trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Appunti di lettura | 30.

In Ponti di vista on maggio 21, 2017 at 7:37 pm

water_miniature

Costanti confusioni politiche.

Mauro Magatti | I valori su cui scommettere
nel disordine delle ideologie | Corriere della Sera
Un’interessante riflessione che però rischia di essere eccessivamente ecumenica. E’ davvero possibile una transizione senza una rottura netta con il precedente paradigma? “Ciò implica puntare a costruire una società post-consumerista. Che non significa ostile ai consumi, ma piuttosto consapevole che, nella fase in cui ci troviamo, il benessere va conquistato tutti insieme, scommettendo e costruendo quei «valori» (qualità dell’ambiente, investimento nella formazione, innovazione nelle relazioni di lavoro, lotta alla disuguaglianza, centralità della qualità della vita) che decidiamo di rendere prioritari. Obiettivo raggiungile solo con una politica capace di «mettersi in mezzo» per ricucire i frammenti di una società in pezzi.”
– Di Mauro Magatti anche questo pezzo, pubblicato su Generatività Sociale –

Kaveh Waddell | Discriminati da un algoritmo | The Atlantic
Gli algoritmi hanno la capacità di influenzare le nostre vite più di quanto crediamo, segnando stili di vita, opportunità ed esclusioni, scelte politiche. “Prevenire la discriminazione algoritmica non è una sfida facile. È complicato obbligare le aziende a rispettare le leggi che dovrebbero proteggere i consumatori da pratiche creditizie ingiuste, sostiene Danielle Citron, docente di diritto all’università del Maryland. “Non abbiamo regole certe. Per certi versi è una specie di far west”

Fabio ChiusiL’Hacktivism può salvare le democrazie | L’Espresso
Eppure, lì dove c’è il problema si può trovare anche la soluzione. “Dobbiamo incoraggiare le persone a non accettare la tecnologia per ciò che è”, dice nelle battute finali. “Dobbiamo spronarle a pensare a cosa le circonda, mettere in discussione l’autorità – se l’autorità è l’ambiente tecnologico in cui sono immerse – e comprendere che quando cominciamo a sottrarne strato a strato si vede l’esercizio di potere sottostante”. Ecco a che serve l’hacktivismo: “Se vogliamo che le democrazie liberali prosperino c’è bisogno di persone che tolgano quegli strati, e capiscano cosa sta accadendo sotto”

Alessandro Fusacchia | Dobbiamo ricominciare ad innamorarci | Medium 
Claudio Giunta nei giorni scorsi – all’interno di “Siamo Europa” – ammetteva di non conoscere il funzionamento della macchina europea e aggiungeva che l’Europa per diventare patrimonio comune si sarebbe dovuta (e si dovrebbe) insegnare fin dalle prime scuole, con l’ambizione di farla diventare una “religione civica”, qualcosa che ti entra dentro. Ovviamente così non è, al netto delle storture dell’attuale formula europea.
Alessandro Fusacchia aggiunge altra carne al fuoco in un’intervista che si interroga proprio su cosa significhi oggi insegnare l’Europa. Innamorarsi dell’Europa oggi non è semplice, ma quando mai lo è stato…

Ilda Curti | Perché le parole sono importanti? La faglia, l’Europa e la visione di società che sta dietro alle parole | http://www.ildacurti.it
“Credo che il compito lungimirante, visionario, altissimo delle classi dirigenti del campo progressista-  politiche, culturali, sociali – oggi dovrebbe essere questo: chiamare a raccolta le comunità intorno, ridare significato alle parole, immaginare la società dei nostri figli e nipoti. Smetterla di giocare al continuo presente e chiedersi cosa succederà nel 2050. Quale welfare, quali diritti, quale interazione, quale spazio politico e democratico, quale lavoro e a quali condizioni. Quali istituzioni e quale economia, locale e globale. Agire, adesso, per ricostruire dopodomani.”

