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L’alleanza dei corpi | Intervista a Federico Zappino

In Ponti di vista on maggio 25, 2017 at 8:57 am

alleanza_miniature

*articolo pubblicato su CheFare.

L’alleanza dei corpi – per come l’ho intesa io – sta all’intersezione tra riscoperta della materialità dell’incontro (da una necessaria disconnessione, dal web, a una successiva riconnessione, sociale e politica), riqualificazione dello spazio pubblico (che si fa comune, superando la dicotomia pubblico e privato) e riconoscimento del conflitto come motore delle trasformazioni, siano esse riferibili alla rivendicazione di diritti negati, alla modifica di destinazione d’uso di un edificio per farne un luogo di socialità e cooperazione o il desiderio – ambizioso e urgente – di modificare gli strumenti e i contenuti del vivere democratico.

L’alleanza – così come la descrive Judith Butler nel suo ultimo libro – va intesa come pratica utopica, come tensione costante e continuativa al miglioramento delle condizioni date. Per entrare più a fondo dentro questo affascinante e potente argomento mi è sembrato interessante sottoporre una serie di domande a Federico Zappino (l’omonimia è solo sfiorata…), curatore e traduttore della versione italiana di “L’alleanza dei corpi”, edito da Nottetempo. Leggi il seguito di questo post »

Un necessario cambio di paradigma

In Ponti di vista on febbraio 20, 2015 at 10:15 pm

de_chirico_giorgio_piazza_d_italiaOgni qualvolta si accenna alla nascita di una nuova proposta politica perplessità e sospetti prevalgono su curiosità e voglia di partecipare. E’ la cifra di questo tempo. Quella del mancato riconoscimento del ruolo della politica. Quella di uno sguardo distaccato e disattento – nella migliore delle ipotesi – o addirittura insofferente e arrabbiato nei confronti della sua azione. Non sono pochi i motivi che possono giustificare questo (cattivo) approccio, ed è anche per questo che immaginare oggi di dare vita ad un’associazione che proprio di politica si vuole occupare presuppone l’accettazione di una condizione di partenza non facile, dominata da un diffuso senso di spaesamento, di rifiuto generalizzato. Questo approccio vale nei confronti dei grandi scenari internazionali (confusi, contraddittori, frammentati), per le vicende italiche dominate dal pantano della tattica e da tensioni leaderistiche e anche nell’interpretazione delle recenti fibrillazioni trentine, ad uso e consumo del personale politico coinvolto, difficili da decifrare e sopportare per tutti gli altri.

Una cosa é certa, e faremmo bene tutti a tenerla a mente. La politica, e chi ne tiene le fila, ha da tempo esaurito il credito nei confronti della comunità che dovrebbe rappresentare, dato confermato dal ridottissimo grado di fiducia che conserva agli occhi dei cittadini (un poco lusinghiero 3% nella XVII indagine su “Gli Italiani e lo Stato”, condotta da Demos). Un livello di disi-stima, per molti addirittura di dis-prezzo, che deve far riflettere. Toccato il fondo del barile – sempre più in basso, sempre più al buio -, varrebbe la pena di non intestardirsi nel procedere ad un nuovo e più doloroso scavo. Leggi il seguito di questo post »

“Welcome/Benvenuti” – La sceneggiatura per una serie tv.

In Ponti di vista on settembre 27, 2013 at 10:26 pm

Shipyard #15, edward burtynskyNei mesi scorsi la Trentino Film Commission ha aperto una selezione per partecipare ad un workshop dal titolo “Scrivere seriale”. Si veniva selezionati in base ad una sceneggiatura breve per una serie tv da realizzarsi in Trentino. 3600 battute al massimo. La mia scrittura non è tra quelle che – da domani – faranno parte del lavoro di gruppo. La condivido comunque su questo blog, se qualcuno la vorrà leggere e, chissà, produrre.

Welcome/Benvenuti.*

Tre fratelli afghani (Anoosheh, Fariad e Jaweed. 6, 9 e 12 anni) nascosti dentro la stiva di una nave da Patrasso a Venezia. Scappano dall’Afghanistan mai veramente uscito dalla guerra e dalla Grecia, inaccogliente territorio di passaggio. Leggi il seguito di questo post »

Signore e signori, in scena…la violenza.

In Ponti di vista on marzo 22, 2012 at 11:34 am

PROLOGO. Non ho mai fatto a botte con nessuno, neppure da bambino. Ho partecipato spesso a manifestazioni che sono finite con degli scontri con le forze di polizia. Ho partecipato con casco e scudo a iniziative che mettevano in preventivo la possibilità di ricorrere (non voglio discutere qui di temi importanti come il diritto di resistenza) all’uso della forza. Ho subito il fascino – alzi la mano, se ne ha il coraggio, chi può dire il contrario – della violenza e non ci trovo nulla di strano. Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di discutere velocemente con il professor Ugo Morelli sulla dimensione umana come somma di empatia e di aggressività, miscelate in un composto naturalmente instabile. Negare questa doppia anima non aiuta a comprendere le ragioni del conflitto e impedisce di intravederne le possibili risoluzioni.

PRIMO ATTO. Tolosa, quattro persone (di cui tre bambini) rimangono uccise nell’attacco ad una scuola. L’azione – sembra ad opera un ragazzo di 24 anni – è organizzata per vendicare l’uccisione di uomini, donne e bambini in uno scenario di conflitto a distanza di qualche migliaio di chilometri. Un’esecuzione di matrice politica e religiosa. Ho evitato accuratamente di fare riferimento alle appartenenze dell’esecutore e delle vittime. In questi giorni ho percepito – fuori dalla condanna generale di ogni violenza – qualche tentativo di giustificazione o più in generale un certo distacco emotivo. Mi è tornata alla mente l’uccisione dei due ragazzi senegalesi nel cuore del mercato di Firenze, alcuni mesi fa. Perché i morti di Tolosa non provocano in noi la stessa reazione? Cosa ci blocca dall’esprimere la contrarietà ad ogni violenza razzista anche in questo caso? Affrontare il tema della violenza, e ancor più del diritto al togliere la vita, secondo diverse sfumature di legittimazione mi spaventa quasi più dello stesso fatto di sangue. La doppia morale è un terreno scivoloso. Leggi il seguito di questo post »