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Appunti di lettura | 29.

In Ponti di vista on aprile 25, 2017 at 9:34 pm

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Christian Raimo | Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi | Minimaetmoralia 
Non era mia intenzione – lo ammetto – passare del tempo a spulciare tra i vari documenti delle sinistre (sinistrate) italiana, ma Christian Raimo lo ha fatto per me. Cosa ne esce? Qualche spunto qua e là, molta superficialità nell’affrontare temi che non lo permettono, la mancanza – vorrei discuterne, perché ammetto di non aver la soluzione a portata di mano – di un immaginario forte che tenga insieme una prospettiva credibile di futuro.

Simone Casalini | La nausea del presente | Corriere del Trentino 
E’ bello avere amici dall’animo ricco e dalla penna sottile. “Senza voler procedere per analogie — la Storia, nelle sue somiglianze, produce spartiti sempre diversi — la nausea avanza e s’insinua anche nel nostro tempo. Si alimenta nel graduale processo di disgregazione dell’Europa (di cui la Brexit è un monito volgare), nelle meste ritualità delle democrazie occidentali, nella perdurante crisi economica, nella modestia delle élite e nello sfacelo cognitivo e culturale su temi come l’immigrazione. La tela del presente è punteggiata anche di alternative possibili che tuttavia quasi mai producono massa critica. Quasi mai prefigurano il futuro. Anche in Trentino la nausea s’infila nelle fondamenta dell’Autonomia che tutti riconoscono vivere un periodo di oscuramento. La difficoltà di rinnovare i codici dell’autogoverno e le patologie di alcuni cardini del sistema uniti al problema di avere tutti i significanti sociali in asse (istituzioni, élite, popolo, valori) sostentano lo spaesamento, la deriva. Come Roquentin, di fronte alla tesi di dottorato, avanziamo e indietreggiamo spersi nell’ordinaria amministrazione.”

Marco Belpoliti | Risentimento | Doppiozero
La crisi che stiamo vivendo non ha le sue radici nella politica o nell’economia. Ha scavato – e scava ancora, ruminando – in profondità, modificando i sentimenti, cambiandoli di segno e rafforzando quelli che, a lungo andare, sono più distruttivi. “Ruminare, o rimuginare, è l’attività di pensiero ripetitivo, coattivo, con cui gli individui covano il proprio rancore; ruminare viene dal latino muginari, ci ricordano gli psicologi: è il dondolare, movimento insistente del pensare e ripensare al medesimo evento. Il risentimento, inteso come “sentire ancora, sentire di nuovo”, è il ritornare incessante sul proprio stato emotivo senza possibilità di allontanare definitivamente l’offesa o il torto. Gli psicoanalisti ritengono che la radice profonda del risentimento si trovi prima di tutto nell’invidia. Perché lui sì e io no? Questa è la domanda principale, forse la sola, che gli invidiosi si pongono. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, ha sostenuto che l’invidia è qualcosa di più, o di meno, del desiderio di possedere quello che ha l’altro – ricchezza, amore, potere. Un sentimento decisamente rivolto al “negativo”: impedire all’altro quel possesso che si agogna. Žižek racconta in vari suoi libri una storiella emblematica. Una strega dice a un contadino: “Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino!” E il contadino con un sorriso furbo le risponde: “Prendimi un occhio!” 

Le mie amate aree interne.

Michele Serra | L’Amaca | La Repubblica
Quando anche i protagonisti della stampa mainstream intercettano un fenomeno che cresce. “Uno sguardo aereo sulla penisola fa capire che l’Appennino ne costituisce non solo la spina dorsale, ma la porzione più grande: l’Italia è il Paese più montuoso d’Europa. Ma le grandi città sono nelle poche pianure e in riva al mare, e le fabbriche quasi tutte nella sola piana estesa, quella del Po, quel triangolo che, nelle immagini satellitari, è illuminato per intero, come Manhattan; mentre l’Appennino è buio. L’evo industriale ci ha portati a un processo di inesorabile rimozione della natura (la zona buia). L’Italia è scesa in pianura e ha abbandonato vallate, crinali e borghi. Non ne sa più nulla, o quasi nulla. Di qui molti dei dissesti, delle omissioni, delle catastrofi. Esempio: che sia in corso, nell’Appennino nord-occidentale, una siccità epocale, con i pozzi secchi e i fiumi vuoti, gli italiani non lo sanno. Se non i pochissimi rimasti a guardia di pozzi e fiumi, su in montagna.”

