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Posts Tagged ‘civiltà’

Appunti di lettura | 17.

In Ponti di vista on agosto 30, 2016 at 6:28 am


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Città e spazi urbani

Luca Tricarico | Sviluppo urbano e pluralismo | CheFare
Il futuro delle città passa per la capacità di buttarsi a capofitto dentro le contraddizioni emergenti, capendo come coinvolgere le comunità, nelle loro molteplici diversità. “Occorre quindi allargare gli orizzonti con cui si guarda la realtà e l’interpretazione dello sviluppo urbano: sfuggire alle posizioni conservatrici che generalizzano su fenomeni come la gentrification, proponendo uno sguardo libero, aperto e plurale sulle città globali.”

Fabio Viola | Playable city | CheFare
Giochiamo a come rendere la città migliore? Processi inclusivi bottomup. “Personalmente intravedo un rischio nel percorso verso questa idea di città del futuro. La tecnologia ed in generale un approccio tecno-centrico, rischia di aggiungere complessità, freddezza e asocialità se non accompagnata da partecipazione attiva della cittadinanza. Nessun software o hardware apporta miglioramenti senza un adeguato tessuto umano in grado di gestire, pianificare ed utilizzare i nuovi strumenti.”

Diletta ParlangeliAirbnb lancia Samara, un progetto per riqualficare le zone rurali | Wired
La risposta allo spaesamento dei piccoli centri rurali e montani la offre (o almeno prova a farlo)…AirBnB. Dai “signori” della sharing economy nel campo del turismo arriva l’ennesimo segnale di disponibilità dei marchi globali a inseguire impatti (anche e soprattutto dove sono anche economicamente vantaggiosi) non solo nei grandi centri urbani, ma anche e soprattutto lì dove il margine sembra tutt’altro che interessante da un punto di vista del business. O forse no? Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie… /5.

In Libri con le orecchie... on gennaio 19, 2015 at 10:38 pm

sottomissioneChi è Michel Houellebecq? Un provocatore? Un mitomane? Un impostore? Un approfittatore? O forse è un profeta? In verità l’autore di Sottomissione (Bompiani, 2015 – 17,50 €) – libro che tanto sta facendo discutere – andrebbe preso un po’ meno sul serio per poterne valutare davvero l’importanza, il valore letterario. Sgomberiamo allora il campo dalle visioni (strumentalmente) estremizzate che la sua ultima opera genera.

Non si tratta di un testo venato di islamofobia, come qualcuno – immagino senza neppure averlo letto – vorrebbe far credere. Non siamo nemmeno di fronte, come si affrettano a sentenziare altri, ad un manifesto inneggiante alla religione islamica. Nelle pagine di Houellebecq si cercano – per curiosità morbosa o per opportunità politica – conferme alle proprie superficiali convinzioni. Lo scontro di civiltà, il destino segnato dell’Occidente, la superiorità della fede musulmana. Ognuno prova a piegare il tagliente stile narrativo di Houellebecq al proprio bisogno, perdendo di vista un particolare rilevante. Siamo di fronte ad un romanzo, e in quanto tale (sembra assurdo doverlo sottolineare) andrebbe letto.

Un romanzo potente e ruvido, nel quale Houellebecq rivendica il suo diritto al racconto senza limiti di forma e contenuto, all’osservazione disincantata dei cambiamenti sociali e politici, al rifiuto del giudizio in favore della “sola” descrizione – attenta, sottile, cruda – dei fatti, dei sentimenti, delle scelte. Leggi il seguito di questo post »

Il ruolo della politica oggi

In Ponti di vista on ottobre 15, 2014 at 8:48 am

separation-in-the-evening-1922Il richiamo all’innovazione (o forse solo la sua rappresentazione retorica) in politica è oggi potentissimo e eccezionalmente fragile. E’ forte laddove – almeno in un certo immaginario che va per la maggiore in questo periodo – continua a contrapporre vecchio e nuovo, passato e futuro, rottamati e rottamatori, buoni e cattivi. E’ debole, in generale, perché elude completamente una questione fondamentale. Non cerca in nessun modo di riaffermare le condizioni che stanno alla base del ruolo stesso della politica. La crisi che il sistema dei partiti sta attraversando, e con essi anche il crollo della credibilità delle istituzioni democratiche, non troverà soluzione dentro circoscritti aggiustamenti nel solco delle categorie politiche che fino ad oggi abbiamo utilizzato.
Un po’ più a destra, un po’ più a sinistra sono oggi indicazioni più utili a completare il parcheggio di un’automobile che al ridefinire la rotta che dovremo intraprendere. Così come lasciano il tempo che trovano le discussioni che – da anni ormai – intendono ridefinire i confini della “vera” sinistra, esercizio tanto inutile quanto minoritario. E – sia chiaro – non si tratta solo di capirsi sul non più nuovo dilemma attorno alle ideologie, rispetto alla loro morte certificato o alla presunta, ritrovata, vitalità.
Riconoscere, e far riemergere, il compito della politica dovrebbe essere oggi obiettivo fondamentale per tutti coloro che ne denunciano l’assenza, l’evidente inadeguatezza, il progressivo sgretolamento. Leggi il seguito di questo post »

