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Posts Tagged ‘futuro’

Tempi interessanti da abitare con coraggio. La poesia da ricercare. Un convivio da rianimare.

In Ponti di vista on maggio 27, 2019 at 12:58 pm

facebook_J O H N • H O L C R O F T

La mia riflessione sul voto di domenica – dall’Europa fino al Trentino – parte da Andrea Zanzotto:

“in questo progresso scorsoio
non so se vengo ingoiato
o se ingoio”

Aforisma perfetto per descrivere  il vicolo cieco nel quale si è infilato l’intero Occidente, e in particolare l’Europa. L’interpretazione di un poeta capace di riconoscere ciò che tra le righe della realtà si sedimenta e non solamente ciò che agli occhi appare più evidente.

In quest’opera di verità ci aiutano anche Gianmaria Testa:

Povero tempo nostro
E poveri questi giorni
Di magra umanità
Che passa i giorni e li sfinisce […], 

e Vinicio Capossela:

Il povero Cristo 
è sceso dalla croce 
e Cristo come era 
ha incontrato l’uomo 
aveva un paio di baffi 
e un coltello da affilare 
lo sguardo torvo non 
smetteva di sfidare 
e gli ha detto: “Cristo, spostati e lasciami passare 
non voglio sentir prediche, ho già molto da fare”

Questa premessa potrebbe apparire velleitaria, naïf. Eppure sono proprio i poeti, i loro sguardi non omologati. che aiutano a sfuggire alle spire di un gorgo che sembra stringersi sempre più intorno a noi. Il poeta veneto segnalava in anticipo la crisi – di sistema, non temporanea – nel pieno di quel Novecento che, dopo aver promesso troppo, chiede ora conto di quelle esagerate aspettative.

“I desideri (e i sogni) che marciscono diventano odio”, scrive Walter Siti.

L’attuale contesto ci propone (anzi, ci impone) un diverso equilibrio geopolitico su scala globale che non ci vede più al centro, ma periferici e deboli. Fa emergere crescenti diseguaglianze che amplificano conflitti e senso di insicurezza a ogni livello della società, specialmente quelli più popolari. Rende esplicite le esternalità negative di uno sviluppo senza limiti e morale, che impatta sulla sostenibilità delle nostre stesse esistenze, allo stesso tempo vittime e colpevoli di un imminente collasso ambientale. Si trova a subire gli effetti dell’invasività di tecnologie che non emancipano l’Uomo ma ne costringono e precarizzano la vita. Ci colpisce attraverso un sistema comunicativo sempre più aggressivo che rende difficoltoso (impossibile?) il dialogo, genera polarizzazione e agisce costruendo comunità per opposizione e mai di progetto, rafforzando individualismo e sue deleterie derive.

Non è da oggi che segnalo il bisogno di un passo di lato, sottraendosi alla furia del rumore di fondo che ci stordisce, al fine di reimpostare la rotta. Bisognerebbe saperlo fare anche ora, non lasciandosi sommergere dalle analisi post-voto che pure vanno impostate: quanto è solida la bolla salviniana? come si inserisce nella fragilità del quadro politico europeo e nella sua probabile ingovernabilità? come si possono solidificare elettorati diventati così gassosi e schizofrenici? cosa resta dell’esperienza di Ada Colau e del municipalismo a Barcellona, oggi sconfitto? che significato hanno le esperienze ambientaliste così forti Europa? come ripartire da Trento città per cambiare il Trentino tutto, oggi colorato di verde? come sfuggire al corto circuito della comunicazione per ricominciare a fare Politica?

Non dimenticando queste domande dobbiamo impegnarci allargando lo sguardo e regalandoci il tempo – decidendo di rallentare per capire –  di essere per un momento poeti, capaci di coniugare l’apparente inattualità del ragionar per versi con l’ambizione concreta di essere anticipatori di ciò che sarà, anche oltre la buriana di un presente disordinato che fatica a trasformarsi in futuro.

A questo ruolo profetico e coinvolgente fa riferimento Laurent Gaudé nel suo Noi, Europa:

Abbiamo dimenticato che non siamo soltanto una folla di individui che tendono alla propria felicità,
ma un’entità che deve illuminare il suo tempo con idee nuove?
La parola “missione” ci fa paura?
La troviamo opprimente,
Ma rifiutarla non la cancellerà.
Rifiutarla vuol dire solo decidere di tradirla.