Carosio, TantilloUscire dal vecchio mondo. Dialogo con Fabrizio Barca | CheFare
Nella discussione con Fabrizio Barca emergono alcuni dei nodi più rilevanti dell’incrocio – per nulla semplice – tra istituzione e cittadinanza, tra centro e periferia decisionale. “La domanda che vi ponete nel lavoro quotidiano, tu Giovanni, tu Filippo, e tutti gli altri è: per cambiare le cose dobbiamo militare più con la lo Stato o più con la cittadinanza? Si può provare e fare anche tutte e due le cose, pur sapendo che se tenti un compromesso tra le due, rischi di non servire né l’una né l’altra causa. In ogni caso bisogna essere consapevoli che i due mestieri in questo momento non collimano. Se sei con la cittadinanza non potrai sottrarti dal combattere delle battaglie che ti porteranno a forzare le regole dello Stato. Se sei con le Istituzioni, non ti puoi disinteressare delle regole del sistema e in qualche modo devi ricondurre a quelle il tuo impegno. Ovunque tu sia, sai che i due processi, nel medio lungo termine, e solo allora, convergeranno. Ma nel presente, se sei nello Stato, come noi in questa operazione, devi chiederti: date le risorse di cui dispongo, è meglio portare tutti i territori ad un compromesso accettabile tra innovazione e tradizione, oppure puntare su poche operazioni fatte bene assai, lasciando che altre falliscano?”

Anna Rizzo | Fisiologia dello spopolamento dei borghi | Medium
Per non raccontare sempre le stesse cose, ecco un’interessante visione non pacificata della condizione dei borghi.Davanti a una modernità che ci allaga si sopravvive se si accetta il cambiamento: 1) Portare connessione e banda larga in luoghi remoti e nei centri storici dei borghi e dei paesi. 2) Trasformare scuole, edifici industriali in disuso in Hub per le imprese o incubatori di Startup, Community, Coworking e spazi di innovazione. 3) Riadattare le case in base alle nuove esigenze e metterle in canali
come Airb&b o piattaforme facili da prenotare tramite internet. 4) Rendere questi posti realmente raggiungibili in modo sicuro. 5) Creare delle residenze per nomadi digitali internazionali. Bisogna riscoprire il termine mentelocale che vuol dire “personalizzare.”

Alessia Maccaferri | Aree interne, algoritmi e sharing economy per colmare il gap | Nova
In questo pezzo si raccolgono buone pratiche che fanno capire quali sono le coordinate necessarie all’innovazione. Eccone un esempio: “Giacometti ha lanciato la proposta a nove colleghi – sotto l’ombrello della rete d’impresa 12-to-many – di creare un «condominio forestale»: la risorsa bosco viene gestita in maniera aggregata, il legname  tagliato in  Carnia e lavorato dagli imprenditori locali, come si faceva una volta. La leva del progetto, che vuole unire la materia prima al mercato, è la tecnologia laser Lidar che, non solo rileva le coordinate raccolte nei boschi, ma grazie a un algoritmo trasforma i punti georeferenziati sulla mappa in piante, dando informazioni su diametro e altezza, utili  per chi  gestisce il bosco.” Ecco, la tecnologia incontra la tradizione, e riesce a farla diventare sostenibile.

Paolo Venturi e Sara Rago | Cooperazione sociale, la sfida è trasformare i territori | Vita
Detta molto bene questa mi sembra una delle trasformazioni – per nulla scontata – che si comincia ad annusare sempre più spesso. “Generare impatto presuppone una consapevolezza, da parte della cooperazione stessa, di essere parte di un ecosistema, che si compone di una pluralità di istituzioni e, quindi, di relazioni tra i soggetti che ne fanno parte. Assumere questa prospettiva, oltre ad accrescere nel tempo il potenziale di impatto delle azioni cooperative che possono essere messe in campo, permette di alimentare anche lo sviluppo di processi di innovazione che vanno “oltre le mura” dell’impresa stessa per aprirsi all’ecosistema e alle sue componenti istituzionali per dare vita a percorsi di innovazione aperta (Chesbrough, 2003).”

