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In attesa che arrivi il 5 dicembre…

In Ponti di vista on novembre 5, 2016 at 1:06 pm

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[In attesa di capire se verrà accolto il ricorso di Onida – viva lo spacchettamento! – e se non prevarrà la voglia di posticipare – no, vi prego, no… – propongo questa breve riflessione che non entra precisamente nel merito del quesito e nel suo giudizio tecnico, ma prende in considerazione ciò che sta a monte di ogni possibile riforma o trasformazione dell’esistente, cioè le condizioni del contesto politico e sociale dentro il quale dovrebbero verificarsi. Mi sembra un argomento più interessante della sfida tra comitati del #bastaunsì e del #iovotono, a cui però farò riferimento almeno per segnalare la mia intenzione di voto. ]

Sto seguendo – non potrebbe essere altrimenti – il dibattito attorno al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Definirlo dibattito è già di per sé un atteggiamento eccessivamente magnanimo per quella che si trasformando giorno dopo giorno in una battaglia senza esclusione di colpi. Lo stimolo per la stesura di questo pezzo – che, come dice il titolo, sarà l’unico che pubblicherò sul tema – è emerso dalla lettura di un editoriale del direttore del Foglio Claudio Cerasa (Generazione perché sì) di qualche tempo fa e, parallelamente, di un certo numero di commenti che riducono a opportunismo, o peggio, la scelta di alcuni (non molti per la verità) di immaginare o almeno riflettere (di) una terza via – non nel voto, ma di pensiero – alla sfinente battaglia tra Sì e No. E ancora manca quasi un mese. Cerasa teorizza una motivazione generazionale alla base della decisione di dare credito – nell’urna e nella sua trasposizione sociale – alla riforma costituzionale. Leggi il seguito di questo post »

La circolarità necessaria per una nuova economia…

In Ponti di vista on settembre 19, 2016 at 10:41 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Che sia arrivato il momento di chiudere alcuni dei processi che il modello economico capitalista ha sempre lasciato aperti, correndo il rischio di aumentare a dismisura l’impronta ecologica della nostra società? Leggendo il libro “Economia innovativa” (2016, Edizioni Ambiente) si direbbe proprio di sì. E ascoltare Andrea Vecci – uno degli autori – invitato da Trentino Social Tank per presentare il volume, non fa che confermare la sensazione di un cambio di approccio, sia nel campo della produzione che del consumo, che lentamente prende piede.

“Viziata” in alcune sue parti da non nuovi fenomeni di green washing (i grandi player globali hanno interessi e risorse per fare qualche test in questa direzione) e rallentata da alcuni evidenti problemi di scala (nel piccolo si trovano esperienze molto innovative, ma più si allarga il contesto e più è difficile centrare l’ambizioso obiettivo di chiudere il cerchio) non si può negare che l’ipotesi dell’economia circolare sia oggi molto più sostenuta e pratica rispetto a qualche anno fa. La crisi dell’economia lineare – figlia anche del disaccoppiamento dei classici binomi energia/produzione e lavoro/reddito – offre nuovo spazio a modelli alternativi, capaci di valorizzare le eccedenze dei processi produttivi. Circular economy insieme a sharing economy e platform economy (capacità di valorizzare le risorse dentro meccanismi collaborativi e di rete) e blue economy (ne abbiamo già parlato in questo blog) tentano, non senza contraddizioni, di colmare il vuoto. Leggi il seguito di questo post »

The battle of Rome…

In Ponti di vista on settembre 10, 2016 at 7:00 am
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Mi sono tenuto alla larga dal “dibattito” attorno alle vicissitudini della Sindaca Virginia Raggi, ma l’amico Alberto mi ha regalato un’immagine così meravigliosamente nostalgica e irriverente per non condividerla. Sulla proprio non efficace azione di governo del M5s in questi giorni si è fatta un sacco d’ironia (come è giusto che sia, ci mancherebbe) e si è segnalato come a scricchiolare sia l’intera impalcatura del modello che la coppia Grillo/Casaleggio aveva immaginato per il proprio movimento politico. Un modello pieno di contraddizioni – che non starò qui a elencare – ma che ha avuto l’innegabile intuizione di interpretare  la crisi e l’insufficienza conclamata della democrazia rappresentativa non come un passaggio transitorio ma come di lungo periodo, tentando di costruire una possibile alternativa ad essa. Dove questa ipotesi abbia portato (qualche verifica la si può avere sul campo, e non è certo confortante) e dove porterà (la situazione è fluida, quasi gassosa, non solo dentro il Movimento) non è dato saperlo con assoluta certezza.

Mi sento però di condividere tre spunti di ragionamento, tra loro concatenati, che spero aiutino a capire quali sono – a mio modo di vedere – le questioni che si dovrebbero salvare dal marasma di queste giornate.

