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Posts Tagged ‘Alto Adige’

Terzo Statuto: processi, incroci, mediazioni, coraggio

In Ponti di vista on luglio 21, 2017 at 6:50 am

19420797_1700489926647343_6153534933314422211_nSi potrebbe tagliare corto. L’operazione di manutenzione dello Statuto di Autonomia non è andata a buon fine. Non è il momento buono, meglio ripensarci poi. Non c’è il giusto clima – si dice – così come per la legge sullo ius soli e, sembra, per ogni argomento che preveda una minima messa in discussione della visione più complessiva del mondo. Venuta meno l’urgenza imposta della (fu) riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi abbassare le ambizioni è diventata la parola d’ordine.
Se la questione si potesse risolvere tutta dentro la dimensione politica/partitica non sarebbe difficile spostare in avanti, posticipare, mettere in coda nell’agenda delle priorità. Temo però non ci sia permesso il lusso di evitare di prendere di petto la rivisitazione (non solo difensiva e non solo formale) del funzionamento dell’autogoverno e l’articolazione dell’infrastruttura – istituzionale, politica, sociale e culturale – dell’Autonomia. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 34.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 18, 2017 at 8:16 am

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E’ un paradosso che mi fa male. Con l’estate non diminuisce il materiale (cartaceo e non) che si accumula da leggere. Nello stesso tempo – e sta qui la fregatura – non aumenta di un secondo a disposizione il tempo per ridurre il malloppo che attira i miei occhi ma fatica a intercettare la mia concentrazione.

*Movimentazione politica, da dove e per dove muoversi

Ilvo Diamanti |Nel dizionario degli italiani la politica da Renzi a Grillo è sinonimo di sfiducia | La Repubblica
Le mappe (così come le bussole) sono importanti per orientarsi. Ne abbiamo bisogno e dobbiamo farlo alla svelta, perché ne va della capacità stessa di riconoscere i segnali di futuro, che non sono né chiari né univoci. “Perché i soggetti tradizionali della “democrazia rappresentativa” partiti e politici – appaiono delegittimati. Isolati nella regione del “passato”. Mentre la Democrazia digitale, “immediata” più che “diretta”: è il futuro. Nella Mappa tracciata dagli italiani, si posiziona in alto. Eppure è spostata, anche se di poco, verso il quadrante della sfiducia. Meglio, della “prudenza”. Come i social media. Tra diffidenza e delusione. Gli italiani, per definire il futuro della democrazia, non usano parole rassicuranti.”

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Brennero e il senso del limite da ritrovare

In Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 26, 2016 at 8:48 am

map-945237_1920In molti hanno detto la loro sabato scorso al  Brennero. Silvano Bert – con la consueta pacatezza – ha saputo centrare meglio di tutti la questione. “Non credo che i confini si possano abolire, perchè confine può voler dire anche avere un territorio in comune. Io sono qui per favorire il dialogo.” Le sue parole sono un monito, un avvertimento per un dibattito che, nato dentro i codici emergenziali imposti del contesto politico e sociale di questo tempo, si pretende (a torto) di poter risolvere con interventi anch’essi di natura emergenziale. Alzare solidi muri da un lato, rivendicare l’abbattimento di ogni limite dall’altro. Due letture eccessivamente semplificate, che non ci aiutano nella comprensione di una fase storica di rara complessità come quella che stiamo affrontando.

La corsa degli Stati europei a costruire barriere “anti-profughi” sulle proprie linee di confine, il costante richiamo a sovranità da riaffermare (nel caso Brexit, un pericoloso precedente), l’assenza di visione comune su qualsiasi tema sono sintomi di un malessere che non ha più le caratteristiche della difficoltà passeggera ma della crisi strutturale, di progetto e di valori. L’Europa diventa quindi automaticamente soggetto terzo da sé con il quale trattare per la difesa dei propri interessi o – nel peggiore dei casi – contro il quale scagliarsi per denunciarne l’inefficienza o l’inutilità, diagnosticandone la fine. “Gli anni spensierati sono alle spalle” afferma in una bella lettera Andrea Seibel, descivendo l’attuale stato dell’Unione. Come darle torto, così come quando consiglia – rivolgendosi alle forze democratiche europee – di “trovare risposte alle paure delle popolazioni, anziché limitarsi a giocare di rimessa, altrimenti lo spirito del populismo non tornerà mai nella bottiglia.”

Servono ipotesi radicali perchè la difesa, a tratti nostalgica, del ricordo di quegli “anni spensierati” (sempre dando per scontato che spensierati lo siano stati davvero) non basta a fare fronte alla sfida che ci aspetta. Leggi il seguito di questo post »

C’è da spostare una macchina. La sfida del Terzo Statuto.