Anna Maria De Luca | Un sindaco “host” e una casa d’artista: Airbnb raccoglie la sfida di Civita di Bagnoregio | La Repubblica
Le aree interne non sono rientrate nei radar solo di attenti ricercatori e avveduti politici ma anche di investitori danarosi, come AirBnb. L’attenzione cresce ulteriormente se si parla di un luogo meraviglioso come Civita di Bagnoregio. Come può un borgo di una decina di abitanti reggere l’impatto di 350mila turisti l’anno? Il Comune si sta impegnando in studi di monitoraggio per fare in modo che i grandi flussi di persone non danneggino Civita di Bagnoregio. “Per essere sostenibile – dice il sindaco Bigiotti a Repubblica – il turismo deve essere accorto e ben progettato” Il tema è spinoso perché il confine tra salvaguardia del paesaggio e un suo ulteriore “utilizzo”, sostenibile o meno…

Le città che vorrei.

Elena Comelli | La città rinasce dal basso | Nova
Un “cervello in fuga” e non solo – Francesca Bria – racconta di Barcellona e di come un uso attento e innovativo della tecnologia e delle sue applicazioni possa offrire alla politica l’opportunità di trasformare – davvero – le città.

Steven Forti | Oltre il municipalismo: la sfida all’Europa dell’alcaldessa Ada Colau | Micromega
Da uno degli osservatori più costanti e vicini del fenomeno ecco una spiegazione precisa e approfondita di cos’è e dove può arrivare il nuovo municipalismo che prende le mosse da Barcellona e dintorni. “Il Comune è il primo step, un livello in cui la distanza tra governanti e governati è minore, in cui il contatto con la cittadinanza e con il tessuto associativo è sempre presente, in cui le battaglie che si portano avanti hanno una ricaduta immediata. Ma bisogna andare oltre. In primo luogo, per quanto riguarda il caso di Barcellona, la realtà catalana, ma poi anche la Spagna e l’Europa. Perché? Lo ha spiegato recentemente Ada Colau: “Non è un caso che il municipalismo sia sempre più presente. È stato un errore democratico non considerare le città come degli attori politici. E si sta dimostrando che se vogliamo migliorare e approfondire la democrazia, le città non possono solo amministrare perché dobbiamo affrontare le grandi sfide globali che ci pongono gli Stati: il cambio climatico, la mobilità, il problema della casa, la disuguaglianza, le migrazioni… Le grandi sfide globali hanno luogo nelle città e non si tiene conto politicamente delle città. I Comuni devono avere più voce e più voti, più capacità di decisione e più peso politico”. “

Ric Beziat | Futuro senz’auto | Internazionale
Meglio senza macchine in città? Certo, ma come accompagnare questo cambiamento radicale? “Insomma, l’auto in condivisione è il futuro. Conosciamo i minibus elettrici senza conducente o il programma parigino di minibus condivisi su richiesta (cinque euro a tratta). Ad Amsterdam, Connexion, una filiale di Transdev francese, ha lanciato con successo Abel, un sistema di taxi elettrici con il quale più persone condividono il taxi, più il prezzo è basso. In questa lotta tra titani una piccola industria sta prendendo il via, quella della bicicletta elettrica. Il volume è ancora modesto: in Francia nel 2016 sono state vendute circa 130mila biciclette elettriche. Ma la crescita annuale tra il 25 e il 30 per cento del settore promette di accontentare tutti i giganti dei trasporti.”

Giorgio Fontana | Abitare illegale | Il Tascabile
Un discorso sulla casa e sull’abitare davvero affascinante. Libro da recuperare. “Nell’introdurre il volume, Marco Aime ricorda che “ogni spazio di abitazione risponde non solo a esigenze di tipo pratico, ma rappresenta un importante spazio che viene caricato di simboli”. In effetti i fenomeni legati all’autonomia abitativa sono numericamente marginali, in Occidente; ma tutt’altro che secondari da un punto di vista simbolico. L’analisi di Staid parte proprio dal riconoscimento che non c’è una sola maniera di vivere uno spazio, nonostante la predominanza di un unico modello: quello della casa creata da altri secondo norme statali, e quindi presa in affitto o comprata. Tutte le modalità che esulano da tale modello possono apparire aberrazioni; ma per l’autore testimoniano “un vero atto di resistenza all’omologazione”.”

Ilaria Giuliani | Libreria Gogol & Company: uno spazio integrato | CheFare
Spunti utili – tanti e variegati – per il sogno nel cassetto di una libreria indipendente tutta mia.

 

 

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