza innescati dalla globalizzazione. Laddove l’economia divide, la cultura continua a unire, anche se forse solo nella modalità (moderna) dell’imitazione delle élite da parte delle masse, o nello sfruttamento supplementare (postmoderno) da parte delle classi più agiate delle tradizioni e della presunta autenticità dei ceti popolari, secondo una “mentalità neototalitaria” che, alla luce dei fatti attuali, vale forse la pena di riprendere e rilanciare.”

Adriano Olivetti | Fare politica | CheFare
Avvicinandosi al referendum vale sempre la pena leggere qualche pagina intensa dell’Ordine politico delle comunità. Opera visionaria, che immaginava la costruzione – istituzionale e culturale – dello Stato federale delle Comunità

Sergio Benvenuto | Il sogno della democrazia diretta | Doppiozero
“Ogni politico quando governa “tradisce” sempre i sogni del proprio elettorato: chi governa non può concentrarsi solo sui sogni di chi l’ha votato, deve tener conto del caleidoscopio dei sogni di altri. Perciò tanta gente puntualmente si dice delusa dai politici che hanno votato quando costoro governano: essi credono che i politici abbiano la bacchetta magica per risolvere i propri problemi fondamentali, e se non la usano – pensano – è perché sono corrotti e venduti. Ma l’arte della politica è priva di bacchetta magica.” Uno sguardo critico alla retorica della democrazia diretta, che pure – nel lungo periodo – è possibilità da tenere in considerazione, come evoluzione e affiancamento popolare della democrazia rappresentativa.

Piattaforme, sempre piattaforme

Flaviano Zandonai | Airbnb e la magnitudo dell’impatto | Fenomeni 
Sentite anche voi l’esigenza di un salto di paradigma che sposti l’attenzione dalle “buone pratiche alle politiche d’impatto”? Allora leggete con attenzione il breve pezzo di Flaviano Zandonai. Si parte da qui.

Gea Scancarello | Il grande bluff della sharing economy all’italiana | businessinsider
Qualche dato – non proprio brillante – sulla sharing economy in Italia.

Giovanni Lindo Ferretti | Le cooperative di comunità diventino comunità di destino | Vita
Mi fa un po’ specie condividere Giovanni Lindo Ferretti. Stupore ulteriormente rafforzato dal fatto di non seguirlo nel nostalgico ricordo del suo passato “fedele alla linea” ma nelle sue odierne peregrinazioni dentro le terre povere dell’Appennino e nella pratica della vita di comunità. Sono felice però di poterlo fare, come atto di curiosità e libertà intellettuale e politica. “Noi siamo comunità, il legame è il nostro destino. Se siamo consci di essere il nostro centro del mondo, il mondo è già salvo. Dipende dallo sguardo con cui guardiamo la nostra comunità e noi stessi. E dal fatto che se accettiamo di vivere pienamente il nostre tempo, quel tempo che non è esattamente sovrapponibile al tempo degli altri. Non viviamo in sincrono, connessi. Proprio per questo la comunità è un soggetto fragile, ma splendido. Non un oggetto buono per tutte le stagioni. Ha i suoi tempi. E il suo tempo, qui.”

Francesco Cancellato | «Non sarà il referendum a cambiare l’Italia, ma le città e il protagonismo delle piccole comunità» | Linkiesta
Comunità, innovazione sociale, riforma della governance nella prassi e dal basso. Sono questi i punti che Christian Iaione pone al centro della sua riflessione che lascia a margine le riforme (da quella costituzionale in giù) per ragionare di rigenerazione istituzionale e comunitaria. “Non mi iscrivo all’ennesima disfida italica tra guelfi e ghibellini che il referendum ha generato. Il vero centro, oggi, è la periferia. E in periferia non si sente il bisogno di trovare altri, nuovi motivi per dividersi o accapigliarsi attorno a grandi dibattiti teorici. Servono posti di lavoro e nuove forme di solidarietà per prevenire vecchi e nuovi populismi che rischierebbero poi di minare le reali fondamenta del nostro patto costituzionale, e cioè la prima parte della Costituzione, senza neppure modificarla di una virgola.” Consigliatissimo.

 

Città e aree interne

Marco Dotti | Rammendare le periferie non basta | Vita
Un personaggio “contro”, ma che trovo sempre intelligente e sanamente appuntito nelle sue prese di posizione. “Chi abita una città, al contrario, vive la città, “è” la città. Per questo, vedo speranze in un futuro che va nella direzione di città riidentificate, dove la gente torna al centro. Proprio per questo, l’urbanistica non va lasciata nelle mani dei tecnici. L’urbanistica è una scienza umana, non un apparato tecnico-burocratico, ossia una disciplina che ha bisogno di tutti gli strumenti di osservazione della realtà sociale. Ma, di certo, non ha bisogno di tutte le formulette inventate dagli urbanisti negli ultimi cinquant’anni. L’urbanistica si è data un tono di essere una tecnica, invece è una scienza umana che si è dimenticata di essere tale. Ma prima ancora di prescrivere, l’urbanistica dovrebbe avere, soprattutto, la capacità di osservazione. E se ricominciasse a osservare comprenderebbe che è a tutt’oggi un miracolo che, nelle società occidentali, dove l’individualismo impera, la gente trovi nonostante tutto un modo di convivere.”

Emanuele Curti | Nuovi moti verso le terre | Il Giornale delle Fondazioni
Ho iniziato con un manifesto, concludo con un appello. Per chi vuole “scommettere” sul futuro delle aree interne (e delle terre alte) un contributo alla discussione e – soprattutto – un invito a costruire, insieme, politiche di lungo periodo per ampie zone del territorio italiano.

 

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