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Posts Tagged ‘conflitto’

L’alleanza dei corpi | Intervista a Federico Zappino

In Ponti di vista on maggio 25, 2017 at 8:57 am

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*articolo pubblicato su CheFare.

L’alleanza dei corpi – per come l’ho intesa io – sta all’intersezione tra riscoperta della materialità dell’incontro (da una necessaria disconnessione, dal web, a una successiva riconnessione, sociale e politica), riqualificazione dello spazio pubblico (che si fa comune, superando la dicotomia pubblico e privato) e riconoscimento del conflitto come motore delle trasformazioni, siano esse riferibili alla rivendicazione di diritti negati, alla modifica di destinazione d’uso di un edificio per farne un luogo di socialità e cooperazione o il desiderio – ambizioso e urgente – di modificare gli strumenti e i contenuti del vivere democratico.

L’alleanza – così come la descrive Judith Butler nel suo ultimo libro – va intesa come pratica utopica, come tensione costante e continuativa al miglioramento delle condizioni date. Per entrare più a fondo dentro questo affascinante e potente argomento mi è sembrato interessante sottoporre una serie di domande a Federico Zappino (l’omonimia è solo sfiorata…), curatore e traduttore della versione italiana di “L’alleanza dei corpi”, edito da Nottetempo. Leggi il seguito di questo post »

La città e le sue linee di crescenza. Uno sguardo diverso sul Piano Regolatore Generale di Trento

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 2:05 pm

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Non un commento da tecnico ma da curioso osservatore dei fenomeni sociali e di possibili innovazioni politiche. Articolo pubblicato dal mensile UCT (ottobre 2016 – numero 489)

Dobbiamo prenderci cura delle linee di crescenza. Ilda Curti – ex assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino – usa questa metafora per parlare di riqualificazione urbana. Negli adolescenti le linee di crescenza sono le parti molli delle ossa che rinforzandosi costituiranno lo scheletro che permette alle masse muscolari di stare in posizione eretta e contestualmente di muoversi. Nelle città le linee di crescenza sono rappresentate dalle comunità e in particolare sono “i luoghi meticci, dello scontro e del cambiamento disordinato.” Partendo dal variegato campionario delle sedimentazioni sociali presenti nei contesti urbani più elementari, dai mille margini e dagli altrettanti soggetti marginali presenti sul territorio un piano regolatore – oggi più che mai – non può ridursi alla sola somma degli interventi architettonici da mettere in cantiere, non sta dentro la fredda elencazione delle norme che regolano la gestione dello spazio urbano, non trova forma nella tradizionale elencazione delle priorità in un contesto di risorse scarse e, in prospettiva, ulteriormente decrescenti.

Un piano regolatore o coltiva l’ambizione di descrivere il futuro di una città o non è. Un piano regolatore è il risultato di processi che devono saper incrociare sensibilità diverse, processi capaci di mettere a valore desideri e energie residue di comunità sempre più sfilacciate ma in potenza concrete e vitali. Leggi il seguito di questo post »

Disabituati al ritmo del reale. Incapaci di ascoltarne le voci e di favorirne (dove serve) il cambiamento.

In Ponti di vista on ottobre 18, 2016 at 10:32 pm

harbour-cranes-1669408_1920(Riflessione emersa dopo la partecipazione al Festival Religion Today 2016, che ringrazio per l’opportunità come sempre stimolante e “formativa”)

Sono stato sincero con i due registi, Alberto Gemmi e Mirco Marmiroli. Alla prima visione – davanti al computer, in orario notturno – ho azionato diverse volte il tasto per procedere più velocemente nella riproduzione del loro documentario. Sono stato sincero nel descrivere la mia esperienza di osservatore disattento, impaziente, (stupidamente) curioso di sapere come la storia, quella raccontata in Ogni opera di confessione (2015, 67′), si sarebbe sviluppata, senza porre la dovuta attenzione a ciò che stava tra il suo inizio e la sua fine.

Ho compreso meglio il valore della scelta stilistica – così come la profondità dello sguardo degli autori dentro le ex Officine Reggiane – grazie a una seconda visione, non viziata da un orario improbabile e dalla presenza di smartphone e tablet come elementi di distrazione, e osservando la reazione in sala durante il Festival. Una reazione radicale perché all’intera proiezione hanno assistito in cinque, su circa cinquanta presenti. L’incredibile morìa di spettatori – pur dentro un contesto attento e preparato come Religion Today – mi permette di proporre una doppia riflessione. Una più culturale (legata ai temi della comunicazione e del mondo documentaristico) e una più politico/sociale (con un chiaro riferimento alla riqualificazione urbana e al rapporto che manteniamo con i margini delle città). Leggi il seguito di questo post »

Roma/Trento. Così lontane, così vicine.