Un grande convivio.
Ecco cosa ci serve adesso.
[…]
Portate quel che serve per fare bisboccia e dibattito.
Questa è la nostra missione:
Far tornare i popoli al cuore dell’Europa.
Invitare l’utopia e la collera,
perché mai niente si è fatto senza di loro.

Quella tratteggiata è l’idea di un’Europa che non c’è ma che dovrà essere se non si vorrà assistere inermi al rattrappimento del continente – e di conseguenza del Mondo – che ci troviamo, almeno temporaneamente, ad abitare. Coinvolti come siamo in quei tempi interessanti che sono insieme augurio e minaccia, allo stesso tempo speranza e incubo che possono diventare – alternativamente, anche per merito o a causa nostra – realtà.

Utopia e collera corrispondono invece alla necessità di saper guardare oltre la contingenza, descrivendo un’idea diversa e migliore di destino da costruire collettivamente e al tentativo di disobbedire all’idea che non esista alternativa da un lato al farsi contagiare dal rancore e dall’altro all’egoismo autodistruttivo del “prima noi”.

Il convivio è invece il metodo da sperimentare con rinnovata curiosità e coraggio. E’ la parola come strumento di relazione con l’Altro. E’ la strada (la piazza, il bar, la Chiesa, la scuola, la casa) come luogo della messa in comune dei dubbi e delle frustrazioni e – parallelamente – dei desideri e dei progetti. E’ il tempo dell’elaborazione della complessità e della sua necessaria condivisione, da tradurre in un’ipotesi di percorso comune.

Quando ci incontriamo? Facciamolo presto, meglio se subito. In luoghi che si facciano accoglienti, con un orario d’inizio ma non uno di fine, sperimentando metodi coinvolgenti e gioiosi. Con il comune obiettivo di chiarirci le idee e re-imparare a curare i punti di crescenza delle nostre comunità, oggi così fragili e smarrite.

Una scuola. Cercare insieme la meraviglia negli spiazzi.

In Ponti di vista on marzo 13, 2019 at 9:39 am

bolle

La scuola deve essere un po’ meglio della società che la circonda, se no che ci sta a fare?
– Franco Lorenzoni, I bambini ci guardano – Sellerio –

Una scuola migliore del mondo che la contiene non per una posa giudicante ma come tendenza vitale al miglioramento del mondo stesso, che oggi scricchiola. Esigenza di ricerca e confronto sul come siamo diventati – come società di cui ognuno di noi fa parte – e sul come potremmo essere. Più attenti ed empatici. Più consapevoli e curiosi. Più cooperativi. Certamente meno soli.

Si tratta di un’idea semplice. Piccola. Poco rumorosa. Un seme. Un innesco. All’apparenza utopica ma in realtà molto concreta. Quanto lo può essere una via diventata spiazzo lastricata con meticolosa precisione e nemmeno un pizzico di fantasia con un’infinità di quadratissimi sampietrini. Quanto lo dovranno essere i corpi che la sapranno riempire. Incontrandosi e riconoscendosi. Parlando e ascoltando. Immaginando e progettando.

Una scuola di comunità – pensata con la comunità – impegnata a definire il programma delle attività, la cadenza degli incontri (una volta al mese? sempre di sabato mattina?) e ulteriori spiazzi da occupare oltre a quello da cui si parte, in via San Martino. Una scuola di Politica, prendendo le mosse dal contesto cittadino dove Politica deve riscoprirsi compagna quotidiana nelle relazioni tra uomini e donne che interpretano il proprio ruolo di cittadini. Leggi il seguito di questo post »

Far depositare la polvere. Aggiustare la bussola. Politicizzare la società.

In Ponti di vista on marzo 9, 2019 at 2:11 pm

cittacc80miniature.jpgUn mattino di primavera. Il sole che taglia in due la stanza. Un tappeto sbattuto che rilascia un pulviscolo infinitesimale. Correnti invisibili che ne determinano andamenti confusi. Un movimento caotico di particelle.

Questo è lo stato dell’arte del mondo che ci circonda. Il tappeto è la società così come la conoscevamo, scossa da una serie di crisi che ne minano le certezze, mescolano le caratteristiche fondanti, disarticolano la composizione. La polvere siamo noi, cittadini/elettori spaesati. Le spinte che frullano questa realtà a grana sottilissima sono i fattori che generano l’entropia contenuta in quel limbo che Antonio Gramsci poneva tra ciò che non è più e ciò che non è ancora. Disintermediazione e comunicazione iper-accellerata. Frammentazione delle relazioni e apparente impossibilità di dare forma a ipotesi credibili per futuri desiderabili.

