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Posts Tagged ‘cultura’

Applico alla vita puntini di sospensione [cit.]

In Ponti di vista on aprile 12, 2017 at 7:38 am

Sabato scorso si è concluso – presso Impact Hub Trentino-Alto Adige, con il decisivo contributo di Francesca Santaniello, Flaviano Zandonai e Alessandro Pirani – il percorso di In.Gio.Co, iniziativa formativo/progettuale dedicata ai responsabili dei Piani Giovani di Zona della Provincia Autonoma di Trento. Quattro mezze giornate che – oltre alla costruzione di una comunità leggera e allo stesso tempo ricchissima di competenze e informazioni su territori tra loro molto diversi – hanno portato alla realizzazione di un materiale che abbiamo intitolato “Manuale tascabile di (auto)sovversione in sei mosse”. Sei cartoline per altrettante fasi, accompagnate da due brevi testi di inquadramento, di indirizzo generalissimo e necessariamente non esaustivo. Uno strumento aperto, nella migliore delle ipotesi una sorta di “Arduino” della progettazione e dello sviluppo territoriale. Un prototipo, il primo prototipo, che, visto il costo relativamente contenuto della stampa, ci potremo permettere anche di implementare e correggere tra qualche mese se dal suo uso – libero e sperimentale, necessariamente relazionale – emergessero modifiche rilevanti da apportare alla sua versione beta. Leggi il seguito di questo post »

Divieto di sosta…

In Ponti di vista on aprile 6, 2017 at 5:12 am

lot-1584056_1920Ogni volta che questa storia riemerge – una volta l’anno all’incirca, negli ultimi cinque – tento di sconfiggere la tristezza e lo scoramento che immediatamente mi colpiscono. La storia è quella dell’occupazione dell’Ex Dogana di Trento e del successivo tentativo di recupero crediti da parte della Provincia Autonoma di Trento, proprietaria dell’immobile. Centoventimila euro circa (da dividersi tra i sei “colpevoli”) dovute per aver ritardato la realizzazione – questo l’ambizioso “piano” provinciale – di un piccolo
numero di parcheggi. Un “divieto di sosta” piuttosto costoso, che avrà un’appendice giudiziaria con l’invito a comparire in tribunale il prossimo 26 luglio. Qui e qui trovate qualche informazione in più sul caso, visto che non intendo ritornarci in questo articolo.

L’esercizio che mi sono imposto ad ogni nuova puntata della telenovela Ex Dogana è quello di raccogliere appunti utili a capire – è quello che faccio comunque per lavoro e per curiosità – in che direzione si muovono realtà che stanno facendo i conti, con maggior prontezza e curiosità, con il tempo che cambia e con la necessità di immaginare modelli di governance dei fenomeni sociali ed economici più flessibili e resilienti. Si trasformano le città e con esse il modo di gestirne l’evoluzione. A Trento, e in Trentino, tutto ciò sembra avvenire con una lentezza e una rigidità di processo preoccupante, condizione che – ho già avuto occasione di scriverlo in diverse altre occasioni – pone questo territorio in chiara difficoltà nel saper intercettare le linee di innovazione che altri hanno fatto già proprie da tempo, o che almeno provano a elaborare e condividere. Leggi il seguito di questo post »

La cultura è in trasformazione – Intervista a Bertram Niessen (CheFare)

In Ponti di vista on aprile 3, 2017 at 2:18 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

CheFare è uno (non l’unico fortunatamente) dei luoghi culturali e politici più sani e ricchi di cui disponiamo in questo momento.

È parte – come diverse altre iniziative, principalmente dal basso e ai margini di quello che potremmo definire mainstream – di quella molteplicità di realtà che hanno nel proprio dna il «compito infinito» del pensiero utopico.

