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Archive for the ‘Una storia da raccontare’ Category

Una storia da raccontare/ 9.

In Una storia da raccontare on novembre 2, 2013 at 1:50 PM

tumblr_lbjl95mJ8J1qaqpoqo1_500Di tutte le parole scritte o pronunciate,
queste sono le più tristi:
“Avrebbe potuto essere!”

Irene non chiuse occhio quella notte. Si era confrontata con Giulia e Barbara, condividendo con loro il testo scarno della telefonata ricevuta. Decisero che non si sarebbero mosse insieme. Irene sarebbe venuta all’incontro. Barbara e Giulia avrebbero continuato, come ogni mattina, a presentarsi al lavoro per poi nel pomeriggio raggiungere il centro sociale. Si sarebbero fermate a dormire a casa di Barbara quella notte, pensavano fosse meglio così. Fuori aveva ripreso a nevicare forte. Muoversi in città era molto difficile. 
Barbara e Giulia abbracciarono forte Irene prima di infilarsi a letto. La preoccupazione era tanta per ciò che poteva essere successo, ma ancor più per ciò sarebbe potuto accadere il giorno successivo.
Per Irene, che di prima mattina avrebbe dovuto scavalcare il muro delle vecchie fabbriche abbandonate e avventurarsi nel cuore di quello che era il rifugio di emarginati e fuggiaschi. Spesso faticava persino la polizia ad entrarci. Lei lo aveva attraversato più volte insieme a me e, in uno dei capannoni che sorgevano proprio al limitare di quelli che un tempo erano i depositi di cemento, avevamo allestito anni addietro un ostello d’emergenza dove senzatetto e migranti trovavano conforto e sicurezza. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 8.

In Una storia da raccontare on ottobre 26, 2013 at 7:19 PM

6vgSe io potessi tratteggiare i sentimenti,
se io potessi musicare le sensazioni,
se io potessi rompere i miei silenzi…
se solo ci riuscissi brillerebbero nel cielo i miei occhi brillanti.

Come ero arrivato fino a quel punto? Quali erano state le tappe di un percorso a ostacoli che mi aveva portato in quella stanza, nel quartiere arabo di Gerusalemme? Erano passati poco più di otto anni dalla prima volta che avevo occupato, insieme ad un’altra ventina di amici, un vecchio stabile alla periferia della città. Ero uno studente di giurisprudenza che si guardava attorno e pensava che quella fosse l’unica maniera utile per cambiare il mondo. Dopo quella ci furono decine di altre occupazioni. Centri sociali aperti, costruiti e difesi insieme a tante persone. Persone speciali. Processi nei quali ero imputato. Assoluzioni e condanne. Iniziative quotidiane. Proteste. Cortei. Convegni. Dibattiti. Riunioni. Cene sociali e concerti. Gioie e delusioni, comunque da vivere insieme.
Per anni rimasi uno studente che conduceva una vita di impegno politico e sociale incondizionato. I soldi in tasca non erano molti ma la complicità con gli altri dava soluzioni a ogni problema. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 7.

In Una storia da raccontare on novembre 20, 2012 at 11:13 PM

La colpa, caro Bruto,
non è nelle stelle ma in noi stessi…
Buonanotte, e buona fortuna.

Continuavo a dire a Roberto di correre. E lo strattonavo. Giù per la scarpata prima del parco della chiesa di S.Giorgio. Poi via, seguendo il lato della navata fino all’abside e dopo aver superato il campanile di nuovo dentro il reticolo di vicoli della città. Lo spingevo. In mezzo alla neve procedeva più lentamente di me. Rischiavo ad ogni passo di farlo cadere, ma era l’unico modo di farlo andare avanti. Con una mano si teneva la gamba destra, all’altezza della coscia. Si muoveva piegato in due dal dolore. Un rivolo sottile di sangue cadeva sulla neve, lasciando dietro di noi tracce ben visibili. Non era il nostro unico problema.
Non era la prima volta che scappavo da qualcuno. E a questo punto immaginavo non sarebbe stata l’ultima. Ne ero certo dopo quella sera. Dopo gli spari. Non mi era mai successo di riportare a casa un amico ferito da un’arma da fuoco. Di teste rotte o pelli abrase ne avevo viste molte durante le manifestazioni degli anni precedenti. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 6.

