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Ascoltare e animare le comunità.

In Ponti di vista on ottobre 7, 2022 at 6:46 am

ASCOLTARE E ANIMARE LE COMUNITA’. Una priorità su cui investire convintamente e quotidianamente.

Dall’assestamento di bilancio dello scorso mese di luglio erano rimasti da discutere un mazzo di ordini del giorno. La settimana scorsa – alla ripartenza del lavoro del Consiglio comunale – abbiamo avuto l’occasione di recuperarli e discuterli. Tra questi uno (l’odg 350/2022, prima firmataria Francesca Fiori) ci sembra particolarmente importante, per il tema trattato e per l’impegno condiviso nella scrittura con alcuni colleghi e colleghe.
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Nella versione definitiva, frutto della mediazione con le forze di opposizione in aula, non si fa riferimento diretto alla figura dell’animatore di comunità ma le premesse e gli obiettivi rimangono centrati e particolarmente ambiziosi.
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Ci sono le comunità e i territori (per Trento in particolare le circoscrizioni e i quartieri che le compongono) che contengono al proprio interno tanto le fragilità e le contraddizioni quanto le opportunità, le energie e le relazioni. Queste ultime – quelle che garantiscono coesione e felicità, la cura e l’attenzione reciproca – vanno intercettate, ascoltate, interpretate, attivate, accompagnate per valorizzarle al massimo e per permettere a ogni cittadino e cittadina di sentirsi nodi di reti sempre più fitte e generative.
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L’Amministrazione può far leva su questa trama di cittadinanza attiva per dare forma alla città partendo dalla massima prossimità (la “città dei 15 minuti” non è solo revisione dell’infrastruttura materiale ma vera rivoluzione nel modo di vivere lo spazio urbano) e per praticare davvero quella partecipazione di cui spesso parliamo senza vederla davvero messa all’opera.
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Ezio Manzini ha spiegato benissimo in un recente articolo [https://www.che-fare.com/…/partecipazione-a-bassa…/…] di come oggi vada cercata una nuova generativa alleanza tra istituzioni cittadine e quella che possiamo chiamare innovazione sociale molecolare, composta di associazioni e festival, di comitati e gruppi informali, di desideri e progetti più strutturati.
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Come rendere il dialogo costante e fruttuoso?
Come riconoscere il bene comune e come occuparsene insieme?
Come rendere tanti e tante protagonisti della pianificazione e della co-progettazione?

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Dal confronto con i soggetti presenti e attivati nelle circoscrizioni e dalla successiva necessaria sperimentazione si capirà che tipo di figure (quali competenze, quali tempi, quali metodi, quali connessioni con l’esistente?) servano per garantire quel “presidio di comunità” di cui sentiamo bisogno e che rappresenta non una spesa ma un provvidenziale investimento in welfare di territorio.

Il bisogno di tornare al futuro

In Ponti di vista, sulla soglia on settembre 2, 2022 at 6:59 am

LA CORSA SUL POSTO E IL SOGNO DELLA SOMMA PERFETTA. Subito dopo la pausa estiva, Francesco Costa nella sua rassegna stampa mattutina ha espresso con una perfetta sintesi quella che sembra una specialità della politica italiana: la corsa sul posto. Grande movimento all’apparenza, insieme a tanto rumore e una certa confusione, per non spostarsi in realtà di un solo centimetro nello spazio. 

Lo stesso Costa – ascoltate Morning prima di cominciare la giornata, aiuta… – ha osservato come ci sia un principio che i partiti tentano di applicare di fronte a ogni scadenza elettorale. Lo chiamerò teorema della somma perfetta. Partendo dalla mappa dei collegi (etichettati sulla carta come blindati, contenibili, difficili o addirittura abbiamo scoperto “inidonei”) si fa riferimento al bisogno – certo sulla base anche di una legge elettorale pessima – di allargare le alleanze con l’idea che questa sia un’operazione squisitamente matematica. Il soggetto A porta 5, B aggiunge 3 e con quel che garantisce C si mette insieme la maggioranza che serve. 

Anche in Trentino è prevalso questo approccio forte di sostenitori che continuano a pensare, nonostante ogni segnale contrario, che la gestione politica sia efficace solo se fa riferimento ai mondi e ai pacchetti di voti che essi dovrebbero garantire.

