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Radicalità, prassi e l’importanza di “fare società”

In Ponti di vista, Uncategorized on gennaio 6, 2016 at 12:35 am

autumn-71360_1280Fine anno. Tempo di bilanci e buoni propositi per l’anno a venire. Suggestioni per il cambiamento, laddove il conto alla rovescia che ci avvicina al confine tra il vecchio e il nuovo vorrebbe – nelle intenzioni – coincidere con il necessario passaggio tra il non più e non ancora. Un passaggio descritto in maniera tanto netta e repentina da poterlo accostare al rito propiziatorio di buttare dal balcone un vecchio oggetto allo scoccare della mezzanotte. Via il 2015 quindi, dentro il 2016. Punto e a capo.

Sarebbe tutto più semplice se tra il passato e il futuro la cesura fosse così netta, come per il tasto on-off di un interruttore. E invece è tutto dannatamente più complesso. Questa mia riflessione prende le mosse da un articolo – pubblicato a fine dicembre da Gli Stati Generali a firma di Roberto Bonzi – che si interroga sulla capacità di penetrazione e di resistenza dei paradigmi culturali, fenomeno alla base della sbornia (letale) seguita all’uscita del nuovo capitolo della saga di Star Wars. Ubriachi non si sono ritrovati solo gli appassionati storici (ormai cinquantenni…) ma anche i loro figli e nipoti, in un corto circuito generazional-culturale che ha trasformato una serie rivoluzionaria in un circo commerciale e un po’ retrò (parola di George Lucas, prima della richiesta smentita…), certamente non capace di generare un immaginario che si spinga oltre il potente battage pubblicitario che ha accompagnato il film. * [Se vuoi rileggi l’articolo con l’aggiunta che trovi a fondo pagina, parte che nell’ultima rilettura non trovavo del tutto connessa con il resto del ragionamento. Una riflessione sulla satira, sulla comicità e sulla cultura meriterebbe una riflessione ulteriore.]

I paradigmi – è bene ricordarlo – altro non sono che modelli di riferimento, che hanno nel riconoscimento da parte delle persone (delle masse) la loro garanzia di durata e successo. La conquista e il mantenimento di un consenso diffuso li fanno sedimentare, sebbene il consenso da solo non ne certifichi la bontà e la sostenibilità.
Del testo di Roberto Bonzi condivido soprattutto un passaggio. “I paradigmi sono fatti per essere abbattuti”. Leggi il seguito di questo post »

Appunti di lettura | 5.

In Ponti di vista on novembre 30, 2015 at 11:13 pm

rodneysmithIn tempi complessi è bene leggere il più possibile opinioni diverse, provare a elaborarle (magari anche mischiandole) e trovare il modo di farne sintesi accurate. Leggere certo non basta, ma aiuta e rincuora di fronte al constante bisogno di semplificazione che ci viene richiesto, anche lì dove non c’è proprio modo di semplificare.

*Parigi e dintorni.

Marino Sinibaldi | La parola guerra e le profezie sbagliate dell’Occidente | Internazionale
“È guerra la parola alla quale si ricorre per automatismo o autocompiacimento (specie maschile, ma questo è un altro discorso che pure andrà fatto), per povertà lessicale e culturale, per mancanza di fantasia (non appaia futile, la formula: la fantasia, l’immaginazione sono armi politiche decisive, specie quando si deve combattere l’inaccettabile, o l’incomprensibile, come oggi sta accadendo).” Uno dei testi più belli e articolati che ho letto in queste settimane.

Franco La Cecla | Il copyright del male, il copyright dei morti | Doppiozero
La Cecla non ha paura di provocare e lo fa anche di fronte alla lettura necessaria di ciò che sta nel retrobottega del fondamentalismo di Daesh. Da passare in rassegna perché a volte sbucciarsi le ginocchia cadendo su un pavimento ruvido aiuta a comprendere in che direzione muovere il prossimo passo.

Jérome FerrariNon lasciamo che le emozioni ci impediscano di comprendere | La Repubblica
Ferrari è un autore che ho conosciuto tardi ma che ha una capacità narrativa sconvolgente. “Dove ho lasciato l’anima” è una fotografia alla guerra di Algeria di rara potenza. Questo articolo ci richiama alla comprensione, necessaria e troppo spesso dimenticata. Leggi il seguito di questo post »

Del ruolo e della forma della politica. Da una chiacchierata con Fabrizio Barca.

In Ponti di vista, Supposte morali on novembre 16, 2015 at 10:00 pm

Martin Waldbauer.jpgUn mesetto fa, a margine di un suo impegno a Trento, ho avuto l’occasione di scambiare qualche chiacchiera (insieme al gruppo di territoriali#europei) con Fabrizio Barca. Un incontro interessante per molti aspetti, che provo in questo testo a elaborare lavorando per parole chiave, cercando tra esse un tratto comune utile a riflettere sul ruolo e sui modelli organizzativi della politica. Avendo seguito con attenzione il lavoro che Barca ha condotto prima presso il Ministero per la Coesione Economica (per chi non lo conoscesse ecco qui il sito di OpenCoesione), poi nell’attivazione e nello sviluppo di comunità (progetto Luoghi Ideali) e infine nel marasma del PD romano post-Mafia Capitale (per approfondire qui il rapporto finale dell’inchiesta) ero curioso di ascoltare le sue riflessioni e capirne l’efficacia soprattutto metodologica. Il metodo appunto è stato tema ricorrente nel tema passato insieme e così sarà per questa mia riflessione.

  • Territorio, comunità, partecipazione.
    Negli ultimi anni si è immaginato che le parole territorio e comunità (con la partecipazione come utile termine passpartout) rappresentassero la declinazione naturalmente positiva di un progetto politico, qualunque esso fosse. Negativi – o almeno pericolosi – erano al contrario i flussi che attraversavano quei territori. Flussi che tanto bene ha descritto Aldo Bonomi e che hanno modificato irrimediabilmente – nel bene e nel male – gli schemi con i quali eravamo abituati a leggere la realtà che ci circondava. Flussi di denaro, flussi di persone, flussi di informazione e sentimenti. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie / 7.

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on agosto 7, 2015 at 3:32 pm

IMG_20150807_151708Di libri con a tema “la sinistra” ne sono stati scritti molti e certamente altri troveranno ancora spazio sugli scaffali delle librerie. Meno numerosi sono quelli che possono davvero dirsi utili a leggere i contesti (complessi) e a favorirne una definizione meno superficiale e sommaria. In questi mesi mi è capitato di leggerne un paio dai tratti interessanti. Romano Prodi – intervistato da Marco Damilano – e Giuliano Da Empoli, tutto da solo, si cimentano nella rilettura degli ultimi turbolenti vent’anni della politica italiana. Gli stili sono diversi. Intervista rigorosa la prima, monologo a tratti barocco e autocompiaciuto il secondo, hanno il pregio entrambi di muoversi in maniera molto libera dentro quelli che sono temi che ancora oggi dividono sanguinosamente l’Italia e contribuiscono a renderne l’interlocuzione politica faticosa, perennemente arrabbiata, povera e infruttuosa.
Prodi è puntiglioso nel rendicontare la sua esperienza – in chiaroscuro – all’interno del centrosinistra italiano, quello delle speranze coltivate e deluse nell’esperienza dell’Ulivo nata attorno alla sua discesa in campo. Da Empoli prende a schiaffi lo stesso periodo storico, i politici che lo hanno attraversato e i non sempre edificanti costumi della società che ne è stata plastica rappresentazione. Alla missione incompiuta (filo conduttore di entrambi i volumi) segue la missione da compiere, che nello scritto di Da Empoli prende forma attorno alla ribalta di una nuova classe dirigente composta da quarantenni.