In Ponti di vista on settembre 30, 2016 at 3:21 pm

precipizio.jpgE’ difficile, ma estremamente stimolante, provare a interloquire a distanza – con una persona che nemmeno si conosce – fuori dal chiacchiericcio che ammorba il dibattito pubblico, nel solco di un ragionamento articolato che prenda in considerazione lo stato dell’arte del pensiero e dell’azione politica, a Roma come altrove. Dato per scontato – come si dovrebbe fare ormai senza dubbio alcuno anche in campo economico – che la crisi che stiamo attraversando non è congiunturale ma di sistema, si dovrebbero porre le basi per agire di conseguenze, ipotizzando interventi altrettanto sistemici e non estemporanei.

Rispondo con particolare piacere alle sollecitazioni romane di Silvano Falocco perché gli echi che provengono dalla Capitale trovano – non senza un pizzico di sorpresa – risonanza quassù al nord, in un contesto che a un primo sguardo potrebbe apparire totalmente altro dalla palude dentro la quale è bloccata la città di Roma. Area metropolitana contro piccola città montana. Simbolo del centralismo statuale contro capoluogo di una Regione e di una Provincia autonoma, ipotesi avanzata di decentramento e autogoverno del territorio. Stereotipo della disorganizzazione contro modello di efficenza riconosciuto e apprezzato.
Differenze rilevanti, certo, ma che non riescono – almeno ai miei occhi – a nascondere le similitudini che avvicinano la condizione, per entrambe di difficoltà, delle due Giunte in carica. Leggi il seguito di questo post »

Cosa rimane della Smart City Week? Quali i prossimi passi per la città di Trento?

In Ponti di vista on settembre 26, 2016 at 8:47 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Il segnalare la complessità dell’argomento non vuole essere un atto d’indulgenza preventiva verso la classe politica. E neppure un segno di “cedimento” di fronte alle difficoltà, che pure esiste ed è evidente, nel far fronte alle sfide che i contesti urbani – e non solo – ci propongono. L’azione di governo delle città è argomento di discussione (e oggetto di messa alla prova quotidiana) che richiama una variegata articolazione di questioni, figlie di una complessità urbanistica e sociale che non può sfuggire neppure a uno sguardo superficiale, a meno che non si voglia ridurre la gestione dello spazio urbano, e delle relazioni a esso connesse, a pura e semplice ordinaria amministrazione, nel senso più deteriore e pericoloso del termine.

Baudelaire scriveva che “la forma di una città cambia più in fretta, ahimé, del cuore degli umani”. Affermazione che potrà apparire banale, ma che fotografa efficacemente il contesto dentro il quale siamo chiamati a muoverci oggi, laddove l’ipotesi della smart city (la città intelligente) non riguarda esclusivamente l’infrastruttura tecnologica che innerva vie, piazze, parchi palazzi e istituzioni ma anche le caratteristiche fondamentali del vivere insieme, della dimensione di comunità, del concetto stesso di democrazia e partecipazione. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 17.

In Ponti di vista on agosto 30, 2016 at 6:28 am


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Città e spazi urbani

Luca Tricarico | Sviluppo urbano e pluralismo | CheFare
Il futuro delle città passa per la capacità di buttarsi a capofitto dentro le contraddizioni emergenti, capendo come coinvolgere le comunità, nelle loro molteplici diversità. “Occorre quindi allargare gli orizzonti con cui si guarda la realtà e l’interpretazione dello sviluppo urbano: sfuggire alle posizioni conservatrici che generalizzano su fenomeni come la gentrification, proponendo uno sguardo libero, aperto e plurale sulle città globali.”

Fabio Viola | Playable city | CheFare
Giochiamo a come rendere la città migliore? Processi inclusivi bottomup. “Personalmente intravedo un rischio nel percorso verso questa idea di città del futuro. La tecnologia ed in generale un approccio tecno-centrico, rischia di aggiungere complessità, freddezza e asocialità se non accompagnata da partecipazione attiva della cittadinanza. Nessun software o hardware apporta miglioramenti senza un adeguato tessuto umano in grado di gestire, pianificare ed utilizzare i nuovi strumenti.”

Diletta ParlangeliAirbnb lancia Samara, un progetto per riqualficare le zone rurali | Wired
La risposta allo spaesamento dei piccoli centri rurali e montani la offre (o almeno prova a farlo)…AirBnB. Dai “signori” della sharing economy nel campo del turismo arriva l’ennesimo segnale di disponibilità dei marchi globali a inseguire impatti (anche e soprattutto dove sono anche economicamente vantaggiosi) non solo nei grandi centri urbani, ma anche e soprattutto lì dove il margine sembra tutt’altro che interessante da un punto di vista del business. O forse no? Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 15.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 19, 2016 at 10:24 pm

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Torna l’abituale minestrone di articoli usciti nelle ultime settimane che hanno attratto la mia curiosità. I temi sono quelli, perché in fin dei conti alcune sono (numericamente limitate…) le questioni che pongono realmente sotto stress la contemporaneità, influenzando fortemente le traiettorie del futuro…
Insieme agli Appunti di lettura unisco in questa comunicazione anche un’altra rubrica di questo blog che da un po’ di tempo trascuro, Libri con le orecchie.

