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Posts Tagged ‘futuro’

Appunti di lettura | 32.

In Ponti di vista on giugno 12, 2017 at 7:01 am

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Christian Raimo | Il leader morale del mondo | minima&moralia
Una preziosa intervista di Christian Raimo. Una garanzia.

“In questo momento, guardando la situazione del mondo – come mi ha detto un leader musulmano che lo conosce – è che il 13 marzo 2013 non sia stato eletto solo il capo della chiesa cattolica, ma un leader morale del mondo. E questo oggi lo sento quanto mai vero, vedendo la tensione, la paura, i muri che vengono costruiti: è l’unica grande figura di riferimento globale.”

“Ai giovani chiede di fare casino, di hacer lio come si dice in spagnolo. L’invito fondamentale che viene fatto ai giovani è anche di protestare, non tappare dentro la propria energia. Una cosa che mi colpì molto è quando incontrò i giovani cubani – e fu un incontro ad alto potenziale elettrico dove c’erano ragazzi di ogni tipo, anche quelli di Juventud Rebelde. Lui fece un discorso ecumenico: disse mettetevi tutti insieme per costruire la società, cristiani, comunisti, magari scazzatevi – non ha usato questo termine, ma il senso era quello – però insieme. Tutti insieme. Questa idea ovviamente ha dell’utopico, ma non un’utopia astratta, ma radicata nella vita di ciascuno.”
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Appunti di lettura | 31.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on giugno 7, 2017 at 8:19 am

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Lavoro e reddito.

Yuval Noah Harari | Il senso della vita in un mondo senza lavoro | The Guardian
Se c’è un tema potente, cruciale e allo stesso tempo sfuggente è quello del lavoro, declinato nella sua visione futura. “The crucial problem isn’t creating new jobs. The crucial problem is creating new jobs that humans perform better than algorithms. Consequently, by 2050 a new class of people might emerge – the useless class. People who are not just unemployed, but unemployable.” Abbiamo bisogno di visioni (anche parziali), di immaginari da mettere alla prova.

Marco DottiFrancesco: «C’è un’economia senza volto che uccide il lavoro, l’impresa, il sociale» | Vita
Un Papa popolare (quasi populista) affronta le contraddizioni del mondo – precario – del lavoro. Le sue sono parole ruvide, rispetto alle quali non si dovrebbe (come sembra accadere sempre più spesso) rimanere indifferenti. L’impresa ha bisogno di virtù, così come la democrazia, perché il bisogno «dei lavoratori e delle lavoratrici è il bisogno di fare il lavoro bene perché il lavoro va fatto bene. A volte si pensa che un lavoratore lavori bene solo perché è pagato: questa è una grave disistima dei lavoratori e del lavoro, perché nega la dignità del lavoro, che inizia proprio nel lavorare bene per dignità, per onore. Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, perché lavora accanto a loro, lavora con loro”. Leggi il seguito di questo post »

Il Trentino e il girello della politica

In Ponti di vista on maggio 30, 2017 at 7:59 am

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Non era difficile da immaginare: è dunque arrivato il momento in cui qualcuno tenta di aggiungere una variabile nell’equazione della politica trentina. Un’equazione che  dal 2013 in poi, almeno  dimostra una persistente difficoltà nel trovare una quadra accettabile. Era altrettanto evidente che tale spunto sarebbe potuto arrivare solo da chi si sentisse libero di intervenire da fuori quello schema che  nel bene e nel male  caratterizza il governo della Provincia autonoma di Trento da almeno quindici anni. Ecco allora che la presa di parola di un gruppo di sindaci, espressione di una sensibilità civica (cosa significa oggi?) e non partitica, era atteso. Potrebbe dimostrarsi addirittura utile se non ci si limiterà a leggerlo attraverso le schermaglie tra addetti ai lavori ma lo si accoglierà come stimolo alla riflessione generale sullo stato di salute della vita democratica e politica della comunità trentina, e non solo.

Correre “da fuori” va di moda. Permette di acquisire i gradi di outsider e innovatori, spesso auto assegnandoseli. Due categorie che ovviamente non è sufficiente evocare, ma bisogna dimostrare di saper praticare davvero. Non è un caso (o forse sì…) che questo dibattito si apra a pochi giorni dalla vittoria nelle presidenziali francesi di Emmanuel Macron. Un estraneo (quanto davvero?, quanto per una raffinata strategia di marketing politico?) ai partiti tradizionali, ridotti a simulacro di se stessi sia per consenso (ai minimi storici) che per capacità (altrettanto marginale) di leggere le sollecitazione di questo tempo inquieto. Leggi il seguito di questo post »

Aree interne, aree ferite, aree vive.