Se è evidente – e lo dice bene Da Empoli – che  oggi i quarantenni in alcuni ruoli apicali si sono assunti la propria responsabilità (sgomitando e talvolta rottamando, spesso ripetendo le gesta tattiche di chi volevano rottamare), è altrettanto chiaro che per affrontare la missione a cui Prodi si riferisce è mancata e probabilmente manca oggi più che allora la capacità di far crescere collettivamente un’esperienza di trasformazione politica e sociale per la quale i confini italiani (e di qualunque altro stato nazionale) sembrano troppo angusti. Leggi il seguito di questo post »

Alexander Langer, 20 anni dopo

In Ponti di vista on febbraio 21, 2015 at 7:22 am

hqdefaultHo letto in questi giorni le notizie riguardo la prossima conclusione del percorso della Fondazione Alexander Langer. Ne approfitto per proporre alcune riflessioni. Alla Fondazione, e alle persone che la animano, mi lega un rapporto di amicizia profonda e un episodio che ha segnato la mia vita. Proprio a Srebrenica, durante un viaggio – all’ombra incrociata di un minareto e del campanile della chiesa ortodossa della città – ho incontrato e conosciuto Beatrice. Da quel giorno non ci siamo più separati e attendiamo oggi la nascita della nostra seconda figlia, anche lei – come sua sorella Petra – in buona parte conseguenza (felice) di quelle nostre divagazioni balcaniche al seguito degli amici di Adopt Srebrenica. E’ partendo da questa base di affetto che analizzo la decisione di interrompere, nel ventennale della scomparsa di Langer, le attività della Fondazione per privilegiare i progetti specifici legati alla costante presenza nei territori di Srebrenica e Tuzla. Esperienze di grande valore, non solo nel campo della cooperazione internazionale ma anche e soprattutto per la capacità (politica e culturale) di costruire ponti e di preservarne – giorno per giorno – l’agibilità. Un lavoro complesso e faticoso – in Bosnia così come in Alto Adige – che è la prosecuzione ideale del pensiero e della pratica langeriana. Ed è proprio attorno alla figura di Alexander Langer che credo si debba concentrare la nostra attenzione, molto più che sulla “proprietà” – privata o pubblica – dell’archivio a lui dedicato.

Il lascito di Langer dal punto di vista dell’elaborazione politica è cospicuo e variegato come pochi altri e stupisce accorgersi che pochi ne abbiano raccolto davvero l’insegnamento, riuscendo a farsi interpreti della sua ultima richiesta: “continuate in ciò che era giusto”. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie…/4

In Libri con le orecchie... on gennaio 12, 2015 at 12:14 am

Image-1 (1)Tre rapidi consigli per la lettura, che ci aiutano ad avere qualche strumento in più per leggere il contesto complicato di questo inizio 2015. Due brevi saggi e un romanzo.

| GiudaAmos Oz |
Feltrinelli, 2014 (18,00 Euro)
Un romanzo certo, ma con sullo sfondo il tema (a me particolarmente caro) del tradimento (1 | 2). Affrontato con delicatezza e curiosità. Guardando al Medio Oriente, all’Europa e ad ogni altro angolo del mondo. Oltre che ad ognuno di noi…
[…] Lo chiamavano traditore perché la remota possibilità che si era aperta a metà degli anni Trenta per l’aspirazione a fondere uno stato ebraico indipendente, per quanto con un minuscolo pezzo di terra, questa remota possibilità aveva conquistato gli animi. Anche il mio. Abrabanel, dal canto suo, non credeva in nessuno stato. Neanche in uno stato binazionale. Neanche in uno stato comune a arabi ed ebrei. Era l’idea in sé di un mondo diviso in centinaia di stati con frontiere, filo spinato, passaporti, bandiere, eserciti e monete diverse, che trovava assurda, arcaica, primitiva, omicida, ormai superata, che doveva quanto prima estinguersi. Mi diceva: perché avete tanta fretta di fondere qui nel sangue e nel fuoco uno staterello lillipuzziano, a prezzo di una guerra eterna, che tanto ben presto non ci saranno più stati al mondo e al loro posto ci saranno comunità di gente che parla lingue diverse e vivranno le une accanto alle altre facendo a meno di quei nefasti giocatoli che sono i fucili e gli eserciti e le frontiere e la vasta gamma di strumenti di distruzione?” […] Leggi il seguito di questo post »

Per un nuovo inizio

In Ponti di vista on gennaio 4, 2015 at 10:21 am

246a9ec336ec281691fe35f2d2739fb5In fin dei conti il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica non è altro che un rito, non immune a una certa stanchezza. Un anno fa lo commentavo così, in relazione al contraltare Beppe Grillo e alle parole dell’allora neo-sindaco di New York Bill de Blasio. Oggi non ha molto senso soffermarsi sul contenuto dell’ultimo messaggio della lunga presidenza Napolitano, proprio perché l’eccessiva ritualità ne ha annacquato il valore. Il richiamo a uno sforzo comune, un pizzico di retorica nazionalista, l’elenco degli italiani degni sono ingredienti piuttosto ricorrenti all’interno delle comunicazioni alla nazione. Nulla di troppo emozionante insomma, tanto che persino l’annuncio delle imminenti dimissioni è arrivato citofonato, per nulla sorprendente. Anticipato dai mille retroscenisti che campeggiano nei dintorni del Quirinale, è sembrato solo una conferma alle decine di pagine di giornale già scritte nei giorni precedenti.

Non è una perdita di tempo concentrarsi invece su altre parole pronunciate da Giorgio Napolitano solo alcune settimane prima. Fece scalpore il suo riferimento (dentro l’intervento presso l’Accademia dei Lincei) all’antipolitica, descritta come “patologia potenzialmente eversiva”. Cosa rimane oggi di quella polemica, nata estrapolando una frase da un ragionamento ben più articolato? Nulla. Ciò che è più inquietante, dentro un dibattito politico sclerotizzato – dove un tweet vale più di un ragionamento – è che quel lungo appello (giusto o sbagliato che fosse) non è neppure stato letto per intero ma si è subito passati a interpretazioni che definivano chi lo aveva pronunciato difensore della casta e dei politici corrotti. Leggi il seguito di questo post »

Il derby greco…

In Ponti di vista on gennaio 1, 2015 at 1:36 pm

cantonaFine anno. Tempo di bilanci. E’ fatto obbligo – da Costituzione e da Fiscal Compact – che essi vengano scrupolosamente mantenuti in ordine. L’obiettivo ultimo insomma è il pareggio, alla faccia dello spettacolo e delle squadre votate all’attacco, del gioco propositivo. Sarà un caso ma è di questi giorni – a cavallo tra Natale e Capodanno – l’ennesimo esonero di Zdenek Zeman, evidentemente incapace con il suo Cagliari di rispettare gli stringenti vincoli imposti dalla Troika calcistica. Simbologia pallonara spiccia direte, applicata alla politica del nostro tempo. Non è mai stato nelle corde del boemo tener palla stancamente per difendere il risultato. O vincere o perdere, senza vie di mezzo. A conquistare gloria imperitura o a dover sopportare inenarrabile dolore. Sembra un po’ questa anche la strategia di un giovane allenatore greco, tale Alexis Tsipras, che – almeno così dice chi ha visto la sua squadra giocare – intende portare sui campi europei ipotesi tecnico/tattiche più spregiudicate e aggressive rispetto al grigio catenaccio (così lo descrive lui senza giri di parole) proposto dalle squadre tedesche che vanno per la maggiore. Le tifoserie più convinte – galvanizzate dalle sue dichiarazioni – sono pronte a portare in trionfo il nuovo beniamino, così come i detrattori (piuttosto spaventati dalla sfida lanciata dal mister greco) ne sottolineano senza sosta esclusivamente la pericolosa estraneità ai canoni tradizionali del gioco. L’affermarsi delle sue idee – dicono – potrebbe far perdere credibilità all’intero campionato continentale decretandone addirittura la fine, il definitivo scioglimento. Chi lo sostiene ne elogia la capacità di scardinare lo status quo, di interrompere la ciclicità degli eventi, di sviluppare nuovi ragionamenti. Leggi il seguito di questo post »

