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Posts Tagged ‘francia’

Il giorno dopo Macron…

In Ponti di vista on maggio 14, 2017 at 8:26 pm

sea-1097417_1920Come dopo il primo turno un elenco puntato sintetico di cose che mi va di condividere sulle presidenziali francesi, culminate con l’elezione di Emmanuel Macron. Alcune più generali – grazie all’aiuto anche di buone letture, provenienti da diverse fonti -, altre più specifiche e rivolte a chiunque voglia provare a dibattere del futuro dell’Europa, e della politica, fuori dagli schemi eccessivamente rigidi che mi sembra siano proposti in questi giorni.

1. Cinque anni dopo. Tutto è cambiato, poco è cambiato.

“I cittadini francesi il 6 maggio hanno scelto il cambiamento […]” “Sono orgoglioso di aver restituito speranza […]” “Sarò il presidente di tutti i francesi, non ci sono due paesi che si affrontano, ma un unico paese unito per un futuro migliore” “Tutti i francesi verranno trattati secondo uguaglianza, di diritti e di doveri”. Leggi il seguito di questo post »

Présidentielle2017 – In attesa del secondo turno parliamo della startup Macron…

In Ponti di vista on aprile 24, 2017 at 11:14 pm

francia_votoArticolo scritto per punti secchi, che non vuole essere una riflessione organica sul voto francese che non mi sentirei di riassumere in una paginetta. I miei sono spunti di riflessione che nascono da quella che da tempo descrivo come una personale solitudine di fronte alla politica, una solitudine che – solo per il momento, spero – mi rende difficile sentirmi partecipe alle esperienze esistenti in campo, in Italia come in Europa. Non per questo smetto di guardare con interesse a ciò che accade, tentando di interpretare al meglio la realtà che mi circonda. Ecco i miei cinque sassi, lanciati nello stagno.

1) E se (viva le provocazioni) la situazione non fosse poi così diversa rispetto al 2002? Lasciamo stare – almeno per un attimo – il disfacimento dei partiti tradizionali (verissimo!) per concentrarci su come sta reagendo la Francia al ritorno al secondo turno delle presidenziali di un membro della famiglia Le Pen. Tutti – da Fillon a Hamon, per rimanere nel campo degli sconfitti eccellenti, da destra a sinistra – a difesa della Republique dal pericolo (reale, si capisce, ma pure fortemente strumentalizzato) Front National? Una difesa di principio – con la probabile sola eccezione di Melénchon – che non mi sembra prenda del tutto in considerazione la profondità della crisi politica e di visione che l’Occidente intero sta attraversando. Leggi il seguito di questo post »

Parigi. Calcio, #nuitdebout e tanta pioggia

In Ponti di vista on giugno 13, 2016 at 8:13 am

mappa-parigi (1)

*articolo pubblicato originariamente all’interno del progetto “L’ultimo Europeo?”

L’ultima volta che ero stato a Parigi correva l’anno 2006. Primavera. Era il periodo delle proteste – poi risultate vincenti – contro il CPE (contratto di primo impiego che permetteva il licenziamento senza motivazione per lavoratori sotto i 26 anni, nei primi due anni di contratto) proposto dal governo guidato da Jacques Chirac. Torpedone dall’Italia di gruppi interessati a capire cosa stava avvenendo oltre confine. Andata e ritorno praticamente in giornata, una follia insomma. Non fu da meno la manifestazione. La nostra delegazione, insieme allo spezzone degli intermittenti dello spettacolo francesi, si diresse – corsetta appena accennata – verso una fiera del lavoro interinale con l’idea di occuparla, percorrendo un lungo boulevard in leggera discesa. A un certo punto, ancora lontani dall’obiettivo, ci accorgemmo che dalle scalinate della Metrò – poste ai lati della carreggiata – stavano cominciando a emergere piccoli gruppi di ragazzi vestiti di nero (che solo dopo qualificammo come casseurs) che, senza nemmeno tentare di interagire con il corteo, cominciarono a sfasciare tutto. Vetrine, auto, cabine telefoniche. La nostra manifestazione si concluse lì, una volta “conosciuti” alcuni degli abitanti dei quartieri nord parigini venuti in centro per l’occasione. Non si era ancora esaurita l’onda lunga dell’esplosione di rabbia  delle banlieus parigine – e poi più di larga parte della francesi – a cavallo tra il 2005 e il 2006. Per settimane il primo ministro De Villepin e l’allora ministro degli interni Sarkozy tentarono di arginare, molto spesso violentemente, un fenomeno sociale e politico che raggiunse dimensioni considerevoli (centinaia di auto e palazzi incendiate ogni notte, scontri diffusi) prima di rientrare dentro i canali carsici delle periferie urbane delle maggiori città di Francia. Vene pulsanti – di culture, di storie di vita, di frustrazioni – dentro le quali è ancora estremamente accesa la tensione tra centro e periferia e tra inclusi ed esclusi.