CUSTODI DEL FUOCO, PER RIGENERARE L’AUTONOMIA. Dovremmo cercare di smettere di correre sul posto per tornare a lavorare insieme alla costruzione ambiziosa del Mondo che verrà, alla definizione di un orizzonte condiviso, di un destino comune in un momento di grande trasformazione globale.

La scelta di Futura di non aggiungere il proprio simbolo alla coalizione che correrà al Senato non è una ripicca né è espressione di una rigida coerenza da rivendicare ma il frutto di mesi e mesi di lavoro, dentro le istituzioni e nell’intervento politico. Un lavoro che la nostra associazione ha condotto e conduce con altre e altri, consapevoli del bisogno di dare vita a un’alleanza autonomistica sociale e politica capace di rappresentare davvero un’anomalia. Questa stessa consapevolezza guida la nostra presenza, laterale come ci siamo detti, in questa campagna elettorale che è e deve rimanere un passaggio di costruzione in vista delle prossime sfide che ci attendono.

Riprendendo il titolo del recente Agosto degasperiano, sentiamo l’urgenza di essere “custodi del fuoco e non adoratori delle ceneri”. Siamo per un’Autonomia (che unisce la dimensione provinciale a quella regionale ed Europea) che decida di non accontentarsi della memoria dei bei tempi andati né della difesa delle conquiste dei padri fondatori ma rigeneri il proprio spirito e la propria azione, costruendo le traiettorie dei prossimi trent’anni e non vivendo nel ricordo dei trenta passati. Non tradizione ma proiezione. Non musealizzazione ma laboratorio innovativo, capacità di adattamento e di rilancio.

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Un percorso comune per la comunità di destino del Trentino

In Ponti di vista on aprile 14, 2022 at 7:50 am

Ogni occasione di confronto e di contaminazione è per quanto ci riguarda la benvenuta. Lo è stata anche il congresso del PATT a Sant’Orsola di Pergine, espressione di una comunità vitale, con una base solida, fatta di appartenenza e militanza sincera. Il nostro ascolto è stato attento, curioso e l’interlocuzione che ci proponiamo vuole essere esigente, non scontata.

Facciamo nostro – perché lo condividiamo nella sua chiarezza – il titolo della tesi congressuale di Simone Marchiori e Roberta Bergamo. È il tempo delle scelte.

Tutte le questioni prioritarie sono emerse, visibili. Sono temi che riguardano lo stravolgimento degli equilibri che hanno fin qui caratterizzato il sistema Mondo dentro cui anche il Trentino, non piccolo e solo ma aperto e interconnesso – “cerniera” tra mondi e culture – si inserisce.

Prioritario è immaginare un diverso modello di sviluppo, basato su un’inedita idea di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Dobbiamo agire per ridurre le diseguaglianze esistenti (materiali e di opportunità, di genere e generazionali, territoriali e di accesso ai servizi) perché è nel garantire dignità e sicurezza sociale a cittadini e cittadine che si rinsalda il patto di convivenza. Uguaglianza, solidarietà, accoglienza, mutualismo sono parole di un vocabolario comune. Redistribuzione della ricchezza e giustizia sociale sono valori a cui far riferimento e stelle polari dell’azione politica di chiunque intenda rinsaldare le maglie sociali del territorio che vive e amministra, “per distinguerci in meglio e non omologarci al peggio”. Lo ha ricordato, con un intervento appassionato il presidente emerito del partito Luigi Panizza.

Alle scelte discriminatorie della giunta leghista in carica si sono unite politiche incapaci di sostenere il peso delle crisi in atto. Politiche che si legano a un passato che ci ha visti meno attenti ma che la pandemia, non ancora superata, ha rimesso davanti al centro della scena. Ecco, allora, che l’attenzione alla cura e alla salute, ai bisogni materiali e alla capacità delle comunità di tenere assieme legami, amicizie, vicinanza, relazioni devono essere al centro del nostro lavoro. 

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Far succedere qualcosa di diverso. Per una via inedita da tracciare.

