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Posts Tagged ‘Autonomia’

La coscienza dei luoghi oltre il conformismo e per l’autogoverno

In Ponti di vista on gennaio 22, 2017 at 9:47 pm

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“Nè lo Stato né l’individuo possono da soli realizzare il mondo che nasce. Sia accettato e spiritualmente inteso un nuovo fondamento atto a ricomporre l’unità dell’uomo: la Comunità concreta.”
*Adriano Olivetti, “L’ordine politico delle Comunità”*

L’immaginario e le pratiche dell’Autonomia non possono accompagnarsi al conformismo. “L’ordinario ha una sua “forza” intrinseca e magneticamente ci attrae e riporta a sé. Eppure, allo stesso tempo, l’insoddisfazione spinge in noi verso qualcos’altro, oltre ciò che già esiste e ci contiene e costringe. In questo gioco senza fine, nella maggior parte dei casi a vincere è il ripiego sull’esistente, la normatività dell’ordinario. La nostra propensione ad estendere al di fuori dai limiti segnati dall’ordinario le nostre scelte; la nostra tensione ad occupare una prospettiva esterna sopraelevandoci dalla contingenza, nella maggior parte dei casi è risucchiata dal conformismo.”[1] Così Ugo Morelli scrive della propensione all’omologazione, della perdita – se vogliamo riportare il concetto al tema in discussione in questo breve testo, l’Autonomia – di complessità in nome di una più comoda, e apparentemente sicura, ordinarietà. Leggi il seguito di questo post »

Certo il sole è sorto anche oggi, eppure…

In Uncategorized on dicembre 6, 2016 at 11:43 am

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Il sole si é alzato anche lunedì mattina. Alle 7.21 per la precisione. Questa volta non è servito aspettare l’alba per scorgere chiaro il risultato del referendum costituzionale. L’ormai tradizionale maratona di Enrico Mentana si è risolta in una poco avvincente gara dei 100 metri piani, corsa tra quelli che – moltissimi, troppi e decisamente impresentabili – si sono precipitati per intestarsi la vittoria e chi, in definitiva il solo Matteo Renzi, ha dovuto fare i conti con un risultato tanto rotondo quanto fatalmente decisivo per la propria esperienza di governo. Il tratto della velocità ha segnato l’ultima appendice di quella che è stata una lunghissima ed estenuante campagna. Interminabile nella sua fase di formazione e avvicinamento, repentina nella sua conclusione. Ritmi schizofrenici, come non poteva essere altrimenti. Ecco allora che la metafora della regolarità dei cicli solari, richiamata da Barack Obama nella notte che ha sancito la vittoria di Donald Trump e di conseguenza buona per ogni momento di ipotetica tragedia montante, risulta certo evocativa ma non del tutto rassicurante nel momento in cui alla certezza del sorgere e del tramontare quotidiano della nostra stella di riferimento non corrisponde un’analisi sufficientemente accurata delle condizioni di contesto sopra le quali quei movimenti si ripetono con tanta precisione.

Risparmierò ogni riferimento alle esternazioni – spesso di supporters dal curriculum non proprio specchiato – rispetto alle grandi vittorie della democrazia e dell’atteso ripristino della sovranità popolare. Temi troppo articolati, e preziosi se li si volesse interpretare nella loro complessità e non come possibile semplificazione a slogan, che fanno parte solo marginalmente del risultato del referendum appena archiviato. Leggi il seguito di questo post »

C’è da spostare una macchina. La sfida del Terzo Statuto.

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on febbraio 7, 2016 at 10:47 pm

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Vi sarà capitato almeno una volta di sentire il motore della vostra auto – a secco di carburante – ammutolirsi, costringendovi a parcheggiare mestamente a bordo strada. E’ una sensazione spiacevole, che genera – a seconda del carattere – imprecazioni o sconforto. Spesso entrambi. Saprete quindi quanto è faticoso a quel punto far muovere quel pesante mezzo di lamiera per provare a raggiungere la prima piazzola di sosta o un’area di servizio per fare il pieno. Se poi vi è successo di vivere questa disavventura da soli, avrete presente quanto la situazione possa diventare complessa. Se vi rimboccate le maniche e provate a spingere non potete controllare il volante, rinunciando a gestire la direzione del mezzo. Se invece rimanete al posto di guida, senza una spinta non vi sposterete di un centimetro, pur avendo le mani salde sul volante che indirizza la marcia.

Ho pensato immediatamente a questa esperienza di vita quotidiana quando le Province di Trento e Bolzano hanno iniziato i loro percorsi paralleli di avvicinamento alla scrittura del Terzo Statuto di Autonomia. Le ho immaginate come due fuoriserie (abbastanza lussuose, decisamente sofisticate ma anche piuttosto delicate nel funzionamento) rimaste in panne più o meno nello stesso punto e i cui autisti sono chiamati a decidere come comportarsi. Guardando alle due differenti strategie utilizzate si potrebbe dire che il pilota altoatesino ha scelto di chiedere agli altri passeggeri (attraverso la Convenzione) di scendere e contribuire alla ripartenza del mezzo, accettando da ciascuno anche un consiglio su quale strada percorrere. Per quanto riguarda invece il Trentino, recuperata la tanica d’emergenza dal portabagagli, si sta incamminando alla ricerca di qualche litro di benzina (la Consulta) per rimettersi in moto e proseguire il viaggio. Sono due approcci diversi che – per il momento – non si possono giudicare se non in maniera superficiale, appunto nei termini di un confronto squisitamente metodologico. Sbaglieremmo però a ridurre la questione solo a questo.
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Indignazione e spaesamento. Impotenza e azione. 1% vs 99%. Paradigmi da cambiare radicalmente. Confini inutili.

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on settembre 6, 2015 at 12:20 am

JoshAdamskiNon mi va di passare per cinico perché non condivido convintamente la foto del piccolo Aylan Kurdi, morto a tre anni naufragando sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Non riesco ad appassionarmi alla discussione sulla correttezza (deontologica, politica, ecc.) della scelta di pubblicare quell’immagine sulle prime pagine dei quotidiani e non mi sogno nemmeno di giudicare chi ha deciso di contribuire a rendere virale online postandola sulle proprie bacheche Facebook e Twitter. Indignarsi è legittimo, addirittura vitale laddove significa non accettare il fluire, spesso tragico, degli eventi che ci circondano.
Mi chiedo però se valga questo semplice metro di giudizio. Se solo una persona in più dopo la tragica fine di Aylan – e la sua trasmissione a media unificati – si dirà sensibilizzata allora aver affondato quel pugno comunicativo sarà giustificato? Non sono del tutto convinto di questa interpretazione, o meglio la trovo gravemente insufficiente. Se solo gli scatti che hanno fermato su pellicola le immani tragedie del Novecento avessero davvero agito in questa maniera (da catalizzatori di attenzione e riflessione, da pungoli accuminati per coscienze dormienti, da monito di fronte al ripetersi ciclico della storia) oggi probabilmente non ci troveremo nella condizione di aver iniziato un nuovo “secolo degli assassini” subito dopo esserci detti che quello precedente sarebbe stato l’ultimo, irripetibile. Altro che “restiamo umani”… Quest’incapacità conclamata di imparare dal passato ci dice che si è ampliata a dismisura la platea dei (dis)umani o forse  –  è questa l’ipotesi che io sostengo  –  abbiamo sottovalutato la violenza potenziale che pulsa dentro ognuno di noi, che ci definiamo orgogliosamente umani, o più semplicemente buoni. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie / 8.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on agosto 13, 2015 at 12:56 pm