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on febbraio 7, 2016 at 10:47 pm

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Vi sarà capitato almeno una volta di sentire il motore della vostra auto – a secco di carburante – ammutolirsi, costringendovi a parcheggiare mestamente a bordo strada. E’ una sensazione spiacevole, che genera – a seconda del carattere – imprecazioni o sconforto. Spesso entrambi. Saprete quindi quanto è faticoso a quel punto far muovere quel pesante mezzo di lamiera per provare a raggiungere la prima piazzola di sosta o un’area di servizio per fare il pieno. Se poi vi è successo di vivere questa disavventura da soli, avrete presente quanto la situazione possa diventare complessa. Se vi rimboccate le maniche e provate a spingere non potete controllare il volante, rinunciando a gestire la direzione del mezzo. Se invece rimanete al posto di guida, senza una spinta non vi sposterete di un centimetro, pur avendo le mani salde sul volante che indirizza la marcia.

Ho pensato immediatamente a questa esperienza di vita quotidiana quando le Province di Trento e Bolzano hanno iniziato i loro percorsi paralleli di avvicinamento alla scrittura del Terzo Statuto di Autonomia. Le ho immaginate come due fuoriserie (abbastanza lussuose, decisamente sofisticate ma anche piuttosto delicate nel funzionamento) rimaste in panne più o meno nello stesso punto e i cui autisti sono chiamati a decidere come comportarsi. Guardando alle due differenti strategie utilizzate si potrebbe dire che il pilota altoatesino ha scelto di chiedere agli altri passeggeri (attraverso la Convenzione) di scendere e contribuire alla ripartenza del mezzo, accettando da ciascuno anche un consiglio su quale strada percorrere. Per quanto riguarda invece il Trentino, recuperata la tanica d’emergenza dal portabagagli, si sta incamminando alla ricerca di qualche litro di benzina (la Consulta) per rimettersi in moto e proseguire il viaggio. Sono due approcci diversi che – per il momento – non si possono giudicare se non in maniera superficiale, appunto nei termini di un confronto squisitamente metodologico. Sbaglieremmo però a ridurre la questione solo a questo.
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Libri con le orecchie / 8.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on agosto 13, 2015 at 12:56 pm

11846560_10205853056340513_5625436530888357689_nQualche mese fa – appena letto dell’imminente uscita – scrissi alla casa editrice Rizzoli per poter organizzare a Trento una presentazione con Sebastiano Vassalli del suo “Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia.” (Rizzoli, 2015, 16,50 euro). Non ricevetti risposta. Qualche tempo dopo Vassalli se ne è andato – il 26 luglio scorso – e con lui la possibilità di coinvolgerlo in una chiacchierata attorno alla sua preziosa inchiesta sull’Alto Adige. Il tema rimane però di assoluta attualità. Anche in queste giornate agostane, “riscaldate” ancor più dalle polemiche esplose dopo la decisione degli Schutzen di piantare – nell’anno del Centenario della Prima guerra mondiale – una serie di croci su quello che un tempo fu il confine meridionale dell’Impero austro-ungarico. Qualcuno parlerà di folklore, altri di provocazione politica, altri ancora minimizzeranno in nome di un fascino pangermanista che fa capolino – marginalmente – anche in provincia di Trento.

Fatto sta che dentro l’idea di marcare simbolicamente (usando il ricordo dei propri – propri di chi? – morti ) i limiti dell’Impero si combinano perfettamente le tre dimensioni problematiche che Vassalli raccoglie nel suo libro.
La prima. La presenza dell’odio, protagonista più o meno invisibile, che si alimenta di quelle che l’autore bolla come “coltivazioni di fandonie” travestite da verità. La seconda. La fragilità, e per certi versi l’inutilità e la pericolosità intrinseca, dei confini così come li abbiamo tracciati e conosciuti nel secolo scorso, dentro e fuori l’Europa. La terza. I nuovi errori politici, nel presente, che non possono rappresentare in alcuna maniera correzione per la serie innumerevole di errori già commessi in passato.
Quelle croci infatti sono strumento di una propaganda scivolosa e divisiva, dalle basi storiche traballanti e dal retrogusto d’odio. Leggi il seguito di questo post »

Della sovranità popolare…

In Ponti di vista on febbraio 11, 2014 at 11:16 am

ferdinando-sciannaIl popolo è sovrano. Non mi azzardo a mettere in discussione questo assunto “democratico”, ma devo dire sinceramente che i risultati del referendum sull’immigrazione tenutosi in Svizzera lo scorso 9 febbraio mi hanno fatto riflettere non poco. In realtà, qualche dubbio sulle possibili deformazioni dei percorsi di democrazia diretta lo avevo avuto già in precedenza. Sempre in Svizzera – per un paio di quesiti che andavano nella stessa direzione (1/2/3) – e più in generale per una diffusa idee che sia difficilissimo affidarsi unicamente al volere popolare, laddove questo oggi vive sempre più spesso di grandi sbalzi emotivi, contraddittori e difficilmente governabili. Si può passare quindi dall’esprimere una compatta opposizione – nel non lontano 2011 – alla privatizzazione dell’acqua ed ogni programma atomico (anche qui con il contributo decisivo dell’emozione post-Fukushima) al sostenere la necessità di rafforzare i propri confini per impedire l’arrivo dei migranti o vietare la costruzione di luoghi di culto di una diversa religione sul proprio territorio. Leggi il seguito di questo post »