Sono tornato a Parigi in un periodo di nuove leggi speciali. Charlie Hebdo e il Bataclan sono ancora troppo vicini per essere rimossi dalla memoria dell’opinione pubblica francese, che pure attorno a quei simboli sembra oggi un po’ più distratta e distante. Dopo gli attentati del 13 novembre 2015 l’état d’urgence (Legge nº 385 del 3 aprile 1955) è stato prorogato a più riprese, arrivando oggi a estendersi fin oltre il periodo di svolgimento di Euro2016 e del Tour de France. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 14.

In Libri con le orecchie... on aprile 25, 2016 at 11:42 pm

Appunti di lettura dedicati a #nuitdebout. Il mio sguardo è rivolto alla Francia. Mentre il primo ministro Valls conferma lo stato di emergenza fin oltre Tour de France e campionati europei migliaia di persone vivono Place de la Republique (e decine di altre piazze) nel tentativo di dare forma a un movimento costituente che sappia descrivere i contorni del “nouveau monde“. L’esperienza mi affascina e – senza l’enfasi che in alcuni commentatori italiani trovo – mi piace condividerla in questo mio piccolo spazio di comunicazione e approfondimento.

Cornice.

Dario Gentili | L’agonia del potere | Doppiozero
“Come sembra suggerire lo stesso Gramsci, per uscire da quella condizione costitutiva dell’interregno che è la crisi a nulla serve cercare di riportare in vita ciò che è moribondo: “la crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” (Gramsci, 2001, p. 311 [Q 3, 34]). L’interregno consiste dunque nel procrastinarsi dell’agonia del vecchio in mancanza del nuovo che deve nascere; anzi, più precisamente: è proprio tale perpetuarsi del vecchio a dilazionare l’avvento del nuovo, che pertanto non “può” nascere.”

Marco Belpoliti | Risentimento | Doppiozero
Rancore. Ha mille sinonimi – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta – e rappresenta probabilmente il tratto caratteristico della stagione politica e culturale che stiamo vivendo. “Perché lui sì e io no? Questa è la domanda principale, forse la sola, che gli invidiosi si pongono. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, ha sostenuto che l’invidia è qualcosa di più, o di meno, del desiderio di possedere quello che ha l’altro – ricchezza, amore, potere. Un sentimento decisamente rivolto al “negativo”: impedire all’altro quel possesso che si agogna. Žižek racconta in vari suoi libri una storiella emblematica. Una strega dice a un contadino: “Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino!” E il contadino con un sorriso furbo le risponde: “Prendimi un occhio!””
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Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

In Ponti di vista, Uncategorized on aprile 16, 2016 at 5:54 am

“E’ la storia di una società che precipita e mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.” Mathieu Kassovitz e La haine (L’odio) sono stati nel 2015 d’ispirazione per un piccolo lavoro d’inchiesta collegato al Festival delle Resistenze contemporanee. La licenza di estrapolare una parte del monologo conclusivo era frutto di una scelta consapevole (e non di una dimenticanza) che puntava a valorizzare storie positive che guardano al futuro con speranza . A posteriori non metto in dubbio quella decisione ma credo che oggi meriti una riflessione aggiuntiva.

