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Appunti di lettura | 22.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on dicembre 2, 2016 at 2:30 pm

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Urgenza di radicalità. Questa è quella che provo in questi ultimi – finalmente – giorni di avvicinamento al referendum costituzionale, scadenza che è riuscita da sola a provocarmi senso di scoramento, nausea e – non da ultimo – di profonda e dolorosa solitudine. Non che mi aspettassi un’esplosione di passione e sarebbe stato da illusi pensare che da un contesto sociale, politico e culturale gravemente malato potesse scaturire una campagna elettorale qualitativamente rilevante. Ciò che però più mi indispone dell’intera situazione – tragica e comica allo stesso tempo – è l’assenza di un pensiero radicale che sappia mettere sotto stress l’esistente di cui siamo parte e che, nonostante una crisi diventata nuovo paradigma, nessuno sembra essere in grado di affrontare con reale spirito trasformativo. “Il sole sorgerà ancora domattina” sono state le parole di Barack Obama durante la notte che ha portato all’elezione di Donald Trump. Sono piaciute molto – tanto che tutti le usano anche in queste lunghe ore di vigilia referendaria – e hanno forse fatto passare in secondo piano l’idea che il problema non stia tanto nella costanza con cui il sole si alza al mattino e tramonta alla sera ma in quello che quotidianamente gli costringiamo a illuminare, che lui lo voglia o meno.

Suggestioni (da leggere, in ogni caso)

Senso Comune – Un manifesto
Non ho sottoscritto questo manifesto, però trovo interessante il punto di vista che cerca di sviluppare. Affrontare il tema del populismo – cattivo – fuori dalla logica binaria che lo contrappone alla responsabilità – buona, of course – dell’establishment (sia esso inglese, americano o italiano) credo sia esercizio tutt’altro che banale e varrebbe la pena di approfondirlo seriamente. In questa prima parte di segnalazioni ci proverò. Leggi il seguito di questo post »

In attesa che arrivi il 5 dicembre…

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 1:06 pm

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[In attesa di capire se verrà accolto il ricorso di Onida – viva lo spacchettamento! – e se non prevarrà la voglia di posticipare – no, vi prego, no… – propongo questa breve riflessione che non entra precisamente nel merito del quesito e nel suo giudizio tecnico, ma prende in considerazione ciò che sta a monte di ogni possibile riforma o trasformazione dell’esistente, cioè le condizioni del contesto politico e sociale dentro il quale dovrebbero verificarsi. Mi sembra un argomento più interessante della sfida tra comitati del #bastaunsì e del #iovotono, a cui però farò riferimento almeno per segnalare la mia intenzione di voto. ]

Sto seguendo – non potrebbe essere altrimenti – il dibattito attorno al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Definirlo dibattito è già di per sé un atteggiamento eccessivamente magnanimo per quella che si trasformando giorno dopo giorno in una battaglia senza esclusione di colpi. Lo stimolo per la stesura di questo pezzo – che, come dice il titolo, sarà l’unico che pubblicherò sul tema – è emerso dalla lettura di un editoriale del direttore del Foglio Claudio Cerasa (Generazione perché sì) di qualche tempo fa e, parallelamente, di un certo numero di commenti che riducono a opportunismo, o peggio, la scelta di alcuni (non molti per la verità) di immaginare o almeno riflettere (di) una terza via – non nel voto, ma di pensiero – alla sfinente battaglia tra Sì e No. E ancora manca quasi un mese. Cerasa teorizza una motivazione generazionale alla base della decisione di dare credito – nell’urna e nella sua trasposizione sociale – alla riforma costituzionale. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 19.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on ottobre 14, 2016 at 10:03 pm

typewriter-1245894_1920Si affastellano le cose da leggere perché – per fortuna – molti pensano e scrivono. Poi alcuni scrivono davvero molto bene e non si può fare a meno di leggerli. Era indispensabile aggiungere qualche info sul tema del referendum costituzionale (se possibile utile non solo alla scelta di voto ma anche per comprendere il contesto nel quale il voto si inserisce), proseguire nei miei filoni d’interesse legato all’economia della condivisione, mischiare città e montagna nell’analisi dei fenomeni che le stanno trasformando. Sullo sfondo – anche a partire dal recente incontro organizzato da Rena dal titolo “Le comunità del cambiamento” – l’idea forte che dall’enunciazione della lista infinita delle politiche virtuose si debba passare a un ruolo maggiormente attivo dentro la politica che si ha la legittima ambizione di voler rendere migliore.

