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Posts Tagged ‘governo’

Un nuovo cammino possibile? Un movimento di comunità da attivare…

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 7, 2019 at 11:58 am

70411025_10157266147111011_5200539207373684736_nSe incontri lungo il sentiero un altro viandante chiedigli dove è diretto e non da dove proviene. Se sarai fortunato percorrerai un pezzo di strada con lui.

Si può sintetizzare così la crisi politica appena ricomposta. Va riconosciuto a PD, M5s e Leu il coraggio di concentrarsi su ciò che potrà essere (se lo si vorrà davvero…) piuttosto che su ciò che è stato. Il futuro che ha il sopravvento sul passato, che pure non si può cancellare. Due solo esempi. Da un lato la cultura ambientalista del Partito Democratico è tutt’altro che monolitica, scontando spesso l’attrazione nei per il cosiddetto “partito del PIL”, rivendicando con orgoglio la categoria – ambigua – del progressismo. Dall’altra la recente esperienza governativa del M5s e del Presidente Conte non si può slegare dalla deriva cattivista che ha trovato il suo principale interprete in Matteo Salvini. Le responsabilità sono di chi la proponeva senza vergogna così come di chi faceva poco, o nulla, per opporvisi.

Detto questo, in pochi giorni, siamo passati dal Governo del cambiamento, e tutto quello che ha rappresentato in termini di tensioni e polarizzazione, al Governo della svolta, accolto con aspettative che appaiono per molti versi eccessive. Aspettative che sono in parte conseguenza di una confusione che permette di virare nel breve volgere del Ferragosto dal rischio di un nuovo ventennio fascista all’imminente dispiegarsi sul territorio italiano di una rivoluzione verde accompagnata da un non meglio definito “nuovo Umanesimo”. Aspettative che, è qui che vuole arrivare questo mio ragionamento, si realizzeranno solo e soltanto se ci si renderà conto che la destinazione del nostro cammino dovrà essere – come mi è capitato di scrivere con Ugo Morelli qualche settimana fa – verso l’originario e l’inedito.

Una serie di indicatori ci dicono che siamo a un nuovo bivio della storia. Estinzione di massa o riprogettazione del Mondo, con in mezzo poche altre sfumature possibili. Siamo passati attraverso un terremoto – la prima scossa è stata la Grande Crisi del 2008 – che ha segnato la fine di una fase e avrebbe dovuto predisporci all’inizio di una nuova. Gramscianamente, mentre il nuovo fatica a emergere, i mostri e il caos nascono e crescono. Ciò che deve esserci chiaro è che dopo il terremoto non ci sarà più permesso di ricostruire la nostra casa nello stesso luogo e con la stessa forma. Leggi il seguito di questo post »

In attesa che arrivi il 5 dicembre…

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 1:06 pm

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[In attesa di capire se verrà accolto il ricorso di Onida – viva lo spacchettamento! – e se non prevarrà la voglia di posticipare – no, vi prego, no… – propongo questa breve riflessione che non entra precisamente nel merito del quesito e nel suo giudizio tecnico, ma prende in considerazione ciò che sta a monte di ogni possibile riforma o trasformazione dell’esistente, cioè le condizioni del contesto politico e sociale dentro il quale dovrebbero verificarsi. Mi sembra un argomento più interessante della sfida tra comitati del #bastaunsì e del #iovotono, a cui però farò riferimento almeno per segnalare la mia intenzione di voto. ]

Sto seguendo – non potrebbe essere altrimenti – il dibattito attorno al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Definirlo dibattito è già di per sé un atteggiamento eccessivamente magnanimo per quella che si trasformando giorno dopo giorno in una battaglia senza esclusione di colpi. Lo stimolo per la stesura di questo pezzo – che, come dice il titolo, sarà l’unico che pubblicherò sul tema – è emerso dalla lettura di un editoriale del direttore del Foglio Claudio Cerasa (Generazione perché sì) di qualche tempo fa e, parallelamente, di un certo numero di commenti che riducono a opportunismo, o peggio, la scelta di alcuni (non molti per la verità) di immaginare o almeno riflettere (di) una terza via – non nel voto, ma di pensiero – alla sfinente battaglia tra Sì e No. E ancora manca quasi un mese. Cerasa teorizza una motivazione generazionale alla base della decisione di dare credito – nell’urna e nella sua trasposizione sociale – alla riforma costituzionale. Leggi il seguito di questo post »

