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Posts Tagged ‘innovazione’

Appunti di lettura | 27.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on marzo 21, 2017 at 10:04 am

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Innovazione, Welfare e progetti belli.
Lo sguardo che insiste verso il futuro, diventa pratica e – a volte – prassi. Note di fine lavoro di scrittura del bando Welfare Km0.

Ilaria Giuliani | WeMake: un ecosistema produttivo | CheFare
Il progetto presentato in sinergia con altri soggetti del territorio cittadino vorrebbe avere – tra le altre cose – una sua dimensione laboratoriale, che in parte (almeno nella mia fantasia) assomiglia a questo FabLab.

Altro pezzo significativo del progetto [incrociare le dita è d’obbligo…] consiste nella collaborazione con FBK – Create Net nel progetto che sviluppa e anima la piattaforma Commonfare.net, appena rilasciata nella sua prima, e già interessantissima, versione.

Aree interne (e le città sullo sfondo)
Una mia ossessione. Un tema politica non secondario rispetto alle onnipresenti smart city e alle attraenti metropoli.

Claudia GrisentiLe Alpi rischiano di restare senza neve entro la fine del secolo | Internazionale
Alla fine di un inverno secco e con il superamento del limite simbolico dei 3000m per l’innevamento programmato ecco uno studio che affronta i rischi ambientali ed economici di un modello turistico senza garanzie di una sostenibilità futura. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 25.

In Libri con le orecchie... on febbraio 3, 2017 at 11:20 pm

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Direttamente collegato alla precedente puntata. Un pezzo che esce a proposito in questi giorni e si inserisce perfettamente dentro il filone di ricerca (interiore e non) di cui mi sento protagonista.

Alain de Botton | La solitudine è difficile, ma ci rende persone migliori | Internazionale
“Forse ci sarebbe voluta solo più fortuna”, per non sentirsi così soli. “La solitudine è una tassa che dobbiamo pagare per la nostra complessità.” 

CITTA’ (E NON SOLO)

Daniela Monti | Paolo Cognetti: l’idea di famiglia, casa e carriera è in crisi, vivere in città è lo specchio di quel fallimento | Corriere della Sera
«Ama e fa’ ciò che vuoi». Un motto apparentemente banale che però sembra raccogliere perfettamente l’incrocio tra il desiderio di bellezza e il senso di distacco che Paolo Cognetti vuole comunicare. E’ uno degli scrittori italiani del momento, il suo “Le otto montagne” è recensito meravigliosamente da chiunque lo legga e le sue discese a valle mobilitano chi vuole ascoltarne il racconto. «La mia esperienza in montagna coincide con qualcosa di epocale: l’idea che la vita sia costruirsi una famiglia, una casa, una carriera è entrata in crisi con la mia generazione. La città è lo specchio di quel sogno diventato fallimento. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 24.

In Libri con le orecchie... on gennaio 26, 2017 at 9:32 pm

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Sono giorni che fatico a scrivere. Sento il peso fisico e mentale di una certa solitudine. Mi limito a condividere la lista delle cose lette in queste settimane. Spero siano interessanti.

*DOVE VA LA POLITICA (LA CONFUSIONE REGNA, E VA BENE/MALE COSI’)

Domenico Starnone | Per sapere dove andare | Internazionale
“Forse è che il mondo com’è si riesce sempre meno a dirigerlo. Anche perché per dirigere bisogna sapere dove andare e per sapere dove andare bisogna avere non etichette di comodo che lasciano fuori ciò che davvero conta, ma un pensiero. Altrimenti, come è successo con i giovani rottamatori, si affonda anche quando si giura che, come diceva un vecchio grande film funerario, avanti o indietro che sia, la nave va.”

Giuseppe Civati | That’s not radical. It’s democracy | ciwati
“Tutti preoccupati di non essere radicali, o di non esserlo troppo, in questi anni. Di essere «compatibili». Prima con qualcosa, poi a poco a poco con qualsiasi cosa.” Questo è un tema ben posto, e richiama alla necessità di prendere in considerazione il conflitto come meccanismo di trasformazione dell’esistente. Leggi il seguito di questo post »

Occupare e occuparsi di S.Chiara

In Ponti di vista on gennaio 1, 2017 at 2:06 pm

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Quello che segue è da ritenersi come un documento aperto, che aspetta e ha bisogno delle modifiche e delle aggiunte di chiunque voglia partecipare alla co-progettazione degli spazi dell’ex-S.Chiara e che ritenga che il modo migliore per farlo sia quello di favorire un lavoro collettivo di raccolta ed elaborazione di idee. Rimango a disposizione (via telefono, e.mail, Facebook, Twitter e soprattutto di persona) per capire come sia meglio proseguire su questa strada. Prima scadenza il prossimo 13 gennaio, giorno in cui presentare il documento frutto dell’impegno di un gruppo il più possibile vasto.

