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Il Trentino come terra solidale. Fino a prova contraria.

In Ponti di vista, Supposte morali on settembre 23, 2015 at 10:51 PM

francesco romoliCome formula giustificativa – quando avviene qualcosa di spiacevole in Trentino, soprattutto se di stampo razzista e discriminatorio – le istituzioni ripetono in automatico: “Questa è terra storicamente sensibile, accogliente e solidale”. Peccato che il curriculum vitae di una comunità – anche qualora fosse effettivamente immacolato – non ci garantisce per il presente, figurarsi per il futuro. Verrebbe da dire – per comprendere l’impossibilità di descrivere con precisione le traiettorie dell’agire umano – “sono certo di non aver ucciso nessuno, fino a questo momento…”. Questa frase dovremmo ricordarcela tutti quando ci scandalizziamo di fronte all’accusa che anche il territorio trentino sia vittima di un generale imbarbarimento nei rapporti interpersonali e di una crescente insofferenza nei confronti del diverso.

In questo tempo bislacco – dominato dalla categoria della nemicità come fondamento dell’affermazione di una propria identità  – perché mai questa piccola terra di montagna dovrebbe differenziarsi dalle altre. Non certo per tradizione, perché non c’è niente di immutato nelle relazioni che ci uniscono a chi ci circonda, messe in ogni momento alla prova dalla convivenza e dalle sue innumerevoli incognite. Non per comodità, essendo l’apertura verso l’altro da noi posizione scomoda per definizione perché rende lo spazio che abitiamo un contesto in trasformazione, di cui il conflitto è motore potente e dai comportamenti non del tutto prevedibili. Allora perché?

Partiamo dai sintomi del male, per capirne la cura. L’11 agosto 2015 è uscito sul Corriere del Trentino un editoriale di Ugo Morelli dal titolo “Scene di vita, ordinario razzismo”. E’ il racconto dei commenti, non proprio edificanti, di alcuni passeggeri di un autobus di fronte a due addetti dell’azienda dei trasporti pubblici colpevoli di…essere neri e, apparentemente per questo motivo, non degni di quel ruolo di controllo e responsabilità.
E’ come se la chiacchiera “da bar” avesse varcato i confini – spesso alcolici – del bancone riversandosi sulla città, modificandone almeno in parte il linguaggio e gli atteggiamenti.

A distanza di qualche settimana – siamo a settembre – il dibattito che si svolge dentro l’aula del Consiglio Provinciale durante la discussione del disegno di legge di iniziativa popolare contro le discriminazioni sessuali appare totalmente allineato a questo nuovo registro e ne diventa in un certo senso rappresentanza politica. Si parla di armadilli, di masturbazioni in classe, di “putelote” che devono giocare a pallavolo. Uno “spettacolo” poco edificante che temo sia lontano dal potersi dire concluso. Leggi il seguito di questo post »