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1_caffè

In Covid_19_appunti on marzo 19, 2020 at 5:11 pm


Sbadiglio. Non è il primo. Sono le otto e trenta del mattino

Quattro o cinque al giorno. A volte sei o sette. Esagerato.
Venti o venticinque a settimana. Un investimento.

A cui sommarne almeno uno al mattino, da moka , aspettando di uscire di casa.

Non ci siete più in questi giorni. Mi mancate tanto. Non ero pronto.
 
Mezza bustina di zucchero. Due o tre grammi per volta.
Troppi evidentemente. Sommati sai che botta alla glicemia.
Moltiplicati per almeno quindici anni, gli ultimi. Veleno puro.
Un’assicurazione sulla morte. Dolce però.

Sbadiglio. Doppio sbadiglio.

 

Se qualcuno seguisse i miei spostamenti… Ma chi dovrebbe seguirmi? E perchè?
A volte ci ho pensato davvero. Paranoico. Sicuramente sono geo-localizzato, come ognuno di noi.
L’uomo o la donna che mi sta alle calcagna (o l’algoritmo – l’algoritmo è maschio o femmina? – che monitora i miei spostamenti) si chiederà perché due o tre volte ogni mattina mi fermo in bar diversi della città, mi avvicino al bancone e chiedo sempre la stessa cosa.
Caffè liscio. Bicchiere d’acqua? No, grazie.
E’ un segnale? Chi sta aspettando? Non dovrà tornare in libreria?Che poi – a Trento – il caffè buono si fatica a trovarlo.

E’ un rito, ovviamente, prima che un bisogno fisico della dose di caffeina contenuta in quel liquido caldo e nero. E’ alzare la tazzina fermandosi, meglio se in compagnia per una parola da scambiare. La mattina presto con la mazzetta dei giornali (o come ne sento la mancanza in queste settimane), prima di pranzo perchè le pause sono un diritto (Art.1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla pausa caffè), dopo pranzo perchè è obbligatorio…fino al dopo cena – corretto, grazie! -, perchè “comunque mi addormento come se niente fosse”. Un rito che troverebbe la sua apoteosi se fossero più di due o tre – i soliti, li conoscete… – i luoghi dove si possa dire di trovare un caffè di qualità.

Sbadiglio multiplo. Mannoni reagisci, provaci.

Da una decina di giorni ho dovuto abbandonare questa mia insalubre – ma deliziosa – abitudine. I bar tutti chiusi. I tentativi casalinghi di compensare inutili. Le palpebre più pesanti del solito, soprattutto di sera quando la casa – invasa dei suoni, fragorosi, delle due belve minorenni attive dalle prime luci dell’alba – prova a farsi invadere dal silenzio che sta fuori, per strada, in tutta la città. E’ a quel punto che vengono meno le ultime forze. Quando potrei leggere. Quando vorrei scrivere. Quando finisco sul divano – nella più nazionalpopolare delle occupazioni casalinghe – ad accendere la televisione e, attorno a mezzanotte, mi abbandono a Linea Notte e ai commenti sulla giornata politica, di questi tempi sonorizzata perennemente fuori sincro e con l’audio mal fermo dei collegamenti Skype. Non può essere certo Mannoni (che pure adoro e ringrazio per la compagnia che da anni mi offre notte dopo notte, con garbo e costanza) a risolvere la situazione, restituendomi energie e lucidità.

Buonanotte.

p.s. | Un giorno vieteremo per legge che una tazza di caffè costi più di 1 Euro (meglio 80 cents) e ce ne offriremo a vicenda a ogni angolo di strada a ogni ora del giorno e della notte. 

 

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