trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Pagine senza soluzione…

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 21, 2017 at 7:03 pm

IMG_20170531_101413.jpg

Se lo spaesamento è oltre il livello di guardia – e lo è certamente – ben vengano libri che tentano di mettere ordine, offrendo interpretazioni utili a una comprensione più profonda e diffusa delle principali questioni sul terreno. Se il senso di inadeguatezza, personale e collettivo, di fronte alla complessità del mondo è un compagno di viaggio quotidiano – lo è per me, non lo nascondo – sarebbe lodevole, e urgente, lo sforzo di forgiare pensieri adatti a offrire strumenti teorici e pratici per continuare a mettere un passo dopo l’altro sul sentiero, oggi piuttosto tortuoso e non battuto, che ci deve condurre verso il futuro.

Immagino – almeno lo spero – che chiunque decida di gettarsi in quest’impresa si ponga l’obiettivo minimo di alzare lo sguardo sopra il pelo dell’acqua della sterminata – troppo? – “bibliodiversità” che li circonda. Una produzione a ciclo continuo capace di intasare gli scaffali delle librerie generaliste (oltre a quelle degli autogrill, quelle virtuali dei bookstore online, degli innumerevoli festival che ingolfano i calendari e ravvivano le piazze) di tomi dedicati ai fenomeni più rilevanti della contemporaneità. Centinaia ad esempio sono state le pubblicazioni dedicate negli ultimi mesi all’inattesa elezione di Donald Trump. Lo stesso effetto ha avuto l’exploit di Emmanuel Macron, ancor prima del suo successo alle urne. In entrambi i casi non mi è mai capitato di sfogliare qualcuna di queste “opere”. Molto ampia dal 2008 in poi è anche la bibliografia collegata alla crisi economica e alle sue diverse sfumature. In questo campo non mancano certo i titoli interessanti, anche se – a spanne – potremmo quantificarli in una percentuale neppure lontanamente maggioritaria sul totale.  Nello stesso periodo non si contano le uscite a tema immigrazione e terrorismo, Europa e sue difficoltà, internet e potenza dell’innovazione tecnologica. Una vero e proprio fiume di parole [semicit.], sempre a rischio esondazione.

Da questa premessa risulta evidente quanto non sia la quantità a fare la differenza ma la validità delle idee proposte, con l’auspicio che – se condivise con i lettori, non sempre attenti e curiosi a sufficienza per farle proprie – possano diventare bussole di riferimento per l’azione per comunità più consapevoli e competenti.
Gli ultimi lavori, molto diversi per impostazione e forma, di Romano Prodi e Giuliano Da Empoli non sembrano riuscire in pieno a interpretare questi bisogni profondi, finendo per galleggiare nelle placide acque di un porto riparato piuttosto che tentare di scoprire rotte di navigazione più ardite, al largo.

“Il piano inclinato” (ed. Il Mulino, 2017) è l’ideale prosecuzione del dialogo iniziato con Marco Damilano nel pamphlet “Missione incompiuta” (ed. Laterza, 2015). A Romano Prodi é impossibile togliere l’etichetta di persona di buon senso, osservatore attento della realtà economica e politica, animatore di un’esperienza – quella de L’Ulivo – che in Italia e in Europa ha rappresentato l’ipotesi di un riformismo concreto, di un campo valoriale capace di dare significato al “trattino” tra centro e sinistra, unendo tradizioni e storie molto diverse tra loro dentro un unico campo. Un esperimento durato poco e finito male. Un’incompiuta, che pure non ha perso del tutto il suo “fascino” ricompositivo nella discussione interna alla travagliata vita del Partito Democratico e alle sorti del frastagliato arcipelago di partiti e movimenti di sinistra. Testimonianza ne è l’ennesimo tentativo di riportare in pista il Professore, questa volta firmato Giuliano Pisapia, vecchia solo di pochi giorni. Onesta la risposta dello stesso Prodi: “Il passato non serve a salvare il presente”. 

