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La comunità è Politica. Eccedenza e interazioni.

In Ponti di vista on giugno 13, 2020 at 11:19 am

ciliegieSento spesso parlare di ritorno alla normalità.
Mi viene in mente un racconto zen letto su “Il Dito e la Luna” di Jodorowsky:
“Maestro che cosa è costante?”
“Ciò che è incostante.”
“Perché ciò che è costante è incostante?
“La vita, la vita!”

da Guida all’esplorazione collettiva dei futuri per modificare il presente (di Daniele Bucci)

Daniele Bucci ci introduce alla Specollettività (per me una meravigliosa e imprevista scoperta) spiegando la sua idea di design applicato al tentativo di costruire soggettività di massa. Comunità operose, pensanti e…politiche.
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“Non è possibile fare previsioni accurate e attendibili in contesti così sproporzionatamente complessi. Spesso i nostri sensi umani non possono nemmeno percepire gli iperoggetti che ci circondano. I futuri sono tanti in questo momento, i ritardi di feedback non ci mostrano tutti i segnali analizzabili per poter capire quale sarà Il Futuro. Ciò che possiamo fare, come il buon bricoleur di Lévi-Strauss è utilizzare quello di cui disponiamo, immaginazione, punti di vista differenti, una rete che ci connette, strumenti di creazione condivisi, creative commons.”

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Non esistiamo da soli. Come essere umani troviamo nostra piena (e non definitiva) forma nella relazione con l’altro, con gli altri. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere, per essere riconosciuti e – soprattutto – per attraversare in pienezza la nostra esistenza.
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Le sfide di questo tempo (la crisi ambientale e la transizione ecologica, la trasformazione radicale di un modello economico ingiusto, la lotta alle diseguaglianze, l’adattamento alle evoluzioni tecnologiche, una migliore relazione e ibridazione fra differenze) non possono che essere affrontate attraverso un impegno collettiva.
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La comunità è Politica. Lo è non solo come somma matematica delle sue componenti (di singoli e forme organizzate) ma in quanto rappresentazione in continua mutazione delle spinte e dei conflitti, dei patti e delle collaborazioni, degli incroci e degli scontri che si attivano tra loro.
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La comunità non è cosa altra rispetto alla Politica (istituzioni, partiti, movimenti, assemblee, idealità e rivendicazioni, proteste e proposte) ma ne è premessa insostituibile. Ne è primo ingrediente e decisivo lievito. Unisce in sè ruolo di ideazione, progetto e costruzione oltre a quello, non secondario, di controllo.
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La comunità non è naturale – sono nato in una c. – ma culturale e sociale – mi sento parte di una c., contribuisco a rendere coesa la mia c. – e non è un luogo idilliaco, neutro, docile. Richard Sennett nella sua trilogia L’uomo artigiano, Fare insieme, Costruire e abitare (tutti per Feltrinelli editore) si occupa di come imparare e mantenere attiva la vocazione collaborativa, di come abilitarla. La comunità si allena ogni giorno nelle pratiche della cittadinanza.
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La sensazione che mi porto fuori dalla fase più acuta della pandemia del Covid19 è che Trento possieda una sua specifica – e non scontata – eccedenza comunitaria, di uomini e donne in carne e ossa (presenti
e curiosi) e delle loro energie, capacità e desideri. Centinaia di volontari impegnati, alcuni per la prima volta, nella cura dei margini della città. Le piazze piene (di mondi diversi e interessanti) contro il razzismo e a richiedere un modo diverso e migliore di stare insieme. Coalizioni di realtà creative e vitali che si occupano di cibo, agricoltura e sostenibilità, poesia, musica e teatro, socialità e benessere.
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Il capitale sociale va conservato, alimentato e accompagnato nel suo sviluppo. Ne vanno favorite le interazioni, stimolando la capacità di fare insieme, l’intenzione di costruire senso comune.
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: Mi piacerebbe si lavorasse per una riforma delle Circoscrizioni (magari correggendone anche i confini) riconoscendo loro su una serie di argomenti – salute e benessere, cura e welfare di prossimità, creatività e cultura, ascolto e partecipazione – un ruolo privilegiato, un primato. Perché è nella vicinanza che si ricostruisce la fiducia, che si leggono con più precisione le questioni, che si mobilitano i cittadini e le cittadine. Perché è nell’allestimento dell’infrastruttura partecipativa di prossimità che si costruiscono le basi per un migliore funzionamento democratico.
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: Mi piacerebbe che si potesse implementare il lavoro dell’Ufficio Beni Comuni del Comune di Trento sull’esempio della Fondazione Immaginazione Urbana del Comune di Bologna, un esperimento (ormai solida realtà…) di animazione e progettazione dello spazio urbano e dei luoghi di socialità cittadina, partendo dalle esigenze e dai talenti del territorio. Non invadendo il campo delle attività dei quartieri ma accompagnando i processi e le tendenza presenti, facilitandone l’emersione e ampliandone gli effetti. Facendo fiorire la comunità.
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: Mi piacerebbe ci occupassimo tutti insieme – non solo nell’avvicinamento alla prossima scadenza elettorale – del futuro della Federazione delle Cooperazione Trentina, riconoscendo al suo interno (non come istituzione formale ma come tratto di un dna cooperativo da riscoprire) un potenziale ancora inespresso, o in parte rimosso, in una serie di temi fondamentali: lavoro, agricoltura e ambiente, commercio di vicinato e coesione sociale, marginalità e reinserimento, ricerca e innovazione. Negli ultimi anni abbiamo conosciuto una crisi profonda del sistema frutto dell’intuizione di Don Guetti di cui ricorre quest’anno il 130° anniversario. Siamo di fronte a un bivio che ci permette di scegliere tra una ritrovata, e rinnovata, visione mutualistica oppure alla sua definita e dolorosa perdita. Dovrebbe essere anche in questo caso la comunità a farsi carico del dibattito e della decisione.
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: Mi piacerebbe che anche nella contesa elettorale in arrivo (solo nel centro-sinistra si presentano sette liste per più di 200 candidati e candidate) ci si potesse sentire comunità politica, sfidante e pronta a condividere pezzi significativi di percorso in nome di un più alto e ambizioso bene comune. Il cambio d’epoca che viviamo non può essere affrontato con gli strumenti del passato, con le tattiche identitarie e con le logiche gruppettare. Serve sognare, progettare e agire avendo il coraggio di mescolare il proprio sguardo con quello degli altri, non avendo paura di ibridarsi e di compromettersi, di rendersi aperti al confronto e alla scoperta, disponibili ai cambi di rotta e non al riparo dagli errori.
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….. In questi giorni finalmente torna disponibile per Edizioni di Comunità Politiche del quotidiano, di Ezio Manzini. Qui potete leggere una sua lectio magistralis tenuta all’interno di  Milano Digital Week.

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