Referendum

Gianni Giovannelli | La questione referendum | Effimera.org
Uno sguardo – di movimento – rivolto al referendum costituzionale, dentro una stagione che trova nei referendum strumenti potentissimi (e contraddittori) di trasformazione dell’esistente. Un ragionamento articolato che non slega la questione referendaria dalla situazione sociale ed economica in Italia e Europa. Leggi il seguito di questo post »

Breve ricordo di Rodolfo Belenzani dentro uno sguardo sulla città

In Ponti di vista on ottobre 12, 2016 at 8:37 am

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É da tempo che immaginavo di scrivere un articolo che prendesse spunto dalla storia di Rodolfo Belenzani. L’occasione propizia é quella del decimo compleanno del Centro Sociale Bruno. Questo mio breve testo vale da augurio a distanza – così come da distante osservo un’esperienza politica che per un lungo periodo è stata quella nella quale mi sono riconosciuto – e da contributo alla discussione, oggi assolutamente necessaria per la città di Trento.

Partire da Rodolfo Belenzani significa ricordare la figura di un ribelle, impegnato a più riprese agli inizi del ‘400 nelle rivolte del popolo trentino nei confronti del potere del principato vescovile. Un masaniello alpino al quale é persino dedicata una via cittadina. E non si tratta di una collocazione toponomastica qualunque, perché  a lui è intitolata la via principale del centro città, quella che unisce i luoghi del potere religioso – contro il quale sei secoli fa Belenzani si scagliò, fino alla morte sul campo di battaglia – e politico, rappresentato dai palazzi del consiglio comunale e degli uffici di rappresentanza del sindaco. É proprio in quel tratto di strada che va dalla chiesa di San Francesco Saverio a piazza Duomo che si può ritrovare il contatto tra la memoria delle gesta di Belenzani e le vicende recenti dei movimenti sociali trentini. Leggi il seguito di questo post »

La circolarità necessaria per una nuova economia…

In Ponti di vista on settembre 19, 2016 at 10:41 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Che sia arrivato il momento di chiudere alcuni dei processi che il modello economico capitalista ha sempre lasciato aperti, correndo il rischio di aumentare a dismisura l’impronta ecologica della nostra società? Leggendo il libro “Economia innovativa” (2016, Edizioni Ambiente) si direbbe proprio di sì. E ascoltare Andrea Vecci – uno degli autori – invitato da Trentino Social Tank per presentare il volume, non fa che confermare la sensazione di un cambio di approccio, sia nel campo della produzione che del consumo, che lentamente prende piede.

“Viziata” in alcune sue parti da non nuovi fenomeni di green washing (i grandi player globali hanno interessi e risorse per fare qualche test in questa direzione) e rallentata da alcuni evidenti problemi di scala (nel piccolo si trovano esperienze molto innovative, ma più si allarga il contesto e più è difficile centrare l’ambizioso obiettivo di chiudere il cerchio) non si può negare che l’ipotesi dell’economia circolare sia oggi molto più sostenuta e pratica rispetto a qualche anno fa. La crisi dell’economia lineare – figlia anche del disaccoppiamento dei classici binomi energia/produzione e lavoro/reddito – offre nuovo spazio a modelli alternativi, capaci di valorizzare le eccedenze dei processi produttivi. Circular economy insieme a sharing economy e platform economy (capacità di valorizzare le risorse dentro meccanismi collaborativi e di rete) e blue economy (ne abbiamo già parlato in questo blog) tentano, non senza contraddizioni, di colmare il vuoto. Leggi il seguito di questo post »

The battle of Rome…

In Ponti di vista on settembre 10, 2016 at 7:00 am
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Mi sono tenuto alla larga dal “dibattito” attorno alle vicissitudini della Sindaca Virginia Raggi, ma l’amico Alberto mi ha regalato un’immagine così meravigliosamente nostalgica e irriverente per non condividerla. Sulla proprio non efficace azione di governo del M5s in questi giorni si è fatta un sacco d’ironia (come è giusto che sia, ci mancherebbe) e si è segnalato come a scricchiolare sia l’intera impalcatura del modello che la coppia Grillo/Casaleggio aveva immaginato per il proprio movimento politico. Un modello pieno di contraddizioni – che non starò qui a elencare – ma che ha avuto l’innegabile intuizione di interpretare  la crisi e l’insufficienza conclamata della democrazia rappresentativa non come un passaggio transitorio ma come di lungo periodo, tentando di costruire una possibile alternativa ad essa. Dove questa ipotesi abbia portato (qualche verifica la si può avere sul campo, e non è certo confortante) e dove porterà (la situazione è fluida, quasi gassosa, non solo dentro il Movimento) non è dato saperlo con assoluta certezza.

