trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Cercasi elefanti, disperatamente…

In Ponti di vista on ottobre 15, 2017 at 10:50 PM

earth-11595_1280

Interrogarsi sul futuro della politica, a Cinecittà. C’è chi – all’interno del glorioso Studio 1, adibito per un giorno a parlamento – si é spinto a paragonare l’agire di un regista nel realizzare un (buon) film all’urgenza di fondare un (ci si augura utile) partito. Non é servita una scenografia imponente, nessun effetto speciale. Non sono state coinvolte comparse per il primo atto dell’esperienza di Movimenta, associazione politica che dai Radicali muove e ambisce a percorrere strade altrettanto radicali e alternative.
Sono state sufficienti le persone presenti – non poche -, che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria propensione alla contaminarsi, fin da quando – nel momento iniziale della giornata – sono state chiamate a muoversi dentro lo spazio spoglio, senza sedie e arredi, descrivendo con i propri corpi le geometrie variabili delle classi sociali, culturali e generazionali del gruppo.

Quello che Movimenta diventerà non è probabilmente la questione da discutere oggi, mentre molto più interessante è riflettere su ciò che le poche ore passate insieme hanno lasciato, partendo dagli appunti e dalle suggestioni che – faccio mia la preziosa metafora di Fabrizio Barca – ho raccolto dentro una casa che non sento del tutto mia (come nessuna di quelle che mi è capitato di frequentare – e mai davvero abitare – negli ultimi anni), ma che ho trovato accogliente e viva.

Non è l’unica casa, per fortuna, che partendo da nuove fondamenta si sta organizzando in modo più adeguato all’epoca che stiamo attraversando. Penso a Diem25, ad alcune significative esperienze municipaliste europee, a gruppi più o meno strutturati che agiscono nei campi del sociale, della cultura, dell’innovazione che non si accontentano di contendere il consenso ai partiti tradizionali (o a quel che ne rimane…) adeguandosi all’offerta che questi propongono, ma stimolano ambiziosamente la definizione di una più diffusa e puntuale domanda di (buona, o ottima) politica da parte dei cittadini e delle comunità dentro le quali agiscono quotidianamente.

“La realtà è una merda, ma non finisce qua…” ci ha ricordato per tutto il giorno Brunori Sas, colonna sonora – apprezzata, certamente adeguata al fenomeno hipster – dell’appuntamento. É di questa realtà spuria e non lineare che serve farsi carico, pronti a un corpo a corpo che – ancora prima di entrare nel vivo dei concreti, che pure Movimenta ha già cominciato ad affrontare – richiede di praticare la prossimità, dove la fisicità della politica è fatta di riconoscimento reciproco e pazienza, di relazioni significative e tempi distesi. Le opportunità trovano spazio per venire a galla lì dove si realizza – tanto singolarmente quanto collettivamente – una (ri)nascita (della) politica capace di generare quello che Michelangelo Pistoletto in un recentissimo pamphlet definisce il passaggio dalla democrazia alla demopraxia. Il potere del popolo – che l’artista mette sotto stress perché in ogni caso, anche nella sua forma più avanzata, basato sulla subalternità di qualcuno nei confronti di qualcun altro – sostituito dallo sviluppo quotidiano delle prassi del confronto, della discussione, della condivisione. Della partecipazione intesa non solo come cliché metodologico ma come recupero della fiducia perduta e di una ritrovata, diffusa e profonda, necessità di mettere in comune. 

É proprio in questa fase di articolata ricucitura dei legami sociali e – di conseguenza, nella migliore delle ipotesi – politici che abbiamo bisogno di metterci sulle tracce dell’elefante. O meglio, degli elefanti.
Dobbiamo curare l’elefante che – secondo la visione offerta da Jonathan Haidt, a cui ha fatto cenno Fabrizio Barca – alberga dentro ognuno di noi. Non é il fantino (la ragione) a guidare le danze, ma l’elefante che ascolta le passioni, oggi composte da un ribollente miscuglio di paura, rancore e frustrazione. Non vanno lasciati soli tutti quelli che l’elefante imbizzarrito si porta a spasso, ma ascoltati e compresi. Con loro – che certo allo Studio 1 non c’erano a parlare dei benefici dell’Europa o dell’innovazione tecnologica collegata al lavoro – e nei loro confronti vanno costruite politiche che sappiano includere e non producano ulteriore frantumazione e spaesamento. Serve – di nuovo – fiducia, in se stessi e soprattutto negli altri, come ricordato a più riprese durante l’esordio di Movimenta.

É qui che entra in scena il secondo elefante. Quello che la storia narra aver aperto la strada ai cittadini spaventati – nel 1874 – durante i test del primo ponte d’acciaio mai costruito, l’Eads Bridge sul Mississippi. A quell’elefante ha fatto riferimento Alessandro Fusacchia nel suo intervento d’apertura, sfruttandone l’immagine per descrivere il ruolo che la politica (chi altrimenti?) con il suo lento e attento incedere dovrà assumere per guidare le comunità impaurite sui ponti che saremo – speriamo – in grado di costruire. Ponti che ci conducano – tutti insieme – oltre il fiume impetuoso di questi tempi complessi e perturbati. Uno di questi elefante-guida potrà essere anche Movimenta, che a Cinecittà ha girato la sua prima scena sulla base di una nuova, originale sceneggiatura.

In bocca al lupo, Movimenta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: