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Posts Tagged ‘convivenza’

Il futuro (e il presente) delle città è resiliente

In Ponti di vista on gennaio 31, 2017 at 10:39 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Resilienza è parola che è entrata a pieno titolo nel nostro vocabolario, benché non succeda troppo spesso di discuterne davanti a un caffè fumante nel bar sotto casa. Da quando anche Leonardo Di Caprio ha deciso di mettere a disposizione la sua popolarità e le sue disponibilità organizzative (con il documentario “Before the flood”qui nella sua versione integrale) per aumentare la consapevolezza rispetto ai rischi legati ai cambiamenti climatici il tema è senza dubbio più conosciuto e dibattuto. Esiste, e di questo parleremo oggi, un processo diffuso di abilitazione alla resilienza  – magari non del tutto evidente ed emerso, ma certamente in crescita esponenziale -, certificato dal moltiplicarsi di pratiche che hanno nella ricerca e nella sperimentazione di approcci generativi in ambito urbano il proprio tratto distintivo. Basti pensare, per rimanere a Trento, che anche il progetto di riqualificazione del parco S.Chiara prevede un interessante intervento di recupero dell’acqua piovana attraverso vasche di stoccaggio, così come già accade da anni a Barcellona o a Berlino, dove le precipitazioni in eccesso non vengono disperse ma riutilizzate. Non stiamo parlando quindi di qualcosa di assolutamente attuale, che riguarda le nostre vite quotidiane e in futuro ce ne accorgeremo in maniera sempre più potente. Leggi il seguito di questo post »

Il vaso di Pandora delle città

In Ponti di vista on giugno 12, 2016 at 11:25 pm

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Questa la traccia della conversazione di lunedì 13 giugno 2016 con alcuni dei redattori della rivista Pandora (www.rivistapandora.it). La scelta di organizzare questo appuntamento nasce dalla voglia di conoscere un’esperienza interessante che si muove tra formazione, cultura e inchiesta politica. Il tema di questo numero – le città – non può che pretendere una discussione a più livelli che come associazione territoriali#europei non poteva che incuriosirci ed entrare nella nostra agenda di appuntamenti.

Ha un valore simbolico immaginare questa iniziativa al Cafè de la Paix. Nato come esperienza di ri-qualificazione (fa specie dirlo in una città come Trento e del suo centro storico) di una zona “degradata” si trova da diverso tempo in una condizione di grave difficoltà nel vedersi riconosciuto il ruolo di animatore della comunità che lo circonda, che anzi – almeno in una sua parte – ne percepisce solo i fattori di disagio. Dentro questa storia ci sono già, seppur in forme minute, due delle tre questioni che ci piacerebbe porre all’interno di questa presentazione e che sono proprio i tre temi che sottendono agli altrettanti capitoli della rivista che presentiamo. Ci torneremo tra poco.

Ci interessa però provare prima di concentrarsi sul contenuto di soffermarci sul contenitore. Nell’epoca della rete, del ritorno delle newsletter e della comunicazione politica che si produce con tweet, stati di Facebook, scatti su Instagram o gruppi di Whatts Up voi avete scelto la carta, anche se non in termini esclusivi. Anche territoriali#europei guarda alla forma delle rivista per il proprio futuro. Ci spiegate il perché della vostra scelta, chi sta nella redazione e quali obiettivi vi siete dati al momento della vostra nascita?

Eccoci alle città. Cominciamo.

*Cos’è la città? In che direzione si sta muovendo? (riferimento al Festival dell’Economia “Luoghi della crescita”)

Di Giuseppe De Rita riporto un ricordo e una previsione.
– Ricordo. L’Italia non nasce – come altri paesi in Europa – attorno allo sviluppo di alcune grandissime città ma dalla crescita diffusa di piccoli comuni che hanno saputo valorizzare il ruolo dei territori.
– Previsione. Il futuro – caratterizzato da una serie di questioni concatenate – avrà più possibilità di essere gestito in piccole realtà territoriali, con strutture leggere.
– Un terzo aspetto (nell’intervista che avete realizzato con lui) è collegato alla composizione della città. Le parole d’ordine sembrano essere globalizzazione, e sue conseguenze, cetomedizzazione (e suoi limiti) e crisi dei corpi intermedi dentro lo spazio urbano, protagonisti incapaci di selezionare classe dirigente. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie / 8.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on agosto 13, 2015 at 12:56 pm

