trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Un consiglio di pace. Una proposta per un mondo diverso, impegnandosi per l’improbabile.

In Occhi sul mondo on ottobre 7, 2022 at 7:24 am

STARE NEL MONDO. A distanza di qualche mese dall’invasione russa in Ucraina si è tornati a discutere del conflitto in atto all’interno del Consiglio comunale di Trento. Lo si è fatto sulla base di una mozione condivisa dall’intera aula, perchè anche il parlamento di una media città ha il diritto e il dovere di stare nel Mondo e fare di tutto per occuparsi del Mondo.

L’intervento che ho tenuto in aula, ripercorrendo brevemente l’evoluzione di questi quasi otto mesi, voleva anche costringerci a riflettere con sufficiente attenzione sul contesto globale in cui siamo inseriti. Uno scenario di grandissima complessità che non ci possiamo permettere di dimenticare o sottovalutare.

L’INIZIO DELLA CRISI. Il 24 febbraio scorso abbiamo assistito con enorme preoccupazione all’aggressione russa, al riemergere della guerra guerreggiata in Europa, all’avvicinarsi delle truppe e dei combattimenti alla capitale Kiev con il rischio di una sua rapida caduta.

Nelle settimane successive abbiamo dovuto fare i conti con un’acutissima crisi umanitaria. Milioni di profughi (in gran parte donne e bambini) hanno lasciato case e affetti muovendosi verso est. Oltre 150.000 di loro hanno trovato accoglienza in Italia, più di 2.000 nel solo Trentino, la stragrande maggioranza in sistemazioni familiari. 

Come stanno oggi questi cittadini e cittadini? Cosa possiamo ancora fare per rendere la loro permanenza nelle nostre comunità migliore? E ancora come ci poniamo di fronte agli altri flussi migratori, che da sud – lungo la rotta mediterranea e balcanica – segnano ancora in queste settimane un bilancio di sangue e sofferenza assolutamente inaccettabile?

PARLANO SOLO LE ARMI? Parallelamente per mesi si è discusso (non si è ancora smesso, non bisogna farlo mai) sull’opportunità di inviare armi alla resistenza ucraina. Ragionarci – sulla base di una ferma convinzione non violenta e antimilitarista – non significa porsi in posizione equidistante ma preoccuparsi del fatto che si possa credere, nonostante i numerosi precedenti ci dicano il contrario, che accrescendo la concentrazione di armi in un determinato contesto geografico questo possa trovare in esse strumento di pacificazione.

A distanza di mesi, perchè la politica lavora aggiornando la propria interpretazione su un Mondo in costante movimento, l’immagine che la situazione sul campo ci restituisce è quella – dopo un periodo di congelamento delle posizioni – della controffensiva ucraina in corso nei territori del Donbass e non solo. C’è molta euforia rispetto a questa operazione militare nelle cancellerie occidentali, come se questo confermasse la correttezza delle scelte fin qui adottate. E’ legittimo – e necessario – chiedersi però in che direzione ci stiamo muovendo e arrivati a questo punto quali siano le strade percorribili per porre fine al conflitto e di conseguenza alle sofferenze di milioni di cittadine e cittadine. 

Va tenuto presente che la reazione di Vladimir Putin, contenuta in un messaggio alla nazione rilasciato nelle scorse ore, si compone dell’attivazione della “mobilitazione militare parziale” (300mila riservisti richiamati in servizio), dell’indizione dei referendum per l’annessione dei territori del Donbass e in generale un’ulteriore minaccia dell’inasprimento – fino alla prospettiva nucleare, diventata drammaticamente una delle possibilità – dello scontro armato.

E’ davvero quella delle armi e del conflitto in campo aperto l’unica lingua che il dittatore russo conosce e alla quale anche noi dobbiamo adeguarci, preparandoci a sostenere militarmente l’Ucraina “fino alla vittoria”, così come espresso recentemente dalla Presidentessa della Commissione Europea Ursula Von der Leyen? 

LAVORARE PER CIO’ CHE OGGI SEMBRA IMPROBABILE. Quella espressa qui sopra non è una domanda retorica, ma è frutto dell’inquietudine che mi porto dentro da un po’ e che mi preme condividere per trovare soluzioni adeguate al contesto impazzito, non solo in territorio ucraino, di cui siamo spettatori e vittime. 

