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Posts Tagged ‘cooperazione’

Tre crisi e un’unica soluzione: la comunità.

In Ponti di vista on luglio 23, 2020 at 6:25 am

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“Si sta vicini per fare miracoli, / non per ripetere il mondo che già c’è. / Che già siamo”.

Questo il monito di Franco Arminio, poeta e paesologo, al termine del suo risveglio poetico nel Tempio Civico di Trento. Un modo diverso e prezioso di cominciare la giornata.

Fare insieme, per trasformare l’esistente. Questo è il compito della Politica, l’orizzonte di una comunità. Una comunità consapevole di essere artefice principale dell’elaborazione delle strategie che la tengono insieme e le permettono di desiderare il futuro.

Se tutti condividiamo il fatto che stiamo vivendo tempi straordinari – con il Covid19 a sparigliare ulteriormente le carte di un mazzo già impazzito – appare chiaro che il nostro agire dovrà possedere tratti inediti e spirito generativo.

Non basta ripartire, se rimettendosi in moto non si mette in discussione il contesto precedente allo stop pandemico. Il sovrapporsi di tre crisi – sanitaria/ambientale, economico/sociale, politico/istituzionale – rende urgente cambiare i paradigmi che hanno retto fin qui la nostra società, proponendone di migliori.

Per farlo serve attivare capillarmente cittadini e cittadine restituendo spazi politici adeguati e moltiplicando le occasioni per mettere in relazione energie e competenze.

“La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti” diceva Martin Luther King. Creatività, curiosità, passione unite a un certo tasso di inquietudine devono guidarci nell’uscita dalla tempesta in corso.

Come farlo? Conoscere. Coinvolgere. Connettere. Cooperare. Coprogettare. Costruire. Convivere.

Le città sono luoghi della biodiversità. In quest’ottica la partecipazione è chiave di lettura indispensabile per affrontare ogni tema. E’ il metodo – in prospettiva un’attitudine – per far sentire ognuno parte di un quadro più grande, di sintonizzare corpi e spirito, aspettative personali e visioni collettive. Leggi il seguito di questo post »

La comunità è Politica. Eccedenza e interazioni.

In Ponti di vista on giugno 13, 2020 at 11:19 am

ciliegieSento spesso parlare di ritorno alla normalità.
Mi viene in mente un racconto zen letto su “Il Dito e la Luna” di Jodorowsky:
“Maestro che cosa è costante?”
“Ciò che è incostante.”
“Perché ciò che è costante è incostante?
“La vita, la vita!”

da Guida all’esplorazione collettiva dei futuri per modificare il presente (di Daniele Bucci)

Daniele Bucci ci introduce alla Specollettività (per me una meravigliosa e imprevista scoperta) spiegando la sua idea di design applicato al tentativo di costruire soggettività di massa. Comunità operose, pensanti e…politiche.
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“Non è possibile fare previsioni accurate e attendibili in contesti così sproporzionatamente complessi. Spesso i nostri sensi umani non possono nemmeno percepire gli iperoggetti che ci circondano. I futuri sono tanti in questo momento, i ritardi di feedback non ci mostrano tutti i segnali analizzabili per poter capire quale sarà Il Futuro. Ciò che possiamo fare, come il buon bricoleur di Lévi-Strauss è utilizzare quello di cui disponiamo, immaginazione, punti di vista differenti, una rete che ci connette, strumenti di creazione condivisi, creative commons.”

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Non esistiamo da soli. Come essere umani troviamo nostra piena (e non definitiva) forma nella relazione con l’altro, con gli altri. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere, per essere riconosciuti e – soprattutto – per attraversare in pienezza la nostra esistenza.
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Le sfide di questo tempo (la crisi ambientale e la transizione ecologica, la trasformazione radicale di un modello economico ingiusto, la lotta alle diseguaglianze, l’adattamento alle evoluzioni tecnologiche, una migliore relazione e ibridazione fra differenze) non possono che essere affrontate attraverso un impegno collettiva. Leggi il seguito di questo post »

Il problema non sta (tutto) in questo strambo presente, ma nel futuro che non sappiamo vedere

In Ponti di vista on Maggio 29, 2018 at 9:53 PM

alley-city-lights-50859.jpgChe gli spazi e i tempi delle nostre vite (tra social network e relative bolle, velocizzazione di ogni frangente delle nostre esistenze e diverse forme di solitudine) siano saturi e quasi impraticabili mi è abbastanza chiaro da un po’, ma nelle ultime quarantotto ore la cosa mi è risultata ancora più evidente. E particolarmente insopportabile.

Ho speso qualche stringa di caratteri per commentare i fatti successivi alla crisi di quello che doveva essere il governo Conte (sottotitolato “del cambiamento”), ascoltato e letto una serie di commenti alle scelte del presidente Mattarella, osservato l’evolversi della polarizzazione politica e sociale tra accuse di golpe e hashtag presidenziali. Tra difensori del popolo sovrano e nemici degli “sfascisti”. Tra neo-sovranisti e patrioti repubblicani. In questo frangente non mi sono schierato, cercando di analizzare i contorni di un terzo spazio possibile, di problematizzare la situazione dentro uno scenario più largo rispetto a quello che i leader e le forze politiche (e di conseguenze i loro sostenitori /followers) sembrano prendere in considerazione. Uno scenario che alla visibilità anteponga la visione. Uno scenario capace di spingersi oltre i confini della contingenza, in rapido e doloroso avvitamento su se stessa, e dia respiro a un dibattito politico dai tratti spesso distruttivi.

Mi sono chiesto in che maniera la politica (e quindi ognuno di noi, singolarmente e collettivamente) possa contribuire non tanto a conservare una condizione data ma a progredire verso una condizione desiderata e desiderabile. Ho faticato a trovare una risposta che mi convincesse, ma non ho cambiato idea sul fatto che il primo atto da compiere – radicale e necessario – sia quello di sottrarsi al quadro esistente.  Leggi il seguito di questo post »

Autonomie cooperanti. L’utopia di un’Europa che si fonda sull’autogoverno territoriale.

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 22, 2017 at 9:00 am

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C’è vita oltre i referendum convocati da Zaia e Maroni. E’ c’è spazio per discutere di autonomia e autogoverno senza dover necessariamente andare a ruota della propaganda – tutta economica e opportunistica – leghista. Dentro “Il viaggio nella solitudine della politica” abbiamo già avuto modo di incrociare la questione in diverse occasioni. Attraversando il Trentino, e le sue difficoltà nell’affrontare il percorso di scrittura del Terzo Statuto. Incontrando cittadini e cittadine che nell’area dolomitica e alpina da anni – in Veneto come in Friuli, o nelle valli Lombarde – si interrogano e praticano sul fenomeno delle proprietà collettive e la gestione dei beni comuni. Ne emerge un interessante – e non privo di contraddizioni – movimento di persone, tra loro anche molto diverse, che guardano con curiosità e attenzione alle prospettive federaliste. Sarebbe sbagliato non tenere in considerazione questa ricchezza di punti di vista, lasciando che ognuno approcci i prossimi referendum senza una minima riflessione collettiva.

Nel corso del fine settimana che condurrà alla scadenza referendaria il viaggio ci porterà sulle strade della Padania (concetto politico dal dubbio significato, ma utile per inquadrare lo spazio geografico che visiteremo) parlando di immigrazione e cooperazione internazionale, di petrolio e nucleare, del mito della velocità, della politica civica e delle sue possibili declinazioni.

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Occupare e occuparsi di S.Chiara

In Ponti di vista on gennaio 1, 2017 at 2:06 PM

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Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

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