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Le culture da rimettere al centro delle nostre vite

In Ponti di vista on novembre 30, 2020 at 10:30 am

E’ inutile nasconderselo.

La situazione che stiamo vivendo dalla fine dell’inverno scorso in relazione alla pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini. Nelle prossime settimane, ormai è chiaro, vivremo un periodo natalizio diverso. Sarà caratterizzato dalla distanza da mantenere e dalla limitata possibilità di godere delle relazioni con i nostri cari e – parallelamente – con il resto delle nostre comunità.

La socialità è la grande esclusa di questo strano – e ormai troppo lungo – periodo pandemico. Farne a meno o viverla con moderazione è uno dei moniti ripetuti in questi ultimi difficili mesi.

Rinunciare al superfluo, si è detto. 
Ma come si divide l’essenziale da ciò che non lo è? 

La musica, il teatro, la letteratura, lo stare insieme non sono “in più” di cui fare a meno facilmente, senza modificare le vite di ognuno.

Ricorderemo questo 2020, dominato dalla presenza di un virus particolarmente malevolo, per l’interruzione di quasi ogni forma di attività culturale. Dai cinema ai teatri, dai concerti ai festival, dalle presentazioni di libri alle feste di quartiere. Un’interruzione forzata che significa allo stesso tempo la riduzione delle vitalità cittadina, una perdita secca di posti di lavoro nei mondi della creatività e della produzione artistica (già in precedenza spesso precari o scarsamente remunerati), un pericoloso impoverimento dei contesti formativi, educativi e relazionali.

Ci siamo attrezzati per trovare strategie alternative, sfruttando le opportunità della tecnologia, per rendere possibile – almeno virtualmente – l’accesso a produzioni culturali che altrimenti sarebbero state cancellate.

Perse. 

La piattaforma web www.retroscena.org (realizzata in collaborazione con i comuni di Rovereto, Lavis e Pergine) si muove in questa direzione e rimarrà strumento utile per l’incerto inverno che ci attende. Per arrivare a primavera e per avere un appoggio sicuro e condiviso per ciò che verrà prodotto senza pubblico in sala nei prossimi mesi.

La Commissione che mi trovo a guidare (e così l’intera amministrazione comunale) avrà però anche il compito di guardare oltre l’emergenza.

Di costruire le condizioni per una ripartenza – auspicando il successo della ricerca vaccinale in corso – che faccia i conti con le specificità e fragilità dell’ecosistema culturale trentino e aiuti a descriverne le caratteristiche per il futuro. 

Tre sono i macrotemi che ci proponiamo di affrontare, aprendo a un coinvolgimento costante e qualificato di cittadini e cittadine.

______La cultura come “grammatica della società” e costruzione di comunità educante
A questo ruolo di coesione sociale – componente non secondaria del benessere di cittadini e cittadine, vero e proprio strumento di welfare – hanno fatto riferimento Paolo Venturi e Pier Luigi Sacco in un loro recente dialogo. Investire in educazione e cultura significa recuperare la centralità del legame comunitario, intervenire sulle diseguaglianze, elaborare politiche per la pianificazione tanto dell’intervento pubblico quanto della valorizzazione delle esperienze del privato.
Significa inoltre riflettere su tempi e linguaggi della città e dei suoi abitanti. Scuola, università, centri di ricerca, musei e biblioteche, festival e soggetti della produzione culturale devono collaborare – ibridandosi – per dare vita a un ecosistema culturale vivace e curioso, innovativo e diffuso sul territorio.
Si supera così la riduzione ad intrattenimento dell’offerta culturale e si riconosce in essa un’asse fondamentale per lo sviluppo individuale e collettivo, per l’inclusione sociale e democratica, per l’innovazione e la partecipazione.

Link: Cultura come grammatica della ripartenza.

_____La cultura come strumento per la rigenerazione urbana
Dalla precedente consiliatura ereditiamo un progetto di grandi dimensioni destinato a modificare gli equilibri cittadini della cultura e non solo. Si tratta della riqualificazione della struttura dell’ex Santa Chiara. Il professor Pierluigi Sacco – su mandato e in sinergia con l’assessore Corrado Bungaro e la Giunta uscente – ha curato negli ultimi due anni la stesura di un piano di utilizzo degli spazi della ex Facoltà, mentre un progetto rivolto soprattutto alle politiche giovanili e all’urbanistica è stato presentato nei mesi corsi con particolare riferimento all’ex Mensa. 

La cultura rigenera in questa maniera lo spazio urbano, cambiandone il volto. Se il nuovo Centro Santa Chiara sarà luogo baricentrico della cultura trentina ne beneficerà l’intera città, perche l’occasione che abbiamo è da un lato quella di ridefinire un brano importante e centrale di Trento e dall’altro di lavorare sulla costruzione e il rafforzamento della rete culturale e sociale dell’intera comunità, dalle circoscrizioni del fondo valle fino ai sobborghi. 

Non dovrà concentrare su di sè tutte le risorse e le energie ma agire da moltiplicatore delle opportunità e facilitatore di relazione tra i tanti e diversi che animano la vita culturale cittadina, migliorandone i rapporti e favorendone l’emersione. Non è da escludere – ma anzi da auspicare – che un tale intervento si connetta con un diverso modo di immaginare la mobilità (un percorso ciclabile dedicato potrebbe unire i luoghi della cultura e della creatività) e addirittura la formazione permanente, lì dove spazi ibridi d’incontro – parchi, piazze, teatri, centri culturale ecc. – potrebbe entrare in migliore rapporto con le istituzioni scolastiche, universitarie e di ricerca determinando un reciproco vantaggio e un impatto positivo per l’intera cittadinanza.

Link: 11 proposte per i nuovi centri culturali

______La cultura come impresa, lavoro e leva economica
Dietro ogni spettacolo teatrale stanno una molteplicità di professionalità. Così come alla base di una produzione cinematografica, di un’impresa editoriale, di un concerto, di una mostra, di un’esperienza artigiana o di una compagnia di arti performative. E’ ormai riconosciuto il valore economico e lavorativo prodotto dal mondo culturale e compito di un’amministrazione comunale è anche quello di legittimare e accompagnare le traiettorie imprenditoriali che vogliono confermare l’idea rivoluzionaria che “con la cultura si mangia”. 
Negli ultimi anni si è agito sulle linee di finanziamento tentando di rompere la divisione netta tra no-profit e profit (accogliendo finalmente anche il secondo) e quindi agevolare l’offerta culturale, richiedendo a essa migliore capacità ideativa e progettuale. 
Da qualche tempo – ultima a parlarne è stata nei giorni scorsi Giovanna Melandri, presidentessa del Maxxi – si propone anche di agevolare e incentivare la componente dei consumi culturali, magari rendendoli deducibili dalle tasse, così come già avviene con le spese mediche.
Significherebbe porli al centro delle nostre esistenze, come beni essenziali e di cura. Significherebbe ampliarne l’efficacia e la distribuzione, allargarne un mercato che non può e non deve essere di nicchia ma aperto e popolare.

Link: Rendiamo deducibili i consumi culturali

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Per chi volesse portare il proprio contributo, sottoporre un progetto, partecipare ai lavori della commissione o semplicemente rimanere aggiornato su di essi ecco la mia e.mail: f.zappini@gmail.com.

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