Il 14 giugno 1975 centinaia di cittadini e cittadine decidevano di occupare il parco e le strutture dell’ex-complesso ospedaliero Santa Chiara, a Trento. Lo facevano – in un periodo certamente movimentato dal punto di vista politico e sociale – nel tentativo di impedire che il previsto riordino urbanistico della zona cancellasse spazio verde ed ex ospedale trasformando la destinazione d’uso di quello che successivamente (grazie a fondi provenienti dalla Presidenza della Repubblica) sarebbe diventato – pur in maniera mai del tutto completa – uno dei presidi culturali maggiormente utilizzati e riconosciuti dalla cittadinanza. La storia diede ragione all’azione di protesta – durata più di un mese – e certificò l’urgenza, espressa dai cittadini, di voler essere protagonisti nella definizione delle strategie per l’utilizzo e la gestione degli spazi pubblici della città.

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La città e le sue linee di crescenza. Uno sguardo diverso sul Piano Regolatore Generale di Trento

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 2:05 pm

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Non un commento da tecnico ma da curioso osservatore dei fenomeni sociali e di possibili innovazioni politiche. Articolo pubblicato dal mensile UCT (ottobre 2016 – numero 489)

Dobbiamo prenderci cura delle linee di crescenza. Ilda Curti – ex assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino – usa questa metafora per parlare di riqualificazione urbana. Negli adolescenti le linee di crescenza sono le parti molli delle ossa che rinforzandosi costituiranno lo scheletro che permette alle masse muscolari di stare in posizione eretta e contestualmente di muoversi. Nelle città le linee di crescenza sono rappresentate dalle comunità e in particolare sono “i luoghi meticci, dello scontro e del cambiamento disordinato.” Partendo dal variegato campionario delle sedimentazioni sociali presenti nei contesti urbani più elementari, dai mille margini e dagli altrettanti soggetti marginali presenti sul territorio un piano regolatore – oggi più che mai – non può ridursi alla sola somma degli interventi architettonici da mettere in cantiere, non sta dentro la fredda elencazione delle norme che regolano la gestione dello spazio urbano, non trova forma nella tradizionale elencazione delle priorità in un contesto di risorse scarse e, in prospettiva, ulteriormente decrescenti.

Un piano regolatore o coltiva l’ambizione di descrivere il futuro di una città o non è. Un piano regolatore è il risultato di processi che devono saper incrociare sensibilità diverse, processi capaci di mettere a valore desideri e energie residue di comunità sempre più sfilacciate ma in potenza concrete e vitali. Leggi il seguito di questo post »

Breve ricordo di Rodolfo Belenzani dentro uno sguardo sulla città

In Ponti di vista on ottobre 12, 2016 at 8:37 am

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É da tempo che immaginavo di scrivere un articolo che prendesse spunto dalla storia di Rodolfo Belenzani. L’occasione propizia é quella del decimo compleanno del Centro Sociale Bruno. Questo mio breve testo vale da augurio a distanza – così come da distante osservo un’esperienza politica che per un lungo periodo è stata quella nella quale mi sono riconosciuto – e da contributo alla discussione, oggi assolutamente necessaria per la città di Trento.

Partire da Rodolfo Belenzani significa ricordare la figura di un ribelle, impegnato a più riprese agli inizi del ‘400 nelle rivolte del popolo trentino nei confronti del potere del principato vescovile. Un masaniello alpino al quale é persino dedicata una via cittadina. E non si tratta di una collocazione toponomastica qualunque, perché  a lui è intitolata la via principale del centro città, quella che unisce i luoghi del potere religioso – contro il quale sei secoli fa Belenzani si scagliò, fino alla morte sul campo di battaglia – e politico, rappresentato dai palazzi del consiglio comunale e degli uffici di rappresentanza del sindaco. É proprio in quel tratto di strada che va dalla chiesa di San Francesco Saverio a piazza Duomo che si può ritrovare il contatto tra la memoria delle gesta di Belenzani e le vicende recenti dei movimenti sociali trentini. Leggi il seguito di questo post »

Workshop impresa sociale alla ricerca di nuovi modelli

In Ponti di vista on settembre 10, 2016 at 6:27 am

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Nella giornata conclusiva del vertice G20 di Hangzhou i leader dei paesi più potenti della Terra sembrano aver cambiato registro – almeno questa è la lettura che ne danno alcuni osservatori – sul tema della crescita economica. Non mettendo da parte l’obiettivo generale (a dire il vero piuttosto complesso da realizzare) di veder il segno più davanti al dato della variazione del Pil, ma scegliendo aggettivi qualificanti per nulla scontati. «E’ qui a Hangzhou – osserva il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – che per la prima volta è stato introdotto ed accettato il principio che la crescita non deve solo essere forte e sostenibile ma anche inclusiva, ossia rispettare i principi di equità e dare risposte concrete alle paure dei cittadini e delle classi medie in questo momento di grave incertezza».

