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Posts Tagged ‘frontiere’

Brennero e il senso del limite da ritrovare

In Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 26, 2016 at 8:48 am

map-945237_1920In molti hanno detto la loro sabato scorso al  Brennero. Silvano Bert – con la consueta pacatezza – ha saputo centrare meglio di tutti la questione. “Non credo che i confini si possano abolire, perchè confine può voler dire anche avere un territorio in comune. Io sono qui per favorire il dialogo.” Le sue parole sono un monito, un avvertimento per un dibattito che, nato dentro i codici emergenziali imposti del contesto politico e sociale di questo tempo, si pretende (a torto) di poter risolvere con interventi anch’essi di natura emergenziale. Alzare solidi muri da un lato, rivendicare l’abbattimento di ogni limite dall’altro. Due letture eccessivamente semplificate, che non ci aiutano nella comprensione di una fase storica di rara complessità come quella che stiamo affrontando.

La corsa degli Stati europei a costruire barriere “anti-profughi” sulle proprie linee di confine, il costante richiamo a sovranità da riaffermare (nel caso Brexit, un pericoloso precedente), l’assenza di visione comune su qualsiasi tema sono sintomi di un malessere che non ha più le caratteristiche della difficoltà passeggera ma della crisi strutturale, di progetto e di valori. L’Europa diventa quindi automaticamente soggetto terzo da sé con il quale trattare per la difesa dei propri interessi o – nel peggiore dei casi – contro il quale scagliarsi per denunciarne l’inefficienza o l’inutilità, diagnosticandone la fine. “Gli anni spensierati sono alle spalle” afferma in una bella lettera Andrea Seibel, descivendo l’attuale stato dell’Unione. Come darle torto, così come quando consiglia – rivolgendosi alle forze democratiche europee – di “trovare risposte alle paure delle popolazioni, anziché limitarsi a giocare di rimessa, altrimenti lo spirito del populismo non tornerà mai nella bottiglia.”

Servono ipotesi radicali perchè la difesa, a tratti nostalgica, del ricordo di quegli “anni spensierati” (sempre dando per scontato che spensierati lo siano stati davvero) non basta a fare fronte alla sfida che ci aspetta. Leggi il seguito di questo post »

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Elogio delle frontiere, di Régis Debray.

In Ponti di vista on aprile 6, 2012 at 7:17 am

Qualche settimana fa sulla spinta dei fatti avvenuti in Val di Susa, della discussione attorno ai temi dell’Autonomia trentina e di alcune riflessioni sulle politiche migratorie mi sono cimentato nella scrittura di un breve articolo sulla frontiera e sul suo significato. Ho provato a darne un’interpretazione molto aperta – sia geografica che socio-politica – fino a farla diventare manifesto, e luogo privilegiato,  di un’attitudine all’incontro con l’altro. L’articolo, pubblicato sul sito politicaresponsabile.it, ha ricevuto diversi commenti frutto di altrettante sfumature interpretative. Nei giorni successivi nella mia cassetta della posta è stato recapitato un pacco contenente un agile libretto scritto da Régis Debray, edito da Add editore (93 pp., 12,00 Euro), dal titolo Elogio delle Frontiere.

IL DENTRO E IL FUORI. Circa un anno e mezzo fa ho recensito sempre su questo blog il libro Indignatevi! di Stephan Hessel, stesso editore e stesso formato tascabile. Non mi convinceva il tono imperativo e non mi convinse nemmeno troppo il contenuto, fin troppo evocativo e aleatorio. La pratica dell’indignazione la hanno sperimentata in molti in questo tempo, con alterni risultati che meriterebbero una riflessione più approfondita. Régis Debray nel suo breve saggio – frutto di una lezione tenuta in Giappone – spazia da una dimensione divulgativa, teorica e ricca di citazione ad una più concreta analisi politica tutta attorno al ruolo della frontiera. Lo fa senza timore di affondare il colpo citando Césaire per descrivere i tentativi di suicidio a cui si è propensi “segregandosi nel particolare o diluendosi nell’universale”. Il suo intervento si muove tra il territoriale e il sovranazionale – tra il dentro e il fuori come aspetti inscindibili di un mondo fondato sulle diversità – prendendo di mira soprattutto la retorica pelosa del senzafrontierismo, accettando anche la ruvidità della contraddizione di un passato socialista legato a doppio filo ad un’idea internazionalista. “Quando si nega la spartizione, non è forse alla condivisione che ci si rifiuta?” si chiede in maniera polemica. Leggi il seguito di questo post »