In Ponti di vista, Uncategorized on maggio 21, 2017 at 8:27 pm

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Negli ultimi mesi un interessante dibattito riguardo la condizione della montagna e delle comunità che la abitano si è sviluppato sulle pagine de Il Manifesto. Qui (in formato .pdf) riporto gli interventi già pubblicati, tutti di autori che hanno saputo far emergere una o più questioni di assoluta rilevanza. Queste mie pagine – elaborazioni di un precedente articolo già condiviso in questo blog – intendono coniugare un ragionamento più generale sul presente e il futuro delle terre alte con la discussione attiva in Trentino (scarna e non troppo centrata, a mio avviso) attorno alla riforma dello Statuto di Autonomia. Servono inoltre come traccia per un’ipotesi di itinerario alpino (dentro il “Viaggio nella solitudine della politica”, www.zerosifr.eu) da realizzare nelle giornate tra il 2 e il 5 giugno prossimi.

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“Nè lo Stato né l’individuo possono da soli realizzare il mondo che nasce. Sia accettato e spiritualmente inteso un nuovo fondamento atto a ricomporre l’unità dell’uomo: la Comunità concreta.”
*Adriano Olivetti, “L’ordine politico delle Comunità”*

Questo contributo al dibattito arriva dal Trentino Alto-Adige, alle prese con la riforma del suo Statuto di Autonomia. La carta costituente di un territorio che ha (aveva?) nell’autogoverno il suo tratto distintivo, il tratto distintivo della sua (potenziale e decisiva) unicità. Per capire l’importanza di questa fase bisogna condividere un dato di partenza. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 30.

In Ponti di vista on maggio 21, 2017 at 7:37 pm

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Costanti confusioni politiche.

Mauro Magatti | I valori su cui scommettere
nel disordine delle ideologie | Corriere della Sera
Un’interessante riflessione che però rischia di essere eccessivamente ecumenica. E’ davvero possibile una transizione senza una rottura netta con il precedente paradigma? “Ciò implica puntare a costruire una società post-consumerista. Che non significa ostile ai consumi, ma piuttosto consapevole che, nella fase in cui ci troviamo, il benessere va conquistato tutti insieme, scommettendo e costruendo quei «valori» (qualità dell’ambiente, investimento nella formazione, innovazione nelle relazioni di lavoro, lotta alla disuguaglianza, centralità della qualità della vita) che decidiamo di rendere prioritari. Obiettivo raggiungile solo con una politica capace di «mettersi in mezzo» per ricucire i frammenti di una società in pezzi.”
– Di Mauro Magatti anche questo pezzo, pubblicato su Generatività Sociale –

Kaveh Waddell | Discriminati da un algoritmo | The Atlantic
Gli algoritmi hanno la capacità di influenzare le nostre vite più di quanto crediamo, segnando stili di vita, opportunità ed esclusioni, scelte politiche. Leggi il seguito di questo post »

Il giorno dopo Macron…

In Ponti di vista on maggio 14, 2017 at 8:26 pm

sea-1097417_1920Come dopo il primo turno un elenco puntato sintetico di cose che mi va di condividere sulle presidenziali francesi, culminate con l’elezione di Emmanuel Macron. Alcune più generali – grazie all’aiuto anche di buone letture, provenienti da diverse fonti -, altre più specifiche e rivolte a chiunque voglia provare a dibattere del futuro dell’Europa, e della politica, fuori dagli schemi eccessivamente rigidi che mi sembra siano proposti in questi giorni.

1. Cinque anni dopo. Tutto è cambiato, poco è cambiato.

“I cittadini francesi il 6 maggio hanno scelto il cambiamento […]” “Sono orgoglioso di aver restituito speranza […]” “Sarò il presidente di tutti i francesi, non ci sono due paesi che si affrontano, ma un unico paese unito per un futuro migliore” “Tutti i francesi verranno trattati secondo uguaglianza, di diritti e di doveri”. Leggi il seguito di questo post »

Ripartire dai resti… [spunti da una mattinata con Giuseppe De Rita]

In Ponti di vista on maggio 5, 2017 at 9:55 pm

farmland-801817_1920L’Aula Kessler presso la Facoltà di Sociologia è quasi vuota, complice anche l’orario mattutino che esclude una fetta consistente di pubblico potenziale. Ci sono un po’ di (vecchia o vecchissima) classe dirigente e moltissimi capelli bianchi, a comporre una platea che molto ha a che fare con quelle che chiamiamo elitè, a cavallo della linea di faglia tra giudizio positivo e negativo del termine. Mancano quelli – ed è un peccato – che potrebbero trovare nelle parole di Giuseppe De Rita, ancora oggi uno degli osservatori più curiosi e acuti della (o delle) società contemporanee, spunti interessanti per avere maggiore consapevolezza rispetto alle condizioni del presente e tentare di riconoscere le destinazioni desiderabili da raggiungere nel futuro.