In Una storia da raccontare on agosto 22, 2011 at 7:44 PM

Nella mia stanza di Gerusalemme c’era poca aria. Dalle finestre non entrava nemmeno un fiato di vento. Il caldo abbracciava ogni angolo della casa. Il mio corpo grondava sudore. Tutto sommato però si stava bene. Ero  rientrato immediatamente dopo aver incontrato Yousuf. Sapevo che di lui mi potevo fidare. Conosceva la città e le persone giuste per portare a termine il compito che gli avevo affidato.
Avrebbe comprato i biglietti aerei come prima cosa, ben sapendo l’importanza di velocizzare quella procedura e avendo ben chiari i pericoli che alcuni dei suoi migliori amici stavano correndo. Aveva conosciuti gli altri durante la sua ultima visita in Italia, mentre con me ormai il rapporto aveva radici più profonde. Fin dal mio primo viaggio in Palestina, alcuni anni prima. Ricordavo perfettamente quel periodo e ripensandoci sorridevo.
Non avevo nulla da fare. Solo aspettare. Da lì la mia possibilità di contribuire alle attività che si stavano svolgendo in Italia era diminuita drasticamente. Potevo solo sperare che tutto andasse per il verso giusto. Augurarmi che la situazione, peggiorata fino a sembrarmi catastrofica non avesse un ulteriore scatto, definitivo.
Erano solo le quattro del pomeriggio. Yousuf sarebbe tornato solo nel cuore della notte. Per non destare sospetti. Per non dare l’impressione che in quella casa anonima nel centro di Gerusalemme ci nascondesse un fuggitivo o peggio, un ricercato internazionale. E quella città di fuggiaschi e di gente costretta a nascondersi ne era piena. Ogni giorno qualcuno veniva arrestato  e condotto dai soldati israeliani in quelle che sicuramente sono tra le peggiori carceri del mondo. Dalla galera le prospettive sarebbero state sicuramente più  buie. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 5.

In Una storia da raccontare on luglio 26, 2011 at 10:01 PM

Padre nostro
che sei nei cieli
tu sia benedetto, venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà
come in cielo, così in terra
dacci oggi il nostro pane quotidiano
rimetti a noi i nostri debiti
così come noi li rimettiamo ai debitori
non mi indurre in tentazione
ma liberami dal male
liberami dal male
dal male
dal male e dalla malinconia
LIBERAMI
dal malaugurio
dai maldicenti
dagli ipocriti
dagli ignoranti
da questa congerie magari di uomini abbienti e miseri […] *

Il Male si riproduce con molta più velocità dei suoi anticorpi. Ha molti alleati che ne favoriscono la crescita e la diffusione. Il silenzio, il buio, l’ignoranza, la noncuranza, il rancore, l’odio e mille altri ancora. Gli antidoti sono la passione, la condivisione, la cultura e tutti quei sentimenti che si coniugano felicemente con l’amore. Inteso, è chiaro, nella maniera più ampia possibile. Mai ampia a sufficienza sfortunatamente per contrastare la rabbia violenta e contagiosa di un mondo sempre più crudo, oscuro e malato. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 4.

In Una storia da raccontare on giugno 16, 2011 at 9:47 am

Quando il giorno è lungo e la notte, la notte è tua soltanto,
quando sei sicuro di averne avuto abbastanza di questa vita, beh allora aspetta. *

Roberto, Irene, Barbara e Giulia arrivarono uno dopo l’altro – salendo velocemente le scale – sedendosi attorno al tavolo che usavamo per le riunioni. Come sempre, insieme.
Passammo tutto il pomeriggio ad interrogarci su cosa significassero quelle parole, e soprattutto che legame avessero con quelle cartelle cliniche. Con la morte del senzatetto della settimana scorsa. Con noi. Al centro, sparpagliate, le teche gialle contenute nella busta. Sulla lavagna alle mie spalle il foglietto con il testo. Gli occhi di tutti erano concentrati su quei documenti.
Non sapevamo da dove cominciare. Avevamo condotto battaglie legali per il rilascio di permessi di soggiorno, bloccato sfratti esecutivi, occupato insieme ai ragazzi del centro sociale alcune case per poter ospitare persone altrimenti costrette a dormire all’aperto. Avevamo portato in tribunale qualche agente di polizia capace solo di usare il manganello. Ma qui si aprivano scenari che mai avremmo potuto immaginare. E che ancora faticavamo ad interpretare. Si parlava di morti, morti ammazzati. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 3.