11846560_10205853056340513_5625436530888357689_nQualche mese fa – appena letto dell’imminente uscita – scrissi alla casa editrice Rizzoli per poter organizzare a Trento una presentazione con Sebastiano Vassalli del suo “Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia.” (Rizzoli, 2015, 16,50 euro). Non ricevetti risposta. Qualche tempo dopo Vassalli se ne è andato – il 26 luglio scorso – e con lui la possibilità di coinvolgerlo in una chiacchierata attorno alla sua preziosa inchiesta sull’Alto Adige. Il tema rimane però di assoluta attualità. Anche in queste giornate agostane, “riscaldate” ancor più dalle polemiche esplose dopo la decisione degli Schutzen di piantare – nell’anno del Centenario della Prima guerra mondiale – una serie di croci su quello che un tempo fu il confine meridionale dell’Impero austro-ungarico. Qualcuno parlerà di folklore, altri di provocazione politica, altri ancora minimizzeranno in nome di un fascino pangermanista che fa capolino – marginalmente – anche in provincia di Trento.

Fatto sta che dentro l’idea di marcare simbolicamente (usando il ricordo dei propri – propri di chi? – morti ) i limiti dell’Impero si combinano perfettamente le tre dimensioni problematiche che Vassalli raccoglie nel suo libro.
La prima. La presenza dell’odio, protagonista più o meno invisibile, che si alimenta di quelle che l’autore bolla come “coltivazioni di fandonie” travestite da verità. La seconda. La fragilità, e per certi versi l’inutilità e la pericolosità intrinseca, dei confini così come li abbiamo tracciati e conosciuti nel secolo scorso, dentro e fuori l’Europa. La terza. I nuovi errori politici, nel presente, che non possono rappresentare in alcuna maniera correzione per la serie innumerevole di errori già commessi in passato.
Quelle croci infatti sono strumento di una propaganda scivolosa e divisiva, dalle basi storiche traballanti e dal retrogusto d’odio. Leggi il seguito di questo post »

Punto e a capo?

In Ponti di vista, Supposte morali on luglio 26, 2015 at 9:54 pm

trees-691987_1280Aggiungere qualcosa sull’affair Borgonovo Re è difficile e forse inutile. Si è detto molto sulla volontà di chiudere alcuni punti nascita periferici, ipotesi sulla quale dopo la venuta al mondo della mia seconda figlia (con parto in casa) non ho un’opinione completamente definita. Non sono mancate le prese di posizione sul metodo di lavoro (mi sembra di capire poco collegiale e viziato da qualche limite di dialogo/ascolto) dell’Assessora in questione. Visti gli schizofrenici ultimi due giorni vissuti dalla maggioranza di centro-sinistra, la lista di chi può offrire lezioni di stile sembra scarsamente presidiata. Chi la accusa. Chi la difende. Chi la usa. Chi già la rimpiange. Chi la giudica. Chi ne ha chiesto la sostituzione e chi non ha aspettato un secondo per prenderne il posto. Ognuno interpreta il proprio ruolo, sempre e comunque fortemente autoreferenziale e quasi mai intellettualmente onesto. Si sbaglia chi riduce tutto ad una trappola tesa ad un’Assessora scomoda e non troppo avvezza alla comunicazione 2.0. Siamo di fronte a una crisi di sistema, e come tale faremmo bene ad affrontarla. L’unica certezza, da qualunque lato si guardi la faccenda, è che in Trentino regna la confusione più totale e la politica scivola inesorabilmente su di un piano inclinato apparentemente senza fine. Un coacervo di personalismi sfrenati e assenza di senso del bene comune. Una costante navigazione a vista in un mare dalle acque perennemente agitate..
In politica – è bene ricordarlo – non sono le scelte dolorose e impopolari a dover spaventare. Quindi neppure quella che imponga il sacrificio di un’Assessora da 10.000 preferenze singole abbondanti se questa avviene in nome di un miglior equilibrio e di una rafforzata capacità di coesione all’interno dell’azione di governo. Nulla di tutto ciò si prospetta però all’orizzonte e quindi è del tutto normale che i commenti più ricorrenti che provengono dai cittadini (oltre che alcuni dall’interno dei partiti e delle istituzioni) siano apertamente critici rispetto alla decisione presa. Leggi il seguito di questo post »