Il continuo posticipare il tempo dell’amore…

In Ponti di vista on settembre 30, 2014 at 11:04 pm

franco-fontana-basilicata-1978“Per tutti, anche per i più fortunati, l’amore comincia necessariamente con una sconfitta.”
Hermann Hesse

Forse dobbiamo prenderla proprio come scrive Hermann Hesse – come una sconfitta necessaria – ma la decisione della Giunta Provinciale di sospendere e posticipare la discussione a proposito della legge sull’omofobia è un brutto segnale. Non tanto per l’allungamento dei tempi – si è atteso molto, non sarebbero questi mesi a fare la differenza – quanto per il come questa scelta si è realizzata. Si era di fronte alla possibilità di trovare la quadratura del cerchio, sulla base di un’interlocuzione tra cittadini e istituzioni (difficile, macchinosa eppure efficace) capace di portare a un passo dalla conclusione un processo iniziato da lontano, con una proposta di legge d’iniziativa popolare firmata da migliaia di persone. Sembravano essersi smussati alcuni spigoli di una maggioranza non propriamente serena quando deve parlare di gay, lesbiche o transessuali. Eppure qualcosa si è inceppato. Si sottolineerà il rischio dell’ostruzionismo, ma se ci fermassimo a questo aspetto procedurale sbaglieremmo in pieno l’analisi. Il prendere tempo su questo tema – solo apparentemente ad uso e consumo di una minoranza da tutelare -, il buttar la palla avanti (sperando di non doverla più raggiungere?) è segno evidente di una fragilità di pensiero preoccupante, di quel “lento scivolare verso il basso” che bene descriveva Ugo Morelli in un suo illuminante editoriale di qualche tempo fa.

In queste settimane di confronto consiliare – spesso anche aspro, come è giusto che sia – sono state scritte cose estremamente importanti per spiegare la centralità e l’urgenza di questa legge all’interno della cornice di una comunità che si voglia definire civile. Leggi il seguito di questo post »

Troppo buoni?

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 12, 2014 at 7:25 am

Otto-Dix-TrenchLuca Rastello, con I buoni (Chiarelettere, 14,00 euro), accetta di navigare in mare aperto, laddove le correnti sono più forti e pericolose. Conduce il suo racconto – a metà fra il thriller autobiografico e il romanzo di denuncia – dentro un crescente clima di tensione che porta chi legge dal sollievo all’angoscia, dall’uscita (apparentemente) salvifica dal buio di cunicoli maleodoranti alla lenta caduta nella tenebra ben più paurosa di quella che potremmo definire la “banalità del bene”.
Il suo stile è diretto, ruvido, al limite della provocazione. La narrazione è ricca e potente, soprattutto in quelle pagine – le più riuscite – che ripetono ossessivamente le parole d’ordine che i buoni utilizzano contro chi, in uno schema piuttosto banale e stereotipato, buono non è. È proprio la messa in crisi della divisione netta tra bene e male che rende questo crudo scritto d’attualità tanto efficace. Operazione indigesta per molti, motivo di feroci critiche e un certo, generale, fastidio.
L’autore si rifiuta di narrare in maniera neutra (o peggio accondiscendente) le buone pratiche dell’associazionismo o della cooperazione internazionale, indaga le ombre dei luoghi della solidarietà e dell’impegno sociale, incrina il mito creato (a torto o a ragione, non sta a me giudicarlo) attorno ai capipopolo carismatici, alle comunità solidali, ai progettifici del buon esempio. Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare / 13.

