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Reinventare la Politica, insieme.

In Ponti di vista on dicembre 10, 2019 at 8:05 am

75241291_10157487258626011_2290600990618943488_oProvo a intervenire nel dialogo iniziato da Giuliano Muzio e dal direttore Paolo Mantovan sulle pagine de Il Trentino. Mi ha molto colpito il sondaggio proposto da La Repubblica nell’edizione di domenica. Un elettore su quattro si dice attratto dal “partito” delle Sardine. Lasciando da parte qualunque tipo di speculazione, è interessante interrogarsi sul significato della rilevazione statistica offerta da Ilvo Diamanti.

Che due settimane di mobilitazioni sanamente pre-politiche determinino un tale scostamento in termini di consenso – almeno potenziale – ci dice di un tessuto sociale frammentato e incerto, di un’opinione pubblica che reagisce in maniera adrenalica e scomposta a sollecitazioni che basano il proprio successo su quella che Anne-Cécile Robert chiama “strategia dell’emozione”. Una reattività umorale che mette in secondo piano – quando non lo esclude – il tempo necessario dell’analisi. E’ il primato della percezione. Il prevalere del “sentire” sul pensare, che prende il posto di un dialogo fecondo tra ragione e sentimento, di un vicendevole – e generativo – completamento tra le componenti fondamentali dell’essere umano.

Da questo dato più generale sorge un dubbio più specifico e preoccupante. Dobbiamo abituarci a comunità politiche che vivono e si attivano sulla base di shock (tanto benevoli quanto tossici, a seconda di come agiscono e di chi li induce) sempre più frequenti e polarizzati? Oppure crediamo sia necessario decifrare la sfida democratica che ci si propone e intendiamo impegnarci nel dotarci degli strumenti minimi per affrontarla e, se possibile, vincerla? Leggi il seguito di questo post »

L’aiuto reciproco che si fa Politica

In Ponti di vista on novembre 22, 2019 at 11:31 am

foresta✹Illustrazione Davide Bonazzi

Aiuto! E’ una parola difficile da pronunciare. Eppure a volte è necessaria. Aiuto! E’ il tentativo di rompere il silenzio che ci avvolge, di contrastare la solitudine che ci spaventa. Aiuto! E’ il tentativo di trovare gli strumenti per comprendere la complessità del tempo che viviamo. Aiuto! E’, infine, la conferma di un’urgenza, del bisogno di una Politica che rispetti il significato profondo che di essa da Massimo Cacciari. “Cos’è fare politica, se non dire al tuo prossimo che non è solo?”

La scrittura a più mani del libro La Trento che vorrei è stato lo strumento per raccogliere idee, suscitare immagini e sollecitare reazioni. Partivamo dalla convinzione che periodicamente le città debbano riuscire a guardarsi, ascoltarsi e riflettere su sé stesse e – più in particolare – dalla sensazione che Trento fatichi in questo esercizio di continua analisi e riprogettazione. Per denunciare  questo deficit di generatività abbiamo scelto l’immagine del fiume Adige e del suo corso deviato e marginalizzato. Va riportato al centro, con il suo carico di energia e movimento. Per provarci sentiamo forte il bisogno di dare maggiore concretezza alle parole contenute nel libro. Crediamo vadano raccolte quelle, e altre, visioni e vadano messe in dialogo. Per farlo il nostro contributo al dibattito cittadino consiste nel mettere a disposizione – almeno per un pomeriggio, sperando non sia l’unico – un punto d’incontro e di confronto, certi del fatto che ciò che andiamo cercando, in Trentino come nel resto del Mondo, sono alleanze di corpi e menti capaci di immaginare l’inedito.  Leggi il seguito di questo post »

Una Politica in stile Kapla

In Ponti di vista on ottobre 31, 2019 at 8:06 am

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(pubblicato sul Corriere del Trentino, giovedì 31 ottobre 2019)

E’ un dato di fatto. Le elezioni che indicheranno il prossimo Sindaco di Trento si avvicinano senza la vitalità che ci si aspetterebbe da una scadenza così importante. Certo per fragilità dei partiti, ma parallelamente per il colpevole immobilismo della società civile trentina. Alla città servirebbe una scossa che liberi energie, incrini consuetudini, predisponga spazi. Servirebbe ricercare l’inedito più che affidarsi al conosciuto, al già visto. Non è un’invocazione al cambiamento per il cambiamento, ma la richiesta di interpretare adeguatamente l’urgenza di ri-definire il ruolo della Politica e con essa dell’essere Comunità.

Non volendo dare vita – per mancanza di spazio, necessità e probabilmente capacità – all’ennesimo soggetto politico che rivendica la propria carica innovativa e assoluta indispensabilità vale la pena fare i conti con la realtà. Perché il tempo stringe e – di settimana decisiva in settimana decisiva – arriverà il momento in cui ognuno sarà tenuto, se non per coraggio almeno perché costretto, a spiegare quale sarà la geografia politica che ci accompagnerà fino a maggio 2020 e quali saranno gli obiettivi che, in una proiezione temporale speriamo più lunga e ambiziosa, ci si vorrà dare per il governo della città capoluogo di Provincia e, contestualmente, del territorio che la circonda. Ci sveglieremo una mattina con il nome (a mio modo di vedere non decisivo, almeno in prima battuta) del candidato Sindaco e con la definizione dei contorni della sarà coalizione di centro-sinistra.

In attesa serve quindi praticare il pensiero laterale, lì dove la via maestra risulti ostruita. Non è un caso che negli ultimi giorni abbia letto con interesse un vecchio articolo di Giancarlo Sciascia, un editoriale di Mauro Magatti, un pensiero di Michele Kettmajer e l’ultima pubblicazione di Riccardo Mazzeo, trovando in essi più di un punto di contatto. A sperimentare l’idea di una Politica P2P (inclusiva e dialogica, aumentata e abilitante) ci invitava il primo, fin dal 2013. In tempi non sospetti. Leggi il seguito di questo post »

Si è fatto tardi…

In Ponti di vista, Supposte morali on ottobre 16, 2019 at 8:05 am
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(articolo pubblicato sul Corriere del Trentino, mercoledì 16 ottobre)

Si è fatto tardi. Se è vero che il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa, il secondo è adesso. Questa metafora vale per la Politica, trentina e non. Urgenza e curiosità dovrebbero guidare la sfida alla stasi, che opprime, e allo spaesamento, che blocca.

Sta cambiando il Mondo, imponendoci un non facile cambio di paradigma. Possiamo davvero credere che al mutare nervoso del sistema-Terra la città di Trento e il Trentino, attorno a lei, possano evitare di pensare e agire di conseguenza? Serve tracciare una rotta inedita, tenendo presente ciò che ci succede attorno.

C’è un filo rosso che unisce l’emergenza climatica e i movimenti che a essa si oppongono. Sono pezzi dello stesso scenario l’entrata in recessione della Germania, l’instabilità economica dell’Occidente e la guerra dei dazi. a livello internazionale. Si parlano la confusione del quadro politico italiano ed europeo, la debolezza dei corpi intermedi, la demagogica riduzione del numero dei parlamentari e il riemergere – certo confuso, ma interessante – della proposta di voto per i sedicenni. Fanno parte di un unico grande tema irrisolto l’accidentato percorso dello ius culturae e la non volontà di affrontare i flussi migratori fuori da una dinamica regolatoria e repressiva.

Non ci possiamo permettere di prolungare il surplace – come ciclisti che scrutano le mosse dell’avversario – confondendo l’equilibrio con l’immobilismo, la prudenza con l’ignavia. Ci sono momenti che richiedono scelte decise, salti di schema che agiscano da innesco per liberare energie oggi nascoste o sprecate, offrendo loro l’ipotesi di pensare e fare insieme, lo spazio per una rinnovata coralità generativa.
Questa suggestione – contenuta in maniera quasi prepolitica nella raccolta di scritti La Trento che vorrei – è stata avanzata più volte negli ultimi mesi, tentando di connettere il dentro e il fuori la Politica, auspicando un’utile e vitale alleanza. Per ora hanno prevalso le tattiche sotterranee, la diffidenza nei confronti della contaminazione, la difesa a oltranza delle identità.

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La circolare centralità di un tram per Trento

In Ponti di vista on ottobre 7, 2019 at 7:33 am

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Un tram per Trento (partendo dall’idea del Ring, copyright Campomarzio) è un’idea/progetto che può cambiare il volto e l’assetto della città per almeno tre motivi, tutti diversi – e tra loro complementari – rispetto al già di per sè fondamentale e urgente tema degli impatti ecologico/ambientali derivanti da una diversa organizzazione della mobilità. Basti pensare, per ridurre la questione a un solo dato simbolico, che sono circa 100.000 i mezzi – in grande maggioranza a uso privato e individuale – che ogni giorno penetrano e riempiono l’area che va da Mattarello a via Brennero, dalla collina est verso la Valsugana al Bus de Vela. Troppi. Su questi aspetti ci sono persone che da anni investono energie e pensiero. Da parte mia aggiungo tre sole riflessioni che la serata al Muse mi ha stimolato.

Uno. Finalmente viene accantonata l’idea di una città che si può espandere ulteriormente, portando la propria popolazione fini ai 150.000 abitanti. Si mette una cornice a Trento. Una definizione spaziale necessaria. Si offre un margine alla superficie urbana, disegnando una cerniera – fatta di binari, fermate e opere accessorie – che spiega come possano esistere confini capaci di unire e far dialogare e non dividere. Il tram mette ordine e impone una visione d’insieme delle traiettorie urbanistiche che la città intende darsi.

Due. Con la chiusura del cerchio del Ring – filosofia diversa e ai miei occhi più interessante, o almeno più adatta a Trento, rispetto alle linee metropolitane che dal centro città si muovono verso le periferie – si mettono a sistema le interconnessioni tra le varie parti della città. Il dentro e il fuori possono così meglio parlarsi, cominciare a capirsi. La collina e il fondovalle trovano un filo conduttore. Il nord e sud, attraverso un movimento circolare e non solo una linea retta, si riescono a toccare. Si ricompongono fratture dovute alla crescita scomposta della città. Si mettono le basi per nuovi legami. “Architettura è occuparsi di dare forma ai luoghi che abitiamo”. Con questo motto si apriva lo spazio espositivo di Alejandro Aravena alla Biennale di Architettura 2016 che molto attenzione dedicava alla dimensione sociale e politica dell’agire architettonico. Leggi il seguito di questo post »

Scossa. Blackout. Scintilla.

In Ponti di vista on ottobre 2, 2019 at 8:53 am

 

(testo pubblicato all’interno della raccolta La Trento che vorrei, pubblicata nel 2019 da Helvetia editore)
Venerdì 31 maggio 2019.

Ore 00.14
Tg regionale. Decine di migranti stanno costruendo un accampamento in Piazza S.Maria Maggiore. Nuova edizione del Festival dell’Economia. Tito Boeri contro i nazionalisti, usciti rafforzati dalle elezioni europee.

Ore 00.17
Linea notte. Non si riducono gli effetti dell’ondata di caldo. La soglia critica di consumo energetico è stata superata e l’autarchia di diversi Stati impedisce di approvvigionarsi oltre confine.

Ore 00.32
In casa si soffre. “Dovevamo comprare il condizionatore” dice lei. “Anche noi a far concerto?”, risponde lui. Cresce il ronzio metallico che proviene da fuori. La facciata del palazzo è punteggiata da decine di cubi bianchi. I motori al massimo. Gocce di condensa appese ai tubi di plastica cadono sul marciapiede illuminato a giorno. Il buio (il nero, il negro) spaventa. La luce tranquillizza, dicono, anche se acceca.

Ore 00.57
“Papà! Acquaaaaa…”. Una voce. E dietro un’altra: “Anche per me”. Lui si alza. Beve a canna. Riempie un bicchiere e lo porge alle due bimbe. Non dormirà più.

Ore 6.25
“Driiiiin!”

Ore 6.55 “Sveglia bimbe!”
Ore 6.57 “Sveglia bimbe! E’ tardi.”

Ore 7.00
Vestiti. Colazione. Faccia. Scarpe. Zaino. Tappe forzate. Moka e piastra a induzione. Due cellulari succhiano carica. Uno solo (quello di lei) a riceverla.

Ore 7.29
“Le scarpe da ginnastica! A mezzogiorno andate in montagna.” Bimbe oppositive per genitori che trattano i minuti come pepite d’oro. Leggi il seguito di questo post »

Un nuovo cammino possibile? Un movimento di comunità da attivare…

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 7, 2019 at 11:58 am

70411025_10157266147111011_5200539207373684736_nSe incontri lungo il sentiero un altro viandante chiedigli dove è diretto e non da dove proviene. Se sarai fortunato percorrerai un pezzo di strada con lui.

Si può sintetizzare così la crisi politica appena ricomposta. Va riconosciuto a PD, M5s e Leu il coraggio di concentrarsi su ciò che potrà essere (se lo si vorrà davvero…) piuttosto che su ciò che è stato. Il futuro che ha il sopravvento sul passato, che pure non si può cancellare. Due solo esempi. Da un lato la cultura ambientalista del Partito Democratico è tutt’altro che monolitica, scontando spesso l’attrazione nei per il cosiddetto “partito del PIL”, rivendicando con orgoglio la categoria – ambigua – del progressismo. Dall’altra la recente esperienza governativa del M5s e del Presidente Conte non si può slegare dalla deriva cattivista che ha trovato il suo principale interprete in Matteo Salvini. Le responsabilità sono di chi la proponeva senza vergogna così come di chi faceva poco, o nulla, per opporvisi.

Detto questo, in pochi giorni, siamo passati dal Governo del cambiamento, e tutto quello che ha rappresentato in termini di tensioni e polarizzazione, al Governo della svolta, accolto con aspettative che appaiono per molti versi eccessive. Aspettative che sono in parte conseguenza di una confusione che permette di virare nel breve volgere del Ferragosto dal rischio di un nuovo ventennio fascista all’imminente dispiegarsi sul territorio italiano di una rivoluzione verde accompagnata da un non meglio definito “nuovo Umanesimo”. Aspettative che, è qui che vuole arrivare questo mio ragionamento, si realizzeranno solo e soltanto se ci si renderà conto che la destinazione del nostro cammino dovrà essere – come mi è capitato di scrivere con Ugo Morelli qualche settimana fa – verso l’originario e l’inedito.

Una serie di indicatori ci dicono che siamo a un nuovo bivio della storia. Estinzione di massa o riprogettazione del Mondo, con in mezzo poche altre sfumature possibili. Siamo passati attraverso un terremoto – la prima scossa è stata la Grande Crisi del 2008 – che ha segnato la fine di una fase e avrebbe dovuto predisporci all’inizio di una nuova. Gramscianamente, mentre il nuovo fatica a emergere, i mostri e il caos nascono e crescono. Ciò che deve esserci chiaro è che dopo il terremoto non ci sarà più permesso di ricostruire la nostra casa nello stesso luogo e con la stessa forma. Leggi il seguito di questo post »

Se non lasciamo futuri saremo passati per niente

In Ponti di vista, Supposte morali on agosto 5, 2019 at 7:27 pm

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[sottotitolo] Consigli non richiesti per una nuova geografia e grammatica politica per Trento e il Trentino.

 

Sei vuoi andare veloce, corri da solo. 
Se vuoi andare lontano, corri insieme a qualcuno.

Scrivo questo testo da una posizione di marginalità. Da solo. Una solitudine che non credo solo mia. Senza grandi elettori da spendere nella contesa elettorale.

