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Non esistono scorciatoie al cambiamento…

In Ponti di vista on febbraio 22, 2017 at 9:47 am

Più di tre anni fa Change.org pubblicava questo breve video. Un format e uno stile perfetti per condividere il crescente successo della piattaforma. Qui un secondo breve materiale promozionale, altrettanto utile a capire i contorni dell’iniziativa. Oggi nel loro sito, alla pagina Impatto, si possono trovare una serie di numeri utili a comprendere i contorni del fenomeno, almeno da un punto di vista quantitativo. 180.759.516 persone attive (quanto? come? perché?) nel mondo. 20.699 campagne vittoriose. Non riesco in alcuna maniera ad accedere a dati statistici più elaborati di questi che, a voler essere sinceri, dicono qualcosa ma non chiariscono del tutto la qualità e l’efficacia dei processi di aggregazione, pressione collettiva e – in conclusione – capacità trasformativa di questa come di altre piattaforme. Ma non è questo, o almeno non solo, il tema che voglio affrontare. In molti si sono espressi sull’effetto prodotto dal web nelle dinamiche sociali e politiche. Positivo? Negativo? Rivoluzionario? Risibile? E’ presto per azzardare una risposta precisa, capace di tenere insieme le mille sfumature del web, però è utile tenere aperta la discussione, magari cercando di farla uscire dalle cerchie ristrette degli addetti ai lavori.
Da questo punto di vista Mark Zuckerberg nel suo “manifesto delle comunità” si è spinto un po’ più in là nella definizione dei prossimi passi che intende compiere, azione che molti associano a un suo possibile impegno politico futuro. “Il nostro obiettivo è rafforzare le comunità esistenti aiutando a unirci sia online sia offline così come a metterci in condizione di costituire comunità completamente nuove a prescindere dalla localizzazione fisica”. Una comunità globale – alla faccia di chi oggi propone di riaffermare il ruolo difensivo e di chiusura dei confini -, interconnessa, solidale (?) e cooperativa (?). Questo tema sarà affrontato in un prossimo articolo (connesso alla mia partecipazione all’interessante progetto Piazza, promosso dal Muse di Trento a partire dal prossimo 25 febbraio). Non mi dilungo qui.

Tornando a Change.org è di questi giorni la notizia che il Comune di Trento ha attivato – per primo in Italia – una collaborazione (a titolo gratuito e per un periodo di sperimentazione di qualche mese) con la famosa piattaforma per offrire un servizio di comunicazione diretta tra popolazione e amministrazione. Sono sincero, l’iniziativa mi ha stupito (in negativo). Schematicamente ecco le mie perplessità, di metodo da un lato e con riferimento preciso a un’esperienza specifica avuta con l’Amministrazione della città dall’altro:

    1. RUOLO PUBBLICO / PRIVATO. La cessione ad un privato (esternalizzazione, come la si chiamerebbe in gergo produttivo) del ruolo di intermediazione tra cittadini e amministratori è quanto di meno trasparente un’Amministrazione possa decidere di fare. Ovviamente non generalizzando a ogni settore – dove sempre più spesso una sana relazione con il privato non solo sarà benvenuta ma necessaria – ma ponendo l’attenzione sul delicato ruolo di mettere in contatto cittadino e decisore politico, di raccogliere le proposte dal basso e di aiutarle nel percorso di condivisione e realizzazione. Appaltare – pur gratuitamente (le vie del web sono infinite), pur a una Benefit Corporation – a un terzo soggetto, estraneo alla macchina amministrativa mi sembra nasconda qualche rischio. Questa mia posizione critica – per parare i colpi dalle accuse di conservatorismo – nasce da un retroterra culturale e lavorativo che mi porta a guardare con particolare interesse sia al campo dell’innovazione tecnologica applicata ai processi democratici che al fenomeno della sharing economy e della disintermediazione aiutata dal web.
    2. ABILITAZIONE E RUOLO DEI CORPI INTERMEDI. La quantità degli strumenti non garantisce la qualità degli output, soprattutto per quanto riguarda i processi partecipativi. Siamo in una fase storica nella quale convivono frantumazione dei corpi intermedi e dei soggetti collettivi, diminuzione della capacità da parte di cittadini e cittadine nella lettura e nella comprensione di fenomeni che sempre più spesso hanno caratteristiche complesse e globali, proliferazione di meccanismi partecipativi e di condivisione, quelle che chiamiamo genericamente piattaforme. Anche in questo caso il mio punto di partenza è la piena consapevolezza di quanto queste hanno – e avranno via via che ne aumenterà l’utilizzo – un ruolo fondamentale nella definizione di nuove possibili forme di attivazione e partecipazione democratica. Rimane però il dubbio che una città di poco più di 100.000 abitanti, ma il discorso vale per qualunque contesto urbano e non, farebbe bene – prima di aggiungere un altro strumento alla già lunga lista a disposizione – a definire meglio il ruolo e il valore delle proprie istituzioni (le Circoscrizioni, le Scuole, ecc.) e i propri corpi intermedi (partiti, sindacati, associazioni, ecc.) di prossimità. Senza questo lavoro di abilitazione diffusa nemmeno Change.org ci aiuterà a trovare la strada giusta per dare corpo a una comunità responsabile e attiva laddove – spero sia chiaro – non esistono scorciatoie al cambiamento. I tempi sono necessariamente lunghi e i processi naturalmente articolati.
    3. UNA CORNICE PER I PROCESSI PARTECIPATIVI CITTADINI E L’ESPERIENZA DI FUTURA TRENTO. Ecco che allora per favorire il cambiamento (questo è l’obiettivo che Change.org si propone) non bastano interventi spot ma serve definire le linee guida sui temi del coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che riguardino il bene pubblico, della sussidiarietà, dei modelli della partecipazione alla vita democratica della città. Si è ancora lontani da questo primo necessario passaggio chiarificatore. Manca ancora la messa a sistema di riflessioni che proseguono da tempo. A livello provinciale, dove la proposta di legge popolare redatta dall’Associazione Più Democrazia in Trentino fatica a raccogliere il consenso necessario per diventare patrimonio comune riconosciuto e, successivamente, applicato. A livello comunale, nonostante il prezioso lavoro dell’Ufficio Beni Comuni e la sinergia con Sibec, continua a mancare una decisa presa di posizione su quali siano le traiettorie da intraprendere rispetto a un maggiore (e più qualificato) coinvolgimento della popolazione alla vita politica della città e della sua gestione condivisa. Rimane a questo proposito un mistero la non valorizzazione dell’esperienza – tecnologica e sociale – maturata in un anno di attività sperimentale di FuturaTrento, uno strumento costruito sulla base delle esigenze della città e che non si accontenta di raccogliere le firme (così come avviene per le petizioni) ma prevedeva l’obbligatorio coinvolgimento di ognuno dei sottoscrittori delle idee proposte. Un potenziale salto di qualità, dentro un processo più raffinato e comprensibile, che a distanza di più di sei mesi dalla chiusura della fase di sperimentazione appare quasi del tutto dimenticato. Un errore a cui, volendo, si potrebbe ancora porre rimedio.

Breve sfogo terminato.
f.

 

 

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