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Workshop impresa sociale alla ricerca di nuovi modelli

In Ponti di vista on settembre 10, 2016 at 6:27 am

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

Nella giornata conclusiva del vertice G20 di Hangzhou i leader dei paesi più potenti della Terra sembrano aver cambiato registro – almeno questa è la lettura che ne danno alcuni osservatori – sul tema della crescita economica. Non mettendo da parte l’obiettivo generale (a dire il vero piuttosto complesso da realizzare) di veder il segno più davanti al dato della variazione del Pil, ma scegliendo aggettivi qualificanti per nulla scontati. «E’ qui a Hangzhou – osserva il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – che per la prima volta è stato introdotto ed accettato il principio che la crescita non deve solo essere forte e sostenibile ma anche inclusiva, ossia rispettare i principi di equità e dare risposte concrete alle paure dei cittadini e delle classi medie in questo momento di grave incertezza».

Senza spingersi troppo in là nell’esegesi delle parole e soprattutto nell’analisi delle possibili azioni verranno messe in campo, è evidente che l’economia di mercato – così come si è dato per scontato per molto tempo – non è stata in grado di autoregolarsi e di procedere alla redistribuzione di ricchezza e opportunità. Lo confermano i dati che testimoniano l’allargarsi progressivo – anche dentro il periodo successivo all’inizio della grande crisi post 2008 – della forchetta che divide chi possiede moltissimo e chi non ha quasi nulla. Equità e sostenibilità tornano a essere quindi argomenti che è obbligatorio tenere in considerazione, mettendoli al centro di ogni agenda politica – se si vuole anche solo provare  a trovare il bandolo della matassa del “grande caos” nel quale siamo chiamati aa agire. Non un tentativo di tornare alle condizioni pre-crisi ma la necessità di interpretare il presente per saper muovere i giusti passi nella direzione del futuro. Leggi il seguito di questo post »

Accogliere. Tra attivazione comunitaria, welfare generativo e piattaforme cooperative.

In Ponti di vista on agosto 16, 2016 at 11:19 pm

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(articolo pubblicato all’interno del blog ImpactBlog, curato da Impact Hub Trentino sull’edizione online del quotidiano l’Adige)

“Vuoi che vengano gli immigrati? Perché non li porti a casa tua?”. La risposta che noi speriamo di generare è “Sì, va bene”. E’ tutta qui la sfida che Vesta (progetto realizzato a Bologna dalla Cooperativa Camelot) ha deciso di raccogliere, in sinergia con l’Amministrazione Comunale. Rispondere a quello che viene percepito – a torto – come un fenomeno transitorio inserendolo dentro l’unica dimensione che ne può affrontare la complessità quotidiana: le relazioni all’interno del contesto abitativo.
Ecco che allora – mentre abbiamo negli occhi le migliaia di persone accalcate alle frontiere chiuse dell’Europa e davanti alle stazioni ferroviarie delle città italiane – da Bologna arriva non solo una buona pratica di accoglienza, ma un forte segnale di vitalità del terzo settore. Applicazione delle tecnologie all’attività sociale, assunzione del welfare generativo come obiettivo necessario, valorizzazione delle reti di prossimità e consapevolezza della necessità di un cambio di passo del movimento cooperativo.
Tutto questo – e molto altro – è Vesta. Ne ho parlato con Carlo De Los Rios, direttore della Cooperativa Camelot.


Per cominciare ad addentrarci nel progetto dobbiamo necessariamente passare per la lettura del contesto dentro il quale nasce. Dove nasce la Cooperativa Camelot e quali sono le principali attività che svolge? Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 16.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 31, 2016 at 9:15 pm

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Città.

Saskia Sassen | Così i padroni della città hanno conquistato il mondo | La Repubblica
Alejandro Aravena dentro la Biennale Architettura (e nel corso del convegno Urban Age) spinge l’architettura verso processi partecipativi più radicali, suggerendo nuove partnership “triangolari” tra pubblico, privato e popolare. Saskia Sassen – nello stesso contesto – mette in guardia rispetto alle condizioni in cui versano le città. Un quadro preoccupante, ma in movimento, che conferma il ruolo della città come “luogo complesso ma incompleto, nel senso di non perfetto, un luogo di frontiera dove gli attori più diversi, provenienti dai mondi più diversi, possono entrare in relazione. Come in rapporto possono entrare coloro che hanno potere e coloro che non ce l’hanno.”

LabGov | The city of the future according to Maurizio Carta
Il famoso drammaturgo irlandese George Bernard Shaw scrisse: “Vedi cose che esistono e ti chiedi “perché”? Ma io sogno cose non ancora esistite e chiedo “perché no”?”. Curioso di leggere questo testo, utile a capire le prospettive future delle città, con il filtro della cultura.

