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Applico alla vita puntini di sospensione [cit.]

In Ponti di vista on aprile 12, 2017 at 7:38 am

Sabato scorso si è concluso – presso Impact Hub Trentino-Alto Adige, con il decisivo contributo di Francesca Santaniello, Flaviano Zandonai e Alessandro Pirani – il percorso di In.Gio.Co, iniziativa formativo/progettuale dedicata ai responsabili dei Piani Giovani di Zona della Provincia Autonoma di Trento. Quattro mezze giornate che – oltre alla costruzione di una comunità leggera e allo stesso tempo ricchissima di competenze e informazioni su territori tra loro molto diversi – hanno portato alla realizzazione di un materiale che abbiamo intitolato “Manuale tascabile di (auto)sovversione in sei mosse”. Sei cartoline per altrettante fasi, accompagnate da due brevi testi di inquadramento, di indirizzo generalissimo e necessariamente non esaustivo. Uno strumento aperto, nella migliore delle ipotesi una sorta di “Arduino” della progettazione e dello sviluppo territoriale. Un prototipo, il primo prototipo, che, visto il costo relativamente contenuto della stampa, ci potremo permettere anche di implementare e correggere tra qualche mese se dal suo uso – libero e sperimentale, necessariamente relazionale – emergessero modifiche rilevanti da apportare alla sua versione beta.

Il mio contributo, rivolto forse più a me stesso (autosovversivo quindi) che al gruppo di lavoro, ha preso le mosse dalla necessità di fuggire dai luoghi di confort, siano essi le certezze dentro le quali ci culla l’invasiva azione dell’algoritmo di Facebook o le prassi consolidate nelle cerchie di lavoro, di amicizia, di confronto e azione politica. Ho messo insieme le parole di Papa Francesco – “Interrogare la possibilità dell’impossibile” – e gli spunti di Luca Mori che ci invita a intendere l’utopia non come “l’isola che non c’è” ma come ciò che (ancora) non ha trovato forma nella realtà e che ognuno di noi è chiamati a immaginare, pensare e – dove possibile – costruire. Ho letto d’un fiato e condiviso le ipotesi di cambio di paradigma che Joi Ito a racchiuso nel libro “Al passo col futuro”. Dobbiamo fare i conti con “[…] un nuovo sistema operativo, senza manuale di istruzione.”, essere capaci di “fare la pace con il caos, ovvero aspettarci che accadano cose inaspettate” e per non farci sopraffare da tanta incertezza siamo chiamati a esercitare “la capacità di alternare tra la modalità visione periferica e la modalità concentrazione ed esecuzione.” La disobbedienza è preferibile quindi alla conformità, l’affioramento all’autorità, le bussole alle mappe, la resilienza alla forza. Uno scarto deciso nelle forme di organizzazione, nel rapporto con le regole e con il potere, con le consuetudine date e con la comodità di coltivarle e non metterle in discussione.

IMG-20170412-WA0001La mia brevissima presentazione si è conclusa – alla ricerca di un appiglio pop – con la citazione di una delle più belle canzoni italiane degli ultimi vent’anni, “Altrove” di Morgan. “Applicare alla vita puntini di sospensione” e “svincolarsi dalle convinzioni, 
dalle pose e dalle posizioni” sono infatti le condizioni fondamentali (autosovversive, of course) per lasciare che “le cose ci portino altrove”. Ed è proprio verso l’altrove – inteso come luogo dell’innovazione, della capacità di tracciare rotte inedite e generative – che dobbiamo muovere, con curiosità e passione.

Per quanto mi riguarda, voglio fare un piccolo test con le cartoline presentate, con l’obiettivo di organizzare un evento nella via in cui abito, di cui ho scritto (qui) qualche giorno fa. L’idea di partenza sarà questa splendida performance messa in atto a Toronto. A breve aggiornamenti.

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