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Una nuova narrazione per l’Europa. Con Mauro Berruto.

In Ponti di vista on luglio 30, 2016 at 12:24 PM

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(Intervista pubblicata nel blog www.ultimoeuropeo.wordpress.com)

L’aspetto più interessante di poter chiacchierare con Mauro Berruto è la dimensione poliedrica della persona che si ha di fronte. Affermato allenatore, fino alla panchina della nazionale maschile italiana di volley. Narratore e formatore, alla guida da qualche mese della Scuola Holden di Torino. E ancora, curioso e attento osservatore dei contesti sociali connessi – e non – al mondo dello sport. Ognuno di questi “mondi” riesce a emergere dentro le sue parole e rende l’insieme delle riflessioni che ha condiviso con “Ultimo Europeo?” utilissimo a tracciare un bilancio degli Europei di calcio conclusi lo scorso 12 luglio. Non solo racconto dell’avvenimento calcistico ma anche uno sguardo alle tensioni sociali delle nostre società, alle crisi economica e politica che colpiscono l’Europa, all’approccio complesso al tema dell’identità e dell’incontro con l’Altro.

In poco più di un mese – a cavallo tra giugno e luglio – l’Europa è stata segnata da una serie di eventi di grande portata, partendo dal referendum sulla Brexit e arrivando fino a Nizza e all’instabilità turca. Nel resto del pianeta la situazione non è migliore. I fatti di Dallas e Orlando negli Stati Uniti, l’attentato di Dacca in Bangladesh e i quotidiani attacchi in Medio Oriente. Cosa ci dice questo tappeto costante di conflittualità e violenza?

Partiamo dall’elenco, che ormai è faticoso da ricordare dentro la sua incredibile sequenza. E’ vero che nelle ultime settimane c’è stata un’escalation di eventi di portata mondiale che semplicemente rimettono per l’ennesima volta al centro l’Europa – intesa come comunità di valori e non solo come unione di Stati e di moneta – a svolgere un ruolo di un’importanza cruciale all’interno di un mondo che è sottoposto sempre di più, in maniera quasi quotidiana, a scosse che sono decisamente preoccupanti. Io credo che la forza, l’impatto che l’Europa può avere forse è stata troppo identificata – o almeno ci è stata raccontata, e parleremo poi di storytelling – nelle sue caratteristiche economiche (per quanto riguarda il mercato unico e la moneta comune) e riscopriamo oggi che è molto più urgente e importante verificare il ruolo che l’Europa deve riconoscere a se stessa sul lato culturale anche dentro il sistema planetario. Le scosse – pressochè quotidiane – oggi riguardano anche altri aspetti delle nostre vite, non solo quelli economici.
Ritrovare la capacità di immaginare l’Europa nella sua bellezza di territorio continentale, un insieme di paesi che hanno esercitato una leadership mondiale dal punto di vista culturale, artistico e politico oltre che economico, è dunque ormai equiparabile a stipulare una polizza di garanzia per un mondo migliore. Leggi il seguito di questo post »

Parigi. Calcio, #nuitdebout e tanta pioggia

In Ponti di vista on giugno 13, 2016 at 8:13 am

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*articolo pubblicato originariamente all’interno del progetto “L’ultimo Europeo?”

L’ultima volta che ero stato a Parigi correva l’anno 2006. Primavera. Era il periodo delle proteste – poi risultate vincenti – contro il CPE (contratto di primo impiego che permetteva il licenziamento senza motivazione per lavoratori sotto i 26 anni, nei primi due anni di contratto) proposto dal governo guidato da Jacques Chirac. Torpedone dall’Italia di gruppi interessati a capire cosa stava avvenendo oltre confine. Andata e ritorno praticamente in giornata, una follia insomma. Non fu da meno la manifestazione. La nostra delegazione, insieme allo spezzone degli intermittenti dello spettacolo francesi, si diresse – corsetta appena accennata – verso una fiera del lavoro interinale con l’idea di occuparla, percorrendo un lungo boulevard in leggera discesa. A un certo punto, ancora lontani dall’obiettivo, ci accorgemmo che dalle scalinate della Metrò – poste ai lati della carreggiata – stavano cominciando a emergere piccoli gruppi di ragazzi vestiti di nero (che solo dopo qualificammo come casseurs) che, senza nemmeno tentare di interagire con il corteo, cominciarono a sfasciare tutto. Vetrine, auto, cabine telefoniche. La nostra manifestazione si concluse lì, una volta “conosciuti” alcuni degli abitanti dei quartieri nord parigini venuti in centro per l’occasione. Non si era ancora esaurita l’onda lunga dell’esplosione di rabbia  delle banlieus parigine – e poi più di larga parte della francesi – a cavallo tra il 2005 e il 2006. Per settimane il primo ministro De Villepin e l’allora ministro degli interni Sarkozy tentarono di arginare, molto spesso violentemente, un fenomeno sociale e politico che raggiunse dimensioni considerevoli (centinaia di auto e palazzi incendiate ogni notte, scontri diffusi) prima di rientrare dentro i canali carsici delle periferie urbane delle maggiori città di Francia. Vene pulsanti – di culture, di storie di vita, di frustrazioni – dentro le quali è ancora estremamente accesa la tensione tra centro e periferia e tra inclusi ed esclusi.

Sono tornato a Parigi in un periodo di nuove leggi speciali. Charlie Hebdo e il Bataclan sono ancora troppo vicini per essere rimossi dalla memoria dell’opinione pubblica francese, che pure attorno a quei simboli sembra oggi un po’ più distratta e distante. Dopo gli attentati del 13 novembre 2015 l’état d’urgence (Legge nº 385 del 3 aprile 1955) è stato prorogato a più riprese, arrivando oggi a estendersi fin oltre il periodo di svolgimento di Euro2016 e del Tour de France. Leggi il seguito di questo post »