Romano Prodi lancia più di un allarme – tutti pertinenti e argomentati – rispetto alle conseguenze delle crescenti diseguaglianze che dal livello planetario della post-globalizzazione impattano su ogni territorio. Riconosce un salto di paradigma epocale – “siamo di fronte a una transizione senza precedenti, che esigerebbe perciò interventi senza precedenti, interventi che appaiono sempre più complessi da mettere in atto” – senza però arrivare a riconoscere quella che Ulrich Beck, in un libro postumo alla sua morte che presto recensirò, definisce la “metamorfosi del mondo”. A fronte di una metamorfosi (in mitologia “la trasformazione di un essere o di un oggetto in un altro di natura diversa) proposte di revisione limitata o parziale hanno poco effetto, soprattutto se in assoluta continuità con il pensiero politico ed economico – a base capitalistica, più o meno spinta o minimamente temperata – che ci ha condotto nella condizione attuale. In questo frangente, descritto con precisione da Prodi, il semplice buon senso non basta, anzi. Il passato non solo non salva il presente ma rischia di porre un’ipoteca definitiva sulla possibilità di immaginare un futuro alternativo.

Diverso é il discorso da fare per il libro di Da Empoli. La generazione è un’altra (ce ne sono un paio tra lui e Prodi), così come l’approccio che guida il suo intervento. Battitore libero – pur da una posizione molto vicina a Matteo Renzi, essendo direttore del think tank Volta – ha sempre tentato di leggere i fenomeni sociali applicando una versione riveduta e corretta della rottamazione, ponendo al centro del suo discorso innovazione, emersione di una nuova classe dirigente e modi creativi di interpretare l’azione politica. Da questo punto di vista “La prova del potere”, sua precedente uscita, era una curiosa analisi del “populismo iperpolitico di Matteo Renzi” e della sua crew. Una lettura da dentro che sarebbe interessante sincronizzare allo stato attuale di quell’esperienza politica alla luce di alcune sue fragorose battute d’arresto e spiacevoli derive e che troverebbe alcuni punti di contatto con l’ultima sua fatica, tutta dedicata alla tecnologia applicata alla politica.

In “La rabbia e l’algoritmo” l’obiettivo dichiarato è quello di mettere sotto stress lo schema che sembra vincolare ogni forza politica (almeno dalla prima elezione di Barack Obama in poi) a spendere un pezzo considerevole delle proprie energie comunicative nella produzione di materiali da veicolare attraverso il web. Restringendo ancora il campo Da Empoli fissa la propria attenzione sulla degenerazione di questo schema, trasformatasi in vero e proprio dominio degli algoritmi, e sull’atteggiamento del M5s nei confronti di metodi tanto invasivi e manipolatori. Se diamo per buona l’analisi sulla politica grillina – un mix di analisi di mercato e riflesso condizionato ai flussi emozionali emergenti all’interno della massa di elettori/consumatori (vedasi ultimo caso Ius Soli per capirne il funzionamento…) – allora dobbiamo essere consapevoli che servirebbe, ancor prima di pensare all’elaborazione di una contromossa, riflettere sulla possibile (necessaria?) messa in discussione del modello che sta alla base dei meccanismi pervasivi che il web, e le tecnologie a esso collegate, hanno nei confronti delle nostre vite. In molti si chiedono se sia arrivato il momento di porre dei freni alla capacità estrattiva dei pochi – pochissimi – player dell’universo hi-tech collegato alla raccolta e all’elaborazione di grandi quantità di dati sensibili. Una buona fotografia del contesto la offrono Report in una sua recente puntata intitolata “Sorvegliati speciali” e diverse produzioni per il cinema e per il fiorente mercato delle serie tv. Fortemente consigliata è anche la visione delle puntate di Black Mirror, serie scritta da Charlie Brooker, che esplode la sua carica distopica in un futuro estremamente prossimo, inquietante proprio perché l’interazione macchina/uomo sfocia – non ancora oggi, ma domani mattina certamente – nel dominio incondizionato della prima sul secondo.