Ernesto Galli Della Loggia | La politica senza partiti
e la ricchezza privata | Corriere della Sera
Mi stupisco di condividere un pezzo di un editorialista che normalmente ignoro, di fatto non leggo. E la cosa più inquietante è che, dopo averne condiviso l’analisi generale la penso come lui anche sui collegi uninominali maggioritari, unica sensata riforma elettorale, all’insegna della territorialità, che si potrebbe/dovrebbe immaginare. “Se nei regimi democratici scompaiono i tradizionali partiti organizzati (Macron, lo ricordo, non aveva inizialmente alcun partito dietro le spalle), se non ci sono o latitano le grandi associazioni sindacali e di categoria, e se non esiste il finanziamento pubblico alla politica, allora tutto il meccanismo politico-elettorale non può che essere fatalmente dominato dalla ricchezza privata. Da quella dei singoli ricchi o, più facilmente, dalla ricchezza istituzionalizzata delle banche e dei grandi interessi finanziari in genere. Non è lecito dedurne sic et simpliciter che allora la politica sarà al servizio dei «ricchi». Ma certo è arduo pensare che stando così le cose essa possa mai prendere decisioni che gli dispiacciano. O che possano arrivare al governo persone che non abbiano il loro consenso di massima.”

Cultura emergente.

Ilaria Giuliani | Gogol Company di Milano, la libreria al centro della reteCheFare
Per la mia voglia di libreria ibrida, un esempio forse troppo grande ma davvero interessante. “Si tratta di librerie indipendenti, che provano a diventare centri vitali, luoghi di socializzazione e che cercano di non esaurirsi nella vendita del libro ma di attrezzarsi di caffetterie, eventi, spazi di coworking, talvolta in quartieri in cui l’offerta culturale si fa meno frequente.”

Anna Lucia Cagnazzi | Ex Asilo Filangeri: uno spazio di possibilità| CheFare
“Nel dettaglio, la Dichiarazione d’Uso Civico si è declinata con due caratteristiche portanti: intanto viene riconosciuta una comunità informale, quindi non una serie di individui ma una comunità mutevole ed estremamente aperta, potenzialmente infinita; inoltre contempla che gli organi di autogoverno, tra cui il principale (l’assemblea di indirizzo), hanno il potere di modificare le regole, hanno, cioè, attraverso una procedura aggravata, il potere di autonormazione. Quindi non viene affermato un regolamento statico, ma viene riconosciuta a questa comunità la possibilità di modificare nel tempo le regole per permettere di adeguarle alle pratiche, ma attraverso una procedura particolare che consente di non venire meno alle garanzie che si sono date nel momento costitutivo.”

Ilda Curti |Cultura, comunità, partecipazione: ribaltare il paradigma per costruire futuro | ildacurti.it
Peccato – ma sta nelle cose, in come è lei – che fatichi a intercettare Ilda, a fermarla un attimo per farmi aiutare a mettere un po’ d’ordine. Ma leggerla aiuta sempre. “La cultura, le Istituzioni culturali, sono strumento di democrazia perché possono diventare luoghi dove intercettare/costruire/coinvolgere nuovi immaginari. Possono contribuire alla revisione dei codici culturali di una comunità se accettano di mettere in discussione i propri perimetri. Superando la frattura del dentro/fuori,  possono rendersi permeabili a nuovi significati che una società g-locale produce a prescindere dal luogo codificato, giusto, corretto   per farlo. Si fanno luogo, come direbbe Emmanuele Curti – tessitore di bordi e di sconfinamenti.”

Natascha Fioretti | La ribellione dei lettori | Azione
Il giornalismo ha ancora un futuro? Solo se si saprà ribellare alle dinamiche che lo hanno ridotto allo stato attuale. Una scommessa rischiosa, ma che questa storia ci dice essere almeno da sperimentare. Servono qualità, comunità che ne riconoscano il valore, un po’ di incoscienza.

Città e montagna, e altre questioni che riguardano i luoghi della vita.

Marco Minicucci | Macao ci costringe a domandarci cosa significhi essere pubblici oggi a Milano | CheFare
La storia di Macao – da cinque anni a questa parte – descrive un modello organizzativo molto interessante, orizzontalissimo, e una prospettiva nell’interpretazione dello spazio pubblico potenzialmente rivoluzionario. Da non perdere di vista.

