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Appunti di lettura | 33.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 17, 2017 at 9:57 am

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*Ro-do-tà! 

Stefano Rodotà | Quale spazio per i beni comuni | CheFare
A pochi giorni dalla sua morte un pezzo utile a capire la profondità del pensiero di uno dei più importanti osservatori del fenomeno dei beni comuni. “Lungo sarebbe l’elenco delle esperienze rinvenibili in luoghi diversi, che vanno da quelle più comprensive riguardanti l’acqua alle pratiche sociali e istituzionali nelle quali emerge il protagonismo istituzionale di quelle che, secondo le parole dell’articolo 43 della Costituzione italiana, possono definirsi “comunità di lavoratori e di utenti”. Ma, come i beni comuni non sono un dato a priori da registrare naturalisticamente, così anche le soggettività sono l’effetto di una costruzione consapevole generata appunto dalla relazione concreta con i dati reali nei quali si riconoscono i soggetti storici di una possibile trasformazione.”

*Dove guardare per capire qualcosa…

Ezio Manzini e Victor Margolin | Stand up for democrary | Nova24
Che ci sia bisogno di un cambiamento radicale per ridare fiato alla democrazia è una dato condiviso da moltissimi. Ezio Manzini propone un campo di discussione interessante, aperto e includente. Chi vuole ci si butti dentro senza paura…
“Il modo migliore per resistere alle tendenze negative in atto è concepire, sviluppare e connettere nuove possibilità per la democrazia e il benessere di tutti. Ciò significa che, ovunque il design ha voce, occorre ideare azioni dotate di grande visibilità ed efficacia, capaci di coniugare il tema della democrazia con le altre sfide che oggi sono cruciali: la creazione di posti di lavoro, la riforma del welfare e la sostenibilità ambientale. Queste linee d’azione, interagendo e sostenendosi a vicenda, possono diventare una forma di resistenza attiva e propositiva.” Qui per approfondire: http://www.democracy-design.org/

Paul Mason |Questa globalizzazione crollerà, l’Occidente sta vivendo la sua Perestrojka | Linkiesta
“Finché il neoliberismo raccontava una storia coerente, coloro che ne erano le vittime maggiori – i lavoratori poco qualificati delle vecchie città industriali – potevano sopravvivere, anche se con una forte identità espressa solo privatamente. Ma tra il 2008 e il 2016 il fascino della narrazione neoliberista è svanito, molto prima di quanto non immaginassero i suoi critici. Da questo punto di vista, stiamo attraversando un momento analogo a quello attraversato dalla Russia durante la Perestrojka.” Testo lungo, come merita una tesi così ardita e articolata. Paul Mason non è l’unico a prevedere un’implosione della globalizzazione e del neoliberismo. Neppure lui – mia interpretazione – riesce a essere del tutto chiaro nel descrivere cosa ci aspetta un minuto dopo. “Nella prossima fase, il progetto della sinistra dovrebbe essere quello di salvare la globalizzazione sbarazzandosi del neoliberismo. Più nello specifico, come ha suggerito Carney, abbiamo bisogno di nuovi meccanismi che eliminino la disuguaglianza e ridistribuiscano i benefici del commercio e del progresso tecnologico fra i lavoratori e i giovani. “

Goffredo Fofi | Cambiano i sogni, non le paure profonde | Avvenire
Psicanalisi di una società impaurita, incapace di rimettere in ordine sentimenti e loro cause profonde. “Quando torna a splendere il sole e ci è possibile rientrare nella “normalità”, si è pronti a dimenticare, a far finta di niente, e di nuovo a “tirare a campare” nell’illusione che esista soltanto “il giorno” e una razionalità che lo regge, la possibilità di una felicità singola o di gruppo che ci nasconde le bugie di un intero sistema socio-economico, politico-militare, culturale. Il giorno scaccia le paure e addormenta l’inconscio, ma la notte fa presto a tornare.”

Gary YoungeAbbiamo bisogno degli idealisti per cambiare il mondo | Internazionale
“Il radicalismo è il desiderio di immaginare altre possibilità”

*Diritti (malandati) e rovesci (fragorosi) in società in trasformazione

Francesco Cancellato | De Kerckhove: «Benvenuti nella datacrazia, il mondo governato dagli algoritmi» | Linkiesta
È la globalizzazione che ci ha fatto perdere il senso? !Assolutamente sì. La globalizzazione è una perdita di senso collettivo: la compressione sociale e umana di miliardi di persone, la caduta dei confini del tempo e dello spazio, la concentrazione dei destini di ciascuno di noi. Il tutto accelerato a ritmi che non avevamo mai sperimentato: qualunque adattamento a questo nuovo scenario produce spaesamento. Lo spaesamento produce frustrazione, resistenza, odio. E la connettività è in grado di mettere assieme aspirazioni umane frustrate dal progresso globale, che nelle tecnoloigie trovano modo di organizzare la loro resistenza intrisa d’odio e frustrazione.” Anche questa, in fondo, è intelligenza connettiva? “Anche questa.”

Stefano Zamagni | Ciò che è bene per la società lo è anche per l’impresa | Il Sole 24 Ore
Spunti per nuovi paradigmi economici e buone direzioni di marcia per imprese che abbiano a cuore l’inclusività del loro modello di business. “Già oggi, e sempre più nel prossimo futuro, all’impresa si chiederà non solo di produrre ricchezza in modo socialmente accettabile, ma anche di concorrere, assieme allo Stato e alla società civile, a ridisegnare l’assetto economico-istituzionale ereditato dal passato. Non ha più senso chiedere all’impresa il rispetto di regole del gioco “date” – le istituzioni economiche altro non sono nella sostanza che le regole del gioco economico. Quel che in più si chiede è che l’impresa accetti di contribuire a riscrivere le regole diventate obsolete oppure non capaci di assicurare la sostenibilità dello sviluppo.”