Fatta questa doverosa precisazione che offre una prima spigolatura utile a costruire un pezzo di agenda politica orientata al futuro ci si può concentrare sulle conseguenze che essa produce sulle relazioni interpersonali e su quella che un tempo si chiamava opinione pubblica. Il peso degli algoritmi (e più in generale del web) nella costruzione del modo di guardare il mondo di ognuno di noi è certamente un elemento di estrema radicalità del nostro tempo. Mette in discussione le caratteristiche del tempo (iper-accelerato, schiavo del procedere senza sosta delle timeline) e dello spazio (il locale e il globale si mescolano, facendoci perdere spesso l’orientamento necessario al cammino) oltre a mettere in dubbio l’utilità dei linguaggi e degli strumenti tradizionali della politica. Ha più penetrazione nel mio elettorato potenziale un incontro in piazza o un post sponsorizzato – con una precisa indicazione di target – caricato sulla bacheca Facebook, magari condiviso su altre centinaia di profili? Nella costruzione dell’ideale politico pesano più le relazioni nel proprio quartiere o la propria bolla dentro i social network? Queste domande valgono tanto per l’ideazione di una strategia promozionale per l’uscita di un nuovo prodotto quanto per la messa in pista di una proposta politica che intenda conquistarsi fette di un mercato – quello elettorale – mai come oggi volubile e frammentato perché privo di indirizzi identitari sufficientemente solidi e riconosciuti. Il M5s ha intercettato per primo e in maniera più efficace questo filone e ne ha fatto la propria caratteristica prevalente. Tutti gli altri – chi più, chi meno – hanno tentato o stanno tentando di andargli dietro, denunciandone allo stesso tempo, non senza un fondo di ipocrisia, l’aggressività e la spregiudicatezza.

Da Empoli arriva a descrivere tre modi di approcciarsi all’età dell’algoritmo per aggredirlo (le vie giacobina, elitaria e dorotea), specificando che nessuno dei tre approcci da solo potrà porre un argine significativo alla straordinaria potenza del mezzo tecnologico. Forse ne andrebbe messa in moto un quarto: quello che potremmo definire popolare. E’ una strategia piuttosto banale e di cui non so certificare fino in fondo l’efficacia. Una strategia che si basa sulla necessità di ridare centralità alla dimensione umana non intermediata dalla tecnologia, di prendere in considerazione l’opportunità di abitare spazi (molti e diversi) e tempi (lunghi e costanti) liberi dall’ossessione di essere connessi, di riaffermare la centralità della parola e dell’ascolto come capisaldi del pensiero critico e dell’attivazione del dubbio. Un’azione di sottrazione rispetto al campo che sembra l’unico rimasto praticabile e a uno schema d’interlocuzione che amplifica e alimenta la rabbia come sentimento di affermazione del proprio io in opposizione all’altro da sè. Un meccanismo quest’ultimo dagli esiti autodistruttivi, oggi sotto gli occhi di tutti.

Il discorso di Da Empoli – in conclusione – sembra non cogliere in pieno la profondità del problema, riducendolo a una questione di lotta interna alle forze politiche, sollecitando il Partito Democratico a porsi come alternativa credibile al M5s. Non essendo certo che il PD sappia interpretare questo ruolo (la zoppicante piattaforma Bob, la tragicomica comunicazione fatta attraverso le pagine “non ufficiali”, in generale il nuovo approccio renziano al web) troverei più interessante e utile concentrare l’attenzione sulla comprensione di quali sono le coordinate del problema di fondo legato alla nostra dipendenza dal web, oggi derivante dal potere nelle mani dei suoi padroni di determinare le nostre scelte, al supermercato (piuttosto grave…) come dentro le urne (molto più grave…). Se si vuole fare del bene alla politica domani, oggi non si può partire da più vicino. Non esistono scorciatoie.

Qualche lettura, non esaustive:

*Report“Sorvegliati speciali”
*Luca De BiaseAppunti sul libro di Giuliano Da Empoli
*Dino Amenduni – Abbiamo bisogno di più politica e meno meme gentisti
*Attanasio Ghezzi, Gennari Santori – Dalla Cina a Facebook, prove di controllo totale
*Dominique CardonCosa sognano gli algoritmi
*Rivista MulinoIl molteplice della rete

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: