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Un percorso comune per la comunità di destino del Trentino

In Ponti di vista on aprile 14, 2022 at 7:50 am

Ogni occasione di confronto e di contaminazione è per quanto ci riguarda la benvenuta. Lo è stata anche il congresso del PATT a Sant’Orsola di Pergine, espressione di una comunità vitale, con una base solida, fatta di appartenenza e militanza sincera. Il nostro ascolto è stato attento, curioso e l’interlocuzione che ci proponiamo vuole essere esigente, non scontata.

Facciamo nostro – perché lo condividiamo nella sua chiarezza – il titolo della tesi congressuale di Simone Marchiori e Roberta Bergamo. È il tempo delle scelte.

Tutte le questioni prioritarie sono emerse, visibili. Sono temi che riguardano lo stravolgimento degli equilibri che hanno fin qui caratterizzato il sistema Mondo dentro cui anche il Trentino, non piccolo e solo ma aperto e interconnesso – “cerniera” tra mondi e culture – si inserisce.

Prioritario è immaginare un diverso modello di sviluppo, basato su un’inedita idea di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Dobbiamo agire per ridurre le diseguaglianze esistenti (materiali e di opportunità, di genere e generazionali, territoriali e di accesso ai servizi) perché è nel garantire dignità e sicurezza sociale a cittadini e cittadine che si rinsalda il patto di convivenza. Uguaglianza, solidarietà, accoglienza, mutualismo sono parole di un vocabolario comune. Redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale sono valori a cui far riferimento e stelle polari dell’azione politica di chiunque intenda rinsaldare le maglie sociali del territorio che vive e amministra, “per distinguerci in meglio e non omologarci al peggio”. Lo ha ricordato, con un intervento appassionato il presidente emerito del partito Luigi Panizza.

Alle scelte discriminatorie della giunta leghista in carica si sono unite politiche incapaci di sostenere il peso delle crisi in atto. Politiche che si legano a un passato che ci ha visti meno attenti ma che la pandemia, non ancora superata, ha rimesso davanti al centro della scena. Ecco, allora, che l’attenzione alla cura e alla salute, ai bisogni materiali e alla capacità delle comunità di tenere assieme legami, amicizie, vicinanza, relazioni devono essere al centro del nostro lavoro. 

Basi solide per il Trentino di domani che, non solo per le prossime elezioni ma i prossimi decenni, devono trovare fondamento nell’esercizio concreto e cooperativo dell’Autonomia.

La cooperazione è anche caratteristica di un’idea di democrazia che si esprime nella prossimità, riconoscendo le specificità dei territori. Ecco allora che sono la montagna e l’ecosistema alpino gli spazi privilegiati per individuare piste di lavoro su cui metterci alla prova. Spazi che vivono dell’interconnessione tra contesti urbani e forestali, tra pascoli e comunità rurali. In questo, la gestione delle acque e delle foreste, il recupero e la valorizzazione del paradigma agricolo, la trasformazione di quello turistico, il rafforzamento e la specificazione del percorsi della formazione e della cultura, dell’università e della ricerca non sono argomenti “specialistiche” ma riguardano il ripensamento del funzionamento del sistema Trentino.

Siamo a un punto di svolta della storia autonomistica, intesa come strumento di coesione comunitaria e di autogoverno di quello che è a tutti gli effetti un piccolo Stato, per competenze e risorse, per opportunità e complessità, per storia scritta e storia da scrivere.

A tal proposito vanno rivisti e attualizzati il rapporto con l’Europa (non altra da sé, ma parte di sé) e con lo Stato italiano, negli ultimi anni via via più centralista; con la Regione e con le comunità di valle, oggi svuotate e abbandonate; con i Comuni, compartecipi della nostra Autonomia e non meri esecutori di un volere centralizzante. Lati e livelli diversi di una stessa grande sfida per un rinnovato sistema di governo che coniuga al meglio particolarità del locale e interconnessioni con il globale, la territorialità con l’approccio cosmopolita al Mondo.

“Pensare fuori dallo schema” recita il titolo del congresso 2022 del Patt e di nuovo non possiamo che trovarci d’accordo. Non possiamo rifarci a nostalgie (ciò che è stato non tornerà) e nemmeno possiamo pensare che basti percorrere strade già battute per muoverci in terreni per molti versi inesplorati.

Abbiamo bisogno di una comunità larga, molteplice, non priva di fratture e ombre che deve tornare a interrogarsi sul senso profondo del proprio stare e fare insieme. Abbiamo bisogno parallelamente di un progetto politico culturale e sociale cui dare testa, cuore e gambe e per farlo serve costante confronto, rinnovata capacità inclusiva, desideri comune di andare oltre le appartenenze e le identità. C’è infine l’urgenza di ricondividere le motivazioni e la prospettiva del pensiero e delle pratiche dell’Autonomia, dell’ autogoverno e della sussidiarietà che significano coinvolgimento e presidio, partecipazione e relazione, responsabilità e ambizione. Una matrice autonomistica che – patrimonio collettivo e diffuso, bene comune e non proprietà di qualcuno  – oltre al riconoscimento della comunità delle origini si faccia promotrice della costruzione di una comunità di destino vitale, coinvolta e consapevole, orientata al futuro e alla sua costruzione.

Vorremmo però andare oltre i buoni propositi e alle parole di circostanza.

Nel 2023, a distanza di pochi mesi, ci troveremo ad affrontare la scadenza delle elezioni politiche e quella delle elezioni provinciali. Serve attivarsi subito: i segnali in questo senso arrivano da tanti soggetti diversi di cui bisogna saper cogliere lo stimolo e la disponibilità. Facciamolo non solo attraverso le procedure di confronto tra i partiti e loro organizzazioni. Sviluppiamo percorsi tematici di ascolto e confronto, che guardano alle buone pratiche già presenti, alle persone che agiscono – faticosamente e con passione – per migliorare la realtà in cui vivono, agli imprenditori capaci e alle associazioni dalle larghe vedute, ai mondi affini e a quelli che ci siamo dimenticati. Una vera campagna che dia alle motivazioni della nostra Autonomia il ruolo centrale nel discutere di sanità e servizi, di ambiente e di energia, di lavoro e di agricoltura,  di cultura e territori. Una mobilitazione popolare che ci faccia essere tutte e tutti protagonisti, parte di un corpo sociale, di un’alleanza consapevole e dalle voci complementari che sappiano diventare una sola di fronte al tempo complesso che ci troviamo ad affrontare.

È il tempo delle scelte.
Affrontiamolo insieme, da subito.

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