Le dinamiche sociali e politiche degli ultimi anni ci dicono che a questa volatilità è corrisposta una generale incapacità delle forze politiche di aiutarne il deposito, preferendo farsi esse stesse correnti che trasportano il pulviscolo tentando di intercettarne volta per volta – per il consenso qui e ora – l’ultimo svolazzo. Un atteggiamento dal respiro corto.

Non è tempo di mappe rigide dice Joi Ito, direttore dell’MIT di Boston. Meglio dotarsi di una buona bussola e mettersi in cammino. Per farlo serve però ridarsi il Nord, dentro il rarefarsi delle ideologie e a valle della presunta dissoluzione della dicotomia tra destra e sinistra. Leggi il seguito di questo post »

Dalla nuova Europa di DiEM25 al bisogno di uno spazio politico locale ampio e accogliente.

In Ponti di vista on febbraio 21, 2019 at 10:29 am

ballerina

Ho un rapporto pessimo con l’incedere del tempo. Non credo di essere l’unico. Le giornate scivolano tra le dita. Lunedì e venerdì sembrano in alcuni momenti sfiorarsi. La quotidianità uccide i sogni e posticipa la messa a fuoco dell’intricata matassa che ha trovato spazio negli ultimi mesi su questo blog. Ecco allora una timeline degli avvenimenti – non pochi – degli ultimi giorni, premessa di una successiva riflessione.

a) Ho letto l’intervista rilasciata a Open da Lorenzo Marsili sul futuro di DiEM25. Ambiziosa e precisa. Sulla stessa lunghezza d’onda del percorso attivato negli Stati Uniti dai democratici.
b) Ho letto l’appello di Elly Schlein per la costruzione di un’alternativa credibile – e non solo oppositiva – alle forze nazionaliste, in vista delle elezioni Europee. Condivisibile. Ancora migliore la successiva su l’Espresso.
c) Ho cercato di capire – inutilmente – in cosa consista davvero la proposta di Carlo Calenda. Non ho seguito il ritorno sulle scene mediatiche di Matteo Renzi. Certo però, non hanno imparato [cit.].
d) Ho evitato qualsiasi tipo di discussione sul web su temi politici (caso Diciotti, ecc.). Non vale proprio la pena. Non è il posto giusto.
e) Ho organizzato in libreria un incontro per valutare la possibilità di contribuire alla costruzione di un collettivo di DiEM25 in Trentino. Ho capito che non bastano (da soli) nuovi contenitori. Dobbiamo osare di più, federando le differenze. Leggi il seguito di questo post »

Operazione Fosbury!

In Ponti di vista on ottobre 22, 2018 at 9:27 pm

 

1 – Niente panico! Il sole è sorto anche questa mattina e – a meno di clamorosi imprevisti, nonostante la giornata insolitamente calda per la fine di ottobre – sorgerà anche domani. La storia non finisce.

2 – Magari fosse un “cigno nero”. Ci permetterebbe di sembrare onestamente sorpresi. Davvero le premesse – e non solo nei mesi successivi al 4 marzo – non erano state colte? Qualcuno immaginava un finale diverso? Solo le proporzioni sono forse più ampie del previsto, ma la caduta era difficilmente evitabile, date le condizioni.

3 – Mi chiedo da chi sia composto quel 15% che ha votato alle Politiche ma non si è preso la stessa briga per le elezioni di massima prossimità per il territorio che abita tutti i giorni. Ho un sospetto sul M5S (quanto possono durare ancora dentro l’ambiguità che li caratterizza?) e sui delusi più marginali (quelli veri, quelli che non incrociamo proprio, mai…).

4 – La coalizione di centrosinistra non ha perso ieri ma quando non ha compreso la radicalità del cambiamento che era necessario mettere in atto, nella sostanza più che nella forma. Oltre la legittima, ma insufficiente, difesa dell’ordinaria amministrazione e con l’ambizione di accompagnare la propria comunità dentro un’ambiziosa e articolata proposta politica di lungo periodo. Una mancanza che prende le mosse qualche anno fa, e ancora non risolta. Non lo ha capito certamente il PD (è ancora un partito utile?). Non lo ha capito del tutto Futura 2018 (il suo risultato va letto in maniera approfondita e non banale. Quante persone ha ri-attivato davvero? Quante ne ha solo “ri-posizionate”? Quale può essere il suo ruolo ora oltre la “resistenza”?). Non lo ha capito minimamente l’UPT, realtà che non poteva avere alcun altro destino se non la definitiva scomparsa viste le recenti involuzioni del suo percorso. Leggi il seguito di questo post »