In Una storia da raccontare on giugno 5, 2011 at 4:57 PM

Ricordo bene quei giorni. Mancava poco a Natale e davanti all’osteria che una volta era frequentata dagli studenti universitari venne  ritrovato il corpo di un senzatetto. Venne notato da una signora, rientrando a casa dopo la messa. Cominciò a urlare e subito un ragazzo, affacciatosi al balcone, chiamò polizia e ambulanza. I medici lo dichiararono morto sul posto e lo trasportarono al vicino ospedale. Le forze dell’ordine parlarono immediatamente di morte naturale, di un malore causato dalla temperatura rigida dell’inverno. La stampa si soffermò sul caso dalle colonne dei giornali del giorno successivo. Si parlò di uno sbandato, da anni in strada. Si disse che nessuno aveva chiesto di poter seppellire il suo corpo e di conseguenza il giudice aveva immediatamente predisposto la cremazione dello stesso. Le sue ceneri sarebbero finite in un anonimo loculo del cimitero cittadino. Nessuna lacrima fu sprecata per quella vita. Non troppe parole furono spese dalla città, avvolta dal silenzio candido delle copiose nevicate di quel periodo. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 2.

In Una storia da raccontare on Maggio 4, 2011 at 12:24 am

Apro gli occhi che il sole è già alto. Sdraiato e ancora vestito come al mio arrivo ieri notte. La finestra aperta mi mostra un angolo di giornata luminosa. Cielo sgombro di nuvole, vento assente, temperatura più che gradevole. Siamo in autunno a queste latitudini. Fuori ci sono circa venti gradi. Guardo l’orologio. Sono le undici e mezzo.
Sento il vociare della strada. Sotto il balcone di casa mia in Italia solo nelle giornate delle feste patronali venivano allestite le bancarelle del mercato. Qui dovrò abituarmi a vivere sopra i luoghi di un commercio che si interrompe solo per poche ore di notte. Alle undici di sera i commercianti stanno ancora finendo di sistemare il loro piccolo negozio mobile, mettono tutte le loro cose sul carretto per tornare verso casa. Sapendo che dopo poche ore con il sole ogni frutto verrà rimesso nello stesso cesto, ogni collana appesa allo stesso chiodo, ogni spezia riposta nello stesso sacchetto. Per 365 giorni all’anno, con una continuità ed una precisione che nemmeno le variazioni – seppur leggere – del tempo, sanno modificare. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 1.

In Una storia da raccontare on aprile 4, 2011 at 12:14 PM

Il profumo di spezie mi colpisce appena affronto il primo gradino della scaletta che mi fa scendere dall’aereo. Vento fresco che trascina sabbia sottile mi accarezza il viso. Chiudo gli occhi e incontro la realtà che mi circonda solo con gli altri sensi.
Sono appena atterrato all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. E’ la seconda volta che mi infilo in questo labirinto infinito di controlli e tensione. In entrambi i casi sono atterrato di notte. In questi locali e corridoio dai soffitti altissimi non si muove un filo d’aria, le luci al neon illuminano i nastri trasportatori che mi portano da un lato all’altro dello scalo. Oltre le finestre – come enormi tv sintonizzate su di un documentario naturalistico – nonostante il buio si intravede l’ambiente che circonda lo scalo. Palme e costruzioni sfarzose in primo piano, terreni semidesertici e case povere sullo sfondo. Ancora niente rispetto a ciò che si incontra una volta usciti. Con la mente sono già la fuori, solo e molto più sereno. Leggi il seguito di questo post »