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Posts Tagged ‘creatività’

Dal congelamento del Covid19 a un nuovo orizzonte culturale, diffuso e partecipato.

In Ponti di vista on febbraio 21, 2021 at 3:30 PM

Da un anno il mondo dello spettacolo e della cultura – composto di luoghi, di persone e delle loro interazioni – è bloccato. L’opzione “a distanza” è alternativa utile ma non sufficiente. Dalla chiusura dei musei, dei teatri, dei circoli e dei locali è derivata l’interruzione della socialità, oltre a un’ulteriore precarizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici di diversi settori.

Mario Draghi nella sua replica al Senato ha sottolineato come oltre al danno economico rischiamo “un’ancora più grande perdita dello spirito”. I curatori della Biennale Teatro ricci&forte hanno motivato la scelta cromatica della rassegna – con al centro il colore blu – spiegando che è il tono che rappresenta il congelamento, la solitudine, la malinconia ma anche il mare e il cielo. Con la pandemia non ancora superata è comunque all’orizzonte, e quindi al futuro, che dobbiamo guardare con curiosità.

Simbolico da questo punto di vista è il Leone d’Argento assegnato alla rapper/poetessa/attivista Kae Tempest, il cui manifesto artistico/politico è l’empatia radicale, cioè la necessità di trovare nell’Altro un elemento di confronto e cooperazione.

Se la primavera e l’estate in arrivo devono essere di rinascita è bene che il nostro impegno non si riduca alla sola messa a calendario di una serie di eventi ma ambisca alla sperimentazione di un nuovo modo di intendere la cultura, in relazione all’impatto sociale che essa può generare.

E’ ormai riconosciuto che l’attività creativa e culturale è condizione decisiva per lo sviluppo di migliori condizioni per l’inclusione e per la partecipazione, oltre che per la sostenibilità, così come introdotta nell’Agenda 2030 dell’ONU e nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

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Le culture da rimettere al centro delle nostre vite

In Ponti di vista on novembre 30, 2020 at 10:30 am

E’ inutile nasconderselo.

La situazione che stiamo vivendo dalla fine dell’inverno scorso in relazione alla pandemia da Covid19 ha sconvolto le nostre abitudini. Nelle prossime settimane, ormai è chiaro, vivremo un periodo natalizio diverso. Sarà caratterizzato dalla distanza da mantenere e dalla limitata possibilità di godere delle relazioni con i nostri cari e – parallelamente – con il resto delle nostre comunità.

La socialità è la grande esclusa di questo strano – e ormai troppo lungo – periodo pandemico. Farne a meno o viverla con moderazione è uno dei moniti ripetuti in questi ultimi difficili mesi.

Rinunciare al superfluo, si è detto. 
Ma come si divide l’essenziale da ciò che non lo è? 

La musica, il teatro, la letteratura, lo stare insieme non sono “in più” di cui fare a meno facilmente, senza modificare le vite di ognuno.

Ricorderemo questo 2020, dominato dalla presenza di un virus particolarmente malevolo, per l’interruzione di quasi ogni forma di attività culturale. Dai cinema ai teatri, dai concerti ai festival, dalle presentazioni di libri alle feste di quartiere. Un’interruzione forzata che significa allo stesso tempo la riduzione delle vitalità cittadina, una perdita secca di posti di lavoro nei mondi della creatività e della produzione artistica (già in precedenza spesso precari o scarsamente remunerati), un pericoloso impoverimento dei contesti formativi, educativi e relazionali.

Ci siamo attrezzati per trovare strategie alternative, sfruttando le opportunità della tecnologia, per rendere possibile – almeno virtualmente – l’accesso a produzioni culturali che altrimenti sarebbero state cancellate.

Perse. 

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Alla paura preferiamo i desideri

In Ponti di vista on giugno 5, 2018 at 1:49 PM

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(Lettera firmata inviata al quotidiano Il Trentino)

Sono il genitore di una bambina che frequenta la scuola Materna
Zanella di Trento. Scrivo – a titolo personale – per proporre una breve riflessione collegata al titolo dell’articolo che il vostro giornale ha deciso di dedicare sabato 2 giugno all’inaugurazione del dipinto realizzato sulle mura dell’edificio scolastico: “I bimbi in piazza festeggiano il murale antidegrado”.
Ritengo, insieme a mia figlia, a sua sorella e ai suoi compagni, di non aver partecipato “a una festa antidegrado” (parola ormai passpartout, entrata nel vocabolario comune per la descrizione di tutto ciò che non ci aggrada) ma a un appuntamento di attivazione civica e di partecipazione collettiva. A un soleggiato pomeriggio di piacevole e gioiosa convivenza. Il senso dell’iniziativa è ben spiegato dal comunicato che aveva il compito di raccontare l’esperienza delle ultime settimane di co-progettazione all’interno dell’istituto e coinvolgimento della comunità circostante.

