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Posts Tagged ‘immigrazione’

Immigrazione. Come uscire da un dibattito saturo?

In Ponti di vista on marzo 15, 2016 at 8:50 am

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Queste alcune riflessioni a margine dell’incontro pubblico dal titolo “Frontiere, confini, migrazioni, cittadinanze” alla presenza dell’Onorevole Cecile Kyenge. Nella stessa giornata è stato presentato il Progetto di relazione di cui l’on. Kyenge è relatrice presso il Parlamento Europeo.

La quantità di informazioni e immagini che quotidianamente ci arrivano dai fronti più caldi delle rotte migratorie finisce per travolgere ogni tentativo di fermarsi a riflettere a fondo sui fenomeni che telecamere inquadrano e taccuini appuntano. Fatichiamo ad andare oltre la cronaca, il dibattito politico e pubblico appare saturo. Film, documentari e inchieste (sempre più numerosi e premiati) costituiscono una fondamentale offerta per la conoscenza. Il tempo dedicato all’osservazione – più o meno attenta, più o meno consapevole, più o meno spettacolarizzita – rischia di fagocitare lo spazio dell’analisi e della comprensione profonda. Di pari passo il profluvio di discussioni – dalle trattative in sede europea ai “confronti” ospitati dai talk show – si muove dentro lo schizofrenico racconto di un’emergenza che non possiede più le caratteristiche (se mai le ha avute) per essere interpretata e affrontata come tale. Se così si può dire, stupisce che ci si stupisca che milioni di persone – con trend in ulteriore crescita – tentino di muoversi da un punto all’altra del pianeta nel legittimo tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita.

Il vizio di partenza sta qui, nel non accettare la radicale (non iniziata oggi) mutazione delle condizioni globali e insieme locali. Trasformazioni tanto estreme e repentine, oltre che geograficamente diffuse e allo stesso tempo interconnesse, da rendere inefficaci gli strumenti che fino a poco tempo fa ci potevano apparire – probabilmente a torto – adatti. Ecco perché l’ambizione di “governare” o “gestire” appare figlia di un errato approccio al fenomeno. Ogni tentativo viene messo in scacco da sempre più frequenti crisi che – se sommate tra loro – rappresentano la nuova forma di (dis)equilibrio dentro la quale siamo chiamati a muoverci. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 4.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on novembre 8, 2015 at 10:59 PM

12189550_10153623565846011_5906737014703441401_nNicola Melloni | I lati oscuri della sharing economy | Pandora
Uber e Airbnb hanno cambiato le tue abitudini per quanto riguarda il tuo modo di spostarti e di organizzare le vacanze? Qui un articolo che offre qualche riflessione su ciò che meno viene raccontato della – ancora presunta – rivoluzione scatenata dall’avvento della sharing economy.

Anche Fomiche dedica un numero speciale al tema dell’economia della condivisione. Qui l’editoriale che apre la rivista.

Kim-Mai Cutler | Airbnb, Proposizione F e l’ipocrisia condivisa della Bay Area Housing | http://techcrunch.com/
Se volete capirci qualcosa sul referendum per regolamentare Airbnb di qualche giorno fa a San Francisco qui trovate tutto ciò che vi serve. Tantissimi dati da incrociare per rendersi conto delle mille contraddizioni che attraversano il pensiero referendario e il business di Airbnb che si vorrebbe regolamentare.

Serena Danna | Tech, dollari e sfratti. Lotta di classe a San Francisco | La Lettura
Un pezzo di qualche tempo fa che spiegava come i flussi della rivoluzione tecnologica impattino sui territori (anche quelli abituati come San Francisco) lasciando ferite profonde.

Sam Shank | Cosa ho imparato registrando ogni minuto del mio tempo | Wired
Segnalazione personalissima. Il tempo è fattore determinante alla base di ogni nostra scelta, soprattutto quando ne possediamo quantità limitate che non bastano a far fronte ad ogni nostra attesa. Fare i conti con il tempo che abbiamo a disposizione è un primo passo fondamentale. Quando comincerò? Leggi il seguito di questo post »

Un’immagine sconvolgente. Un’immagine ricorrente.