Senza spingersi troppo in là nell’esegesi delle parole e soprattutto nell’analisi delle possibili azioni verranno messe in campo, è evidente che l’economia di mercato – così come si è dato per scontato per molto tempo – non è stata in grado di autoregolarsi e di procedere alla redistribuzione di ricchezza e opportunità. Lo confermano i dati che testimoniano l’allargarsi progressivo – anche dentro il periodo successivo all’inizio della grande crisi post 2008 – della forchetta che divide chi possiede moltissimo e chi non ha quasi nulla. Equità e sostenibilità tornano a essere quindi argomenti che è obbligatorio tenere in considerazione, mettendoli al centro di ogni agenda politica – se si vuole anche solo provare  a trovare il bandolo della matassa del “grande caos” nel quale siamo chiamati aa agire. Non un tentativo di tornare alle condizioni pre-crisi ma la necessità di interpretare il presente per saper muovere i giusti passi nella direzione del futuro. Leggi il seguito di questo post »

NewFabric. Viaggio dentro ecosistemi collaborativi

In Ponti di vista on luglio 3, 2016 at 1:46 pm

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(Articolo pubblicato in ImpactBlog, spazio di approfondimento all’interno del sito del quotidiano L’Adige)

E’ abusata la formula – spesso utilizzata e resa famosa tra gli altri da Zygmunt Bauman e Aldo Bonomi – che definisce il periodo che stiamo vivendo come la fase “tra il non più e non ancora”. Capire cosa c’è nel mezzo, in questa fase di transizione così complicata e conflittuale – è sfida che fa tremare i polsi. A mettere un po’ d’ordine, facendo dialogare “pratica e grammatica” tra storie d’innovazione e analisi dei contesti, è una nuova collana – denominata NewFabric – edita dalla casa editrice Pacini e che ha in “Fabric” la sua prima uscita. Un libro scritto a più mani, e curato da Carlo Androgini e Luca Bizzarri – che indaga i linguaggi e gli strumenti utili al cambiamento dentro il mondo del lavoro e dell’impresa, dell’azione comunitaria e cooperativa e (perché no) dei nuovi orizzonti della governance politica. Proprio con i due curatori abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere prima di incontrarli alla presentazione del volume, prevista presso Impact Hub Trentino il prossimo 12 luglio alle 18.30.

A chi é venuta l’idea di una collana di questo tipo?
Carlo Andorlini. I due curatori del primo libro Fabric (io e Luca Bizzarri), sono anche le persone che hanno avuto l’idea della collana. Poi a stretto giro di mail (mail diciamo…“automotivanti”) il gruppo si è allargato, componendo così di fatto anche l’attuale direzione di collana che proprio nell’idea fondativa voleva – e vuole – rappresentare più mondi capaci di parlare di un filo rosso comune legato ai temi dell’innovazione e dei sistemi di collaborazione.
E quindi Università, Pubblico, Economia civile e Sociale insieme, in questo spazio di potente contaminazione, per incontrarsi e misurarsi in un lessico comune in grado di disegnare possibili teorie, modelli e visioni di sviluppo locale. È chiaro che tutto questo (dall’idea alla costruzione del gruppo fino ad arrivare alla costituzione della Collana), è diventato realtà grazie alla grande sensibilità e disponibilità della casa editrice Pacini di Pisa che da subito ha creduto nel progetto.

Perché NewFabric? 
Luca Bizzarri. Innanzitutto per una questione di continuità con il lavoro che avevamo iniziato con il procedente volume edito sempre dalla Pacini e che si intitolava NEW – Visioni di una generazione in movimento. Ma non solo. ‘New’ infatti rimanda allo stato dell’essere in progress, del non ancora determinato perché in evoluzione, dell’alternativa che cerca spazio nel contesto. L’obiettivo è cercare e dare spazio a realtà e situazioni innovative, non riconosciute dai quei sistemi istituzionali che tradizionalmente sono assunti come legittimanti. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 13.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista, Uncategorized on aprile 3, 2016 at 6:40 pm

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Confini. Frontiere. Immigrazione. Cittadinanza.