Presentando l’iniziativa – era il 26 aprile 2015 e il flusso di migranti verso il nord Europa era già costante – feci riferimento alla necessità di una responsabilità diffusa nell’accoglienza per uomini e donne che si trovavano (si trovano e, probabilmente, si troveranno) a transitare nelle province di Trento e Bolzano alla ricerca di un’esistenza dignitosa. L’Associazione Binario 1 prestava già servizio, e lo fa ancora con la stessa passione e costanza. Fino a qui tutto bene.
Qualche mese dopo passai una giornata al Brennero. Il clima era sereno. Un luogo di confine che – visto allora – conservava ancora le caratteristiche del margine sfumato e permeabile, certo molto diverso da quello nervoso e militarizzato di queste settimane. Un “global village”, così lo descrissi, perché grazie all’intervento della Cooperativa Atelier era presidio di confine attento ai temi dell’intercultura, dell’incontro con il diverso da sé, della creazione di Comunità basata sull’interlocuzione tra le diverse comunità presenti. Fino a qui tutto bene. Di nuovo.

E’ passato circa un anno da quei giorni. Il tema della caduta, che avevo tenuto in scarsa considerazione nella mia ipotesi narrativa, si è preso oggi prepotentemente il centro della scena. A cadere è l’Europa. O quel che ne rimane. Leggi il seguito di questo post »

#porteouverte, di porte aperte e finestre rotte

In Ponti di vista on novembre 15, 2015 at 9:00 am

Catarsi_01Non ho soluzioni da proporre. Parto da questo basilare e non consolatorio grado di consapevolezza. Altrimenti lavorerei come titolista dentro qualche redazione che ha scelto, non è una novità, di interpretare il ruolo di strillone sguaiato dello scontro di civiltà. Oppure mi sarei scatenato, via Twitter, in quella che è stata per ore la sfida a chi la sparava più grossa. Chi rilanciando l’ipotesi di un false flag, chi quella di una nascente resistenza antifascista che dalla città curda di Kobane si allarghi all’Europa intera, chi immaginando di ridurre “la Siria ad un parcheggio” (quasi cit. della serie tv Homeland) in nome della difesa della nostra civiltà sotto attacco.
Sono piuttosto confuso, non potrebbe essere altrimenti. Non nascondo neppure un po’ di paura, che sarebbe stupido negare. Sono preoccupato, ed è il sentimento prevalente, dalla piega che stanno prendendo le cose e dell’inadeguatezza degli strumenti interpretativi a nostra disposizione per tentare di darne lettura e costruire un’alternativa ad un pensiero dominante che – con differenti sfumature, tra loro anche molto distanti – fa riferimento esplicito e convinto alla guerra, allo scontro tra un “noi” e “loro” sempre più a geometria variabile ma in ogni caso inevitabile. Tenere a bada il nostro spirito guerriero è l’obiettivo primario di cui farsi carico, laddove la nostra storia recente di “combattenti per la democrazia” e di sostenitori incondizionati di quella che abbiamo descritto come la “parte buona del mondo” risulta essere parte del problema e non certamente la possibile soluzione.

L’attacco di Parigi ha una potenza simbolica che non mi lascia indifferente. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie… /5.

In Libri con le orecchie... on gennaio 19, 2015 at 10:38 pm

sottomissioneChi è Michel Houellebecq? Un provocatore? Un mitomane? Un impostore? Un approfittatore? O forse è un profeta? In verità l’autore di Sottomissione (Bompiani, 2015 – 17,50 €) – libro che tanto sta facendo discutere – andrebbe preso un po’ meno sul serio per poterne valutare davvero l’importanza, il valore letterario. Sgomberiamo allora il campo dalle visioni (strumentalmente) estremizzate che la sua ultima opera genera.