In Ponti di vista on ottobre 8, 2015 at 5:17 am

città(pubblicato dal Corriere del Trentino il 7 ottobre 2015)

Non sbaglia Luca Malossini (sul Corriere del Trentino di domenica 4 ottobre) a sottolineare la ricchezza dei temi collegati all’evoluzione del vivere urbano e la necessità di riflettere sulla strada che dovrebbe imboccare per il futuro la città di Trento. L’immagine di Marius carbonizzato nel suo rifugio nella periferia nord della città – così come quella di Aylan, il giovanissimo profugo siriano morto sul bagnasciuga turco, ormai simbolo del tragico esodo in atto nel Mediterraneo – é si sconvolgente, tanto da risvegliare le nostre coscienze, ma é anche dannatamente ricorrente. Nei giorni scorsi, riordinando libri in casa, mi sono imbattuto in una foto. Anno 2005, fine settembre. Esattamente dieci anni fa. L’interno del capannone principale dell’ex Sloi – oggi tristemente abbattuto – illuminato per l’occupazione promossa dal Laboratorio sul Moderno, associazione attivissima in quegli anni. Partecipai all’allestimento della fabbrica e presi parte a una tavola rotonda – insieme a me Antonio Rapanà e Charlie Barnao – che da un lato denunciava le carenze del sistema di bassa e bassissima soglia attivo a Trento e dall’altro rifletteva su ciò che significa, in termini complessivi e articolati, “interessarsi di” e “interagire con” i margini, geografici e non, della città.

Nel primo campo si é fatto molto – non tutto ovviamente – anche grazie alla spinta di chi che negli anni ha stimolato, pressato e aiutato l’amministrazione ad attrezzarsi con i servizi più adeguati ai bisogni che di volta in volta emergevano. La città nel suo complesso si è dimostrata capace di offrire soluzioni diversificate e percorsi d’inclusione sufficientemente presidiati. Ciò che è mancato davvero in questi dieci anni, il tempo a cavallo di tre legislature, è una visione d’insieme di ciò che significa essere città. Una città non solo fatta di strade e piazze, di investimenti e urbanizzazione ma anche dei diversi corpi che la riempiono e che con le loro azioni determinano trasformazioni ben più radicali di quelli che l’urbanistica, da sola, riuscirebbe a produrre. Leggi il seguito di questo post »

Il Trentino come terra solidale. Fino a prova contraria.

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 23, 2015 at 10:51 PM

francesco romoliCome formula giustificativa – quando avviene qualcosa di spiacevole in Trentino, soprattutto se di stampo razzista e discriminatorio – le istituzioni ripetono in automatico: “Questa è terra storicamente sensibile, accogliente e solidale”. Peccato che il curriculum vitae di una comunità – anche qualora fosse effettivamente immacolato – non ci garantisce per il presente, figurarsi per il futuro. Verrebbe da dire – per comprendere l’impossibilità di descrivere con precisione le traiettorie dell’agire umano – “sono certo di non aver ucciso nessuno, fino a questo momento…”. Questa frase dovremmo ricordarcela tutti quando ci scandalizziamo di fronte all’accusa che anche il territorio trentino sia vittima di un generale imbarbarimento nei rapporti interpersonali e di una crescente insofferenza nei confronti del diverso.

In questo tempo bislacco – dominato dalla categoria della nemicità come fondamento dell’affermazione di una propria identità  – perché mai questa piccola terra di montagna dovrebbe differenziarsi dalle altre. Non certo per tradizione, perché non c’è niente di immutato nelle relazioni che ci uniscono a chi ci circonda, messe in ogni momento alla prova dalla convivenza e dalle sue innumerevoli incognite. Non per comodità, essendo l’apertura verso l’altro da noi posizione scomoda per definizione perché rende lo spazio che abitiamo un contesto in trasformazione, di cui il conflitto è motore potente e dai comportamenti non del tutto prevedibili. Allora perché?

Partiamo dai sintomi del male, per capirne la cura. L’11 agosto 2015 è uscito sul Corriere del Trentino un editoriale di Ugo Morelli dal titolo “Scene di vita, ordinario razzismo”. E’ il racconto dei commenti, non proprio edificanti, di alcuni passeggeri di un autobus di fronte a due addetti dell’azienda dei trasporti pubblici colpevoli di…essere neri e, apparentemente per questo motivo, non degni di quel ruolo di controllo e responsabilità.
E’ come se la chiacchiera “da bar” avesse varcato i confini – spesso alcolici – del bancone riversandosi sulla città, modificandone almeno in parte il linguaggio e gli atteggiamenti.

A distanza di qualche settimana – siamo a settembre – il dibattito che si svolge dentro l’aula del Consiglio Provinciale durante la discussione del disegno di legge di iniziativa popolare contro le discriminazioni sessuali appare totalmente allineato a questo nuovo registro e ne diventa in un certo senso rappresentanza politica. Si parla di armadilli, di masturbazioni in classe, di “putelote” che devono giocare a pallavolo. Uno “spettacolo” poco edificante che temo sia lontano dal potersi dire concluso. Leggi il seguito di questo post »

Indignazione e spaesamento. Impotenza e azione. 1% vs 99%. Paradigmi da cambiare radicalmente. Confini inutili.