Di fusioni, politica e richiedenti asilo

In Ponti di vista, Supposte morali on giugno 9, 2015 at 3:44 pm

SafabakhshUna premessa obbligata. Non condivido l’incondizionato giubilo di fronte alle fusioni dei comuni trentini. Ne prendo atto, essendo figlie – laddove riescono – di una scelta dei cittadini, che con il loro voto le legittimano. Non mi convinceva (lo scrissi qui) neppure la volontà di abolire di fatto le Comunità di Valle, vanificando quella che poteva essere – se interpretata in maniera intelligente e partecipata – una piena riforma della governance provinciale. Così non è stato, ma è evidente che il problema del rapporto centro/periferia non è oggi risolto, e come tale si riproporrà.

Antefatto. Ascoltavo ieri in macchina le parole di Roberto Maroni, governatore leghista della Lombardia. Di fronte alla richiesta agli enti locali di farsi carico dell’accoglienza di un numero crescente di richiedenti asilo, il governatore ha minacciato il blocco degli stanziamenti che la Regione garantisce ai Comuni se qualcuno di questi decidesse di garantire ospitalità a gruppi di profughi. Al netto della legittimità di tale operazione siamo di fronte a un ricatto nei confronti sia dello Stato che dei Comuni, messi nelle condizioni di dover scegliere tra solidarietà e garanzia delle risorse per l’ordinaria amministrazione. Mi auguro che in molti abbiano il coraggio di praticare intelligenti forme di disobbedienza civile, ma non è questo il punto che voglio toccare. Nelle parole di Maroni ritrovo l’esempio più calzante di come si può distorcere il rapporto tra livelli della governance nel momento in cui uno di questi è estremamente più forte degli altri, accentrando su di sè tutte le leve decisionali per il governo di un territorio. Non solo. Leggi il seguito di questo post »

Le necessarie increspature della città

In Ponti di vista on aprile 19, 2015 at 9:07 pm

1832210_6_3b67_calais-1985-tirage-argentique-noir-et-blanc_0891761bdfed05af1715d3d95828dbc7“Il vero degrado è la vostra riqualificazione.” Così recita un tratto a bomboletta sull’intonaco all’incrocio tra via degli Orti e via Carlo Esterle a Trento. Una provocazione, certo. Un approccio estremo ma pur sempre uno spunto di riflessione, laddove non raramente le riqualificazioni urbane (così come le abbiamo conosciute negli ultimi decenni) hanno determinato fenomeni di gentrificazione e fallimentari esperimenti urbanistici. Potrà dare fastidio – potrà anche sembrare un affronto al decoro e all’ordine – ma finché ci sarà chi scrive su un muro le proprie idee perché altri le leggano, possiamo essere certi che la città sarà ancora viva. Lo stesso accade quando qualcuno – con fatica, impegno e una buona dose di coraggio – decide di occupare uno spazio abbandonato da anni per farlo rivivere oppure organizza settimanalmente concerti negli angoli dimenticati dedicati ai musicisti di strada (come fa con grande costanza I Know a place da alcuni anni) con l’obiettivo di promuovere cultura, creatività e relazioni. Questa premessa non suggerisce la “liberalizzazione” di ogni gesto urbano – anche il più insensato e autoreferenziale – in una sorta di giustificazione dell’estetica del gesto fine a se stessa, ma pone l’accento sulla necessità di non negare la presenza di differenti “linguaggi urbani” che dal territorio emergono costantemente. Tralasciamo allora per un momento il giudizio sui metodi e concentriamoci sul contesto in cui queste azioni prendono forma.
Le città, da sempre, ricoprono un ruolo di avanguardia nei processi di trasformazione sociale, economica e culturale. E’ al loro interno che si manifesta – in anticipo – l’emergere di energie capaci di far evolvere la narrazione (che si vorrebbe invece immutabile e monolitica) di ogni comunità, determinandone uno scarto di paradigma, un’ipotesi innovativa. Leggi il seguito di questo post »