Non si tratta di un testo venato di islamofobia, come qualcuno – immagino senza neppure averlo letto – vorrebbe far credere. Non siamo nemmeno di fronte, come si affrettano a sentenziare altri, ad un manifesto inneggiante alla religione islamica. Nelle pagine di Houellebecq si cercano – per curiosità morbosa o per opportunità politica – conferme alle proprie superficiali convinzioni. Lo scontro di civiltà, il destino segnato dell’Occidente, la superiorità della fede musulmana. Ognuno prova a piegare il tagliente stile narrativo di Houellebecq al proprio bisogno, perdendo di vista un particolare rilevante. Siamo di fronte ad un romanzo, e in quanto tale (sembra assurdo doverlo sottolineare) andrebbe letto.

Un romanzo potente e ruvido, nel quale Houellebecq rivendica il suo diritto al racconto senza limiti di forma e contenuto, all’osservazione disincantata dei cambiamenti sociali e politici, al rifiuto del giudizio in favore della “sola” descrizione – attenta, sottile, cruda – dei fatti, dei sentimenti, delle scelte. Leggi il seguito di questo post »

#JeSuisConfus

In Ponti di vista on gennaio 15, 2015 at 11:49 am

yoppy iphone 6 coda giappone-800x500_cCapita a volte di sentirsi spaesati. Devo essere sincero, vedendo alcune immagini delle code chilometriche davanti alle edicole o della corsa all’apertura dei centri commerciali, ho associato il clima attorno all’uscita del nuovo numero di Charlie Hebdo a quello – altrettanto febbrile – per la premiere dell’ultimo modello di Iphone. Potrebbe sembrare un’affermazione cinica, che non tiene in debita considerazione la legittima solidarietà che in moltissimi hanno voluto esprimere a una redazione decimata da un atto barbaro e ingiustificabile. Certamente più cinico di me è però chi – e non sono pochi – qualche ora dopo l’acquisto ha trasformato un atto di partecipazione collettiva in un’opportunità di business del tutto personale, utilizzando eBay per mettere all’asta la propria copia del giornale, molto richiesta sul web. Arte dell’arrangiarsi ma anche, inutile negarlo, una tendenza a rendere materiali (monetizzabili) anche valori e ideali, ridotti in questa maniera a semplice merce. Nel momento in cui tutti condividono #JeSuisCharlie, io continuo a sentirmi spaesato. #JeSuisConfus.
Sorvoliamo ora per un momento le situazioni appena descritte, che potremmo derubricare come marginali e statisticamente irrilevanti se rapportate ai numeri enormi raggiunti dalla distribuzione di Charlie Hebdo questo mercoledì. Concentriamoci invece sulla massa di coloro che di buon mattina sono scesi in strada per accaparrarsi un giornale che – per una vastissima maggioranza – non avevano mai comprato. Un gesto dettato dall’urgenza comunemente sentita di dare un segnale di vicinanza ai giornalisti attaccati a colpi di kalashnikov. La ricerca di un atto di speranza che rompesse la solitudine di chi si sente in pericolo. Un gesto simbolico a difesa della libertà di opinione. Tutte motivazioni corrette e assolutamente legittime, che non fanno venire meno però un dubbio legato alla superficialità con cui ci stiamo approcciando ai fatti di Parigi. Leggi il seguito di questo post »

Fuorigioco!

In Ponti di vista on maggio 9, 2011 at 11:32 pm

Luglio 1998. La nazionale francese affronta a Parigi nella finale del campionato mondiale di calcio il Brasile. A guidare la difesa c’é Laurent Blanc, forte libero di O.Marsiglia, Inter e  Manchester United. Al suo fianco Marcel Desailly (roccioso difensore centrale originario del Ghana), Lilian Thuram  (elegante esterno nato in Guadalupa) e Bixente Lizarazu  (terzino destro di origine basca). La partita finisce tre a zero. Due gol sono del campione francoalgerino Zinedine Zidane. E’ la vittoria di una nazionale che dimostra – dopo le scorribande coloniale e i massicci flussi migratori in entrata – di saper, almeno nel calcio, far sentire proprio cittadini anche i figli di territori lontani da Parigi.
Un tricolore “black-blanc-beur” che inorgoglisce la Francia e sembra dimostrare che si può convivere e che si può addirittura essere i migliori del mondo grazie alla valorizzazione di un variopinto meltingpot. Leggi il seguito di questo post »