In Occhi sul mondo, Ponti di vista on settembre 6, 2015 at 12:20 am

JoshAdamskiNon mi va di passare per cinico perché non condivido convintamente la foto del piccolo Aylan Kurdi, morto a tre anni naufragando sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. Non riesco ad appassionarmi alla discussione sulla correttezza (deontologica, politica, ecc.) della scelta di pubblicare quell’immagine sulle prime pagine dei quotidiani e non mi sogno nemmeno di giudicare chi ha deciso di contribuire a rendere virale online postandola sulle proprie bacheche Facebook e Twitter. Indignarsi è legittimo, addirittura vitale laddove significa non accettare il fluire, spesso tragico, degli eventi che ci circondano.
Mi chiedo però se valga questo semplice metro di giudizio. Se solo una persona in più dopo la tragica fine di Aylan – e la sua trasmissione a media unificati – si dirà sensibilizzata allora aver affondato quel pugno comunicativo sarà giustificato? Non sono del tutto convinto di questa interpretazione, o meglio la trovo gravemente insufficiente. Se solo gli scatti che hanno fermato su pellicola le immani tragedie del Novecento avessero davvero agito in questa maniera (da catalizzatori di attenzione e riflessione, da pungoli accuminati per coscienze dormienti, da monito di fronte al ripetersi ciclico della storia) oggi probabilmente non ci troveremo nella condizione di aver iniziato un nuovo “secolo degli assassini” subito dopo esserci detti che quello precedente sarebbe stato l’ultimo, irripetibile. Altro che “restiamo umani”… Quest’incapacità conclamata di imparare dal passato ci dice che si è ampliata a dismisura la platea dei (dis)umani o forse  –  è questa l’ipotesi che io sostengo  –  abbiamo sottovalutato la violenza potenziale che pulsa dentro ognuno di noi, che ci definiamo orgogliosamente umani, o più semplicemente buoni. Leggi il seguito di questo post »

Immigrazione e comunità

In Ponti di vista on febbraio 2, 2015 at 11:46 PM

006Può l’arrivo di diciassette  persone mettere tanto in allarme una comunità da convincerla a inscenare una protesta, che si pone come obiettivo quello di impedire l’accoglienza di quelle stesse diciassette persone? La risposta apparentemente è sì, e mentiremmo dicendo il contrario. La paura e la diffidenza nei confronti dell’altro che ci si avvicina sono sentimenti piuttosto naturali, non automaticamente collegabili alla categoria del razzismo. Non deve stupire quindi che la prima reazione in un piccolo paese – a Pinè come a Isera – possa essere stata quella di un generale spaesamento. Non sta a me giudicare se questa sia la posizione prevalente oppure rappresenti solo una minoranza, seppur rumorosa. E’ un fatto che spesso, laddove è richiesto a una comunità di dimostrare la propria solidarietà – in questo caso nei confronti di piccoli gruppi di persone profughe – si sviluppino proteste e nascano comitati che contribuiscono ad animarle. C’è chi ha fatto di questa strategia politica un proprio marchio di fabbrica, e non perde l’occasione per “giocare” pericolosamente allo scontro di civiltà, traendone pure un crescente consenso elettorale. Il tutto secondo uno schema che vorrebbe far prevalere nuovi confini attorno a spazi chiusi rispetto all’inevitabile (seppur difficile) incontro con il diverso da sé.

Ma a preoccupare, se si guarda bene, sono soprattutto le reazioni di chi le comunità dovrebbe guidarle, accompagnandole anche nell’affrontare le problematiche più complesse. Sindaci che – non tutti, ovviamente – annusando l’aria che tira, esprimono contrarietà rispetto alla possibilità di ospitare anche solo una decina di richiedenti asilo.  Leggi il seguito di questo post »

Una storia da raccontare /16.

In Una storia da raccontare on giugno 18, 2014 at 8:05 am

takehikoNakafuji_tumblr_maue38Jgsz1ryrvdvo1_1280C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.
– Leonard Cohen –

