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Il sistema città, nasce qui il grande patto

In Ponti di vista on gennaio 2, 2021 at 6:47 am

Nell’introdurre la relazione al Bilancio e al DUP 2021-2023 il Sindaco Franco Ianeselli ha rivolto ai cittadini e alle cittadine di Trento parole di grande onestà.

Ha parlato apertamente di un “bilancio di rinuncia”. Perchè la pandemia da Covid ha scombinato i tempi d’insediamento della sua Giunta, reso incerte le dinamiche economiche e finanziarie, irrigidito gli spazi della sperimentazione. La priorità era quella di conservare operatività amministrativa di fronte ad “un’alta marea che – al contrario di quanto si pensava negli anni Sessanta – solleva pochissimi e rischia di sommergere i più” e dare sufficiente solidità alle basi che serviranno nei prossimi mesi a determinare scelte decisive per il presente e il futuro della città.

Il Sindaco ha deciso di usare una citazione di Mauro Magatti, sulla ripartenza a seguito del secondo conflitto mondiale, per descrivere il bivio di fronte a cui ci troviamo. Io dello stesso autore ne preferisco un’altra, a mio modo di vedere più calzante a questo tempo inedito.

“Il concetto di resilienza è una traduzione attiva del trauma. Siamo resilienti non solo se siamo capaci di assorbire lo shock ma se, nel momento in cui assorbiamo lo shock, rispondiamo alla provocazione della realtà cambiando alcuni modi di fare, di essere, di ragionare, di operare che erano forse consone alla realtà precedente, ma dopo il cambiamento non lo sono più.

E’ proprio del cambiamento che ci dobbiamo occupare. Sarà il compito di quello che è stato definito “cantiere delle idee”. Lo immagino non solo come luogo per la conversazione e il dialogo ma come occasione per alzare l’asticella della progettazione, lì dove progettare non ha solo una valenza tecnica ma significa proiettare (meglio se in forma collettiva e condivisa) una visione di ciò che la città potrebbe essere.

James Baldwin, scrittore e attivista per i diritti civili, poneva così la questione: “Non tutto ciò che viene affrontato può essere cambiato, ma niente può essere cambiato finché non viene affrontato.”

E’ in questa fase di elaborazione e coinvolgimento che – a mio modo di vedere – Futura dovrebbe portare un suo contributo specifico, così come indicato un paio di mesi fa da Luca Malossini, a seguito delle tensioni che la hanno attraversata. Non tanto per tenere la barra a sinistra della coalizione cittadina quanto per attivare, orientare e stimolare coraggio e generosità, creatività e curiosità dell’intera comunità, riconoscendone e valorizzandone il capitale sociale.

In Africa chiamano questa attitudine Ubuntu.

Per elogiare qualcuno, noi diciamo <Yu, u nobunto>; lui o lei hanno ubuntu. Ciò significa che questa persona è generosa, ospitale, amichevole, premurosa e compassionevole. Una persona che condivide ciò che ha. Significa anche che la mia umanità è coinvolta e intrinsecabilmente legata a quella di quella persona. Apparteniamo ad un insieme di vita. Diciamo: <una persona è tale attraverso le altre persone>. Sono umano perchè faccio parte di qualcosa, partecipo, condivido.”

Dalla convinzione del dover procedere cooperando dobbiamo partire, ricordando le parole di Kurt Vonnegut che suggeriva ad ognuno di occuparsi con costanza di 80 ettari (più o meno le dimensioni del proprio quartiere, della propria circoscrizione nel caso di Trento) per fare il bene del Mondo intero.

Abbiamo bisogno quindi di offrire sostegno e chiedere aiuto alla molteplicità (virtù che Italo Calvino inserì nelle sue Lezioni americane) del “sistema città” che richiama il Sindaco Ianeselli. Dalle reti civiche e imprenditoriali fino all’università e ai centri di ricerca, rendendoli protagonisti di quei processi culturali, sociali e politici che finiscono dentro il dimenticato capitolo delle “politiche pubbliche”.

Le principali priorità su cui intervenire? Eccone tre, tra le altre.

Cura e welfare di prossimità.
Transizione ecologica e città dei dieci minuti.
Cultura e comunità educante.

1_Abbiamo avuto conferma nelle settimane scorse di come la collaborazione tra realtà cittadine (accompagnate e messe in rete dall’azione politica e amministrativa) possa favorire la risoluzione di problemi contingenti – trovare diverse decine di posti letti in tempi relativamente brevi per accogliere le persone senza dimora – e creare le condizioni per mettere a terra soluzioni non solo emergenziali. Un esempio concreto: perchè non ristrutturare l’ex Ostello di via Manzoni dentro una triangolazione pubblico/privato/terzo settore con l’obiettivo di iniziare a sistematizzare la filiera dell’abitare, dalla bassissima soglia fino all’autonomia di singoli e gruppi famigliari?

2_Allo stesso modo si potrebbe agire sulla strategia ecologica della città, identificando un tempo credibile per la “neutralità climatica” (il 2050 come da orientamento dell’Unione Europea?) e orientando in quell’orizzonte ogni intervento che si occupi di acqua e di suolo, di commercio e di agricoltura, di rifiuti e di innovazione, di mobilità e di edilizia, di energia e di turismo.

3_La sostenibilità deve essere la traiettoria privilegiata anche in campo culturale. In relazione al lavoro da tutelare e creare, ai luoghi da connettere, alle opportunità e ai finanziamenti da moltiplicare. Ma in particolare nel valutare gli impatti prodotti sulle condizioni di vita di cittadini e cittadine, siano essi giovani o anziani, autoctoni o nuovi abitanti. Dopo mesi di socialità negata o mediata attraverso un collegamento Zoom la prossima primavera/estate può essere l’occasione di un grande progetto per la cultura diffusa e inclusiva (il Festival itinerante dei quartieri e dei sobborghi?) che riporti la relazione e l’incontro negli spazi pubblici della città.

Se davvero crediamo che “nessun cambiamento può avvenire se non partendo dal basso” – come da citazione di Piero Gobetti portata in aula consiliare dal Sindaco – è bene che da lì, dai luoghi e dalle relazioni, muoviamo insieme il primo passo nelle prossime settimane, iniziando nel migliore dei modi il 2021.

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