Serve impegnarsi strenuamente per rompere lo schema – un vero vicolo cieco, manca l’aria… – dentro cui ci troviamo e, così come suggerisce Edgar Morin nel suo ultimo prezioso pamphlet “Svegliamoci!”, si ricominci a lavorare per l’improbabile (un autentico cessate il fuoco, la riapertura a una soluzione negoziale) non lasciando che a sopraffarci siano l’abitudine o peggio il “terribile amore per la guerra” di cui parlava benissimo James Hilman in un suo importante libro.

Un grande investimento – nel breve, nel medio e nel lungo periodo – per riattivare le istituzioni sovranazionali (le Nazioni Unite sono ostaggio dei veti e di un meccanismo che non sta più al passo con i tempi) è necessario non solo per l’invasione in Ucraina ma anche per poter intervenire nelle decine di altri fronti aperti che punteggiano le mappe. Ci dice qualcosa il Nagorno Karabakh? Ci ricordiamo ancora dello Yemen? Che ne è oggi della Siria ancora sotto il giogo di Assad?
Parallelamente rafforzare gli strumenti della diplomazia dal basso – che ne è dei corpi civili di pace che già Alexander Langer? – servirebbe ad aggiungere strumenti per la gestione generativa dei conflitti, ad ogni livello e latitudine.

Anche tornare in piazza sarà importante. Certo per manifestare l’opposizione alla guerra ma anche “solo” per rivedersi e stare insieme, per ricomporre un minimo di dialogo dentro comunità sempre più incapaci di comunicare e di capirsi, di condividere l’interpretazione dei mali del Mondo e la ricerca delle cure necessarie.

PRIMUM CONVIVERE. C’è però un orizzonte ancora più ampio cui bisogna fare riferimento e riguarda la ristrutturazione radicale e urgente degli equilibri planetari, oggi totalmente fuori controllo. Un esercizio di progettazione da mettere alla prova sulla base della crisi di rigetto del modello della cosiddetta globalizzazione e sull’urgenza dell’individuazione di un sistema democratico che normi e orienti le relazioni tra molti e diversi su scala planetaria, lì dove l’interconnessione e la reciprocità (ogni crisi che stiamo affrontando e ogni possibile soluzione passa per un impegno collettivo e cooperativo) devono essere gli elementi fondativi di quella che Luigi Ferrajoli chiama Costituzione della Terra

Per diventare finalmente terrestri e sentirsi tutti cittadini e cittadine di uno stesso Pianeta. Di tianxia – letteralmente “tutto sotto il cielo” – parla la filosofia cinese (lo ha ricordato Carlo Revelli su La Lettura dello scorso 4 settembre) per riferirsi allo stesso tempo alle prospettive imperiali e alla necessità di più strette relazioni sovranazionale. Alla seconda opzione – una prospettiva di pace e di riconoscimento reciproco, di sostenibilità ecologica e socio-politica – guarda Mauro Magatti con un acuto editoriale ospitato sulle pagine di Avvenire, che uso per chiudere questo mio lungo e articolato ragionamento perché non ne trovo di migliori:

“Nello scenario internazionale in cui ci troviamo, l’Occidente è dunque chiamato a una difficile prova.  Il segnale dato a Putin in questi mesi è stato chiaro: non è ammissibile usare la logica della violenza al di fuori dei proprio confini. Il rispetto dello Stato di diritto è il presupposto della convivenza internazionale. Ed è su questo punto che occorre costruire un consenso ampio, al di là del circolo dei Paesi democratici. Per questo, il linguaggio bellico della ‘vittoria’ non è quello appropriato per gestire questo momento drammatico. Sul piano internazionale, le democrazie devono oggi mostrare quella saggezza che dicono di incarnare. Superare questa crisi deve avere come obiettivo primario l’unione di tutti coloro che capiscono la necessità di regole chiare e condivise nella gestione di un mondo dove la diversità deve convivere con l’interdipendenza. E la democrazia deve diffondersi per contagio e per attrazione, non per intimazione e presunzione. Così si contribuisce a non consolidare l’idea che ci troviamo di fronte a un mondo irrimediabilmente spaccato in due. Ogni altro modo di pensare, e di fare, rischia di spingerci verso l’abisso dello scontro assoluto.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: