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Posts Tagged ‘lampedusa’

Del valore del viaggio…

In Ponti di vista on ottobre 14, 2013 at 8:26 pm
FG-6925_1Il naufragio di Lampedusa deve farci riflettere oltre l’indignazione – sacrosanta – dovuta alla morte di tanti innocenti. Ci impone di interrogarci su quanto migrare sia oggi strada obbligata per chi fugge da condizioni di vita che non offrono un futuro. Strada stretta e tortuosa, spesso fatale. Ci chiede di riflettere su come il viaggiare oggi per alcuni rappresenti una disperata ultima spiaggia, un’ultima opzione prima di perdere ogni speranza. Un salto nel buio, o nelle acque agitate del mar Mediterraneo.
Quando tragedie come quelle dell’ultima settimana accadono guardiamo alle persone che salgono su di un barcone per attraversare il mare con un miscuglio di pietà e compassione; sentimenti legittimi e naturali che però rischiano di non permetterci di mettere del tutto a fuoco la complessità del tema. C’è l’emergenza, certo, e non lo scopriamo oggi. C’è la necessità di garantire a chi parte la certezza di arrivare, e di arrivare vivo. Come farlo lo hanno ricordato in molti in questi giorni, attraverso canali umanitari come quelli che si predispongono negli scenari di guerra di mezzo mondo. Con un’accoglienza dignitosa e diffusa sul territorio nazionale, così come è avvenuto per chi è scappato dal conflitto libico nel 2011. Leggi il seguito di questo post »
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“Mare chiuso”, di Andrea Segre e Stefano Liberti

In Ponti di vista on marzo 20, 2012 at 1:04 am

UNA TRAGEDIA ITALIANA. Un documentario per descrivere la tragedia di un’Italia (e anche di un’Europa) colpevole e condannata. Sessantatre minuti di immagini (prodotte da ZaLab) per buttare uno sguardo al largo, dove nel 2009 avvennero materialmente i respingimenti, e uno a terra, sulla violenza libica e l’accettazione dell’opinione pubblica italiana. Andrea Segre ancora una volta raccoglie le storie del Mar Mediterraneo, le miscela con la cronaca politica e ci propone la fotografia di un paese sgangherato e impaurito, in cui il Parlamento (con una maggioranza di più dell’80%!!!) approva gli accordi con Mu’ammar Gheddafi e una grossa fetta di cittadini condivide la necessità di opporsi con ogni mezzo all’assalto dei migranti ai confini italici. L’Italia delle emergenze e della propaganda.

NARRAZIONI. Le immagini sgranate salvate nei telefonini – le stesse usate per accusare lo stato italiano – si michiano alla fotografia grandiosa delle riprese originali. I gialli e i blu, il buio profondo, la luce accecante. Il contrasto esasperato. Il documentario incontra il film, in quella che è la doppia strada intrecciata che Andrea Segre sta percorrendo felicemente. Le narrazioni dei tanti protagonisti sono frammenti di sentimenti, di migliaia di chilometri percorsi, di sogni infranti, di speranze ancora cullate. Le musiche – della Piccola Bottega Baltazar, scarica qui – sorreggono un’onda emotiva che cresce fino a esplodere in una conclusione che mescola il lieto fine e l’amarezza di una sentenza, che seppur positiva, ha il gusto della beffa. Del doloroso sollievo.

ANCORA PER QUANTO? La storia non sembra insegnarci nulla. Nel 2009 consegnavamo nelle mani dei carcerieri libici uomini e donne che avevano il diritto di essere accolti. Due anni e mezzo dopo – con gli interessi di torture e morti direttamente collegate a quella sciagurata scelta – ascoltiamo una sentenza che ci condanna ma dalla quale non traiamo insegnamenti. Leggi il seguito di questo post »

Nuove direzioni.

In Ponti di vista on febbraio 17, 2012 at 1:30 pm

ROTTE DIVERSE. Le rotte dell’immigrazione stanno cambiando? Sotto la spinta di mutamenti epocali e di una crisi economica che sta sconvolgendo gli equilibri globali non è più scontata la direzione sud-nord dei viaggi e il ruolo dell’occidente come punto d’arrivo dei flussi migratori. Già si notano inversioni di tendenza, magari ancora numericamente non rilevanti, che mostrano questa nuova prospettiva. Annualmente – forse non per scappare da una guerra, ma sicuramente per costruirsi un futuro diverso – centinaia di migliaia di cittadini europei escono dai confini del proprio paese d’origine spostandosi temporaneamente o definitivamente. Lo stesso discorso vale per il continente americano o per l’Asia. Sono saltati i confini che definivano chiaramente i luoghi di partenza e luoghi di arrivo, così come è molto meno chiara la fisionomia del potenziale migrante. Tutti il pianeta si muove e ed un fenomeno che nessuno può fermare. Inoltre, oggi più che mai, è un fenomeno che non può essere guardato solo concentrandosi sulla particolarità statuale – nel nostro caso quella italiana -, ma coinvolgendo una molteplicità di attori che ne sono protagonisti.

OCCASIONI PERSE. Le poche decine di migliaia di arrivi a Lampedusa, nella primavera scorsa, uniti ai moti della primavera araba sarebbero potuti essere spunto di riflessione importante sul tema ben più ampio e articolato delle migrazioni a livello mondiale e dei motivi che le generano. L’Italia, oltre che braccio teso dentro il Mediterraneo sarebbe potuta essere anche cuore pulsante di un nuovo modo di intendere la circolazione delle persone, non più limitata al controllo dei propri confini o alla descrizione di un problema sociale. Ciò avrebbe sicuramente favorito una discussione che uscisse dal  pantano dell’emergenzialità – approdo sicuro per ognuno, nessun escluso – scegliendo di affrontare in maniera seria e articolata nell’immediato l’accoglienza e sul medio/lungo periodo le più ampie politiche migratorie. Ovviamente così non è stato. Leggi il seguito di questo post »

Venticinque corpi, nessuna reazione…

In Ponti di vista on agosto 2, 2011 at 11:44 pm

Lampedusa. Altri venticinque morti sulle rotte dell’immigrazione. L’aggiornamento della lista dei decessi è una macabra rendicontazione. Con cadenza troppo frequente nomi – o spesso solo numeri – si aggiungono ad un elenco che ha dimensioni vastissime. La morte, in mare dopo un naufragio o nello spazio chiuso di una sala macchine piena di fumo, non fa distinzione di nazionalità, sesso o età. Non prende in considerazione le condizioni del paese di provenienza o il percorso migratorio seguito. Arriva e colpisce durante il viaggio verso la piccola – e in un certo senso mal riposta – speranza di trovare una vita migliore sulla costa nord del Mediterraneo. Arriva e per cinque minuti ricorda anche noi la fragilità della vita umana.

Più venticinque. E’ questo il saldo giornaliero, positivo solo nella teoria matematica, delle morti in mare di viaggiatori diretti verso le nostre coste. Più duecentoquarantasei. E’ il numero di persone – uomini, donne e bambini – che hanno invece avuto salva la vita. Per i primi un “diniego” doloroso e brutale è già arrivato, dentro una stanza di pochi metri quadrati satura dei gas di scarico della barca che avrebbe dovuto portarli in salvo. Per i secondi, e così per tutti coloro che negli ultimi mesi sono arrivati a Lampedusa, si avvicinano invece i giorni delle audizioni davanti alle commissioni che decideranno sulle loro richieste di asilo politico. Racconteranno la loro storia. Leggi il seguito di questo post »

Politica internazionale / intervista a Gianpaolo Calchi Novati *

In Occhi sul mondo on giugno 19, 2011 at 8:24 pm

– In Libia si continua a combattere senza un’apparente via d’uscita, in Siria si muore uccisi dall’esercito senza che nessuno dica o faccia nulla, lo Yemen è sull’orlo di una guerra civile. Provocatoriamente verrebbe da chiedersi se è questa la seconda fase della primavera araba?
Se per prima fase si intendono i fatti avvenuti in Tunisia e Egitto probabilmente le due situazioni sono irripetibili. Questi due fatti hanno scatenato per contagio tante altre crisi in situazioni decisamente diverse, mentre la rapida soluzione in Tunisia e in Egitto si è avvantaggiata anche della forza degli stati, di una particolare prospettiva storica, di istituzioni stabili e di una certa real politik delle classi dirigenti – in parte anche delle popolazioni – che hanno ritenuto che fosse fondamentale garantire una successione controllata. In altri casi, lo stato meno forte, istituzioni meno stabili, una successione meno facile – anche per la stessa complessità della società – in Siria, in Yemen, in Libia (paese molto diviso malgrado lo sforzo di Gheddafi, descritto bene dalla massima “la Libia sono io, io sono la Libia”, di sostituire con un regime personalizzato le storiche divisioni) impone di capire come sia possibile assestare le crisi. Leggi il seguito di questo post »