È una pentola che ribolle e che apparentemente non trova ancora – ma è solo questione di tempo – il sistema d’innesco per esplodere definitivamente, per contagiare ciò che lo circonda. C’è bisogno di lavorarci continuamente, in forme sempre più diffuse e collaborative, continuando a rimescolare l’impasto che anni di ricerca, relazioni e progettualità hanno reso ricchissimo e concentrato, senza per questo far perdere le particolarità dei sapori che in esso si combinano.
Con Bertram Niessen abbiamo dialogato a margine della presentazione del libro «La cultura in trasformazione» – ed. Minimum Fax, 2016 – che rappresenta un tentativo di fotografia dello stato dell’arte dell’esperienza di CheFare, realizzato attraverso la raccolta di interventi di alcuni protagonisti delle politiche culturali. Leggi il seguito di questo post »

Una libreria che chiude sotto casa, un quartiere che lentamente si spegne

In Ponti di vista on marzo 3, 2017 at 9:59 pm
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– miniature calendar, super –

Ricordate il mio post su Instagram di qualche giorno fa? Quello che raccontava il cambio di rotta commerciale della libreria sotto casa. A distanza di un fine settimana della libreria (la storica Disertori) non rimane nulla. Tutti i libri (tutti, non solo quelli con in copertina seni procaci, big penis, chiappe abbondanti) messi in scatoloni e caricati in auto per finire, probabilmente, in un polveroso magazzino. Gli scaffali smontati, le luci spente. Lo spazio completamente vuoto. Soffro quando uno “spaccio” di libri chiude i battenti. Soffro di più quando tutto attorno un intero quartiere vede la propria vitalità ridursi, le proprie attività (non solo commerciali, ma soprattutto culturali e sociali) poco per volta svanire, ammutolirsi. Succede nel mio quartiere e – a essere sincero – me ne sento un poco responsabile anch’io. Un paio di anni fa ci siamo rimboccati le maniche, con le attività del festival Tutta mia la città, ma dopo le belle giornate di attività previste nei vari spazi (pubblici e privati) della via non c’è stato un vero cambio di approccio nell’animazione di questa parte di città. Leggi il seguito di questo post »

Occupare e occuparsi di S.Chiara

In Ponti di vista on gennaio 1, 2017 at 2:06 pm

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Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

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Appunti di lettura | 18.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on settembre 21, 2016 at 11:30 pm

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Viviamo un tempo di grande confusione. Le contraddizioni non si contano nell’interpretazione di fenomeni che ci circondano. L’importante è continuare a osservarli, praticando il dubbio e la curiosità…sapendo che da sole non basteranno.
Buona lettura.

Europeismi fragili.

Adriano Sofri | E’ la nostalgia a spiegare la radicalizzazione dell’Europa | Il Foglio
“Due nostalgie crescono e si fanno prepotenti nell’Europa di oggi, e si contrappongono fino ad aggredirsi ed escludersi, confiscando e svuotando la nostalgia comune per la terra cui tutti apparteniamo e che da tutti e per tutti è minacciata. Divisi dalle nostre nostalgie, le stiamo rendendo opposte e nemiche, e ci ammazzeremo a vicenda in loro nome. Se sapessimo fraternizzare in nome della nostalgia comune per la terra minacciata, per la nostalgia del futuro che è la vera terra promessa e rubata delle generazioni cui affidiamo il senso del nostro passaggio, diventeremmo un buon partito.” Probabilmente il più bel pezzo sulla crisi d’Europa che io abbia letto in questi ultimi mesi.

Dario Di Vico | L’europeismo tradizionale che scopre le diseguaglianze | Corriere della Sera
“La verità è che l’europeismo tradizionale non ha mai coltivato una propria teoria della società, considerata per lo più come una costellazione di lobby. Ha sempre temuto che le ansie dei ceti medi e delle working class si tramutassero in ostacoli elettorali al processo di integrazione e modernizzazione. Leggi il seguito di questo post »

Quando “parlare come si mangia” può diventare pericoloso

In Ponti di vista on agosto 10, 2016 at 8:34 am

lost-places-1549096_1920Breve controreplica all’intervento (lo trovate a fondo pagina) a firma di Rodolfo Borga, pubblicato sul Corriere del Trentino lo scorso 6 agosto.

Non mi aspettavo che Rodolfo Borga fosse d’accordo con me. Il fatto poi che non condivida le idee da me espresse e le possa – a suo modo – criticare non solo fa parte della normale dinamica democratica, ma anzi dovrebbe essere caratteristica fondante di un contesto politico vivace. Peccato che la sua sia a oggi l’unica risposta a una riflessione, quella che ho abbozzato qualche giorno fa, che chiama invece in causa una vasta platea di potenziali interlocutori all’interno della comunità trentina. In queste poche righe – senza alcun obiettivo polemico – cercherò di proporre tre questioni che a mio modo di vedere emergono dalle parole di Borga e che meritano di essere riprese e commentate. Tre temi che, è bene dirlo, vanno ben oltre quelli da me affrontati e dovrebbero farci riflettere sullo stato di salute della politica, trentina e non solo.

