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Il problema non sta (tutto) in questo strambo presente, ma nel futuro che non sappiamo vedere

In Ponti di vista on maggio 29, 2018 at 9:53 pm

alley-city-lights-50859.jpgChe gli spazi e i tempi delle nostre vite (tra social network e relative bolle, velocizzazione di ogni frangente delle nostre esistenze e diverse forme di solitudine) siano saturi e quasi impraticabili mi è abbastanza chiaro da un po’, ma nelle ultime quarantotto ore la cosa mi è risultata ancora più evidente. E particolarmente insopportabile.

Ho speso qualche stringa di caratteri per commentare i fatti successivi alla crisi di quello che doveva essere il governo Conte (sottotitolato “del cambiamento”), ascoltato e letto una serie di commenti alle scelte del presidente Mattarella, osservato l’evolversi della polarizzazione politica e sociale tra accuse di golpe e hashtag presidenziali. Tra difensori del popolo sovrano e nemici degli “sfascisti”. Tra neo-sovranisti e patrioti repubblicani. In questo frangente non mi sono schierato, cercando di analizzare i contorni di un terzo spazio possibile, di problematizzare la situazione dentro uno scenario più largo rispetto a quello che i leader e le forze politiche (e di conseguenze i loro sostenitori /followers) sembrano prendere in considerazione. Uno scenario che alla visibilità anteponga la visione. Uno scenario capace di spingersi oltre i confini della contingenza, in rapido e doloroso avvitamento su se stessa, e dia respiro a un dibattito politico dai tratti spesso distruttivi.

Mi sono chiesto in che maniera la politica (e quindi ognuno di noi, singolarmente e collettivamente) possa contribuire non tanto a conservare una condizione data ma a progredire verso una condizione desiderata e desiderabile. Ho faticato a trovare una risposta che mi convincesse, ma non ho cambiato idea sul fatto che il primo atto da compiere – radicale e necessario – sia quello di sottrarsi al quadro esistente.  Leggi il seguito di questo post »

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Siamo caduti in un pozzo. Rimaniamoci per un attimo per tornare a vedere il sole e la luna… [prima parte]

In Ponti di vista, Uncategorized on marzo 8, 2018 at 9:27 am

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“La verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità.”
Leonardo Sciascia

Leggo attorno a me spaesamento e frustrazione, stupore e delusione. Voglia di fuggire. Chissà dove poi, come esistesse un altrove perfetto e privo di spigoli nel quale abbandonarsi ad una vita senza alti e bassi, senza conflitti da affrontare, senza complessità da sbrogliare. Leggo il bisogno di capire cosa é successo e cosa succederà. E la voglia di un abbraccio, in attesa di un ragionamento politico risolutivo che tarda a venire a galla. Leggo anche – dopo un primo momento di giusto silenzio, utile a mettere ordine, a razionalizzare – commenti che tendono a fotografare la situazione politica dentro gli schemi precedenti al voto di domenica. Già essere arrivati fin lì con quegli schemi é stato evidentemente un errore. Perseverare é – come sappiamo – diabolico. Eppure é la scelta più semplice, tra chi sottolinea l’ignoranza generalizzata dell’elettorato e chi denuncia la mancanza di una proposta di “vera” sinistra capace di intercettare un bisogno che – a conti fatti – sembra invece essere semplicemente migrato altrove, cambiando di forma (anche radicalmente) o riconoscendo parole d’ordine di proprio interesse dentro programmi e visioni altre. Leggi il seguito di questo post »

2018 – 2020 | Di un’agenda politica comune e dei margini sensibili da cui partire

In Ponti di vista, Supposte morali on febbraio 1, 2018 at 12:52 pm

stazione_luceComunque vada abbiamo un problema. Non sono mancati in questi mesi gli spunti capaci di condurci con maggiore consapevolezza alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo. Ecco alcuni esempi, quelli che sento a me più affini. Pier Luigi Sacco ha suggerito un approccio diverso alle politiche culturali, offrendo un piano di lavoro di dimensioni ampie e di sicura prospettiva. Mauro Magatti un radicale cambiamento dei paradigmi economici e Donatella Di Cesare una nuova lettura (filosofica e politica) dei fenomeni migratori. Lo hanno fatto illuminando campi di enorme rilevanza, che meriterebbero migliore e più articolata riflessione. E poi non sono mancati spunti su ambiente, Europa, lavoro e welfare, tecnologia e innovazione, città e urbanistica. Un caleidoscopio di contributi che descrive un contesto vitale, come ama dire Giuseppe De Rita, “con poca voce ma grande potenza”.