Piero Pelizzaro |Giacimenti di resilienza a Palermo http://www.flowsmag.com
Uno sguardo a sud, con nostalgia e attesa. “Oggi Palermo porta avanti un progetto che non volge le spalle all’Europa continentale, ma che anzi apre le braccia dell’Europa a chi arriva sulle coste mediterranee. Un progetto che gode della bellezza e del lavoro di donne e uomini che si sono messi al servizio della propria città senza se e senza ma, lavorando con i giovani desiderosi di conoscere il mondo e di far conoscere Palermo nel mondo. Per me Palermo oggi ha una grande opportunità, ripartire dalla memoria e dalle ferite secolari, aprirle per far sprigionare quel sangue vitale di chi, davanti alle avversità, stringe i denti e non solo, e mette in campo il meglio della propria creatività e la cultura di chi ha dialogato con tutti nei secoli.”

Ilda Curti e Michele D’Alena |La rigenerazione urbana come egemonia culturale | CheFare
“Si è messo in conto il cambiamento, la flessibilità, la generatività del processo, modificando così le maglie rigide delle dicotomie consuete: pubblico vs.privato, no-profit vs.profit, socio-culturale vs. economico, professionale vs. volontario. Tenendo ferma, però, la barra del “bene comune”, collettivo, come elemento distintivo.” “Mentre le libertà individuali e collettive sono in completa crisi identitaria, queste progettualità possono avere valore politico se riusciamo a intravederne – ancora latente e carsico -un unico e potente movimento contro-egemonico in grado di dare voce a ciò che altrimenti rimarrebbe impercettibile. Possono offrire nuovi alfabeti per raccontare un nuovo mondo. Qui si articolano pratiche che pongono la rigenerazione come nuova e (unica) possibile forma di egemonia culturale. Forse l’unica rimasta. O, almeno, quella da cui ripartire.”

Franco Arminio | Appunti per chi si occupa di sviluppo localecomunitaprovvisorie.wordpress.com
“Allora bisogna aprire porte che non ci sono, bisogna esercitarsi nell’impensato, bisogna essere rivoluzionari se si vuole riformare anche pochissimo. I paesi non moriranno, anche grazie ai loro difetti, grazie al loro essere luoghi che tutelano le malattie di chi li abita. In paese si fallisce, ma in un certo senso non si fallisce mai perché si fallisce a oltranza. È come dormire sempre nelle stesse lenzuola. Bisogna arieggiare il paese portando gente nuova, il paese deve essere un continuo impasto di intimità e distanza, di nativi e di residenti provvisori. Questo produce una dinamica emotiva ed anche economica. E la dinamica è sempre contrario allo spopolamento:  bisogna agitare le acque, ci vuole una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.”

I valori su cui scommettere
nel disordine delle ideologie

Il benessere va conquistato costruendo qualità dell’ambiente, investimento in formazione, innovazione nelle relazioni di lavoro, lotta alla disuguaglianza

foto Reutersfoto Reuters
shadow

La ristrutturazione dell’asse destra-sinistra è una degli effetti più rilevanti della crisi iniziata nel 2008. A destra, i «populisti» hanno preso il posto dei neoliberisti. I temi su cui la nuova destra costruisce il proprio consenso sono ormai ben delineati: ostilità alla globalizzazione, ritorno all’identità culturale e all’autorità dello stato, prudenza sulle libertà individuali, conservatorismo religioso. Ma ciò non basta per dire la miscela che si formerà su questo versante politico. Prima di tutto, perché toni e accenti cambiano notevolmente la prospettiva: tra Theresa May a Victor Orbán, passando per Trump e Le Pen, c’è una bella differenza. E poi perché su temi fondamentali quali le relazioni internazionali e la politica economica esiste ancora una grande confusione: in fondo, Trump e May stanno cercando, un po’ a tentoni, di definire una linea che ancora non c’è. Conquistato il potere contro il vecchio modello, ora il problema è dire da che parte si vuole andare. Impresa difficile, dall’esito assai incerto.