Città

Luca De Biase | Le città sono le nuove nazioni, dice Simon Hanson
Dentro un’Europa in crisi – di vocazione e di istituzioni – si fanno avanti nuovi protagonisti sulla scena politica continentale (e di conseguenza globale). Città – medio/piccole come quelle metropolitane – possono essere luogo di sperimentazione e, se in rete, attori di una trasformazione in chiave diffusa della governance.

Giuseppe Caccia | Mettere in rete le “città del cambiamento” in Europa | euroalter.com
La proposta politica di una nuova alleanza tra contesti urbani per praticare il cambiamento e gli strumenti per realizzarlo. Ipotesi affascinante che si inserisce nella parallela situazione di difficoltà dell’istituzione europea (la scala minima dentro la quale si possono immaginare processi politici e sociali significativi) e nella fase di riemersione di spinte centraliste e nazionaliste. Da leggere anche il libro/inchiesta di Steven Forti e Giacomo Russo Spena “La città in comune” (ed. Alegre).

Marta Bausells Superblocks to the rescue: Barcelona’s plan to give streets back to residents | The Guardian
“Vogliamo che questi spazi pubblici siano aree in cui si può esercitare tutti i diritti dei cittadini: lo scambio, l’espressione e la partecipazione, la cultura e la conoscenza, il diritto al tempo libero”. Sempre Barcellona – della nuova Sindaca Ada Colau – per un progetto innovativo di rigenerazione (urbanistica e sociale).

Ilda Curti | Territorio e beni comuni. Pianificazione territoriale e polvere delle strade.
“Perché non sta alla technè risolvere il dilemma, bensì al logos, al discorso ed alla narrazione politica di cui, poi, la technè è figlia ed espressione. La civitas della città contemporanea non entra nella forma dell’urbs, nei suoi spazi codificati e pianificati. Al contrario trasborda, irrompe, si impossessa dei luoghi e li trasforma a prescindere.” In queste parole di Ilda Curti – ex assessora al Comune di Torino, non ricandidata – leggo il tratto di costruzione di processi virtuosi dentro la complessità delle città contemporanee.  Leggi il seguito di questo post »

Il vaso di Pandora delle città

In Ponti di vista on giugno 12, 2016 at 11:25 pm

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Questa la traccia della conversazione di lunedì 13 giugno 2016 con alcuni dei redattori della rivista Pandora (www.rivistapandora.it). La scelta di organizzare questo appuntamento nasce dalla voglia di conoscere un’esperienza interessante che si muove tra formazione, cultura e inchiesta politica. Il tema di questo numero – le città – non può che pretendere una discussione a più livelli che come associazione territoriali#europei non poteva che incuriosirci ed entrare nella nostra agenda di appuntamenti.

Ha un valore simbolico immaginare questa iniziativa al Cafè de la Paix. Nato come esperienza di ri-qualificazione (fa specie dirlo in una città come Trento e del suo centro storico) di una zona “degradata” si trova da diverso tempo in una condizione di grave difficoltà nel vedersi riconosciuto il ruolo di animatore della comunità che lo circonda, che anzi – almeno in una sua parte – ne percepisce solo i fattori di disagio. Dentro questa storia ci sono già, seppur in forme minute, due delle tre questioni che ci piacerebbe porre all’interno di questa presentazione e che sono proprio i tre temi che sottendono agli altrettanti capitoli della rivista che presentiamo. Ci torneremo tra poco.

Ci interessa però provare prima di concentrarsi sul contenuto di soffermarci sul contenitore. Nell’epoca della rete, del ritorno delle newsletter e della comunicazione politica che si produce con tweet, stati di Facebook, scatti su Instagram o gruppi di Whatts Up voi avete scelto la carta, anche se non in termini esclusivi. Anche territoriali#europei guarda alla forma delle rivista per il proprio futuro. Ci spiegate il perché della vostra scelta, chi sta nella redazione e quali obiettivi vi siete dati al momento della vostra nascita?

Eccoci alle città. Cominciamo.

*Cos’è la città? In che direzione si sta muovendo? (riferimento al Festival dell’Economia “Luoghi della crescita”)

Di Giuseppe De Rita riporto un ricordo e una previsione.
– Ricordo. L’Italia non nasce – come altri paesi in Europa – attorno allo sviluppo di alcune grandissime città ma dalla crescita diffusa di piccoli comuni che hanno saputo valorizzare il ruolo dei territori.
– Previsione. Il futuro – caratterizzato da una serie di questioni concatenate – avrà più possibilità di essere gestito in piccole realtà territoriali, con strutture leggere.
– Un terzo aspetto (nell’intervista che avete realizzato con lui) è collegato alla composizione della città. Le parole d’ordine sembrano essere globalizzazione, e sue conseguenze, cetomedizzazione (e suoi limiti) e crisi dei corpi intermedi dentro lo spazio urbano, protagonisti incapaci di selezionare classe dirigente. Leggi il seguito di questo post »