Un altro mondo è possibile? Un altro mondo è necessario…

In Ponti di vista on ottobre 18, 2018 at 9:55 pm

background-background-image-clear-sky-1054222Si può pensare seriamente di disinteressarsi di una tornata elettorale che riguarda il territorio che si abita, decidendo di osservarla con totale distacco? E’ possibile sorvolare sulle differenze fra le proposte politiche in campo accettando di rimanere alla superficie del dibattito pubblico? La risposta a entrambe le domande é ovviamente no, a meno che non si voglia tentare – inutilmente – di contraddire l’adagio che recita: “se non ti occupi della politica sarà lei ad occuparsi di te”. Non esiste però un unico modo di avvicinarsi al voto (o al non voto, anch’esso un diritto) e fondamentale è proprio il “come” si può – o si sarebbe potuto, o dovuto – approcciare le elezioni provinciali ormai imminenti.

Annunciate come storiche (da qualcuno per la discontinuità che dovrebbero generare, da altri per i danni che potrebbero arrecare al Trentino) appaiono invece deboli proprio nella capacità di determinare innovazione. Da un lato perché tendono a riproporre il ricorrente – e non del tutto onesto intellettualmente, perchè totalmente semplificatorio – scontro tra non populisti e populisti, tra europeisti e antieuropeisti, tra buoni e cattivi. Dall’altro perché il grande assente, pur se richiamato in molti modi, è proprio il futuro. É paradossale che la stessa malattia, la retrotopia – un’utopia dallo sguardo bloccato rivolto al passato -, colpisca i due principali fronti che si sfidano, accumunandoli nell’incapacità di uno sguardo visionario e prospettico, progettuale e non emergenziale .

Se per la componente leghista – e relativa costellazione di liste collegate – il richiamo è ai “bei tempi andati” (Make Trentino great again?) per la rabberciata coalizione di centro-sinistra nel ciò che è stato c’è la rivendicazione di una buon governo (vero o presunto, misurabile o smentibile) e di una continuità messi a rischio da una prossima irresistibile calata di barbari, fino a oggi tenuti fuori i confini della provincia trentina. Una visione distorta e strumentale la prima, dove il “prima noi” altro non è che l’emersione di un nuovo egoismo radicale. Un progetto politico fragile il secondo, perchè non in grado di fare i conti con i propri errori (anche i miei, non ne ho dubbi) e le proprie contraddizioni oltre che con la necessità di un cambio di paradigma profondo, oggi non più rimandabile. Leggi il seguito di questo post »

Commonfare in Trentino, un dibattito da aprire…

In Ponti di vista on settembre 25, 2018 at 8:03 am

strada_T H O M A S • K A K A R E K O

[Una mia breve introduzione ai materiali degli atti convegno Commonfare svoltosi il 23 aprile 2017 a Impact Hub Trentino]

“Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere.”Così Antonio Gramsci si esprimeva, descrivendo il senso di incertezza tra il non più che ci si lascia (volenti o nolenti) alle spalle e il non ancora che prende forma a fatica di fronte a noi. Condizione in divenire non sufficientemente a fuoco per permetterci di definirne in maniera precisa i contorni di un futuro che tende – almeno per il momento – a spaventarci più che ad attrarci. Consapevole della pericolosità di stare per troppo tempo nella terra di mezzo, Antonio Gramsci descriveva il rischio del montare delle tenebre dell’indeterminatezza sui contorni del domani.

Ecco motivo fondamentale, molto concreto – che si fa molla per ragionare, per approfondire, per mettere in moto un pensiero collettivo – per essere certi che la riflessione attorno al progetto Commonfare sia necessaria anche in Trentino. Edgar Morin – da sempre attento osservatore dei processi sociali e politici – così esprime la sua preoccupazione nei confronti del mondo che viene e sollecita interpretazioni migliori delle dinamiche emergenti:

“Comprendere il nostro tempo significa comprendere la mondializzazione che trascina l’avventura umana, divenuta planetariamente interdipendente, fatta di azioni e reazioni, in particolare politiche, economiche, demografiche, mitologiche, religiose; significa cercare di interrogare il divenire dell’umanità, che dai motori congiunti scienza/tecnica/economia è spinto verso un “uomo aumentato” ma per nulla migliorato, e verso una società governata da algoritmi, tendente a farsi guidare dall’intelligenza artificiale, e nello stesso tempo, a fare di noi delle macchine banali” Leggi il seguito di questo post »

Fuga da flatlandia. Ovvero il bisogno di una nuova dimensione politica.

