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Posts Tagged ‘Federer’

Appunti di lettura | 28.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on aprile 5, 2017 at 1:22 pm

road-166543_1920.jpgSguardi lunghi, necessari.

Pierre Dardot, Christian Laval | Non c’è un mondo comune | Tysm
Da dove prendere le mosse? “L’essenziale è comprendere che il comune non è dato, né nella forma di una comunità d’appartenenza né in quella di un mondo comune. Il comune è da costruire contro l’evidenza di uno stesso mondo condiviso, precisamente inventando nuove forme dell’agire capaci di produrre nuove forme del sentire e dell’interpretazione; in breve, inventando nuove forme di vita.” Per arrivare dove? “P
er citare Aristotele, « vivere insieme » (suzên) implica un agire comune » (sunergein), un co-operare.”

Amor Fernandez Sàvater | Dall’autonomia al comune: su Cornelius Castoriadis. Intervista con Pierre Dardot e Christian Laval | Tysm
“Come si può evitare il duplice scoglio del populismo demagogico e del dominio degli esperti, detentori esclusivi del sapere? Da un lato, il populismo demagogico si riassume nella formula: «il popolo non ha bisogno di scienziati perché ne sa già abbastanza per conto proprio»; d’altro canto, la relazione di dominio espertocratica si esprime nella formula: «lo scienziato ne sa sempre più del popolo, ed è questo che lo abilita a insegnare al popolo». Inventare luoghi e metodi di co-costruzione dei  saperi critici, in occasione delle mobilitazioni sociali, appoggiandosi su esperienze già fatte o ancora in vigore, determinerà in larga parte il futuro del movimento sociale. Per portare a buon fine questo compito bisogna dunque rompere con l’idea di un sapere bello e pronto, già dato in un determinato luogo sociale.” Leggi il seguito di questo post »

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“Open” e il romanzo del tennis

In Ponti di vista on gennaio 1, 2014 at 10:44 pm

MathieuLevesque2Open. La mia storia. (Einaudi / 20,00 Euro). Non sono corso ad acquistare questo libro alla sua uscita in libreria. Non ho nemmeno letto con attenzione le varie recensioni, contenenti le anticipazioni sui passaggi più “hot”. Tra Andre Agassi e Pete Sampras ho sempre preferito il secondo. Non avevo dubbi. Negli anni ’90 ho tifato soprattutto per Stefan Edberg – prima – e Patrick Rafter – poi -. Ultime espressioni del tennis serve-and-volley in un’epoca in cui già andavano di moda i ribattitori da fondocampo. Il primo tra loro, appunto, Andre Agassi. Ho sempre rifiutato le geometrie schematiche e ripetitive dei giocatori da che rimanevano ancorati alla linea di fondo, preferendo gli svolazzi – a volte addirittura eccessivi e controproducenti – del gioco di volo o di una palla colpita in back. Era più facile appassionarsi alle evoluzioni di un giocoliere (pur perdente) come Fabrice Santoro che ai colpi di clava di Jim Courier (un giocatore di baseball prestato al tennis) o alle interminabili rincorse di Micheal Chang, armato di racchettone. Leggi il seguito di questo post »