In questo scenario, il caso italiano si pone in modo originale. In un paese che si trascina da molti anni, la sventagliata populista è, nel suo insieme, addirittura maggioritaria; ma anche profondamente frammentata: il Trump italiano (Berlusconi), sceso in campo vent’anni fa, continua a tenere una quota non piccola di voti (per lo più moderati); Salvini e Meloni raccolgono le parti più rancorose dell’elettorato ma non riescono a raggiungere un consenso tale da poter contare veramente qualcosa. In questa stessa area si muove poi il movimento di Grillo che introduce una variante non da poco. Il M5S è infatti molto più equivoco sui tradizionali canoni politici: molti dei suoi elettori e dei suoi eletti vengono dalla sinistra e non si sentono di destra. E soprattutto, i Cinquestelle si avvantaggiano della curvatura generazionale della crisi italiana conquistando molti consensi tra chi ha meno di 40 anni. Ecco perche l’ipotesi grillina — più traversale rispetto alla destra in senso stretto — ha un maggiore potenziale di successo. A sinistra, la sconfitta della Clinton ha definitamente liquidato la stagione di Blair e Clinton. Troppi legami con la finanza e con i poteri forti; troppa lontananza dagli strati popolari. Da tempo, l’elettorato dei partiti di sinistra è prevalentemente concentrato sul ceto medio acculturato e mediamente anziano. La crisi di questa tradizione politica divarica la sinistra in due tronconi.

 

Da una parte, i laburisti di Corbyn, i democratici di Sanders, i socialisti di Mélenchon e, in italia, la galassia che sta tra Bersani e Pisapia: centrata su disuguaglianza e diritti individuali, questa sinistra — che pure assorbe parte della protesta populista — fatica ad allargare l’area del proprio consenso. Ed è molto difficile che possa arrivare a diventare una vera forza di governo.

Dall’altra parte, c’è la «nuova sinistra», rappresentata da Macron e Renzi, due leader «moderni» che si sono affermati nel nome del cambiamento. Molti temono che Macron si riveli ben presto una delusione, un enfant prodige che in realtà è solo un maquillage del vecchio. Accusa che i critici rivolgono anche a Renzi. In effetti, per entrambi la sfida sta proprio qui: dimostrare che c’è una via tra la sinistra antisistema e la destra di protesta.I due hanno diversi punti in comune. Entrambi pensano che a essere decisiva sia la capacità di governo. Per questo hanno la tendenza a personalizzare molto la loro azione e sono molto attenti nella gestione dei rapporti di potere. Ma, per quanto importante, tale accortezza da sola non è stata finora né sarà in futuro sufficiente. In fondo, la prima esperienza di governo è stata, per entrambi, segnata da luci e da ombre

Dopo dieci anni di stagnazione e con prospettive incerte, ciò che si richiede è infatti una leadership consapevole della sfida di oggi, che è quella di tenere insieme efficienza e integrazione. Se vogliono coinvolgere i giovani e rendere credibile la loro proposta politica, Renzi e Macron devono indicare più chiaramente la loro idea di futuro. Ciò di cui si sente il bisogno, infatti, è una prospettiva diversa, un cambio di paradigma in grado di costruire un nuovo scambio sociale tra interessi economici e sociali.

La linea può essere tracciata lavorando sulla migliore eredità della presidenza Obama, il cui limite è stato quello di non essere riuscito a marcare una più netta presa di distanza dal modello economico degli ultimi decenni e dalle sue perversioni: concentrazione della ricchezza, aumento della disuguaglianza, distruzione dell’ecosistema, squilibro dei rapporti tra economia e politica.

Ciò implica puntare a costruire una società post-consumerista. Che non significa ostile ai consumi, ma piuttosto consapevole che, nella fase in cui ci troviamo, il benessere va conquistato tutti insieme, scommettendo e costruendo quei «valori» (qualità dell’ambiente, investimento nella formazione, innovazione nelle relazioni di lavoro, lotta alla disuguaglianza, centralità della qualità della vita) che decidiamo di rendere prioritari. Obiettivo raggiungile solo con una politica capace di «mettersi in mezzo» per ricucire i frammenti di una società in pezzi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: