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Dalla nuova Europa di DiEM25 al bisogno di uno spazio politico locale ampio e accogliente.

In Ponti di vista on febbraio 21, 2019 at 10:29 am

ballerina

Ho un rapporto pessimo con l’incedere del tempo. Non credo di essere l’unico. Le giornate scivolano tra le dita. Lunedì e venerdì sembrano in alcuni momenti sfiorarsi. La quotidianità uccide i sogni e posticipa la messa a fuoco dell’intricata matassa che ha trovato spazio negli ultimi mesi su questo blog. Ecco allora una timeline degli avvenimenti – non pochi – degli ultimi giorni, premessa di una successiva riflessione.

a) Ho letto l’intervista rilasciata a Open da Lorenzo Marsili sul futuro di DiEM25. Ambiziosa e precisa. Sulla stessa lunghezza d’onda del percorso attivato negli Stati Uniti dai democratici.
b) Ho letto l’appello di Elly Schlein per la costruzione di un’alternativa credibile – e non solo oppositiva – alle forze nazionaliste, in vista delle elezioni Europee. Condivisibile. Ancora migliore la successiva su l’Espresso.
c) Ho cercato di capire – inutilmente – in cosa consista davvero la proposta di Carlo Calenda. Non ho seguito il ritorno sulle scene mediatiche di Matteo Renzi. Certo però, non hanno imparato [cit.].
d) Ho evitato qualsiasi tipo di discussione sul web su temi politici (caso Diciotti, ecc.). Non vale proprio la pena. Non è il posto giusto.
e) Ho organizzato in libreria un incontro per valutare la possibilità di contribuire alla costruzione di un collettivo di DiEM25 in Trentino. Ho capito che non bastano (da soli) nuovi contenitori. Dobbiamo osare di più, federando le differenze.
f) Ho partecipato alla presentazione – sempre in libreria – del libro di Thomas Fazi “Sovranità o barbarie” (edito Meltemi). E’ fondamentale mettere in discussione punti di vista diversi e lo continuerò a fare. Ne traggo che l’ipotesi del “sovranismo costituzionale” e dello Stato-nazione come unico luogo possibile per ri-applicare la democrazia non mi convince.
g) Ho letto in anteprima La Repubblica d’Europa (ed. Add, in uscita il 20 febbraio e con presentazione a due punti il prossimo 5 marzo) e ne scriverò a breve una recensione. La merita.
h) Ho gioito nel vedere qualche migliaio di studenti marciare per il clima a Bolzano dietro lo striscione “Vogliamo il nostro futuro”. Ecco un modo concreto per riaffermare la centralità della Politica.
i) Ho letto la prima bozza di programma di DiEM25. Una trentina di pagine fitte fitte che rappresentano la piattaforma più avanzata e condivisibile per proporre una visione dell’Europa (e del Mondo) adeguata al tempo che stiamo attraversando e al Futuro che siamo chiamati a costruire.
l) Ho aderito a DiEM25. Pur virtuale, si tratta della prima “tessera” della mia vita.

Fin qui la mia personalissima e recente esperienza. Ma cosa succederebbe se provassimo a incrociare la dimensione europea con quella della prossimità territoriale, tentando di allineare nel dibattito politico i diversi livelli che la realtà ci propone?

  1. Un Terzo Spazio per l’Europa. Una cornice coraggiosa e fondamentale. Il Parlamento europeo si formerà di nuovo attraverso consultazioni (e alleanze) su base nazionale e successiva definizione di gruppi parlamentari sovranazionali. I primi sondaggi ci dicono che cresceranno i nazionalisti – non serviva una rilevazione troppo precisa per averne conferma – e perderanno terreno i partiti tradizionali.

Le elezioni del prossimo maggio saranno comunque un passaggio importante. Fotograferanno lo stato del continente e offriranno utili indicazioni sul suo futuro. C’è da chiedersi a questo proposito se davvero la sfida si possa ridurre alla polarizzazione tra partiti nazionalisti che prospettano la disgregazione dell’Unione e un’alleanza europeista – da Emmanuel Macron a Carlo Calenda, da Guy Verhofstadt a Emma Bonino, da Alexis Tsipras ad Angela Merkel – che attorno al mantenimento dello status quo della stessa vorrebbe tracciare la propria linea difensiva di fronte alla tempesta montante?

E se invece ci fosse l’opportunità (o meglio, la necessità) di aprire un Terzo Spazio. Un’ipotesi tanto radicale nelle proposte da scompaginare le carte in tavola e tanto aperto e inclusivo da superare gli angusti confini della sinistra storica attraendo una molteplicità di sensibilità oggi prive di un riferimento politico progressista e popolare, ambientalista e innovatore, femminista e democratico?

Mi sembra di scorgere questa prospettiva, almeno in potenza, nell’esperienza di DiEM25 – con le sue declinazioni European Spring e Internazionale Progressista – che per forma organizzativa e contenuti ha scelto dalla nascita una dimensione transnazionale. Programma e metodo di lavoro rappresentano la cornice più avanzata che io abbia letto fino a ora per far fronte alle sfide che ci attendono.

Democratizzare le istituzioni europee, predisponendone la Costituzione. Statuto dei lavoratori a livello europeo così come il sistema educativo. Dividendo universale derivante dalla tassazione delle grandi ricchezze. Meccanismi per la job Garantee. Decarbonizzazione dell’economia per la riconversione verde. Piani per la solidarietà, lo sradicamento della povertà e l’abbattimento delle diseguaglianze. Eliminazione dei paradisi fiscali. Risanamento dell’Euro e riforma del Bilancio europeo. Sistema europeo di asilo e superamento della Fortezza Europa in tema d’immigrazione. Politica europea per i diritti e le libertà civili. E ancora strategie per la sovranità tecnologica.

Abbastanza per essere la bussola ben calibrata di una nuova fase europea ma non per mettersi al sicuro dalla polarizzazione secca di cui sopra e alle tattiche autoreferenziali che accompagnano qualsiasi scadenza elettorale. Ecco che allora dalla cornice serve muoversi per disegnare le derivazioni di un movimento politico che – resistendo alla forza centripeta dei cicli elettorali e pronto a farsi parte dei processi sociali che dal basso emergono e si muovono – garantisca connessione tra contesto europeo (da rivendicare come prioritario, decisivo), nazionale (non eludibile, fino a quando ne avremo bisogno) e locale, lì dove si realizza la ritessitura minima e materiale di comunità oggi sfarinate e confuse. Un Terzo Spazio multilivello – culturale, sociale e comunitario – come pre-condizione all’affermarsi di un nuovo modo di fare Politica.

2. L’Italia che sarà. Sentimenti da far depositare. Energie da federare attorno alla fiducia. L’Italia “che è” è un sistema di faglie in tensione. E’ un corpo trattato a elettroshock, attraversato in maniera scomposta da scosse sempre più potenti e ripetute. Un guazzabuglio di ansie e spaesamento che chi governa non sembra interessato a guidare verso condizioni di maggiore serenità ed equilibrio, preferendo beneficiare subito dei dividendi immediati di dinamiche di consenso dacaratteri gassosi e mobili, sull’onda di quotidiane ondate emotive.

Non è detto – c’è da augurarselo e da impegnarsi in tale direzione – che l’Italia “che sarà” conservi questa stessa forma. Potrebbe essere peggio se ci si limitasse ad attendere l’esplosione della bolla di rancore che continua (dolosamente) a essere alimentata. Potrebbe cambiare invece se, come ci ricorda Franco Arminio – non a caso un poeta del territorio – sapremo prenderci cura del tempo che viviamo, introducendo nel sistema fiducia e desiderio al posto di paura e rinserramento. 

Estote parati, quindi. Una volta che si spegnerà la candela, e si spegnerà, della classe politica che oggi imperversa – rumorosa e ingombrante – serviranno centinaia di lucciole in rappresentanza di un modo diverso di intendere lo stare al mondo. Particolarità che sappiano federarsi, in nome di alleanza non scontate e basate sull’incontro di diversità, per coltivare insieme il sogno e il cantiere di una traiettoria inedita di futuro. Queste lucciole farebbero bene fin d’ora a incontrarsi, riconoscersi, parlarsi e mettersi alla prova in forme totalmente nuove di aggregazione.

“Dovremo contendercela (e ricucirla, aggiungo io) casa per casa”, prosegue Arminio riferendosi all’Italia contemporanea. E’ a questo fine che la visione – che io ritrovo nelle pagine programmatiche di DiEM25 ma che nessuno, da solo, ha sufficiente forza per mettere a sistema – deve trovare modulazione territoriale, innesco di prossimità, capacità di atterrare e vivere nei luoghi.

3. Sperimentare nel Trentino post-trauma 21 ottobre” un movimento che attraversa le suppletive e le comunali dentro un orizzonte europeo. Il Trentino ha subìto una scossa che ha stordito tutti, anche a causa del difettoso funzionamento dei salvavita culturali e sociali su cui si pensava di poter far affidamento dopo un lungo periodo di continuità amministrativa. A distanza di mesi i danni sono ancora sul campo.

Manca ancora una proposta che si dedichi a “perdere tempo” e occupare spazi dedicati alla ricomposizione dei frammenti sociali che pure sono attivi e alla loro generativa messa in relazione. Il nuovo numero di Jacobin Italia – in libreria da oggi – è dedicato alla forma aggregativa e conflittuale dello sciopero. Un suggerimento che va oltre la rivisitazione nostalgica della pratica dell’interruzione dell’attività lavorativa ma la propone come ipotesi di ri-aggregazione ariosa del sociale attorno ad alcune tematiche simbolo, capaci di coagulare allo stesso tempo condivisione valoriale e proposta operativa. Come non rifletterne in vista degli appuntamenti dell’8 marzo (mobilitazione globale femminista) e del 15 marzo (sciopero globale per il clima) e più in generale di fronte a un crescente bisogno di ritrovarsi dentro contesti ampi di idealità e di pratiche concrete (il già citato Terzo Spazio?) che nessun soggetto organizzato tradizionale può – per fortuna – circoscrivere e fare proprio perchè frutto di una complessità irrisolvibile nella dinamica identità/organizzazione/consenso. C’è di più.

A questo proposito manca una complementare idea di tenere insieme le prossime scadenze elettorali (Europee, suppletive su due collegi e amministrative 2020) non solo perchè incidentalmente piazzate una dopo l’altra sul calendario ma dentro un’unica grande prospettiva politica che le colleghi perchè impossibili da affrontare separatamente. Il Trentino potrebbe essere luogo di sperimentazione di una pratica di movimento che – per la sua costitutiva fluidità e imprevedibilità – non accetta confini definiti (quelli della precedente coalizione di centro-sinistra? quelli di un accordo elettorale anti-leghista? quelli della sommatoria di briciole di sinistra dura e pura?) ma li ridefinisce giorno dopo giorno partendo da una serie di sfide realmente ambiziose e dalla messa alla prova della Politica del quotidiano, nello spazio pubblico e nelle relazioni interpersonali.

Mettendo in comunicazione reale amministrazione dei contesti urbani (in particolare le città di Trento e Rovereto), area provinciale – la comunità autonoma del Trentino – e proiezione europea. Non affrontandole volta per volta con proposte e strumenti differenziati ma scommettendo sull’interconnessione e il dialogo tra di esse. 

Questa sperimentazione – che qui propongo in forma sintetica e che dovrebbe trovare discussione articolata e collettiva – può sbocciare solo se soggetti organizzati (mi rendo conto per loro sia più difficile, ma credo non abbiano scelta) e cittadine/i faranno prevalere la curiosità per il percorso da intraprendere alla gelosia per le provenienze di ognuno, la meraviglia per i risultati possibili della collaborazione a qualsiasi scorciatoia che creda di possedere la formula (e magari il candidato) pronta.

“Là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva” ha iniziato Bernie Sanders sciogliendo le riserve rispetto alla propria candidatura alle primarie per le elezioni americane del 2020.

E’ li che – curiosamente e coraggiosamente – bisogna stare.

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