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Posts Tagged ‘collaborazione’

Le culture da rimettere al centro delle nostre vite

In Ponti di vista on novembre 30, 2020 at 10:30 am

E’ inutile nasconderselo.

La situazione che stiamo vivendo dalla fine dell’inverno scorso in relazione alla pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini. Nelle prossime settimane, ormai è chiaro, vivremo un periodo natalizio diverso. Sarà caratterizzato dalla distanza da mantenere e dalla limitata possibilità di godere delle relazioni con i nostri cari e – parallelamente – con il resto delle nostre comunità.

La socialità è la grande esclusa di questo strano – e ormai troppo lungo – periodo pandemico. Farne a meno o viverla con moderazione è uno dei moniti ripetuti in questi ultimi difficili mesi.

Rinunciare al superfluo, si è detto. 
Ma come si divide l’essenziale da ciò che non lo è? 

La musica, il teatro, la letteratura, lo stare insieme non sono “in più” di cui fare a meno facilmente, senza modificare le vite di ognuno.

Ricorderemo questo 2020, dominato dalla presenza di un virus particolarmente malevolo, per l’interruzione di quasi ogni forma di attività culturale. Dai cinema ai teatri, dai concerti ai festival, dalle presentazioni di libri alle feste di quartiere. Un’interruzione forzata che significa allo stesso tempo la riduzione delle vitalità cittadina, una perdita secca di posti di lavoro nei mondi della creatività e della produzione artistica (già in precedenza spesso precari o scarsamente remunerati), un pericoloso impoverimento dei contesti formativi, educativi e relazionali.

Ci siamo attrezzati per trovare strategie alternative, sfruttando le opportunità della tecnologia, per rendere possibile – almeno virtualmente – l’accesso a produzioni culturali che altrimenti sarebbero state cancellate.

Perse. 

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7_utopia quotidiana e necessaria

In Ponti di vista, Supposte morali on marzo 24, 2020 at 11:58 PM

191030wed1[Questa sera ho passato tre ore e mezza su Zoom, sia lodato!, per una riunione con altre trenta persone circa. Avevamo tempo – come tutti in queste settimane – e un lungo ordine del giorno da affrontare. E’ stato bello!]

In questi giorni sento un’urgenza totale – allo stesso tempo passionale e ansiogena – di Politica e di fare Politica. Un bisogno primario, un desiderio profondo, di confronto e azione condivisa che prende spinta (non inizia…) dentro quella che è una fase caotica e priva di certezze, se non quella che dovremo far fronte a trasformazioni di tipo epocale e mai viste nel nostro recente passato.

Marco Damilano sul numero del 22 marzo de L’Espresso spiega bene la vivacità di pensiero che siamo tenuti a esercitare, non abbandonandoci all’attesa (che rischierebbe vana) del ritorno a una precedente e non più replicabile – per fortuna – “normalità”.

“C’è un’igiene del corpo che va rispettata severamente, pena la possibilità che a cadere nella malattia siano i nostri cari e poi le più lontane. Ma accanto a questa c’è da serbare un’igiene della mente, un’igiene dello spirito, che significa mantenersi lucidi e razionali di fronte a una situazione che ci mette in gioco come nessuno si sarebbe mai aspettato, che vuol dire rifiutare ostinatamente di recintare il pensiero, di rinchiudere l’anima, per così dire, oltre il corpo. Dobbiamo fare l’opposto di quanto siamo costretti a compiere con il “distanziamento sociale”, orrenda espressione: ovvero avvicinarci, anche se non possiamo farlo fisicamente, contaminarci, renderci meno immuni l’uno dall’altro, farci toccare dagli interrogativi e dalle diversità.” Leggi il seguito di questo post »

Condividere il presente per disegnare il futuro

In Ponti di vista on aprile 20, 2018 at 3:49 PM
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Articolo pubblicato su Vita Trentina, 20 aprile 2018.