Marco DottiRefugees. Saskia Sassen: “History will not treat European policy makers kindly” | tysm.org
“History will not treat the European policy makers kindly.” Se vogliamo capire quali sono le caratteristiche dei flussi migratori di questo tempo dobbiamo leggerne la complessità e le sfumature. Solo così anche le risposte che metteremo in campo saranno all’altezza.

Matthieu AmarèAperta e senza frontiere: l’Europa allo stato grezzo | cafebabel
Uno sguardo diverso sull’Europa. Jef Bonifacino spiega che l’Europa è paradossalmente più variegata senza frontiere: «Più grezza, difficile da vivere, ma aperta.» 

Innovazione.

Piero Dominici | I rischi di una cittadinanza senza cittadini | FPA
Dove possiamo identificare il punto di caduta del processo di nuova infrastrutturazione delle nostre comunità in termini di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini nelle scelte democratiche? Nell’incapacità (o impossibilità) da parte dei cittadini di essere informati e “capaci di produrre/elaborare/condividere conoscenza”. Serve una trasformazione culturale…

Laura La PostaSostenibilità sociale chiave dello sviluppo | Sole 24 Ore
«Il modello di Welfare State totalista (non totalitarista: attenzione), nel quale si affida allo Stato il compito di preoccuparsi della condizione di vita dei cittadini (dalla culla alla bara) non è più sostenibile, sia a livello economico (perché alimenta la voragine del debito pubblico), sia perché non rispetta la dignità delle persone assistite, essendo un modello paternalistico e assistenzialista – spiega Zamagni -. Negli ultimi dieci anni è iniziata una transizione culturale verso un welfare plurale, nel quale l’ente pubblico, i soggetti privati, il terzo settore colmano tutti assieme i buchi del welfare totalista, lasciati aperti dalla riduzione dei fondi a scopi sociali (per la sanità, le pensioni, i sussidi, l’istruzione, ecc)». Dentro questo schema si inserisce – e va inserita con grande attenzione e partecipazione – l’iniziativa WelfareKm0. Un cambio nell’approccio alle politiche sociali e all’intervento sulle marginalità che ha bisogno di essere condiviso e implementato.
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Appunti di lettura | 11.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista, Uncategorized on marzo 3, 2016 at 12:44 am

sunset-1090164_1920Composizione notturna, faticosa. Il tema Europa sempre in primo piano, con tutte le sue contraddizioni ben in vista. Politica interna, terminata la settimana di fuoco sulle unioni civili, non riesce a uscire dalle secche delle polemiche, troppo spesso inutili. Le città – da ogni punto di vista – tornano a essere laboratorio di sperimentazione politica, dentro progetti di riqualificazione partecipata e con all’orizzonte la sfida (con sfumature a volte tragicomiche) delle amministrative di primavera.  Gli Stati Uniti sono impegnati nel descrivere la complessa successione di Barack Obama, tra utopie socialiste e tycoon farneticanti.

*EUROPA

Andrea Seibel | Gli anni spensierati sono ormai finiti | La Repubblica
Uno spaccato del contesto europeo, e qualche spunto per guardare oltre. “Gli anni felici, gli anni spensierati e sereni sembrano passati. Ma non furono anche anni di troppo facile ottimismo, anni di illusione? L’Europa crede di essere senza confini, ma urta di continuo nei suoi limiti, anche in quelli della sua onestà e credibilità. La crisi di cui oggi siamo testimoni, si tratti della Brexit, dei profughi, della struttura interna dell’Ue, investe i fondamenti. Tuttavia, i discorsi su “più Europa”, “Europa senza confini” o “solidarietà” si dimostrano vuoti e pericolosi. È sempre lo stesso sound.” 

Claudio MagrisBarriere e confini, il ritorno asburgico e la furia nazionalista | Corriere della Sera
Una puntuale lezione di storia per un finale apocalittico, che dovrebbe farci riflettere oltre quella che ci ostiniamo a continuare a definire emergenza. “Il fenomeno delle migrazioni sta diventando un processo mondiale che il nostro sistema di vita non è capace di ordinare. Quelle fiumane di gente sventurata che chiede solo di poter vivere potrebbero diventare così grandi da rendere oggettivamente difficile dar loro la possibilità di vivere. Forse quelle migrazioni sono l’avanguardia oscura di un grande e non lontano cambiamento simile alla fine del mondo antico, un cambiamento che non riusciamo a immaginare. Leggi il seguito di questo post »