In Ponti di vista on aprile 1, 2022 at 12:54 PM

[Questo articolo lo abbiamo scritto oltre un mese fa con Emanuele Pastorino – altre cose dello stesso tenore le abbiamo condivise nei mesi scorsi – immaginando di contribuire al dibattito, pur frammentato e ancora tutto tattico, verso le elezioni provinciale del 2023 e più in generale al tentativo di riannodare fili all’interno delle comunità politiche del territorio che abitiamo. Abbiamo atteso la pubblicazione su un quotidiano locale, che sfortunatamente non è ancora arrivata. Il pezzo non è invecchiato, anzi. E’ diventato ancora più urgente mettere in moto qualcosa di diverso, che vada oltre gli schemi utilizzati fino ad ora.]

di Emanuele Pastorino e Federico Zappini

Nelle imprese alpinistiche il campo base è il luogo per la condivisione delle speranze e delle delusioni di quegli strani gruppi di uomini e donne che puntano lo sguardo al cielo individuando in esso il minimo obiettivo cui indirizzare il proprio sforzo. Nell’ambizione di andare oltre, scalatorə e politicə dovrebbero assomigliarsi di più, rifiutando la più facile andatura che è della pianura, la linearità di percorsi che promettano (ogni riferimento è voluto e non casuale allo stato attuale del dibattito pubblico) la stabilità e che spesso è premessa all’immobilismo.

Il campo base è il luogo – non proprietario, aperto – dove si procede all’acclimatamento prima della scalata e dove la cordata cerca coesione. Da lì si guarda la cima (le prossime scadenze elettorali del 2023), si preparano le attrezzature (i temi, i linguaggi), si decidono insieme l’itinerario e si scelgono i capicordata (le leadership, al plurale), si fa gruppo conversando e confrontandosi.

Ecco, questo è il momento – e siamo già in ritardo – per un dialogo aperto e generativo nell’ecosistema politico e sociale del centrosinistra, così come fino a ora non è stato.

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Il sistema città, nasce qui il grande patto

In Ponti di vista on gennaio 2, 2021 at 6:47 am

Nell’introdurre la relazione al Bilancio e al DUP 2021-2023 il Sindaco Franco Ianeselli ha rivolto ai cittadini e alle cittadine di Trento parole di grande onestà.

Ha parlato apertamente di un “bilancio di rinuncia”. Perchè la pandemia da Covid ha scombinato i tempi d’insediamento della sua Giunta, reso incerte le dinamiche economiche e finanziarie, irrigidito gli spazi della sperimentazione. La priorità era quella di conservare operatività amministrativa di fronte ad “un’alta marea che – al contrario di quanto si pensava negli anni Sessanta – solleva pochissimi e rischia di sommergere i più” e dare sufficiente solidità alle basi che serviranno nei prossimi mesi a determinare scelte decisive per il presente e il futuro della città.

Il Sindaco ha deciso di usare una citazione di Mauro Magatti, sulla ripartenza a seguito del secondo conflitto mondiale, per descrivere il bivio di fronte a cui ci troviamo. Io dello stesso autore ne preferisco un’altra, a mio modo di vedere più calzante a questo tempo inedito.

“Il concetto di resilienza è una traduzione attiva del trauma. Siamo resilienti non solo se siamo capaci di assorbire lo shock ma se, nel momento in cui assorbiamo lo shock, rispondiamo alla provocazione della realtà cambiando alcuni modi di fare, di essere, di ragionare, di operare che erano forse consone alla realtà precedente, ma dopo il cambiamento non lo sono più.

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Le culture da rimettere al centro delle nostre vite

In Ponti di vista on novembre 30, 2020 at 10:30 am

E’ inutile nasconderselo.

La situazione che stiamo vivendo dalla fine dell’inverno scorso in relazione alla pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini. Nelle prossime settimane, ormai è chiaro, vivremo un periodo natalizio diverso. Sarà caratterizzato dalla distanza da mantenere e dalla limitata possibilità di godere delle relazioni con i nostri cari e – parallelamente – con il resto delle nostre comunità.

La socialità è la grande esclusa di questo strano – e ormai troppo lungo – periodo pandemico. Farne a meno o viverla con moderazione è uno dei moniti ripetuti in questi ultimi difficili mesi.

Rinunciare al superfluo, si è detto. 
Ma come si divide l’essenziale da ciò che non lo è? 

La musica, il teatro, la letteratura, lo stare insieme non sono “in più” di cui fare a meno facilmente, senza modificare le vite di ognuno.

Ricorderemo questo 2020, dominato dalla presenza di un virus particolarmente malevolo, per l’interruzione di quasi ogni forma di attività culturale. Dai cinema ai teatri, dai concerti ai festival, dalle presentazioni di libri alle feste di quartiere. Un’interruzione forzata che significa allo stesso tempo la riduzione delle vitalità cittadina, una perdita secca di posti di lavoro nei mondi della creatività e della produzione artistica (già in precedenza spesso precari o scarsamente remunerati), un pericoloso impoverimento dei contesti formativi, educativi e relazionali.