Mi sento però di condividere tre spunti di ragionamento, tra loro concatenati, che spero aiutino a capire quali sono – a mio modo di vedere – le questioni che si dovrebbero salvare dal marasma di queste giornate.

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Quando “parlare come si mangia” può diventare pericoloso

In Ponti di vista on agosto 10, 2016 at 8:34 am

lost-places-1549096_1920Breve controreplica all’intervento (lo trovate a fondo pagina) a firma di Rodolfo Borga, pubblicato sul Corriere del Trentino lo scorso 6 agosto.

Non mi aspettavo che Rodolfo Borga fosse d’accordo con me. Il fatto poi che non condivida le idee da me espresse e le possa – a suo modo – criticare non solo fa parte della normale dinamica democratica, ma anzi dovrebbe essere caratteristica fondante di un contesto politico vivace. Peccato che la sua sia a oggi l’unica risposta a una riflessione, quella che ho abbozzato qualche giorno fa, che chiama invece in causa una vasta platea di potenziali interlocutori all’interno della comunità trentina. In queste poche righe – senza alcun obiettivo polemico – cercherò di proporre tre questioni che a mio modo di vedere emergono dalle parole di Borga e che meritano di essere riprese e commentate. Tre temi che, è bene dirlo, vanno ben oltre quelli da me affrontati e dovrebbero farci riflettere sullo stato di salute della politica, trentina e non solo.

La forma e la sostanza. Ammetto che mi sarebbe piaciuto – e rimango disponibile in qualsiasi momento per un confronto – trovare nella replica del Consigliere Borga argomentazioni che si soffermassero maggiormente sul merito delle questioni da me proposte piuttosto che limitarsi a una critica alla forma, allo stile del mio scrivere (ci tornerò dopo) o alla pratica dell’occupazione. Non vorrei che al consigliere – e più in generale alla classe politica trentina – fosse sfuggito che per quanto riguarda una nuova fase nella gestione creativa di spazi pubblici e privati nei contesti urbani non siamo più  al momento del “se” ma del “come” agire in maniera innovativa, per l’attivazione di collaborazioni con le reti cittadine. Leggi il seguito di questo post »

“Fiat stabilitas, pereat mundus” – Gli Europei e l’Europa visti dagli Eurocrati.

In Ponti di vista on luglio 29, 2016 at 10:16 am

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(Intervista pubblicata nel blog www.ultimoeuropeo.wordpress.com)

Sappiate che provare a contattare gli Eurocrati può costare un’immediata procedura d’infrazione, pena minima che prima o poi spetta (laddove non sia già stata comminata) a ogni paese e cittadino mediterraneo. Valeva comunque la pena di rischiare.
In attesa di capire se la Troika dovrà occuparsi anche di questo blog, è stato un piacere dialogare a distanza con gli ideatori di una delle più seguite pagine FB che si occupa di politica europea, grazie a uno stile che mescola umorismo, disincanto e una cospicua dose di cinismo eurocratico.

Nessun incontro, nessun nome. Un formalissimo scambio di file così come accade durante le tese riunioni dell’Eurogruppo, dove i sentimenti soccombono di fronte al potere di numeri e statistiche. L’Eurocrate non cerca visibilità o riconoscimenti personali. Agisce guidato dall’incessante ricerca di nuovi strumenti per applicare vincoli sempre più estremi a ogni ambito delle nostre vite. Un lavoraccio, che per qualche minuto hanno sospeso per dedicarsi a un bilancio semi-serio dell’Europeo appena concluso in Francia.

Chi sono gli Eurocrati. Avete tentato di raccontarli, partendo dalle loro peculiarità (non sempre invidiabili) e dalle loro storie personali. Avete cercato di renderli più comprensibili e vicini ai cittadini. Eppure gli Eurocrati (quelli veri…) continuano a non godere di buona stampa e buona nomea nel continente. Se c’é qualcuno che viene condannato in anticipo – e senza diritto alla difesa – sono proprio l’Europa e i suoi meccanismi di potere. È possibile che un contesto tanto delegittimato sia quello dentro il quale sentirsi a proprio agio e riconoscersi? L’Europa ha ancora un futuro?

Noi proviamo, con successo o meno, a fare uno storytelling delle vicende europee applicando gli stessi criteri e la “narrazione” che la stampa usa per la politica locale. Gli eurocrati non sono grigi tecnici figli di una desolata ordinaria amministrazione, sono politici completi che si muovono su un’arena che interseca le vicende europee con quelle nazionali. In pratica è come aggiungere una nuova dimensione alla politica cui siamo abituati, come passare dal 2D al 3D. A volte se ne esce disorientati.