I resti generativi. Alla domanda “come va?” la risposta più ricorrente prevede una litania di cose che non vanno come dovrebbero, un elenco che contiene pezzi di vita incerta e precaria. Se comune è l’inizio spesso lo è anche la fine. “Per il resto tutto bene…” ci si sente ripetere, come a voler dar conto – chissà con quanta convinzione – di un’indefinita area di attività e relazioni che nel loro ripetersi quotidiano costituiscono le basi su cui costruire l’intera infrastruttura delle nostre esistenze. Una dimensione solo apparentemente marginale, fatta di piccole cose – i resti appunto, a comporre l’essenziale – che, oggi più che mai, dobbiamo intendere come generativa. Dobbiamo imparare a ripartire dai resti. Da quello che troppo spesso valutiamo come irrilevante, come privo di valore, e che invece rappresenta la nostra prima garanzia per l’avvenire. Leggi il seguito di questo post »

Europa e territori. Della necessità di politiche a geografie variabili.

In Ponti di vista, Uncategorized on maggio 1, 2017 at 8:48 pm

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Il Partito Democratico riesce spesso nell’impresa di sfiorare una cosa e di renderla immediatamente inservibile, impossibile da recuperare all’uso. Non sfuggono a questa triste sorte neppure quelle idee, poche per la verità, che potrebbero rivelarsi interessanti, generative. Ne è testimonianza evidente l’iniziativa – intitolata #tuttoblUE – realizzata a Milano nella giornata del 25 aprile scorso con l’obiettivo di orientare l’attenzione (propria e non solo, sperabilmente) nei confronti delle difficili condizioni in cui versano l’Europa, le sue istituzioni e la sua proiezione nel futuro. Il kit completo offerto ai militanti (maglia, k-way e cartello personalizzabile) al prezzo di 6 euro che strizzava l’occhio – o stringeva proprio la mano – al marketing politico spinto, la grave disattenzione nel “confondere” Liberazione con libertà, il vuoto spinto rispetto a una necessaria proposta di democratizzazione (così la definisce Thomas Piketty in una recente riflessione, edita da La nave di Teseo) dell’Unione Europea sono riusciti a mettere in secondo piano l’interessante intuizione – lo dico senza ironia – di integrare la memoria – cosa buona e giusta – con la capacità di definire nuovi riferimenti costituenti nella costruzione di un senso comune, valoriale e pratico, preferibilmente su scala sovranazionale. Leggi il seguito di questo post »

Présidentielle2017 – In attesa del secondo turno parliamo della startup Macron…

In Ponti di vista on aprile 24, 2017 at 11:14 pm

francia_votoArticolo scritto per punti secchi, che non vuole essere una riflessione organica sul voto francese che non mi sentirei di riassumere in una paginetta. I miei sono spunti di riflessione che nascono da quella che da tempo descrivo come una personale solitudine di fronte alla politica, una solitudine che – solo per il momento, spero – mi rende difficile sentirmi partecipe alle esperienze esistenti in campo, in Italia come in Europa. Non per questo smetto di guardare con interesse a ciò che accade, tentando di interpretare al meglio la realtà che mi circonda. Ecco i miei cinque sassi, lanciati nello stagno.

1) E se (viva le provocazioni) la situazione non fosse poi così diversa rispetto al 2002? Lasciamo stare – almeno per un attimo – il disfacimento dei partiti tradizionali (verissimo!) per concentrarci su come sta reagendo la Francia al ritorno al secondo turno delle presidenziali di un membro della famiglia Le Pen. Tutti – da Fillon a Hamon, per rimanere nel campo degli sconfitti eccellenti, da destra a sinistra – a difesa della Republique dal pericolo (reale, si capisce, ma pure fortemente strumentalizzato) Front National? Una difesa di principio – con la probabile sola eccezione di Melénchon – che non mi sembra prenda del tutto in considerazione la profondità della crisi politica e di visione che l’Occidente intero sta attraversando. Leggi il seguito di questo post »