Non una novità se pensiamo che Sabino Cassese coniò la felice espressione “società senza Stato” per descrivere la scissione tra rappresentanti e rappresentati, tra istituzioni e corpo sociale, in un libro edito nel contesto del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il disallineamento tra cittadini e leadership politica non è quindi un fenomeno esclusivo di questo tempo, anche se oggi la frattura sembra diventata tanto profonda e il rischio di corto circuito nell’assetto democratico così prossimo al verificarsi da richiedere un opportuno supplemento di riflessione.
Certo c’è l’astensione (effetto più che causa, per quanto mi riguarda possibile triste e vergognoso rifugio) ma il problema di fondo – che rimarrà sul tavolo anche dopo il 4 marzo – è la fragilità dell’interazione tra le dimensioni del sociale e quella del politico. Leggi il seguito di questo post »

Cercasi elefanti, disperatamente…

In Ponti di vista on ottobre 15, 2017 at 10:50 pm

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Interrogarsi sul futuro della politica, a Cinecittà. C’è chi – all’interno del glorioso Studio 1, adibito per un giorno a parlamento – si é spinto a paragonare l’agire di un regista nel realizzare un (buon) film all’urgenza di fondare un (ci si augura utile) partito. Non é servita una scenografia imponente, nessun effetto speciale. Non sono state coinvolte comparse per il primo atto dell’esperienza di Movimenta, associazione politica che dai Radicali muove e ambisce a percorrere strade altrettanto radicali e alternative.
Sono state sufficienti le persone presenti – non poche -, che hanno deciso di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria propensione alla contaminarsi, fin da quando – nel momento iniziale della giornata – sono state chiamate a muoversi dentro lo spazio spoglio, senza sedie e arredi, descrivendo con i propri corpi le geometrie variabili delle classi sociali, culturali e generazionali del gruppo.

Quello che Movimenta diventerà non è probabilmente la questione da discutere oggi, mentre molto più interessante è riflettere su ciò che le poche ore passate insieme hanno lasciato, partendo dagli appunti e dalle suggestioni che – faccio mia la preziosa metafora di Fabrizio Barca – ho raccolto dentro una casa che non sento del tutto mia (come nessuna di quelle che mi è capitato di frequentare – e mai davvero abitare – negli ultimi anni), ma che ho trovato accogliente e viva.

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Ripartire dai resti… [spunti da una mattinata con Giuseppe De Rita]

In Ponti di vista on maggio 5, 2017 at 9:55 pm

farmland-801817_1920L’Aula Kessler presso la Facoltà di Sociologia è quasi vuota, complice anche l’orario mattutino che esclude una fetta consistente di pubblico potenziale. Ci sono un po’ di (vecchia o vecchissima) classe dirigente e moltissimi capelli bianchi, a comporre una platea che molto ha a che fare con quelle che chiamiamo elitè, a cavallo della linea di faglia tra giudizio positivo e negativo del termine. Mancano quelli – ed è un peccato – che potrebbero trovare nelle parole di Giuseppe De Rita, ancora oggi uno degli osservatori più curiosi e acuti della (o delle) società contemporanee, spunti interessanti per avere maggiore consapevolezza rispetto alle condizioni del presente e tentare di riconoscere le destinazioni desiderabili da raggiungere nel futuro.

I resti generativi. Alla domanda “come va?” la risposta più ricorrente prevede una litania di cose che non vanno come dovrebbero, un elenco che contiene pezzi di vita incerta e precaria. Se comune è l’inizio spesso lo è anche la fine. “Per il resto tutto bene…” ci si sente ripetere, come a voler dar conto – chissà con quanta convinzione – di un’indefinita area di attività e relazioni che nel loro ripetersi quotidiano costituiscono le basi su cui costruire l’intera infrastruttura delle nostre esistenze. Una dimensione solo apparentemente marginale, fatta di piccole cose – i resti appunto, a comporre l’essenziale – che, oggi più che mai, dobbiamo intendere come generativa. Dobbiamo imparare a ripartire dai resti. Da quello che troppo spesso valutiamo come irrilevante, come privo di valore, e che invece rappresenta la nostra prima garanzia per l’avvenire. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 29.