QUI E ALTROVE. Nel 2000 – appena dopo il passaggio (innocuo ma iper-raccontato) del Millenium Bug, il difetto informatico che avrebbe dovuto portare al collasso del sistema della gestione e elaborazione dati mondiale – Tiscali in un suo famoso spot faceva sfoggio di tutto il repertorio dello storytelling collegato alla prima fase, quella davvero espansiva, dell’era della rete. Una fase in cui il mito di internet sembrava capace di recuperare tutto quello che la cultura classica aveva fino a quel punto prodotto mettendola a disposizione (on demand) di ogni singolo abitanti di un Mondo nuovo, senza confini e senza limiti, aperto e interconnesso.

“Ho visto me stesso in migliaia di mondi e più cose ho visto, più cose sono diventato…” è il messaggio che la voce narrante accompagna a immagini che hanno il compito di descrivere le molteplici differenze che possono trovare spazio dentro un contesto – tra il virtuale e e il reale – in rapidissima trasformazione. Leggi il seguito di questo post »

Autonomia, il cambio di sguardo di cui l’Europa ha bisogno.

In Ponti di vista, Uncategorized on novembre 16, 2017 at 10:49 am

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di Michele Nardelli e Federico Zappini

La questione catalana sembra essersi incagliata nella storia del Novecento. Se non sapremo proporre un approccio diverso, indicare nuovi scenari, immaginare paradigmi inediti, sarà ben difficile disincagliarla. E se l’orizzonte di ciascuna delle parti (ma anche dell’Europa e a ben vedere di ognuno di noi) rimane ancorato ai concetti di sovranità da un lato e di autodeterminazione dall’altro, sarà difficile venirne a capo. Può infatti sembrare paradossale, ma nella contrapposizione sulla Catalunya i principali protagonisti la pensano sostanzialmente allo stesso modo.
La situazione non è poi così diversa da ciò che avvenne nel 1999 nella crisi del Kosovo, oggi silenziata ma non per questo risolta, tanto è vero che per il diritto internazionale il Kosovo è ancora una regione della Serbia nonostante la sua indipendenza sia stata riconosciuta da 114 Paesi.

Vent’anni dopo lo scenario non cambia, o è forse addirittura più preoccupante. Leggi il seguito di questo post »

Occupare e occuparsi di S.Chiara

In Ponti di vista on gennaio 1, 2017 at 2:06 PM

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Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

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Appunti di lettura | 22.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on dicembre 2, 2016 at 2:30 PM

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Urgenza di radicalità. Questa è quella che provo in questi ultimi – finalmente – giorni di avvicinamento al referendum costituzionale, scadenza che è riuscita da sola a provocarmi senso di scoramento, nausea e – non da ultimo – di profonda e dolorosa solitudine. Non che mi aspettassi un’esplosione di passione e sarebbe stato da illusi pensare che da un contesto sociale, politico e culturale gravemente malato potesse scaturire una campagna elettorale qualitativamente rilevante. Ciò che però più mi indispone dell’intera situazione – tragica e comica allo stesso tempo – è l’assenza di un pensiero radicale che sappia mettere sotto stress l’esistente di cui siamo parte e che, nonostante una crisi diventata nuovo paradigma, nessuno sembra essere in grado di affrontare con reale spirito trasformativo. “Il sole sorgerà ancora domattina” sono state le parole di Barack Obama durante la notte che ha portato all’elezione di Donald Trump. Sono piaciute molto – tanto che tutti le usano anche in queste lunghe ore di vigilia referendaria – e hanno forse fatto passare in secondo piano l’idea che il problema non stia tanto nella costanza con cui il sole si alza al mattino e tramonta alla sera ma in quello che quotidianamente gli costringiamo a illuminare, che lui lo voglia o meno.

Suggestioni (da leggere, in ogni caso)

Senso Comune – Un manifesto
Non ho sottoscritto questo manifesto, però trovo interessante il punto di vista che cerca di sviluppare. Affrontare il tema del populismo – cattivo – fuori dalla logica binaria che lo contrappone alla responsabilità – buona, of course – dell’establishment (sia esso inglese, americano o italiano) credo sia esercizio tutt’altro che banale e varrebbe la pena di approfondirlo seriamente. In questa prima parte di segnalazioni ci proverò. Leggi il seguito di questo post »