“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone” scriveva Italo Calvino nelle Città invisibili. Come dargli torto. Ecco allora che forse i bambini e le bambine della Scuola Materna Zanella – guidati dal muralista messicano Omar Garcia e dalle loro maestre – attraverso il loro disegno collettivo contribuiscono a mettere in risalto le relazioni umane, la condivisione e la cura dello spazio pubblico, la valorizzazione delle reti di prossimità e vicinato. Nel loro sguardo il deserto si riempie di giochi e di momenti di collaborazione, di esperienze nei contesti naturale e urbano, di complicità e fantasia. Leggi il seguito di questo post »

La città e il futuro. Bambini, margini, creatività.

In Ponti di vista on aprile 11, 2018 at 1:00 PM

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Questo testo racchiude la traccia per l’intervento che avrei dovuto tenere all’interno dell’evento introduttivo alla seconda edizione della Smart City Week di Trento, intitolata “La speranza dell’appartenere”.

Quando mi è stato proposto di essere uno dei tre relatori di questo appuntamento la prima cosa che ho fatto e stata domandarmi quale potesse essere il mio apporto alla discussione. Non sono un architetto e neppure un urbanista. Non un sociologo o un antropologo. Non sono un esperto di big data e nemmeno un programmatore, abile nel dare forma a nuove app. Sfogliando il ricchissimo programma della Smart City Week che inizia in Piazza Duomo tra pochi giorni – una lista di proposte senza fine, addirittura troppo fitta per essere apprezzata in pieno – mi sono detto che probabilmente tutto quello che c’è da dire sul rapporto tra tecnologia e futuro delle città lo si potrà trovare lì dentro, declinato in mille diversi modi e attraverso interventi certamente più pertinenti del mio.

Ad offrirmi però la possibilità di non sentirmi totalmente fuori posto sono intervenute, in tempi diversi, alcune favorevoli circostanze. Il titolo di questa edizione della Smart City Week – “La speranza dell’appartenere” – e il commento dell’Assessora Chiara Maule pubblicato su un quotidiano locale (Il Trentino) nei giorni scorsi mi hanno aiutato a descrivere i contorni di questo mio breve ragionamento. Come si attiva – in una società che Julia Hobsbawm definisce info-obesa, produttrice e consumatrice di informazioni senza sosta – il tema delle relazioni e della comunità come caratteristiche fondanti del vivere urbano, e non solo? Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 38.

In Libri con le orecchie... on settembre 28, 2017 at 10:26 PM

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La Politica del futuro. Il necessario spazio del pensiero profondo.

Pietro Bianchi | Michael Hardt e Toni Negri. Assembly | Doppiozero
Bentornati. Interrogativi alti, necessari allo stato attuale delle cose. Assembly come strumento – lo stile dello stare in piazza, tutt’altro che spontaneistico – e come destinazione, intesa come applicazione (politica e sociale) di forme organizzative di tipo cooperativo e orizzontale. “Sulla scorta di Machiavelli, Negri e Hardt concludono il libro attraverso il richiamo a un “nuovo Principe”, cioè a una nuova struttura organizzativa della moltitudine che ne debba ricalcare la natura orizzontale e cooperante. Inventare istituzioni dal basso, così come inventare pratiche autonome di produzione e riproduzione sociale diventano due facce della stessa medaglia, secondo il principio di un’indistinzione sempre più marcata tra strategia politica e reti della produzione, tra lavoro e forme della soggettività, tra assemblearismo democratico e organizzazione della cooperazione sociale. Usando un termine deleuziano si potrebbe dire che l’assembly delle piazze e delle reti della cooperazione del lavoro ponga un problema di “assemblaggi”: l’enigma a un tempo politico ed economico è quello di trovare un modo per dargli una forma.” Leggi il seguito di questo post »