Giuliano BattistonRichard Sennett: “Chiudere i confini è pura illusione” | L’Espresso
In attesa del suo nuovo libro, tutto sulle città e il loro bisogno di apertura. “In sintesi, il mio intento è trovare un’alternativa alle smart city, che sono sistemi chiusi, con funzioni, forme e usi tecnologici definiti. In confronto a una smart city, assolutamente determinata, un sistema aperto vuol dire maggiore contingenza, maggiore ambiguità, maggiore differenza, e dunque minore determinazione, prevedibilità, omogeneità e coerenza. Richiede ogni giorno molta capacità di interpretazione, perché implica il cambiamento.” Leggi il seguito di questo post »

Per essere davvero Capitale…

In Ponti di vista on giugno 11, 2016 at 6:34 am

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Articolo pubblicato dal Corriere del Trentino, 11 giugno 2016

“La cultura è portatrice di valori universali e non può essere ridotta a un mero fenomeno commerciale. La cultura è per la qualità della vita e identifica al tempo stesso una società più libera dal bisogno economico e più aperta ai valori della solidarietà, della crescita dei beni comuni, dello sviluppo nella cooperazione e nella fiducia. Insomma la cultura per lo sviluppo non si appiattisce sui mercati e le loro regole egoistiche, ma ambisce allo sviluppo nell’equità e giustizia delle forme distributive”. Così si esprime Walter Santagata nelle conclusioni del prezioso Il governo della cultura (Il Mulino, 2014). L’Amministrazione comunale di Trento dovrà prendere fortemente in considerazione questo richiamo alla valutazione dell’impatto sociale della cultura in relazione allo spazio urbano se vorrà rendere credibile e – auspicabilmente – vincente la propria candidatura a Capitale italiana della cultura per l’anno 2018.

Perché se è vero che a un primo sguardo gli aspetti maggiormente rilevanti di questi veri e propri “contest” tra città sono quelli legati al vantaggio economico (1 milione di Euro di extra budget, fuori dal Patto di Stabilità) e a quello promozionale (un anno da “eletta”, da Capitale appunto) non ci sarebbe niente di più sbagliato che fermarsi a quest’analisi superficiale. La cultura – e con essa l’opportunità di esserne temporaneamente rappresentanti per l’Italia – è strumento per agire insieme alle comunità sulla città, è uno dei fattori determinanti all’interno di un processo articolato di azioni che sappiano portare al miglioramento delle condizioni di vita e della partecipazione dei cittadini, e che proprio nella partecipazione può trovare il carburante più efficace. La cultura è in fin dei conti il tentativo di rappresentare noi stessi, dentro la molteplicità pulsante del nostro essere diversi. Attraverso la cultura esprimiamo sentimenti e desideri, diamo forma alle caratteristiche più profonde del contesto dentro il quale cresciamo, provando a farne emergere i tratti di unicità. Le società traggono dalla cultura (come ci ricorda Ugo Morelli in una sua interessante riflessione sul tema) “la pensabilità del presente e del futuro e la capacità di formulare ipotesi innovative rispetto all’esistente.” Leggi il seguito di questo post »

Brennero e il senso del limite da ritrovare

In Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 26, 2016 at 8:48 am

map-945237_1920In molti hanno detto la loro sabato scorso al  Brennero. Silvano Bert – con la consueta pacatezza – ha saputo centrare meglio di tutti la questione. “Non credo che i confini si possano abolire, perchè confine può voler dire anche avere un territorio in comune. Io sono qui per favorire il dialogo.” Le sue parole sono un monito, un avvertimento per un dibattito che, nato dentro i codici emergenziali imposti del contesto politico e sociale di questo tempo, si pretende (a torto) di poter risolvere con interventi anch’essi di natura emergenziale. Alzare solidi muri da un lato, rivendicare l’abbattimento di ogni limite dall’altro. Due letture eccessivamente semplificate, che non ci aiutano nella comprensione di una fase storica di rara complessità come quella che stiamo affrontando.

La corsa degli Stati europei a costruire barriere “anti-profughi” sulle proprie linee di confine, il costante richiamo a sovranità da riaffermare (nel caso Brexit, un pericoloso precedente), l’assenza di visione comune su qualsiasi tema sono sintomi di un malessere che non ha più le caratteristiche della difficoltà passeggera ma della crisi strutturale, di progetto e di valori. L’Europa diventa quindi automaticamente soggetto terzo da sé con il quale trattare per la difesa dei propri interessi o – nel peggiore dei casi – contro il quale scagliarsi per denunciarne l’inefficienza o l’inutilità, diagnosticandone la fine. “Gli anni spensierati sono alle spalle” afferma in una bella lettera Andrea Seibel, descivendo l’attuale stato dell’Unione. Come darle torto, così come quando consiglia – rivolgendosi alle forze democratiche europee – di “trovare risposte alle paure delle popolazioni, anziché limitarsi a giocare di rimessa, altrimenti lo spirito del populismo non tornerà mai nella bottiglia.”