La forma e la sostanza. Ammetto che mi sarebbe piaciuto – e rimango disponibile in qualsiasi momento per un confronto – trovare nella replica del Consigliere Borga argomentazioni che si soffermassero maggiormente sul merito delle questioni da me proposte piuttosto che limitarsi a una critica alla forma, allo stile del mio scrivere (ci tornerò dopo) o alla pratica dell’occupazione. Non vorrei che al consigliere – e più in generale alla classe politica trentina – fosse sfuggito che per quanto riguarda una nuova fase nella gestione creativa di spazi pubblici e privati nei contesti urbani non siamo più  al momento del “se” ma del “come” agire in maniera innovativa, per l’attivazione di collaborazioni con le reti cittadine. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 15.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 19, 2016 at 10:24 pm

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Torna l’abituale minestrone di articoli usciti nelle ultime settimane che hanno attratto la mia curiosità. I temi sono quelli, perché in fin dei conti alcune sono (numericamente limitate…) le questioni che pongono realmente sotto stress la contemporaneità, influenzando fortemente le traiettorie del futuro…
Insieme agli Appunti di lettura unisco in questa comunicazione anche un’altra rubrica di questo blog che da un po’ di tempo trascuro, Libri con le orecchie.

Città

Luca De Biase | Le città sono le nuove nazioni, dice Simon Hanson
Dentro un’Europa in crisi – di vocazione e di istituzioni – si fanno avanti nuovi protagonisti sulla scena politica continentale (e di conseguenza globale). Città – medio/piccole come quelle metropolitane – possono essere luogo di sperimentazione e, se in rete, attori di una trasformazione in chiave diffusa della governance.

Giuseppe Caccia | Mettere in rete le “città del cambiamento” in Europa | euroalter.com
La proposta politica di una nuova alleanza tra contesti urbani per praticare il cambiamento e gli strumenti per realizzarlo. Ipotesi affascinante che si inserisce nella parallela situazione di difficoltà dell’istituzione europea (la scala minima dentro la quale si possono immaginare processi politici e sociali significativi) e nella fase di riemersione di spinte centraliste e nazionaliste. Da leggere anche il libro/inchiesta di Steven Forti e Giacomo Russo Spena “La città in comune” (ed. Alegre).

Marta Bausells Superblocks to the rescue: Barcelona’s plan to give streets back to residents | The Guardian
“Vogliamo che questi spazi pubblici siano aree in cui si può esercitare tutti i diritti dei cittadini: lo scambio, l’espressione e la partecipazione, la cultura e la conoscenza, il diritto al tempo libero”. Sempre Barcellona – della nuova Sindaca Ada Colau – per un progetto innovativo di rigenerazione (urbanistica e sociale).

Ilda Curti | Territorio e beni comuni. Pianificazione territoriale e polvere delle strade.
“Perché non sta alla technè risolvere il dilemma, bensì al logos, al discorso ed alla narrazione politica di cui, poi, la technè è figlia ed espressione. La civitas della città contemporanea non entra nella forma dell’urbs, nei suoi spazi codificati e pianificati. Al contrario trasborda, irrompe, si impossessa dei luoghi e li trasforma a prescindere.” In queste parole di Ilda Curti – ex assessora al Comune di Torino, non ricandidata – leggo il tratto di costruzione di processi virtuosi dentro la complessità delle città contemporanee.  Leggi il seguito di questo post »

Il vaso di Pandora delle città

In Ponti di vista on giugno 12, 2016 at 11:25 pm

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Questa la traccia della conversazione di lunedì 13 giugno 2016 con alcuni dei redattori della rivista Pandora (www.rivistapandora.it). La scelta di organizzare questo appuntamento nasce dalla voglia di conoscere un’esperienza interessante che si muove tra formazione, cultura e inchiesta politica. Il tema di questo numero – le città – non può che pretendere una discussione a più livelli che come associazione territoriali#europei non poteva che incuriosirci ed entrare nella nostra agenda di appuntamenti.