11846560_10205853056340513_5625436530888357689_nQualche mese fa – appena letto dell’imminente uscita – scrissi alla casa editrice Rizzoli per poter organizzare a Trento una presentazione con Sebastiano Vassalli del suo “Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia.” (Rizzoli, 2015, 16,50 euro). Non ricevetti risposta. Qualche tempo dopo Vassalli se ne è andato – il 26 luglio scorso – e con lui la possibilità di coinvolgerlo in una chiacchierata attorno alla sua preziosa inchiesta sull’Alto Adige. Il tema rimane però di assoluta attualità. Anche in queste giornate agostane, “riscaldate” ancor più dalle polemiche esplose dopo la decisione degli Schutzen di piantare – nell’anno del Centenario della Prima guerra mondiale – una serie di croci su quello che un tempo fu il confine meridionale dell’Impero austro-ungarico. Qualcuno parlerà di folklore, altri di provocazione politica, altri ancora minimizzeranno in nome di un fascino pangermanista che fa capolino – marginalmente – anche in provincia di Trento.

Fatto sta che dentro l’idea di marcare simbolicamente (usando il ricordo dei propri – propri di chi? – morti ) i limiti dell’Impero si combinano perfettamente le tre dimensioni problematiche che Vassalli raccoglie nel suo libro.
La prima. La presenza dell’odio, protagonista più o meno invisibile, che si alimenta di quelle che l’autore bolla come “coltivazioni di fandonie” travestite da verità. La seconda. La fragilità, e per certi versi l’inutilità e la pericolosità intrinseca, dei confini così come li abbiamo tracciati e conosciuti nel secolo scorso, dentro e fuori l’Europa. La terza. I nuovi errori politici, nel presente, che non possono rappresentare in alcuna maniera correzione per la serie innumerevole di errori già commessi in passato.
Quelle croci infatti sono strumento di una propaganda scivolosa e divisiva, dalle basi storiche traballanti e dal retrogusto d’odio. Leggi il seguito di questo post »

Città e territori, un necessario spazio comune di riflessione

In Ponti di vista on aprile 16, 2015 at 8:11 am

Come anticipato durante il primo appuntamento #180minuti, tenutosi a Sanbapolis nel mese di marzo, l’Associazione territoriali#europei organizza un nuovo incontro di approfondimento e riflessione, questa volta scegliendo un focus specifico e provando ad interrogarsi sulle città e sulle relazione  che le legano ai territori circostanti.

Città e territori, un necessario spazio comune di riflessione
giovedì 23 aprile
dalle 20.00 alle 23.00
Circolo Alpini, Vicolo Benassuti 1 – Trento

DEPEROTempo di elezioni amministrative e di conseguenza tempo di proposte di aspiranti sindaci, assessori o semplici consiglieri. Governare lo spazio pubblico – che si tratti di una metropoli o di un piccolo paesino di montagna – é espressione basilare e fondamentale dell’agire politico, laddove rappresenta il contesto di maggiore prossimità e contatto tra rappresentanti e rappresentati. La figura del Sindaco, al netto di trasposizioni caricaturali sul piano nazionale, è quella più “alla portata” del cittadino che – spesso indignato, a volte onestamente interessato al bene comune – cerca i responsabili del malfunzionamento (vero o presunto, poco cambia) della macchina amministrativa. La crisi della politica – morale da un lato, di funzione dall’altro – non ha risparmiato neppure i corpi intermedi fino a poco tempo prima ritenuti i punti più saldi di un’architettura istituzionale già traballante. Poi c’è stata Tangentopoli e quel 1992 che in queste settimane viene narrato in un’efficace e cruda serie tv ambientata nella Milano di una ventina d’anni fa. Inchieste, arresti, affari per nulla trasparenti, bilanci dissestati, giunte sciolte e commissari straordinari. Leggi il seguito di questo post »

Tutta mia la città |Il bilancio

In Ponti di vista on ottobre 17, 2014 at 1:47 pm

IMG_20140920_103513Esperimenti per la città condivisa, Trento – 15/20 settembre 2014

Sono passati poco più di tre mesi da quando per la prima volta abbiamo parlato di un Festival in Via del Suffragio. Da allora sono state centinaia le e-mail scambiate, decine le persone e gli uffici che a vario titolo sono stati coinvolti, incalcolabile la durata delle telefonate effettuate per dare forma ad ognuno degli appuntamenti in calendario.