In Una storia da raccontare on marzo 10, 2014 at 5:45 am

tumblr_mxxei8bcJG1qzh19go1_500Nel pomeriggio Irene curò la ferita di Roberto. Nell’ufficio c’era un piccolo kit di pronto soccorso. Più tardi avrei portato altri generi di prima necessità trovati in città. Sarebbero certamente serviti.
La ferita non era profonda e il sangue perso non troppo. Irene l’aveva coperta con una fasciatura ben stretta, dopo averla disinfettata e cucita con pochi punti. Aveva aiutato Roberto a mettersi a letto, dove si era addormentato immediatamente.
Prima di andarmene le avevo detto che l’avrei contattata dopo l’incontro con Giorgio, e così feci. Mi era stato confermato che per il momento né Barbara né Giulia erano state chiamate per essere interrogate, fatto questo che mi faceva supporre non fossero state collegate neppure agli omicidi. Almeno questo speravo in cuor mio. Dal mio cellulare inviai un’e.mail a Irene dicendole di contattare Barbara e Giulia, invitandole a venire alla fabbrica quella sera. Avremmo dovuto concordare una linea comune da tenere, come sempre avevamo fatto.
Irene compose il numero. Barbara rispose immediatamente. Lavorava in una galleria d’arte, in uno dei quartieri più ricchi della città e nei suoi pomeriggi liberi gestiva la scuola di italiano che anni prima avevamo aperto in Centro Sociale. In cinque anni dentro quelle aule avevano studiato circa trecento tra ragazzi e ragazze, provenienti da ogni angolo del mondo. Leggi il seguito di questo post »

Abbasso l’austerità, viva l’austerità…

In Ponti di vista on marzo 5, 2014 at 8:40 am

SOCAR_Oil_Fields__3-1024x816Da tempo mi ripropongo di scrivere dell’austerità. Negli ultimi mesi non c’è programma politico che non contenga – ancor più oggi in vista delle prossime elezioni europee – almeno uno slogan “CONTRO L’AUSTERITY”. Mi rendo conto che si tratta di una parola scivolosa, e che dall’inizio della grande crisi del 2008 è stata associata a una serie di iniziative economiche a livello europeo e mondiale tutt’altro che popolari e ben volute, tra le quali le più tristemente famose quelle messe in campo in Grecia ad opera della Troika. Lacrime e sangue si diceva un tempo, ma forse questa espressione non è sufficiente per descrivere ciò che lascia dietro di sè la serie di tagli lineari previsti per sistemare i conti nelle casse greche, da tempo in profondo rosso. Basta leggere i dati riportati dal The Lancet rispetto alla situazione sanitaria del paese per rendersene conto.
Proprio perché nei confronti dell’austerità si è compattato un fronte critico ampio e trasversale – che va dall’estrema sinistra fino alla destra, passando per autorevolissimi economisti – è difficile assumersi la responsabilità di rompere questo assedio provando a darle un significato rinnovato e se possibile inteso come positivo, depurato della su componente moralistica e punitiva. Leggi il seguito di questo post »

Mondo 2.0, effetti collaterali…

In Ponti di vista on giugno 12, 2012 at 11:19 pm

Di Facebook e della rete. Le librerie sono piene di volumi che descrivono la straordinaria importanza di internet. Si organizzano convegni e master per studiare le eccezionali potenzialità della comunicazione in rete. Il primo decennio di questo millennio sarà ricordato come il tempo di Facebook e del Web 2.0. Vista la centralità di questi strumenti dentro la nostra quotidianità non c’è nulla di strano in tutto questo. Ciò che è meno studiato e viene spesso sottovalutato sono gli effetti collaterali della comunicazione aperta, orizzontale, libera. Non sta a me definire se il bilancio tra costi e benefici sia globalmente in positivo o meno, ma mi sento – in queste settimane che della rete e del suo dibattito sono argomento – di avanzare alcune riflessioni. La rete, la sua potenza comunicativa e la possibilità di mettere in relazione milioni di persone, ha la capacità di essere detonatore di emozioni e sentimenti, nel bene e nel male. Può essere strumento per la sollevazione di un popolo contro un dittatore sanguinario, base su cui costruire esperienze cooperative, luogo della conoscenza e dell’informazione. Ma può essere anche valvola di sfogo (a costo zero e magari nell’anonimato) delle nostre più viscerali pulsioni, arena dentro la quale mostrare il “pollice verso” nei confronti di chi vogliamo soccomba, campo di battaglia nel quale esprimere il proprio pensiero di tifoso. Lo spazio sconfinato a disposizione, la relazione non fisica ma mediata dal computer, il poter limitare la responsabilità di ciò che si afferma fanno il resto. In questo secondo caso a prevalere sono il livore, il rancore, l’odio; sentimenti che offrono la fotografia di una società che è giusto chiedersi se stia volgendo il proprio sguardo verso la civiltà o verso nuove barbarie, verso la mediazione dei conflitti o la ricerca dell’annientamento dell’altro e del diverso. Siamo animali sociali, capaci di grandi azioni e di enormi atrocità. Allo stesso modo gli strumenti che utilizziamo possono essere grimaldello per il cambiamento e il miglioramento di ciò che ci circonda o spade taglienti con cui infilzare chi è a noi avverso. Leggi il seguito di questo post »