In Ponti di vista on aprile 25, 2017 at 9:34 pm

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Christian Raimo | Provare a capirci qualcosa sulla sinistra e dintorni in Italia a partire dai programmi | Minimaetmoralia 
Non era mia intenzione – lo ammetto – passare del tempo a spulciare tra i vari documenti delle sinistre (sinistrate) italiana, ma Christian Raimo lo ha fatto per me. Cosa ne esce? Qualche spunto qua e là, molta superficialità nell’affrontare temi che non lo permettono, la mancanza – vorrei discuterne, perché ammetto di non aver la soluzione a portata di mano – di un immaginario forte che tenga insieme una prospettiva credibile di futuro.

Simone Casalini | La nausea del presente | Corriere del Trentino 
E’ bello avere amici dall’animo ricco e dalla penna sottile. “Senza voler procedere per analogie — la Storia, nelle sue somiglianze, produce spartiti sempre diversi — la nausea avanza e s’insinua anche nel nostro tempo. Si alimenta nel graduale processo di disgregazione dell’Europa (di cui la Brexit è un monito volgare), nelle meste ritualità delle democrazie occidentali, nella perdurante crisi economica, nella modestia delle élite e nello sfacelo cognitivo e culturale su temi come l’immigrazione. La tela del presente è punteggiata anche di alternative possibili che tuttavia quasi mai producono massa critica. Quasi mai prefigurano il futuro. Anche in Trentino la nausea s’infila nelle fondamenta dell’Autonomia che tutti riconoscono vivere un periodo di oscuramento. La difficoltà di rinnovare i codici dell’autogoverno e le patologie di alcuni cardini del sistema uniti al problema di avere tutti i significanti sociali in asse (istituzioni, élite, popolo, valori) sostentano lo spaesamento, la deriva. Come Roquentin, di fronte alla tesi di dottorato, avanziamo e indietreggiamo spersi nell’ordinaria amministrazione.”
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Un passo per volta…verso la comunità “che viene”

In Ponti di vista on marzo 24, 2017 at 12:04 am

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(pubblicato su www.zerosifr.eu, in vista dell’inizio del “Viaggio nella solitudine della politica”)

E’ interessante riflettere sul perché negli ultimi tempi la figura del camminatore – in politica, ma non solo – sia tornata di moda. Emmanuel Macron, sottraendosi alle primarie socialiste in Francia, ha scelto “En Marche” come nome del suo nuovo progetto. Un’invocazione di (e al) movimento, volutamente in contrapposizione all’immobilismo dei partiti tradizionali, visti come strumenti inutilizzabili e fuori dal tempo. Uno schema che sembra – per il momento e almeno nei sondaggi – funzionare. Sfruttandone la scia come un provetto ciclista Matteo Renzi ha lanciato la sua campagna congressuale nel tentativo di rimuovere il ricordo del suo triennio a Palazzo Chigi, non dinamico come nelle attese. Agendo di traduzione, materiale e spudorata, ecco nascere “In cammino”. Le piazze e le strade d’Europa si preannunciano quindi punteggiate di esploratori politici che sperimentano l’idea – non nuova, certo – che se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna a muovere il primo passo. Di fronte alla disarticolazione sociale e politica, per porre un argine allo sfarinamento dei corpi intermedi e rispondere alla crisi dei  processi democratici torna centrale l’esigenza di stabilire un contatto diretto con i cittadini (con quel popolo a cui tutti si riferiscono e che nessuno sembra davvero comprendere) e di riaffermare una presenza capillare sul territorio. Peccato che in pochi sembrino interessati a ricordare e ridare corpo all’esperienza politica sperimentata da Alexander Langer, “Viaggiatore leggere” continuamente a scavalco dei confini europei e delle differenze culturali, capace di sguardo lungo e di traiettorie radicali.  Leggi il seguito di questo post »

Populista a chi?

In Ponti di vista on gennaio 16, 2017 at 12:04 am

departure-platform-371218_1920Testo di introduzione all’incontro con alcuni membri di Senso Comune, previsto per il prossimo 21 gennaio 2017 (ore 11.00-13.00) presso il Café de la Paix, a Trento.