Abbiamo immaginato un Festival ambizioso e allo stesso tempo sostenibile e possiamo essere soddisfatti di questa prima edizione “fatta in casa”. Se si esclude un piccolo finanziamento della Circoscrizione Centro Storico e Piedicastello oltre a qualche minima sponsorizzazione “Tutta mia la città” nasce come esperimento di autofinanziamento – attraverso il Crowdfunding – e incosciente “investimento” (in soldi e moltissime energie) di alcuni degli organizzatori. Si tratta di cifre modeste, in gran parte spese per costi burocratici (occupazioni suolo pubblico, SIAE), che raccontano della possibilità di fare molto anche con budget ridotti.

Sapevamo quale poteva essere il valore aggiunto del progetto: lo spazio di Via del Suffragio(e una sua riscoperta in forma diversa), la collaborazione di diversi partner/amici,l’immaginario di un modo altro di riempire la città. Ognuno di questi aspetti, se guardato oggi a posteriori, va analizzato con molta attenzione per provare a dare corpo a un bilancio sufficientemente oggettivo dell’iniziativa appena conclusa. Devono emergere i fattori di novità, le caratteristiche peculiari, le sensazioni positive, senza però dimenticare tutte le contraddizioni connesse al tema della condivisione sperimentati sulla nostra pelle.

Scarica il bilancio |

Ritorno al futuro…

In Ponti di vista on settembre 24, 2014 at 11:28 pm

10384219_686495864767898_3808079969949277271_n(Pubblicato domenica 28 settembre 2014 sul Corriere del Trentino)

Si è concluso sabato scorso “Tutta mia la città”, un piccolo Festival pensato per riattivare la comunità di Via del Suffragio e per offrire un momento di discussione a proposito della gestione dello spazio urbano. Ne parlerò più diffusamente – per un bilancio abbozzato – in un altro articolo.
L’ultimo appuntamento in programma era la proiezione di “2020. Viaggio nella città in trasformazione” – documentario prodotto da Filmwork nel 2007 – e a seguire un confronto che coinvolgeva il Sindaco di Trento, Alessandro Andreatta. Sono proprio le sue parole ad avermi colpito particolarmente. Non tanto quelle – magari un po’ retoriche e di maniera – spese per argomentare le scelte urbanistiche di ieri e di oggi, quanto quelle usate per descrivere il clima di curiosità e passione che si respirava (non più di 10/15 anni fa…) attorno alle ambiziose sfide che la città si apprestava ad affrontare. In quel periodo non vivevo a Trento, o vi ero appena arrivato, ma non ho motivo di dubitare che fossero in molti a guardare con interesse alla trasformazione in atto, che il documentario ben descrive. Gli addetti ai lavori (Busquets, Botta, Piano) ma anche e soprattutto i cittadini che, così ci ha raccontato il Sindaco, “ne parlavano anche dal fruttivendolo o al bar”. Certo furono anche gli anni della triste (e provincialissima) vicenda Auto In, ma è innegabile che l’idea di un contesto urbano in forte espansione – sotto la guida di alcune delle firme più prestigiose dell’architettura mondiale – potesse appassionare, animando le legittime speranze di molti.

Oggi quei giorni sembrano davvero distanti. Di quel disegno generale rimangono poche – e spesso contraddittorie – tracce. Lo scenario dentro il quale ci muoviamo è mutato radicalmente. Leggi il seguito di questo post »