Ha un valore simbolico immaginare questa iniziativa al Cafè de la Paix. Nato come esperienza di ri-qualificazione (fa specie dirlo in una città come Trento e del suo centro storico) di una zona “degradata” si trova da diverso tempo in una condizione di grave difficoltà nel vedersi riconosciuto il ruolo di animatore della comunità che lo circonda, che anzi – almeno in una sua parte – ne percepisce solo i fattori di disagio. Dentro questa storia ci sono già, seppur in forme minute, due delle tre questioni che ci piacerebbe porre all’interno di questa presentazione e che sono proprio i tre temi che sottendono agli altrettanti capitoli della rivista che presentiamo. Ci torneremo tra poco.

Ci interessa però provare prima di concentrarsi sul contenuto di soffermarci sul contenitore. Nell’epoca della rete, del ritorno delle newsletter e della comunicazione politica che si produce con tweet, stati di Facebook, scatti su Instagram o gruppi di Whatts Up voi avete scelto la carta, anche se non in termini esclusivi. Anche territoriali#europei guarda alla forma delle rivista per il proprio futuro. Ci spiegate il perché della vostra scelta, chi sta nella redazione e quali obiettivi vi siete dati al momento della vostra nascita?

Eccoci alle città. Cominciamo.

*Cos’è la città? In che direzione si sta muovendo? (riferimento al Festival dell’Economia “Luoghi della crescita”)

Di Giuseppe De Rita riporto un ricordo e una previsione.
– Ricordo. L’Italia non nasce – come altri paesi in Europa – attorno allo sviluppo di alcune grandissime città ma dalla crescita diffusa di piccoli comuni che hanno saputo valorizzare il ruolo dei territori.
– Previsione. Il futuro – caratterizzato da una serie di questioni concatenate – avrà più possibilità di essere gestito in piccole realtà territoriali, con strutture leggere.
– Un terzo aspetto (nell’intervista che avete realizzato con lui) è collegato alla composizione della città. Le parole d’ordine sembrano essere globalizzazione, e sue conseguenze, cetomedizzazione (e suoi limiti) e crisi dei corpi intermedi dentro lo spazio urbano, protagonisti incapaci di selezionare classe dirigente. Leggi il seguito di questo post »

Per essere davvero Capitale…

In Ponti di vista on giugno 11, 2016 at 6:34 am

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Articolo pubblicato dal Corriere del Trentino, 11 giugno 2016

“La cultura è portatrice di valori universali e non può essere ridotta a un mero fenomeno commerciale. La cultura è per la qualità della vita e identifica al tempo stesso una società più libera dal bisogno economico e più aperta ai valori della solidarietà, della crescita dei beni comuni, dello sviluppo nella cooperazione e nella fiducia. Insomma la cultura per lo sviluppo non si appiattisce sui mercati e le loro regole egoistiche, ma ambisce allo sviluppo nell’equità e giustizia delle forme distributive”. Così si esprime Walter Santagata nelle conclusioni del prezioso Il governo della cultura (Il Mulino, 2014). L’Amministrazione comunale di Trento dovrà prendere fortemente in considerazione questo richiamo alla valutazione dell’impatto sociale della cultura in relazione allo spazio urbano se vorrà rendere credibile e – auspicabilmente – vincente la propria candidatura a Capitale italiana della cultura per l’anno 2018.

Perché se è vero che a un primo sguardo gli aspetti maggiormente rilevanti di questi veri e propri “contest” tra città sono quelli legati al vantaggio economico (1 milione di Euro di extra budget, fuori dal Patto di Stabilità) e a quello promozionale (un anno da “eletta”, da Capitale appunto) non ci sarebbe niente di più sbagliato che fermarsi a quest’analisi superficiale. La cultura – e con essa l’opportunità di esserne temporaneamente rappresentanti per l’Italia – è strumento per agire insieme alle comunità sulla città, è uno dei fattori determinanti all’interno di un processo articolato di azioni che sappiano portare al miglioramento delle condizioni di vita e della partecipazione dei cittadini, e che proprio nella partecipazione può trovare il carburante più efficace. La cultura è in fin dei conti il tentativo di rappresentare noi stessi, dentro la molteplicità pulsante del nostro essere diversi. Attraverso la cultura esprimiamo sentimenti e desideri, diamo forma alle caratteristiche più profonde del contesto dentro il quale cresciamo, provando a farne emergere i tratti di unicità. Le società traggono dalla cultura (come ci ricorda Ugo Morelli in una sua interessante riflessione sul tema) “la pensabilità del presente e del futuro e la capacità di formulare ipotesi innovative rispetto all’esistente.” Leggi il seguito di questo post »