Città e territori, un necessario spazio comune di riflessione

In Ponti di vista on aprile 16, 2015 at 8:11 am

Come anticipato durante il primo appuntamento #180minuti, tenutosi a Sanbapolis nel mese di marzo, l’Associazione territoriali#europei organizza un nuovo incontro di approfondimento e riflessione, questa volta scegliendo un focus specifico e provando ad interrogarsi sulle città e sulle relazione  che le legano ai territori circostanti.

Città e territori, un necessario spazio comune di riflessione
giovedì 23 aprile
dalle 20.00 alle 23.00
Circolo Alpini, Vicolo Benassuti 1 – Trento

DEPEROTempo di elezioni amministrative e di conseguenza tempo di proposte di aspiranti sindaci, assessori o semplici consiglieri. Governare lo spazio pubblico – che si tratti di una metropoli o di un piccolo paesino di montagna – é espressione basilare e fondamentale dell’agire politico, laddove rappresenta il contesto di maggiore prossimità e contatto tra rappresentanti e rappresentati. La figura del Sindaco, al netto di trasposizioni caricaturali sul piano nazionale, è quella più “alla portata” del cittadino che – spesso indignato, a volte onestamente interessato al bene comune – cerca i responsabili del malfunzionamento (vero o presunto, poco cambia) della macchina amministrativa. La crisi della politica – morale da un lato, di funzione dall’altro – non ha risparmiato neppure i corpi intermedi fino a poco tempo prima ritenuti i punti più saldi di un’architettura istituzionale già traballante. Poi c’è stata Tangentopoli e quel 1992 che in queste settimane viene narrato in un’efficace e cruda serie tv ambientata nella Milano di una ventina d’anni fa. Inchieste, arresti, affari per nulla trasparenti, bilanci dissestati, giunte sciolte e commissari straordinari. Leggi il seguito di questo post »

Nuovi occhi per nuovi contesti. L’ipotesi di territoriali#europei.

In Ponti di vista on marzo 4, 2015 at 11:21 pm

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(Articolo pubblicato dal quotidiano L’Adige il 3 marzo 2015)

Approfitto dello spazio che mi viene concesso per provare a offrire due spunti di riflessione. Il primo – più generale – riguarda la Politica, la descrizione della sua crisi e un’ipotesi di lavoro per uscirne. Il secondo invece, stimolato dall’editoriale del direttore Pierangelo Giovannetti del 22 febbraio scorso, prende in considerazione la questione dello spazio urbano, in vista delle prossime elezioni comunali.

Zygmunt Bauman nel suo ultimo pamphlet – dal titolo “Stato di crisi” – descrive uno scenario economico, politico e sociale che faremmo bene a prendere in considerazione, prima che sia troppo tardi. La crisi – intesa in questi anni come fase transitoria ed emergenziale – è a tutti gli effetti il nuovo contesto, permanente e generalizzato, dentro il quale andrà cercato un equilibrio che dia il via a una diversa narrazione collettiva, per il momento completamente assente. Provando a fotografare oggi la condizione del nostro pianeta non ci dovremmo stupire nel contare un numero impressionante di punti di tensione che confermano le parole di Papa Francesco sull’imminenza di una Terza Guerra Mondiale. Diffusa, puntiforme, per capitoli, ma pur sempre Mondiale. Un contesto complesso e frammentato, dentro il quale la globalizzazione definisce infinite connessioni, un variegato catalogo – per dirla con le parole di Aldo Bonomi – di “flussi che impattano sui luoghi”, modificandone le caratteristiche e i destini. Il qui e l’altrove sono in costante dialogo. Leggi il seguito di questo post »