Il primo indizio a conferma del fatto che ci troviamo in un campo minato è dato dal sottile senso di imbarazzo nell’avvicinarmi all’argomento di questo incontro: il populismo. Il problema non sta nel tema in sé quanto nel punto di vista scelto per interpretare il fenomeno che – più di qualunque altro – tiene banco nel dibattito politico e culturale (o quel che ne rimane) degli ultimi mesi. Dopo Brexit, Trump e NO al referendum costituzionale italiano (solo per fare tre esempi noti a tutti, ma non unici nel genere) e in vista di un 2017 ricco di scadenze elettorali importanti – Francia, Germania e, forse, Italia su tutte – ciò che si sta verificando e, giorno dopo giorno, sedimentando è la validazione di uno schema bipolare che vorrebbe da un lato il campo di quelli bollati (volutamente in senso dispregiativo) come populisti e dall’altro tutti coloro che a questo gruppone di impresentabili affermano di opporsi, in difesa della democrazia rappresentativa, della stabilità delle istituzioni, della conservazione dello status quo politico, economico e sociale. Nella certezza – tutta da verificare – che la messa sotto stress di un modello che in questi ultimi anni sta mostrando la corda sia da intendere esclusivamente come un fattore di rischio, di incertezza e non invece un’opportunità da cogliere, una necessità da prendere almeno in considerazione. Leggi il seguito di questo post »

Certo il sole è sorto anche oggi, eppure…

In Uncategorized on dicembre 6, 2016 at 11:43 am

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Il sole si é alzato anche lunedì mattina. Alle 7.21 per la precisione. Questa volta non è servito aspettare l’alba per scorgere chiaro il risultato del referendum costituzionale. L’ormai tradizionale maratona di Enrico Mentana si è risolta in una poco avvincente gara dei 100 metri piani, corsa tra quelli che – moltissimi, troppi e decisamente impresentabili – si sono precipitati per intestarsi la vittoria e chi, in definitiva il solo Matteo Renzi, ha dovuto fare i conti con un risultato tanto rotondo quanto fatalmente decisivo per la propria esperienza di governo. Il tratto della velocità ha segnato l’ultima appendice di quella che è stata una lunghissima ed estenuante campagna. Interminabile nella sua fase di formazione e avvicinamento, repentina nella sua conclusione. Ritmi schizofrenici, come non poteva essere altrimenti. Ecco allora che la metafora della regolarità dei cicli solari, richiamata da Barack Obama nella notte che ha sancito la vittoria di Donald Trump e di conseguenza buona per ogni momento di ipotetica tragedia montante, risulta certo evocativa ma non del tutto rassicurante nel momento in cui alla certezza del sorgere e del tramontare quotidiano della nostra stella di riferimento non corrisponde un’analisi sufficientemente accurata delle condizioni di contesto sopra le quali quei movimenti si ripetono con tanta precisione.

Risparmierò ogni riferimento alle esternazioni – spesso di supporters dal curriculum non proprio specchiato – rispetto alle grandi vittorie della democrazia e dell’atteso ripristino della sovranità popolare. Temi troppo articolati, e preziosi se li si volesse interpretare nella loro complessità e non come possibile semplificazione a slogan, che fanno parte solo marginalmente del risultato del referendum appena archiviato. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 22.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on dicembre 2, 2016 at 2:30 pm

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Urgenza di radicalità. Questa è quella che provo in questi ultimi – finalmente – giorni di avvicinamento al referendum costituzionale, scadenza che è riuscita da sola a provocarmi senso di scoramento, nausea e – non da ultimo – di profonda e dolorosa solitudine. Non che mi aspettassi un’esplosione di passione e sarebbe stato da illusi pensare che da un contesto sociale, politico e culturale gravemente malato potesse scaturire una campagna elettorale qualitativamente rilevante. Ciò che però più mi indispone dell’intera situazione – tragica e comica allo stesso tempo – è l’assenza di un pensiero radicale che sappia mettere sotto stress l’esistente di cui siamo parte e che, nonostante una crisi diventata nuovo paradigma, nessuno sembra essere in grado di affrontare con reale spirito trasformativo. “Il sole sorgerà ancora domattina” sono state le parole di Barack Obama durante la notte che ha portato all’elezione di Donald Trump. Sono piaciute molto – tanto che tutti le usano anche in queste lunghe ore di vigilia referendaria – e hanno forse fatto passare in secondo piano l’idea che il problema non stia tanto nella costanza con cui il sole si alza al mattino e tramonta alla sera ma in quello che quotidianamente gli costringiamo a illuminare, che lui lo voglia o meno.

Suggestioni (da leggere, in ogni caso)

Senso Comune – Un manifesto
Non ho sottoscritto questo manifesto, però trovo interessante il punto di vista che cerca di sviluppare. Affrontare il tema del populismo – cattivo – fuori dalla logica binaria che lo contrappone alla responsabilità – buona, of course – dell’establishment (sia esso inglese, americano o italiano) credo sia esercizio tutt’altro che banale e varrebbe la pena di approfondirlo seriamente. In questa prima parte di segnalazioni ci proverò. Leggi il seguito di questo post »