In Ponti di vista on agosto 17, 2018 at 7:53 am

adventure-beautiful-boat-210271C’è (più di) qualcosa che non torna nel percorso di avvicinamento alla scadenza elettorale del prossimo 21 ottobre. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Guasto è il mondo, come diceva Tony Judt, e in pochi sembrano seriamente impegnati nel tentare di dargli un nuovo – diverso e migliore – equilibrio. Troppo concentrati a difendere il ricordo dei “bei tempi andati”, descritti ironicamente da Michel Serres in un recente pamphlet. Convinti che dalla confusione di quest’epoca in transizione si esca innestando la retromarcia e affidandosi alla retrotopia di cui ha scritto Zygmunt Bauman. Lisciando il pelo alla nostalgia – galleggiando nel “lutto per ciò che non è stato…” raccontato da De Rita – invece di assumersi la responsabilità e coltivando l’ambizione di essere i costruttori del mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.

Il riverbero della condizione globale non risparmia neppure la piccola e periferica provincia che abitiamo. Un flusso che impatta di cui bisogna tenere conto, accorgendosi inoltre dell’esaurimento – ormai evidente – di un ciclo politico, e non solo. Si è sgretolato il consenso, collegato anche alla filiera di potere e relazioni costruita negli ultimi vent’anni. Si è inceppata la visione, con responsabilità evidente di una classe politica invecchiata e fragile, poco propensa alla propria sostituzione. Si è sfarinato il corpo sociale, perché a soffrire non è solo la componente politica ma l’infrastruttura stessa su cui essa si trova ad agire (basti pensare in questi anni alle difficoltà del mondo cooperativo, ai casi Itas o Trento Rise o ai conflitti crescenti all’interno dei mondi associativi e comunitari).

Da questo stato di passaggio deriva l’incerta geografia politica di questa fase, caratterizzata da spaesamento e incertezza, rinserramento nelle identità particolari e tentativi velleitari di conservazione dell’esistente. Leggi il seguito di questo post »

Se vuoi arrivare primo corri da solo. Se vuoi arrivare lontano corri insieme.

In Ponti di vista, Uncategorized on agosto 2, 2018 at 8:35 am

pexels-photo-1250484Lo ammetto. Mi sento confuso. Non è la prima volta che faccio ammenda. E’ l’atto minimo – almeno così la vedo – per prendere coscienza della debolezza di alcune categorie interpretative fin qui prevalenti e della fragilità degli strumenti e delle pratiche cui ho/abbiamo fatto riferimento per attivare e accompagnare i percorsi politici. Non vado fiero di questo mio stato, ma onestà intellettuale impone di non vantarsi di certezze che non si possiedono e che di conseguenza mi guardo bene dallo spacciare per tali.

C’è contestualmente però un aspetto di cui vado molto fiero. Non ho mai smesso di interrogarmi su ciò che è, di cercare di immaginare ciò che sarà, di lavorare su ciò che potrebbe essere. Non mi sono mai dimenticato che la curiosità – anticamera della meraviglia, vero motore di quel cambiamento che oggi in tanti invocano, praticandolo con parsimonia – va messa alla prova ogni giorno. Aguzzando la vista, allenando l’ascolto – non selettivo ma polifonico – e praticando la ricerca. Un’abitudine che non può da sola mitigare il senso di frustrazione che sento crescere dentro di me e che molto fatico a reprimere, ma che fortunatamente mi riserva periodiche sorprese, nella forma di sguardi che aiutano a rompere schemi che non aiutano, ma anzi imprigionano, la necessità di andare oltre. Qui sotto ne descrivo due che mi hanno accompagnato in questi giorni.

Sguardo uno. Un’amica – libraia curiosa e appassionata, attrice e scrittrice sensibile – mi ha fatto notare un aspetto che non ero riuscito a leggere negli occhi di Josephine, unica superstite con il suo neonato di un naufragio nel Mar Mediterraneo. Storia la sua che, con contorno di fake news e polemiche assortite, per qualche giorno ha aiutato a riempire le pagine dei quotidiani italiani prima di essere di nuovo inghiottita dall’oblio. In quegli occhi, salvati dall’abbraccio mortale del mare, Soledad non riconosceva disperazione ma speranza. Non paura ma il luccichio di una possibilità che si schiude, pur sull’orlo del burrone. Leggi il seguito di questo post »