O la va o la spacca…

In Ponti di vista on febbraio 15, 2014 at 12:59 am

franco-fontnaProprio così. “Ogni giorno come fosse l’ultimo…” In questo modo ha descritto la propria esperienza a capo del Governo Enrico Letta, e così oggi ha chiosato all’interno del suo ultimo tweet da Presidente del Consiglio. E’ incredibile constatare che questa descrizione potrebbe valere anche per la corsa frenetica intrapresa da Matteo Renzi e per la scalcagnata attualità politica italiana. In fin dei conti, persino Beppe Grillo potrebbe titolare così uno dei suoi seguitissimi post. Il tempo – come bene racconta Francesco Palermo – è spesso un fattore sottovalutato nella definizione dei contesti che viviamo e la fretta, che sembra aver contagiato tutti, con cui si è sviluppato il dibattito attorno al ribaltone che ha preso forma in queste ore ne è l’esempio più lampante. Due giorni per sbaragliare il campo, per buttare all’aria le carte e per ricominciare una nuova partita, per rimangiarsi parole date e utilizzarne mille altre. Giorni vissuti in una sorta di impazzimento generale che ha viziato l’intera direzione del Pd e da lì si è riversata su ognuno di noi, interessati a capire cosa stava succedendo. Invano. Leggi il seguito di questo post »

Cosa ci dicono i forconi

In Ponti di vista on dicembre 11, 2013 at 7:21 am

5153147057_893d7b45d1_b_700Cosa ci dicono i “forconi”?
Che le rivoluzioni, ma anche le rivolte e le insorgenze, sono cose serie e chi se ne riempie la bocca o invoca – o peggio tifa – tumulti se ne dovrebbe assumere la responsabilità…fino alla vittoria, o dovunque essi portino. Che con la sofferenza sociale di una comunità non si scherza (e non si specula politicamente…), visto che basta così poco a trasformare la legittima indignazione di molti – dei più? – in sentimenti regressivi e incontrollabili. Che dove la politica abdica e non rivendica il proprio ruolo di guida il campo è aperto a qualunque forma degenerativa del sistema democratico. Normalmente ad una politica, se ritenuta incapace di rappresentare gli interessi della collettività, se ne sostituisce un’altra. Non oggi. A spaventare non è il cambiamento, ma il vuoto distruttivo – misto a rancore – che si propone come nuova dimensione ricompositiva della rabbia dei singoli cittadini. Leggi il seguito di questo post »

La cosa più eversiva oggi in Occidente è il buon senso.

In Ponti di vista on gennaio 8, 2012 at 11:55 pm

FORMA E SOSTANZA. A Mario Monti – fin dal giorno del suo insediamento, e forse anche prima – tutti riconoscono uno stile e dei modi distanti anni luce dalla politica a cui siamo stati abituati per decenni. Ma la forma, soprattutto in Italia, spesso non fa il paio con la sostanza.

In quindici minuti secchi di intervista, nell’atmosfera ovattata dello studio di Che tempo che fa, il Presidente del Consiglio ha saputo dare corpo ad una riflessione ad ampio spettro sull’Italia e il suo futuro, sull’Europa e le sue difficoltà, sulla politica e le sue contraddizioni. Le sue parole non serviranno  sicuramente a modificare il giudizio (o pregiudizio?) che alcuni hanno di lui e del suo governo, ma danno l’immagine di un tecnico/politico capace di interpretare il ruolo di iniziatore delle riforme possibili di un paese complicato come il nostro.

RUOLI E DECISIONI. Interpretando tre ruoli che sembra voler mantenere costantemente in comunicazione – politico, professore e cittadino – Monti ha dato la sua definizione di liberalizzazioni intese come tentativo di disarmare i protezionismi e offrire opportunità, ha descritto un modus operandi non prigioniero di tabù e ideologie anche in relazione al mondo del lavoro, ha chiarito la limitatezza temporale del suo impegno rivendicandone però l’importanza dentro e fuori i confini italiani.

POLITICA CONDIVISA. Parla a nome di un governo “strano” e augura  tranquillità all’Italia anche se non esagera nell’ottimismo. Non si erge a rottamatore di una classe politica imbarazzante ma pone la questione fondamentale dell’insopportabile distanza tra classe dirigente e cittadini. Da un tecnocrate descritto come triste e grigio – che non scade nello slogan e privilegia la riflessione – arriva quindi la richiesta di rimettere al centro la politica, quella fatta da tanti per l’interesse di tutti.

Non toccherà solo a lui trasformare in realtà le parole pronunciate oggi.

f.