Servono ipotesi radicali perchè la difesa, a tratti nostalgica, del ricordo di quegli “anni spensierati” (sempre dando per scontato che spensierati lo siano stati davvero) non basta a fare fronte alla sfida che ci aspetta. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura / 10.

In Libri con le orecchie..., Occhi sul mondo, Ponti di vista, Uncategorized on febbraio 12, 2016 at 11:05 am

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Buona lettura, se ne trovate il tempo. Apprezzate il mio sforzo nel mettere insieme i pezzi anche questa settimana. Il primo – che mi dovrebbe servire come spunto di metodo – è questo breve articolo che parla di concentrazione.

Oliver Burkeman | La concentrazione semplifica la vita | The Guardian
“È liberatorio smettere di sognare condizioni monastiche che non si realizzeranno mai e cominciare a vederci come persone che lavorano concentrate in modo ritmico o giornalistico. Un altro cambio di prospettiva possiamo ottenerlo smettendo di prenderci “una pausa dalle distrazioni” e cominciando a “prenderci una pausa dalla concentrazione”.”

*Tecnologie

Paolo Venturi e Flaviano Zandonai | Le piattaforme cooperative alla prova dei fatti | http://theway.uidu.org
“Con la crisi, il modello cooperativo, oltre a dimostrare la propria resilienza in termini di tenuta occupazionale, ha altresì dato evidenza di essere in grado di intraprendere strade nuove in risposta a bisogni emergenti.” Se vogliamo capire davvero le punte più innovative del fenomeno sharing dobbiamo guardarci dentro nel modo giusto. Ecco alcuni suggerimenti utili.

Cat Johnson | The Top 10 Sharing Economy Predictions for 2016, by the Experts | Shareable
Siamo già a febbraio inoltrato ma qualche previsione vale ancora la pena di leggerla.

Massimo Mantellini | Dietro il disastro del Foia | Il Post
Adoro la sua diretta twitter di Sanremo ma leggo poi anche i suoi pezzi – mai banali – su tecnologia e innovazione. Il FOIA (Freedom of Information Act) a molti dirà poco ma è strumento indispensabile per percorrere davvero la strada della trasparenza amministrativa e dell’accessibilità (vera) dei cittadini ai dati in possesso all’amministrazione pubblica. In Italia si è persa l’ennesima occasione di fare un passo avanti. Leggi il seguito di questo post »

I luoghi idea(li) | appunti dall’incontro di Parma

In Ponti di vista on febbraio 4, 2016 at 7:34 am

NicolasGrenier5Solitamente quando non mi viene immediatamente voglia di scrivere di una cosa è perché la mia curiosità non è stata particolarmente sollecitata. E’ andata così anche per il report che mi ero impegnato a redigere dopo il seminario nazionale dei Luoghi Idea(li), svoltisi a Parma lo scorso 30 gennaio. Ho riguardato gli appunti – pochi, a essere sincero – e ho provato a ripensare al paio d’ore di dibattito a cui ho assistito e la sensazione che ne traggo è quella di una certa delusione, che ora provo a descrivere brevemente. Delusione che – lo voglio specificare – prende le mosse dalle altissime aspettative che ripongo nell’esperienza proposta da Fabrizio Barca e dal suo gruppo di lavoro.

Sono condivisibili i punti di partenza dell’analisi, che qui sintetizzo ponendo allo stesso tempo anche alcuni appunti critici.

1) Si partiva (e non si è ancora usciti da quella fase) da una situazione che è stata definita di “catastrofe”. In particolare il riferimento è alla crisi del Partito Democratico, ma a ben vedere è l’intero sistema politico, partitico e istituzionale a non attraversare un momento di buona salute.

2) Non si può negare l’entrata in crisi del sistema capitalistico per come lo abbiamo conosciuto. La crisi quindi non è un fenomeno transitorio, ma di sistema. Detto questo se tutto si limitasse alla condanna dell’ultimo ventennio (quello della “catastrofe”, per semplificare) confermeremmo di non aver compreso davvero la portata della trasformazione ormai avvenuta e delle contromisure necessarie per non venirne sopraffatti.

3) Gli scenari oggi non subiscono variazioni progressive. Se disegnati su un grafico potremmo vedere fasi orizzontali di accumulazione di “energia per il cambiamento” (come sta avvenendo in questo momento) e successive esplosioni verticali di trasformazione. Quando la prossima? Determinata da cosa? Leggi il seguito di questo post »