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#Brexit. Un altro passo verso l’estinzione della specie?

In Ponti di vista on luglio 8, 2016 at 7:14 am

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– articolo pubblicato all’interno del progetto “L’ultimo Europeo?” –

C’è qualcosa che non torna nel dibattito scaturito dal referendum sulla Brexit. Ad apparire scentrate non sono solo le conversazioni sui social network (potremmo intenderlo come un fenomeno assodato, come uno spazio non necessariamente sano di confronto) ma anche molte delle prese di posizioni dei principali commentatori italiani e europei. Siamo in un tempo caratterizzato da “durature incertezze”, diceva prima del voto Janet Yellen – direttrice della Fed – incertezze che sarebbero state amplificate a suo modo di vedere a seguito di una vittoria del Leave. Non si sbagliava, eppure non serviva sapere leggere il futuro dentro la sfera di cristallo per produrre tale pronostico, visto che proprio l’instabilità è il tratto distintivo di questa fase storica, a ogni latitudine e dentro qualsiasi contesto. Lo schieramento a sostegno dell’uscita dall’Unione Europea ha raggiunto una maggioranza risicata, ma sufficiente, per far prevalere – seppur senza un reale potere vincolante nei confronti del Governo – la tesi della Brexit, aprendo a uno scenario dai contorni a oggi ancora difficilmente definibili. “Ci vuole calma e sangue freddo” le prime parole – le più sensate – pronunciate dalla Regina Elisabetta durante un discorso presso il Parlamento Scozzese. God save the queen! 

La miglior interpretazione del voto – essendo per alcuni giorni all’estero mi sono evitato una cospicua quantità di commenti – l’ha data a mio avviso Federico Campagna su Doppiozero. La sua analisi è incardinata su tre punti fondamentali. Il primo, particolarmente solido, è la resurrezione del concetto di nazione (etnico e identitario, fino al riposizionamento dei confini e il loro presidio militare) a discapito di quello di Stato e in un certo senso anche di politica. Il secondo prende le mosse dalla crescente e diffusa spintaall’esclusione di chi si ritiene diverso e non appartenente alla propria – sempre più stretta – comunità. “L’UK non ‘va’ da nessuna parte, è l’Europa che se ne deve ‘andare’ dall’UK.” sintetizza l’autore, con estrema durezza. Leggi il seguito di questo post »