Maurizio Ferrara |Il nuovo welfare nell’era del lavoro fluido | Corriere della Sera
Leggo di “fluidarità”. L’obiettivo in definitiva è quello di rendersi conto che Non sarà possibile far gravare i costi di questa riorganizzazione solo sulle imprese e i singoli territori. Tutti dovranno contribuire. Cambiare le modalità di finanziamento del welfare è l’altra grande sfida che dobbiamo affrontare per sostenere la crescita inclusiva in un mercato del lavoro sempre più fluido.” Obiettivo interessante che significa un vero e proprio cambio di paradigma generale, che forse avrà bisogno anche di una garanzia di reddito slegata dal lavoro.

Valentina Chitti | Il welfare comunitario e la metafora del campeggio | Lombardia Sociale
Per modelli nuovi servono osservatori capaci di interpretare il cambiamento e di renderlo riconoscibile a tutti, favorendo un passaggio di competenze che sia il più diffuso possibile. Ecco, il campeggio – “idealizzato” in questa metafora – insegna molte cose sul funzionamento del welfare comunitario. La disintermediazione monetaria degli scambi, la creazione di funzioni condivise fruibili a turni (sharing si direbbe oggi, se non fosse che applicato al barbecue fa sorridere), la “potenza comunitaria” dei bambini (la loro tendenza a giocare insieme spesso traina le relazioni fra genitori e quindi fra famiglie), l’efficacia dei momenti conviviali per favorire i legami, l’assenza di gerarchie sociali a favorire della valorizzazione di tutte le capacità – saper cucinare, giocare a carte, medicare una ferita, montare una tenda, fare il bucato,… qui valgono uguale e sono scambiati gratuitamente – la centralità del fare insieme come attivatore di relazioni, la ”quasi” assenza di proprietà privata a favore della condivisione e del bene pubblico: tutto questo aiuta a capire come è fatto e come funziona un contesto regolato da principi di welfare comunitario.”

Redazione | Cosa significa attivare welfare locale innovativo | Vita
Dentro uno dei primi bandi che hanno puntato gli occhi sul welfare di comunità di nuova generazione una serie di interessanti spunti dal basso su come attivare processi inclusivi. Dopo la metafora del campeggio (ottima) ecco quella del tikitaka. Certo la palla non bisogna solo passarsela. Alla fine bisogna fare gol.

*I malanni del clima

In attesa della recensione multipla di una serie di letture di queste settimane ecco qualche pezzo su uno dei temi più rilevanti (e complessi) di questo tempo. I cambiamenti climatici e loro effetti a catena, motivo per il quale – il più rilevante che io veda intorno a me – siamo chiamati a cambiare marcia nella radicale trasformazione dei nostri stili di vita (parte micro) e rapporti di potere planetari (parte macro).

Redazione | L’apocalisse che ci siamo creati da soli | Il Post
Il New York Magazine (non per primo) lancia l’allarme e da poco tempo per agire. Un articolo completo che cita “La grande cecità” di Amitav Ghosh, uno dei più bei libri sul tema che io abbia mai letto.

Redazione | E se il 2017 fosse il migliore anno di sempre | Il Post
Apprezzo chi non accetta un unico punto di vista e Il Post lo fa spesso con grande curiosità. Dal New York Times un pezzo su come – nel grande caos del presente – si possano leggere dati apparentemente in controtendenza. Confortante, nel brevissimo periodo, ma forse solo il tentativo di mantenere uno status quo che non abbiamo il coraggio di mettere in dubbio.

Paolo Cognetti | Sarà l’uomo a soffrire non le cime innevate | La Stampa
Ha vinto il Premio Strega con al collo un drappo nero della tradizione anarchica. Non può che starmi simpatico Paolo Cognetti, ma lo era anche prima di questo suo “vezzo” politico nell’abbigliamento. E’ un giovane uomo – e scrittore – che ha riacceso (non da solo) la luce sulla montagna e sulla sua sofferenza, anche e soprattutto legata a un modello di sviluppo che non le stava bene addosso, anzi la colpiva – e la colpisce – duramente. Ecco un suo breve racconto, utile anche questa volta.

Io e i libri.

Giuseppe Laterza | Non si legge solo nel tempo libero | Editori Laterza
Può un Presidente del Consiglio dire che non ha tempo di leggere un libro. Potrà sembrare un controsenso ma è quello che Paolo Gentiloni ha candidamente raccontato, confermando che il tempo – e la voglia di investirlo in attività culturali e di approfondimento -sta diventando un lusso, a qualsiasi livello della scala sociale. Non solo padri e madri lavoratori o figli con poca passione per la lettura, ma anche coloro che dovrebbero attingere lavoro di scrittura di un ricercatore, di una studiosa o di un romanziere per avvicinarsi sempre con maggiore precisione alle caratteristiche del buon governo non sembrano riuscire a inserire nella propria agenda questa priorità. Giuseppe Laterza ha raccolto immediatamente l’occasione per rimarcare l’importanza dei libri nelle nostre vite. Come dargli torto… “Non ho dubbi che la lettura sia un piacere, come hai detto. Ma non è solo questo. Leggere libri è una necessità. E per chi ha un incarico assorbente è una necessità anche prendersi il tempo che la lettura di un libro richiede. Per riflettere più liberamente, per collocare le proprie decisioni in un contesto più ampio.”

 

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