Quella che sottopongo è una riflessione che nasce dalla fragilità e dai dubbi più che dalla forza e dalle certezze. È un pensiero frutto di un numero sufficientemente ampio di conversazioni a più voci. E’ il depositato di inquietudine e curiosità derivante dall’osservazione dell’evoluzione politica e sociale del territorio che vivo.

Non è un appello per costruire nuovi movimenti o soggetti politici. Non è la rivendicazione di un ruolo in quegli organi – penso al tavolo coalizionale che già in queste settimane comincia il suo lavoro di confronto – che avranno il compito di tirare le somme delle riflessioni all’interno delle forze politiche che esprimono una propria visione e organizzazione.

Non rappresento nessuno se non me stesso e, forse sommariamente, qualche sentimento diffuso eppure latente di quelle comunità che negli ultimi anni sono rimaste (e in parte sono state fatte rimanere) ai margini della Politica e che con il loro agire quotidiano dentro il tessuto urbano della città hanno contribuito a rendere più vivace e stimolante il dibattito pubblico.
Non pretendo che ciò che qui scrivo venga interpretato come analisi senza limiti o mancanze. Non possiedo – e questo serve da conclusione di questa lunga ma necessaria introduzione – un metodo preconfezionato da mettere a disposizione. Non credo però in scorciatoie tattiche che possano bypassare un profondo esercizio di osservazione di ciò siamo stati e abbiamo fatto, un’adeguata riflessione su quali debbano essere gli strumenti e i linguaggi per riannodare i fili tra il sociale e il politico, una meticolosa e ambiziosa progettazione delle prossime azioni che una rigenerata comunità politica (fatta di partiti e individui, di movimenti e di associazioni, di quartieri e piazze) sappia immaginare e mettere a terra.

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Per sgonfiare i bombassi scegliere verità e Utopia

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 26, 2019 at 7:20 am

Troppo impegnati a guardarsi la punta dei piedi, pronti per sgambettare il proprio vicino. Incapaci di alzare lo sguardo oltre la quotidianità, rissosa e opportunista. Così Marco Revelli (su il Manifesto, lo scorso 21 luglio) descrive i leader – generalizzando, per farsi capire – di questa fase storica, dove “la grande trasformazione (economica, geopolitica, tecnologica, demografica) fa il suo giro” ma pochi, pochissimi, intendono farsi carico dei suoi effetti, tanto a livello globale quanto locale.

Bombassi li chiama Domenico Starnone, riferendosi a un sonetto di Tommaso Campanella. Poche righe che descrivono – con paurosa attualità, pur a distanza di secoli – il popolo come una forza potenziale che non si esprime perché tenuta in ostaggio dalle grida sguaiate e dalle promesse truffaldine dei bombassi stessi. Un’eccedenza inespressa che non riesce a rompere la subalternità al rancoroso menù che la politica le propone (ieri nei meandri della corte, oggi nelle timeline di Facebook e Twitter oltre che nel melmoso gorgoglio h24 dei talk show televisivi), tra nemici da additare e volgarità assortite cui dare sfoggio. I bombassi danno la stura. Forzando la mano, alzando i toni, non interrompendo mai il flusso di veleno che viene immesso nel sistema. Chi li segue (e per reazione pure chi si oppone loro, esercitando forza uguale e contraria) impara e replica, soffiando dentro una bolla – certo comunicativa, ma soprattutto sociale e culturale – la cui pressione ha ampiamente superato i limiti di guardia.

Potrebbe apparire un discorso teorico e laterale a questioni più concrete, eppure non possiamo evitare di affrontarlo come premessa allo stesso tempo di metodo e di merito. Compito primario di chiunque abbia a cuore la Politica è quello di sgonfiare la bolla dentro la quale (ci) siamo costretti, evitandone l’esplosione. Verità e Utopia sono i valori a cui si appella ancora Marco Revelli per riuscire in questo intento non banale. Leggi il seguito di questo post »