Mediterraneo e immigrazione / intervista a Pedro Miguel *

In Occhi sul mondo on giugno 16, 2011 at 9:45 pm

– E’ possibile oggi fare una panoramica generale sulle trasformazione dei flussi migratori?
Più di 50 anni fa, l’allora presidente dell’Algeria Houari Boumediene aveva fatto una profezia che oggi si sta realizzando e che noi stessi stiamo vivendo. Egli disse: “Verranno i giorni in cui i colonizzati si riverseranno nei paesi colonizzatori a presentare i conti”. Le indipendenze degli stati africani ci sono state, ma solamente dal punto di vista politico. Oggi sono ancora presenti dipendenze economiche, psicologiche e linguistiche che vincolano l’Africa all’Europa.
“Voi (africani) per esser qualcuno dovete essere come noi (occidentali)”. E’ questo lo slogan insito in ogni africano. “Se si va alla fonte, se si tocca personalmente l’Europa,  si diventa migliori.” E’ questo il pensiero della maggior parte degli africani. Prima abbiamo impoverito il loro essere (il lato antropologico dell’Africa): “pagani”, “selvaggi”, “incapaci”, “pigri”, “matumbos” (…), così noi occidentali abbiamo definito gli africani; dopo, li abbiamo impoveriti nel loro avere (le loro ricchezze): petrolio, diamanti, altri minerali, caffè, cotone, risorse umane (…). Questo ha significato la detenzione delle ricchezze e la loro gestione nelle mani degli occidentali. Leggi il seguito di questo post »

Un’estate al mare…

In Ponti di vista on giugno 14, 2011 at 11:53 pm

Chissà se la tv satellitare mostra anche sulla sponda sud del Mediterraneo gli spot pubblicitari che invitano a scegliere Lampedusa per le proprie vacanze estive. Chissà se internet rilancia anche a Tunisi, Tripoli, in Egitto o in Siria la possibilità di uno splendido soggiorno nell’isola siciliana. Sarebbe l’ennesimo scherzo di cattivo gusto che rivolgiamo a chi dall’altra parte del mare guarda al viaggio verso nord come ad un’ultima – pericolosa – speranza di fronte a guerra, povertà e assenza di prospettive di vita.

Quelle immagini, realizzate per attrarre gruppi di visitatori ad ammirare le bellezze di Lampedusa, hanno un significato ben più forte della semplice reclame acchiappaturisti. Dovrebbero infatti essere il segnale della chiusura di un capitolo – quello degli sbarchi, delle morti in mare, delle condizioni umanitarie disastrose, dell’isola degli immigrati – e l’apertura del successivo che vorrebbe essere caratterizzato dal sole, dagli ombrelloni e dalle acque cristalline. Leggi il seguito di questo post »

Mineo – Il profumo di zagara svanito il cinque aprile.

In Ponti di vista on aprile 22, 2011 at 9:56 am

Non posso dire di aver effettuato un’inchiesta giornalistica a Mineo. Queste poche righe non hanno la pretesa di esserlo.
Ci sono rimasto per un paio d’ore, scambiando qualche chiacchiera con Alì fuori dai cancelli del residence adibito a centro d’accoglienza e offrendo un passaggio in macchina ad Amhed fino al centro storico di Mineo, distante alcuni chilometri. Un’osservazione partecipante superficiale e non completa ma sufficiente per qualche riflessione.

Primavera siciliana. Il residence degli Aranci è un gran bel posto nel cuore della Sicilia. Profumo intenso di zagara misto a natura incontaminata invade la macchina su cui viaggio. Sole alto e venticello fresco. Nel complesso di edifici non c’è traccia di soldati americani, i vecchi abitanti del luogo. Le altalene e le panchine nei giardini curati sono occupate da ragazzi nordafricani.  Solo due pattuglie di polizia all’ingresso. Due gruppetti di immigrati all’esterno. Leggi il seguito di questo post »

Si fa quel che si può…

In Ponti di vista on aprile 2, 2011 at 11:17 am

Saranno venticinque i profughi libici che in un primo momento arriveranno in Trentino? Questa sembra l’unica certezza che l’incontro Stato-Regioni svoltosi a Roma ha saputo dare, anche se il caos regna sovrano. Ad ogni Regione il suo gruppetto di profughi DOC,  certificati da chissà quale dipartimento del ministero dell’Interno. Gli altri – clandestini, extracomunitari, poveri cristi, o come volete chiamarli – restano in mano al Governo che ovviamente saprà come meglio “smaltirli”. La teoria del “for dai ball!” – con le sue varie declinazioni – rimane tra le più gettonate. In pochi si oppongono all’idea del rimpatrio, nessuno sembra avere idee che diano una svolta alla situazione.

Venticinque libici DOC – muniti di tessera del profugo – in fuga dalla guerra saranno quindi i primi ospiti delle strutture trentine. La Provincia farà la sua parte. Il Governo ci chiede di offrire supporto e noi rispondiamo. Precisi, impeccabili, trentini operosi. Leggi il seguito di questo post »