Ci siamo attrezzati per trovare strategie alternative, sfruttando le opportunità della tecnologia, per rendere possibile – almeno virtualmente – l’accesso a produzioni culturali che altrimenti sarebbero state cancellate.

Perse. 

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Nei territori e nelle comunità le fondamenta della democrazia

In Ponti di vista on ottobre 30, 2020 at 5:07 PM

E’ simbolico – e importante – tornare a parlare della dimensione territoriale dell’azione politica proprio nel momento in cui siamo vittime di regole che impongono il distanziamento, che ci impediscono di riunirci.

“La politica è assembramento” ci ricorda Luigi Manconi. Senza la possibilità del confronto partiamo svantaggiati. Perso il valore dell’incontro ci troviamo disarmati, inermi, soli.

Non è un caso che della crisi della democrazia nella sua forma più prossima ai cittadini si discuta oggi nel momento in cui istituzioni e politica – a livello planetario – faticano a far fronte alla pandemia. Nei suoi impatti sanitari (spesso per i gravi errori commessi proprio nella gestione della medicina territoriale), socio-economici (dove la fragilità del modello neoliberista scarica le proprie esternalità negative sul tessuto sociale più fragile) e comunitari, dove al non riconoscimento reciproco si accompagna una crescente solitudine.

Il Covid19 ha funzionato da evidenziatore delle criticità esistenti. Ha mostrato i limiti dell’architettura politico-amministrativa fin qui utilizzata (dalle istituzioni del diritto internazionale, passando per l’Europa e gli Stati nazionali fin giù alle Regioni e ai Comuni), ha messo a nudo la loro difficoltà di lavorare in modo sinergico e ha testimoniato la generale inadeguatezza di una classe dirigente ancorata ai paradigmi del passato diventati inservibili.

Fin qui il lato più generale del discorso, che pure si lega a doppio filo con le sorti del Trentino e della sua Autonomia.

Prendo lo spunto dalla riflessione proposta qualche giorno fa da Daniele Gubert, laddove l’attenzione è stata posta soprattutto su tre questioni: il fallimento dell’esperienza delle Comunità di Valle, gli effetti negativi della riforma in chiave maggioritaria per l’elezione dei Sindaci dei piccoli Comuni, l’involuzione dei processi democratici nei contesti municipali. Per tentare di capire come siamo arrivati a questo punto serve fare qualche passo indietro.

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Immunità e comunità. Il bisogno di un patto, oltre l’emergenza.

In Ponti di vista on ottobre 16, 2020 at 8:48 am


Lettera a noi (in divenire) nel tempo del virus.

Dire che la pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini è allo stesso tempo una banalità e una (mezza) bugia. Può sembrare una contraddizione, ma è proprio così. 

Da un lato sono venute meno alcune nostre certezze. Le mani non si toccano, gli abbracci si negano. I tempi di vita (al lavoro, in casa e a scuola, nella socialità e negli affetti) si trasformano. Lo spazio – che avevamo immaginato ospitale e senza limiti – si restringe.

Il respiro si fa affannoso, anche senza contrarre la malattia.

D’altro canto – un po’ per la conformazione del nostro cervello e un po’ per comodità – la tentazione è quella di riannodare, così com’erano, i fili strappati all’inizio della primavera di quest’anno.

Lo ammetto. Capita anche a me. Di mattina quando apro due punti e la attraverso da porta a porta immagino di rivederla invasa di corpi che la animano nell’interazione promiscua e vitale di sguardi e carezze, di discorsi e domande, di sudore e sospiri, di curiosità e condivisione.

Per il momento non può essere così.

Nella precaria quotidianità del contesto che viviamo dallo scorso marzo siamo chiamati a trovare forme di diverso equilibrio, di intelligente alternativa. Non per ri-partire, quanto per ri-generare.

Lo spiegano con grande chiarezza Mauro Magatti e Chiara Giaccardi.

“Il concetto di resilienza è una traduzione attiva del trauma. Siamo resilienti non solo se siamo capaci di assorbire lo shock ma se, nel momento in cui assorbiamo lo shock, rispondiamo alla provocazione della realtà cambiando alcuni modi di fare, di essere, di ragionare, di operare che erano forse consone alla realtà precedente, ma dopo il cambiamento non lo sono più.”

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