Conoscevo bene la strada che conduceva alla sede dell’associazione TrentoBeneComune 2001. Lungo la scalinata veroso la collina che sormontava la città ero salito centinaia di volte. Una stradina ripidissima e piena di curve, che d’inverno diventava uno scivolo insidioso per chiunque la percorreva. Quanti ruzzoloni di bambini diretti alla scuola, che proprio in quel quartiere era stata spostata una decina d’anni prima. E quante risate di chi riusciva miracolosamente a rimanere in piedi. Quanti gomiti e ginocchia sbucciate di signore dirette al piccolo negozio di alimentari sotto le mura del castello che dominava il centro città. Quante imprecazioni, anche da parte dei frati che faticavano su quell’erta per raggiungere l’antico convento cittadino. Trovavo quel passaggio affascinante. Un piccolo ruscelletto impetuoso e costretto dentro due ali grigie di cemento, la natura a cingere un angolo fatato di città, un momento di silenzio dedicato esclusivamente ai pedoni.
Per me era un vantaggio muovermi su quei sentieri riparati, dove i mezzi motorizzati della polizia non potevano arrivare, dove anche a piedi gli agenti si sarebbero diretti solo dopo aver rivoltato tutta la città. Camminavo in fretta, salendo i gradini a zig zag, seguendo un camminamento incerto creato da chi mi aveva preceduto. La testa bassa – incassata tra le spalle – a evitare gli sguardi delle poche persone che incontravo. Leggi il seguito di questo post »

Della sovranità popolare…

In Ponti di vista on febbraio 11, 2014 at 11:16 am

ferdinando-sciannaIl popolo è sovrano. Non mi azzardo a mettere in discussione questo assunto “democratico”, ma devo dire sinceramente che i risultati del referendum sull’immigrazione tenutosi in Svizzera lo scorso 9 febbraio mi hanno fatto riflettere non poco. In realtà, qualche dubbio sulle possibili deformazioni dei percorsi di democrazia diretta lo avevo avuto già in precedenza. Sempre in Svizzera – per un paio di quesiti che andavano nella stessa direzione (1/2/3) – e più in generale per una diffusa idee che sia difficilissimo affidarsi unicamente al volere popolare, laddove questo oggi vive sempre più spesso di grandi sbalzi emotivi, contraddittori e difficilmente governabili. Si può passare quindi dall’esprimere una compatta opposizione – nel non lontano 2011 – alla privatizzazione dell’acqua ed ogni programma atomico (anche qui con il contributo decisivo dell’emozione post-Fukushima) al sostenere la necessità di rafforzare i propri confini per impedire l’arrivo dei migranti o vietare la costruzione di luoghi di culto di una diversa religione sul proprio territorio. Leggi il seguito di questo post »

Oltre l’immigrazione. Per una scuola diversa.

In Ponti di vista on novembre 8, 2013 at 10:12 am

4258273671_2f95bc4699_oUn “Documento di indirizzo sull’educazione alla cittadinanza interculturale”. Il rapporto è frutto di una sintesi dei lavori effettuati dalla Commissione di studio sull’educazione interculturale e alla cittadinanza costituita da un pool di esperti di Provincia autonoma di Trento, Università degli studi di Trento, Forum trentino per la Pace e i diritti umani, Iprase, Centro per la formazione insegnanti di Rovereto e Centro per la formazione alla solidarietà internazionale di Trento. Un lavoro di ricerca e di indagine che ha tenuto conto dei più importanti documenti internazionali sul tema, del quadro normativo e delle buone pratiche di integrazione attuate in particolare a livello provinciale, tanto nella scuola quanto nel più ampio contesto sociale.
Quali sono le fragilità e le sfide aperte che il dibattito teorico e le esperienze sul campo riconoscono al momento attuale come rilevanti per l’elaborazione di un modello efficace di educazione interculturale? Leggi il seguito di questo post »

Del valore del viaggio…

In Ponti di vista on ottobre 14, 2013 at 8:26 PM
FG-6925_1Il naufragio di Lampedusa deve farci riflettere oltre l’indignazione – sacrosanta – dovuta alla morte di tanti innocenti. Ci impone di interrogarci su quanto migrare sia oggi strada obbligata per chi fugge da condizioni di vita che non offrono un futuro. Strada stretta e tortuosa, spesso fatale. Ci chiede di riflettere su come il viaggiare oggi per alcuni rappresenti una disperata ultima spiaggia, un’ultima opzione prima di perdere ogni speranza. Un salto nel buio, o nelle acque agitate del mar Mediterraneo.
Quando tragedie come quelle dell’ultima settimana accadono guardiamo alle persone che salgono su di un barcone per attraversare il mare con un miscuglio di pietà e compassione; sentimenti legittimi e naturali che però rischiano di non permetterci di mettere del tutto a fuoco la complessità del tema. C’è l’emergenza, certo, e non lo scopriamo oggi. C’è la necessità di garantire a chi parte la certezza di arrivare, e di arrivare vivo. Come farlo lo hanno ricordato in molti in questi giorni, attraverso canali umanitari come quelli che si predispongono negli scenari di guerra di mezzo mondo. Con un’accoglienza dignitosa e diffusa sul territorio nazionale, così come è avvenuto per chi è scappato dal conflitto libico nel 2011. Leggi il seguito di questo post »