Il volo dell’anatra zoppa…

In Uncategorized on dicembre 20, 2014 at 4:33 pm

M A R C U S • M Ø L L E R • B I T S C HPuò un’anatra zoppa insegnarci a volare? Se guardiamo alla situazione di Barack Obama in relazione alla sorprendente riapertura dei canali diplomatici con Cuba si direbbe di sì. Un Presidente senza i numeri nel Congresso – “lame dunk” appunto, dopo le elezioni di medio termine – che riesce, certo non da solo, ad essere protagonista di un evento di politica internazionale tanto simbolico quanto rilevante. Non solo per i due Paesi direttamente coinvolti. Leggo e comprendo i molti dubbi – figli di anni di contrapposizione fino a pochi giorni fa apparentemente insanabile – che circondano un fatto dalla fortissima valenza storica e politica. La permanenza dell’embargo, che dovrà essere sciolto ufficialmente da un Congresso ostile. I molti fronti sui quali l’amministrazione americana è ancora impegnata militarmente. Obiezioni legittime, piuttosto scontate in realtà, eppure il “Todos somos americanos” pronunciato da Obama non pesa solo a Miami e a L’Avana ma è un messaggio di ben più ampio respiro. Chi non lo ammette sembra preferire esercitarsi nella lamentazione del “tanto meglio, tanto peggio” e nella dietrologia, rappresentazione pratica della nostalgia di un mondo tutto spiegabile dentro la divisione ideologica tra capitalismo (americano) e chi vi si oppone. Questo disegno, che certamente conserva una sua epica e un suo fascino, è oggi totalmente insufficiente a descrivere la realtà dentro la quale viviamo.

La lenta ritessitura dei rapporti tra USA e Cuba – anche grazie ai buoni uffici di Papa Francesco –  prende forma dentro un contesto mutato, una fase di transizione caotica che è sotto i nostri occhi. La fine delle ideologie o almeno una loro minore centralità, un loro peso più sopportabile. Leggi il seguito di questo post »

Libri con le orecchie… /3.

In Libri con le orecchie... on novembre 21, 2014 at 4:30 pm

PhilPorterGeorge: Quanti anni hai, Mary?
Mary: Diciotto.
George: Diciotto? Ma se l’anno scorso ne avevi diciassette!
 (Frank Capra, La vita è meravigliosa, 1946)

Secondo l’opinione comune è coerente chi rifiuta di adattarsi opportunisticamente al nuovo e decide di non cambiare. Per chi la pensa in questo modo la coerenza è sinonimo di coraggio e di resistenza. Ma c’è anche chi la chiama la “virtù degli imbecilli”, ossia l’incapacità di apprendere dalle situazioni e la chiusura di fronte a qualsiasi mutamento. Insomma, c’è chi sceglie il riccio, l’animale che resiste oppure muore, e chi la volpe, l’animale che sa adattarsi alle situazioni.

Tra queste due opposte scuole di pensiero esiste però anche una più modesta forma di coerenza, che si può ricavare dal breve dialogo del film di Capra, “La vita è meravigliosa”. A George, che le ha chiesto l’età, Mary dà una risposta diversa da quella che aveva dato l’anno prima, ma continua a dire la verità. E può dirla proprio perché non dà la stessa risposta.

Image-1Comincia così “Senza il vento della storia. La sinistra nell’era del cambiamento.” (2014 Laterza, 94 pp., 12 Euro) di Franco Cassano, studioso dei cambiamenti sociali, appassionato narratore del Mediterraneo e – incidentalmente – ex parlamentare del Partito Democratico. Leggi il seguito di questo post »