trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Posts Tagged ‘islam’

Libri con le orecchie… /5.

In Libri con le orecchie... on gennaio 19, 2015 at 10:38 pm

sottomissioneChi è Michel Houellebecq? Un provocatore? Un mitomane? Un impostore? Un approfittatore? O forse è un profeta? In verità l’autore di Sottomissione (Bompiani, 2015 – 17,50 €) – libro che tanto sta facendo discutere – andrebbe preso un po’ meno sul serio per poterne valutare davvero l’importanza, il valore letterario. Sgomberiamo allora il campo dalle visioni (strumentalmente) estremizzate che la sua ultima opera genera.

Non si tratta di un testo venato di islamofobia, come qualcuno – immagino senza neppure averlo letto – vorrebbe far credere. Non siamo nemmeno di fronte, come si affrettano a sentenziare altri, ad un manifesto inneggiante alla religione islamica. Nelle pagine di Houellebecq si cercano – per curiosità morbosa o per opportunità politica – conferme alle proprie superficiali convinzioni. Lo scontro di civiltà, il destino segnato dell’Occidente, la superiorità della fede musulmana. Ognuno prova a piegare il tagliente stile narrativo di Houellebecq al proprio bisogno, perdendo di vista un particolare rilevante. Siamo di fronte ad un romanzo, e in quanto tale (sembra assurdo doverlo sottolineare) andrebbe letto.

Un romanzo potente e ruvido, nel quale Houellebecq rivendica il suo diritto al racconto senza limiti di forma e contenuto, all’osservazione disincantata dei cambiamenti sociali e politici, al rifiuto del giudizio in favore della “sola” descrizione – attenta, sottile, cruda – dei fatti, dei sentimenti, delle scelte. Leggi il seguito di questo post »

Signore e signori, in scena…la violenza.

In Ponti di vista on marzo 22, 2012 at 11:34 am

PROLOGO. Non ho mai fatto a botte con nessuno, neppure da bambino. Ho partecipato spesso a manifestazioni che sono finite con degli scontri con le forze di polizia. Ho partecipato con casco e scudo a iniziative che mettevano in preventivo la possibilità di ricorrere (non voglio discutere qui di temi importanti come il diritto di resistenza) all’uso della forza. Ho subito il fascino – alzi la mano, se ne ha il coraggio, chi può dire il contrario – della violenza e non ci trovo nulla di strano. Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di discutere velocemente con il professor Ugo Morelli sulla dimensione umana come somma di empatia e di aggressività, miscelate in un composto naturalmente instabile. Negare questa doppia anima non aiuta a comprendere le ragioni del conflitto e impedisce di intravederne le possibili risoluzioni.

PRIMO ATTO. Tolosa, quattro persone (di cui tre bambini) rimangono uccise nell’attacco ad una scuola. L’azione – sembra ad opera un ragazzo di 24 anni – è organizzata per vendicare l’uccisione di uomini, donne e bambini in uno scenario di conflitto a distanza di qualche migliaio di chilometri. Un’esecuzione di matrice politica e religiosa. Ho evitato accuratamente di fare riferimento alle appartenenze dell’esecutore e delle vittime. In questi giorni ho percepito – fuori dalla condanna generale di ogni violenza – qualche tentativo di giustificazione o più in generale un certo distacco emotivo. Mi è tornata alla mente l’uccisione dei due ragazzi senegalesi nel cuore del mercato di Firenze, alcuni mesi fa. Perché i morti di Tolosa non provocano in noi la stessa reazione? Cosa ci blocca dall’esprimere la contrarietà ad ogni violenza razzista anche in questo caso? Affrontare il tema della violenza, e ancor più del diritto al togliere la vita, secondo diverse sfumature di legittimazione mi spaventa quasi più dello stesso fatto di sangue. La doppia morale è un terreno scivoloso. Leggi il seguito di questo post »

Politica internazionale / intervista a Gianpaolo Calchi Novati *

In Occhi sul mondo on giugno 19, 2011 at 8:24 pm

– In Libia si continua a combattere senza un’apparente via d’uscita, in Siria si muore uccisi dall’esercito senza che nessuno dica o faccia nulla, lo Yemen è sull’orlo di una guerra civile. Provocatoriamente verrebbe da chiedersi se è questa la seconda fase della primavera araba?
Se per prima fase si intendono i fatti avvenuti in Tunisia e Egitto probabilmente le due situazioni sono irripetibili. Questi due fatti hanno scatenato per contagio tante altre crisi in situazioni decisamente diverse, mentre la rapida soluzione in Tunisia e in Egitto si è avvantaggiata anche della forza degli stati, di una particolare prospettiva storica, di istituzioni stabili e di una certa real politik delle classi dirigenti – in parte anche delle popolazioni – che hanno ritenuto che fosse fondamentale garantire una successione controllata. In altri casi, lo stato meno forte, istituzioni meno stabili, una successione meno facile – anche per la stessa complessità della società – in Siria, in Yemen, in Libia (paese molto diviso malgrado lo sforzo di Gheddafi, descritto bene dalla massima “la Libia sono io, io sono la Libia”, di sostituire con un regime personalizzato le storiche divisioni) impone di capire come sia possibile assestare le crisi. Leggi il seguito di questo post »

Il dolore come compagno di viaggio.

In Ponti di vista on maggio 16, 2011 at 3:31 pm

NAKBA 2011. “Cataclisma”, “sinistro”, “disgrazia”, “catastrofe”. Il 15 maggio, da sessantatre anni, assume questi significati nei territori palestinesi. Si ricorda l’esodo di migliaia di palestinesi costretti a lasciare le loro case e terre, mentre per gli israeliani nello stesso giorno si festeggia la proclamazione dello Stato d’Israele. Ovvio che queste due ricorrenze difficilmente possano convivere, significando per un popolo la negazione dell’esistenza e dei diritti più basilari e per l’altro invece il momento di formale costituzione in Stato. Troppo diversi i sentimenti legati a queste due momenti storici. Opposti e inconciliabili.

Il 15 maggio da sempre è teatro di manifestazioni dei cittadini palestinesi che non dimenticano la “catastrofe”, così come non dimenticano i sessantatre anni di sofferenze che ne sono seguiti e che ancora oggi pesano sulle vite di centinaia di migliaia di persone. Leggi il seguito di questo post »

L’incontro delle civiltà.

In Occhi sul mondo on maggio 4, 2011 at 9:49 pm

Presentare l’Islam come una religione refrattaria alla modernità [nda. e alla convivenza civile] è diventato un esercizio banale. I sostenitori di questo assunto – condito dei peggiori luoghi comuni e brodo di coltura della strategia della paura – si sono moltiplicati negli anni, diventando veri e propri agitprop della propaganda antislamica.  Youssef Courbage e Emmanuel Todd – rispettivamente demografo e storico – accettano una sfida affascinante e dagli obiettivi ambiziosi. Lo fanno a inizio 2009, e in anni precedenti di ricerca, quando sono difficilmente prevedibili le rivolte per la democrazia e i diritti nei paesi nordafricani e mentre l’immaginario dello “scontro di civiltà” tra occidente e mondo arabo-islamico diventa una solida base ideologica elettorale per i partiti di estrema destra di tutta europa. Nel loro volume (Ed. Tropea, 150 pp. – 14,90 €) studiano gli indicatori sociali e storici del mondo arabo (e musulmano) dandone una fotografia capace di farne comprendere la complessità. Leggi il seguito di questo post »