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Per essere davvero Capitale…

In Ponti di vista on giugno 11, 2016 at 6:34 am

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Articolo pubblicato dal Corriere del Trentino, 11 giugno 2016

“La cultura è portatrice di valori universali e non può essere ridotta a un mero fenomeno commerciale. La cultura è per la qualità della vita e identifica al tempo stesso una società più libera dal bisogno economico e più aperta ai valori della solidarietà, della crescita dei beni comuni, dello sviluppo nella cooperazione e nella fiducia. Insomma la cultura per lo sviluppo non si appiattisce sui mercati e le loro regole egoistiche, ma ambisce allo sviluppo nell’equità e giustizia delle forme distributive”. Così si esprime Walter Santagata nelle conclusioni del prezioso Il governo della cultura (Il Mulino, 2014). L’Amministrazione comunale di Trento dovrà prendere fortemente in considerazione questo richiamo alla valutazione dell’impatto sociale della cultura in relazione allo spazio urbano se vorrà rendere credibile e – auspicabilmente – vincente la propria candidatura a Capitale italiana della cultura per l’anno 2018.

Perché se è vero che a un primo sguardo gli aspetti maggiormente rilevanti di questi veri e propri “contest” tra città sono quelli legati al vantaggio economico (1 milione di Euro di extra budget, fuori dal Patto di Stabilità) e a quello promozionale (un anno da “eletta”, da Capitale appunto) non ci sarebbe niente di più sbagliato che fermarsi a quest’analisi superficiale. La cultura – e con essa l’opportunità di esserne temporaneamente rappresentanti per l’Italia – è strumento per agire insieme alle comunità sulla città, è uno dei fattori determinanti all’interno di un processo articolato di azioni che sappiano portare al miglioramento delle condizioni di vita e della partecipazione dei cittadini, e che proprio nella partecipazione può trovare il carburante più efficace. La cultura è in fin dei conti il tentativo di rappresentare noi stessi, dentro la molteplicità pulsante del nostro essere diversi. Attraverso la cultura esprimiamo sentimenti e desideri, diamo forma alle caratteristiche più profonde del contesto dentro il quale cresciamo, provando a farne emergere i tratti di unicità. Le società traggono dalla cultura (come ci ricorda Ugo Morelli in una sua interessante riflessione sul tema) “la pensabilità del presente e del futuro e la capacità di formulare ipotesi innovative rispetto all’esistente.” Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 14.

In Libri con le orecchie... on aprile 25, 2016 at 11:42 pm

Appunti di lettura dedicati a #nuitdebout. Il mio sguardo è rivolto alla Francia. Mentre il primo ministro Valls conferma lo stato di emergenza fin oltre Tour de France e campionati europei migliaia di persone vivono Place de la Republique (e decine di altre piazze) nel tentativo di dare forma a un movimento costituente che sappia descrivere i contorni del “nouveau monde“. L’esperienza mi affascina e – senza l’enfasi che in alcuni commentatori italiani trovo – mi piace condividerla in questo mio piccolo spazio di comunicazione e approfondimento.

Cornice.

Dario Gentili | L’agonia del potere | Doppiozero
“Come sembra suggerire lo stesso Gramsci, per uscire da quella condizione costitutiva dell’interregno che è la crisi a nulla serve cercare di riportare in vita ciò che è moribondo: “la crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati” (Gramsci, 2001, p. 311 [Q 3, 34]). L’interregno consiste dunque nel procrastinarsi dell’agonia del vecchio in mancanza del nuovo che deve nascere; anzi, più precisamente: è proprio tale perpetuarsi del vecchio a dilazionare l’avvento del nuovo, che pertanto non “può” nascere.”

Marco Belpoliti | Risentimento | Doppiozero
Rancore. Ha mille sinonimi – livore, astio, ostilità, odio, inimicizia, invidia, malignità, acredine, malevolenza, accanimento, vendetta – e rappresenta probabilmente il tratto caratteristico della stagione politica e culturale che stiamo vivendo. “Perché lui sì e io no? Questa è la domanda principale, forse la sola, che gli invidiosi si pongono. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek, ha sostenuto che l’invidia è qualcosa di più, o di meno, del desiderio di possedere quello che ha l’altro – ricchezza, amore, potere. Un sentimento decisamente rivolto al “negativo”: impedire all’altro quel possesso che si agogna. Žižek racconta in vari suoi libri una storiella emblematica. Una strega dice a un contadino: “Farò a te quello che vuoi, ma ti avverto, farò due volte la stessa cosa al tuo vicino!” E il contadino con un sorriso furbo le risponde: “Prendimi un occhio!””
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