Il piacere del giuoco

In Ponti di vista, Uncategorized on agosto 24, 2014 at 9:28 pm

Hans Van der MeerHans van der Meer è un fotografo olandese. Ha dedicato una cospicua parte del proprio lavoro al fermare sulla pellicola immagini legate al calcio. Per i suoi scatti ha scelto però un approccio decisamente eccentrico, che mi ha sempre affascinato. Prati verdi adattati a campo da gioco, portieri corpulenti, palloni spellati, azioni confuse. Non vengono rappresentate le gesta di campioni affermati (i calciatori fotografati non sono nemmeno il soggetto principale delle fotografie) e non si vogliono raccontare il Mondiale o la finale della Champions League. Protagonista è il giuoco; il divertimento di rincorrere il pallone, il tentativo di passarselo o di eseguire un dribbling, la gioia per un gol realizzato o la delusione per uno subito. Sullo sfondo paesaggi meravigliosi; la natura brillante del nord Europa, i colori caldi del Mediterraneo o la densità urbana di qualche quartiere popolare.

Mai come oggi è fondamentale che gli obiettivi – non solo dei fotografi, ma anche degli operatori sociali e culturali, oltre che dei semplici appassionati – sappiano mettere a fuoco ciò che di veramente importante può produrre l’attività fisica, ed in particolare quella fatta insieme ad altri, come è necessario per il giuoco del calcio. No, non è un errore…è proprio sulla riscoperta del piacere per il giuoco – e per i valori positivi che può esprimere, sia per gli stili di vita sani che per le opportunità sociali e relazionali – che dovremmo concentrare la nostra attenzione. Solo in questa maniera potremo (forse) dimenticare e (forse addirittura) provare a modificare l'(anti)cultura che regna – dal professionismo fino all’ultimo dei campionati amatoriali – negli ambienti del calcio. Leggi il seguito di questo post »

Attorno all’idea dello spazio comune

In Ponti di vista on agosto 18, 2014 at 11:27 pm

NadavKanderAnno 2014. C’è un’operazione di cui apparentemente non ci stanchiamo mai: nominare – spesso con forme incomprensibili – i fenomeni che si verificano attorno a noi. Proprio in questi giorni ho scoperto che siamo riusciti a trovare un acronimo anche per descrivere il ritorno dei cittadini ad interessarsi del luogo in cui vivono: il condominio, il quartiere, la città. La sigla scelta è Yimby, che sta per Yes in my back yard, ed è posta volutamente in contrapposizione a quella che per anni è stata definita (a torto o a ragione) la “sindrome Nimby”, cioè l’opposizione alla realizzazione di un’opera – vista come dannosa, ad esempio una discarica, o una fabbrica o una strada – nelle vicinanze della propria abitazione, o per così dire “nel proprio giardino”. Per molti proprio questo porsi contro – questo dire no collettivamente – ha rappresentato la prima vera forma di difesa del proprio territorio, inteso come bene comune da tutelare. Non è mia intenzione – e probabilmente non sarebbe nemmeno troppo interessante – aprire una discussione sul fatto se sia l’interpretazione positiva o negativa dell’acronimo quella da ritenersi preferibile. Non basterebbe certo questo breve scritto per arrivare a una valutazione condivisa da tutti, compito davvero molto gravoso di questi tempi.
E’ però evidente che rimane sul tavolo un tema che è fondamentale provare ad analizzare con una certa attenzione. Esiste un terza via rispetto al contrapporsi classico tra spazio pubblico e spazio privato, oppure un’opzione che superi questa dicotomia è completamente impraticabile? Leggi il seguito di questo post »

Caro Civati, ti scrivo…

In Ponti di vista on febbraio 26, 2014 at 12:02 am

KarlHaendel4Caro Giuseppe Civati,
non ero presente all’incontro di domenica a Bologna ma avrei partecipato volentieri, per almeno due motivi.
Il primo, se così si può definire, terapeutico. Lo spaesamento (per quanto riguarda la politica, ma non solo) è oggi sentimento che condividiamo con diversi milioni di uomini e donne. Una sorta di malattia che difficilmente si sconfigge da soli, e che necessita di “terapie di gruppo”, momenti di confronto approfonditi e luoghi accoglienti che si percepiscano come comuni. Lo dico da non iscritto al PD che ha guardato per anni con una certa diffidenza alla dimensione partitica, e che vive oggi alla costante ricerca di uno spazio politico adatto ad essere vissuto con rinnovata passione ed energia.
Il secondo motivo, invece, è più strettamente collegato agli obiettivi dell’agire politico. Leggi il seguito di questo post »